sabato 30 giugno 2012

Sex in soap 1

Mamma mia come è sexy 'sta scena!!!!! Anche dimenticandosi l'implicazione della madre che si fotte ill fidanzato della figlia... lui mi sa di toro e secondo me le fa toccare il cielo con un dito. Il coito è da manuale, stupendamente realistico. Lei gode come non mai, di certo un toccasana per il grilletto e per il punto G. Che Brooke amesse il cazzo è cosa nota, e da come lui se la sarà sbattuta a morte, come darle torto? :D

venerdì 22 giugno 2012

Odore di femmina 5 parte



Titolo: Odore di femmina, parte quinta
Autore: Lipsialove
Paring: Francesco, Sergei e la vicina Alessandra
Rating: NC 17
WARRING: sesso senza protezione
Genere: erotico, romantico

Disclaimer: la fiction è liberamente ispirata a “Doppia Anima” ed è il seguito di altre due fiction presenti nel blog di questa autrice e di Sokogir





Quando varcò la porta di casa, Sergei la trovò così, addormentata sul divano, la testa appoggiata sulla mano e le gambe piegate. La televisione era accesa su un programma di musica, ma il volume era stato abbassato. Senza fare rumore appoggiò l’impermeabile sulla sedia intorno al tavolo e scrutando intensamente la sua coinquilina e amante, si avvicinò. Alessandra indossava il pigiama, mentre i piedi nudi erano seminascosti sotto un cuscino.
Per un attimo fu tentato di svegliarla e di scoparsela lì sul divano, ma la sua espressione beata lo distolse dal suo proposito. Si disse che doveva essere sfinita per prendere sonno alle otto di sera. Sorrise pensando che forse Francesco l’aveva sfiancata. Sedutosi accanto a lei, si limitò a osservarla dormire. Il pigiama che indossava, di peil con gli orsetti, era tutto fuorché sexy, ma mesi di vita insieme, aveva imparato ad amare anche l’aspetto infantile della ragazza. Con estrema delicatezza scostò un riccio che le ricadeva sul viso e carezzò la guancia. Si mosse più vicino circondandole la vita sottile con un braccio. Mugolando qualcosa, Alessandra si appoggiò a lui usando il suo petto come un cuscino. Sorridendo il russo, la tenne stretta a sé posandole un leggero bacio sulla fronte. Quando le mani della ragazza s’insinuarono sotto la camicia, lui comprese che doveva essersi svegliata, ma decise di non agire e aspettare la sua prossima mossa.
Le dita risalirono verso il ventre percorrendo i lineamenti ruvidi del tatuaggio. Sergei ebbe un fremito che la indusse a continuare il suo cammino, ma quando scese verso il bordo dei pantaloni lui trattenne il respiro.
“Stai giocando col fuoco bambolina. Potrei anche prenderlo come un invito” la minacciò scherzoso.
“Sei tornato presto” mormorò Alessandra solleticando la peluria che spariva all’interno dell’indumento.
“Sono quasi le otto, piccola” le sussurrò alzandole il mento. Gli occhi scuri di Sergei incontrarono quelli smeraldo di lei. “Ti sei appisolata” le sorrise con dolcezza.
“Sì” dopo essersi stiracchiata tornò ad appoggiarsi al torace massiccio dell’uomo. “Ero sfinita”
“Ma davvero?” replicò cacciando la lingua tra i denti. “E cosa hai fatto?”
“Il bucato, poi ho stirato e…” ridacchiò maliziosa.
“Tutto questo non può averti sfinita. Dai, racconta tutto al tuo Sergei” sapeva fin troppo bene quello che era accaduto. Glielo si leggeva in faccia.
Vergognosa lei non rispose e allora, indispettito, il russo decise di punirla. Sapendo quanto odiasse il solletico, infilò le dita sotto la giacca del pigiama e cominciò a stuzzicarla. Tentando di sottrarsi a quella piccola e nonostante tentasse di negarlo, piacevole tortura, Alessandra si dimenò
“No. Basta” lo supplicò scoppiando a ridere, ma Sergei sembrava non avere alcuna intenzione di fermarsi. almeno fino a quando non aveva ottenuto quello che voleva.
“Parla! Sai che posso continuare all’infinito”.
La voce calda e dal marcato accento la rimescolò dentro, eccitandola. “Okay” si arrese. Sapeva che non l’avrebbe mai avuta vinta contro uno come lui.
Finalmente smise e Alessandra col fiatone si allontanò appoggiando la schiena alla spalliera.
“Allora? Sto aspettando”
“Sei prepotente” mise il broncio.
“Solo quando voglio una cosa. Dai, tanto lo so che non vedi l’ora di raccontarmelo” l’adulò.
“Francesco mi ha sorpresa in camera” le gote s’imporporarono. “Abbiamo fatto l’amore. È stato così intenso”
“E dimmi, dove l’avete fatto”
“Sul tappeto, davanti all’armadio e poi anche sul letto e…” ci pensò su e aggiunse: “Contro il cassettone” allungò le gambe che sfiorarono quelle dell’amante.
“Cazzo. Vi siete dati da fare, porcellini” si sporse verso di lei.
“Ero così eccitata” confessò con un candore che lo colpì. Sergei si chiese come potesse conservare ancora quella purezza dopo tutto quello che aveva fatto con loro.
“È naturale, bambina” prese un piede tra le mani e glielo massaggiò.
Alessandra sospirò rilassandosi: “Mi piace fin troppo”
“E non è un bene? Il sesso è una cosa naturale, un toccasana per la mente e per il corpo” le spiegò continuando la sua manipolazione. Sentendola gemere, aumentò la pressione.
“A volte mi sento diversa, sai, perché lo faccio con entrambi” tornò a guardarlo intensamente. “Secondo te sono una facile?”
“Cosa? Non essere sciocca!” la rimproverò. “Tu lo sai quello che proviamo per te, soprattutto Francesco. A proposito, dov’è? Credevo fosse in casa”
“Ha ricevuto una telefonata dal locale ed è uscito” lei alzò le spalle, poi sospirò.
“Così ti ha lasciato tutta sola quel cattivone”
Lei si limitò ad annuire, sulle labbra un leggero broncio.
 “Piccola, ma che hai?” Sergei si rese conto che qualcosa la turbava. “Non ti trovi bene qui con noi?”
“Certo. Non pensarlo neanche!” scosse la testa con forza.
“Sei sempre così enigmatica?” sorrise mentre le mani risalivano lungo la caviglia per massaggiare anche il polpaccio. “Ma ti conosco bene da capire quando qualcosa ti turba”
“Niente di che” poi gemette godendosi quel trattamento. “Più forte”
“Cosa è successo oggi? Perché ti fai tutte queste seghe?”
Il modo in cui pronunci l’ultima parola le fece venire da ridere: “Non posso nasconderti proprio niente, vero Sergei?” si rattristò. “Francesco è ossessionato all’idea di avere questo bambino, ma nonostante tutti gli sforzi non resto incinta. Vedo quanto lo renda infelice e mi sento in colpa. Ho sempre avuto problemi di cisti e anche il ciclo non è mai stato regolare. Non vorrei che…”
Sergei la strinse a sé carezzandole la folta chioma: “Non è colpa tua, piccola. Se non accade vuol dire che non è destino, ma non per questo ti ameremo di meno” il russo sospirò. Anche lui desiderava quel bambino per donargli tutto l’amore che lui da piccolo non solo non aveva mai ricevuto, ma che non aveva mai saputo di volere fino all’incontro con Francesco. In quel momento sentiva che quella ragazza e il suo compagno erano la sua sola famiglia. “Se proprio non dovessi restare incinta lo adotteremo. Sai quanti orfani ci sono nel mio paese?”
Quelle parole la confortarono e senza preavviso, Alessandra lo baciò con trasporto. Sergei rispose con il medesimo entusiasmo, spingendo la lingua nella sua bocca calda ed accogliente.
“A quanto pare non ti è bastata la maratona con Francesco” ridacchiò reclamando ancora i suoi baci.
Gemendo lei si pressò contro il suo petto villoso ancora strizzato nella camicia bianca. Sergei le circondò la vita con un braccio e l’attirò sul suo grembo. Tornando a cercare la bocca carnosa, Alessandra gli prese il viso tra le mani: “I tuoi baci mi tolgono il respiro” con il naso solleticò la barba, spostandosi verso il mento. Lo mordicchiò e scese lungo il collo. Dal colletto della camicia s’intravedeva la cicatrice della ferita che si era procurato in prigione. La solleticò con la punta della lingua.
“Bambolina, sei fantastica” Allacciando gli occhi scuri di passione ai suoi, le sfilò dalla testa il pezzo di sopra del pigiama e dopo aver contemplato il suo corpo minuto, si avventò su uno dei piccoli seni. Lo succhiò con vigore.
“Sergei” fu un lieve sussurro.
“Vuoi che continui, vero? Ti piace quando mi prendo cura dei tuoi spilli appuntiti”
“Sì, non ti fermare” Alessandra gli insinuò le dita nei ricci gelatinati.
Questi si soffermò a titillare il capezzolo già duro come un chiodo. “Potrei appendervi un quadro”
Sentendola gemere di piacere, si spostò sull’altro pezzettino di carne riservandogli il medesimo trattamento. “Potrei ciucciarli per ore” lo tirò con i denti.
“Mi farai morire” mormorò con voce roca.
“E non ho ancora cominciato” ghignò lasciando scivolare la lingua verso il basso.
Alessandra inarcò la schiena, il tocco dell’amante era come una carezza sulla sua pelle incandescente. Muovendosi su di lui, avvertì l’enorme erezione ed un violento desiderio la invase tanto che un piccolo fiotto scorse tra le gambe. Imprecò mentalmente. Gli basta sfiorarmi per farmi bagnare come la prima volta. Ma com’è possibile!
Come attirata da una forza invisibile, la mano del bielorusso scivolò tra le cosce e lui sorrise, per niente sorpreso di sentire la sua eccitazione. “Ma senti, siamo zuppe” e la solleticò strappandole una serie di gridolini.
“Sì, così. Toccami!” lo incitò e Sergei più che felice di accontentarla, intrufolò le dita nei pantaloni. “Ma che birichina” ghignò accortosi che non portava la biancheria.
“Non la indosso per andare a letto, tesoro”
“Meglio per me” e si spinse nel suo varco ben lubrificato.
Mordendosi il labbro Alessandra si ondeggiò in modo da approfondire la penetrazione. “Non ti fermare. Di più! Voglio di più!”
Sergei aggiunse un secondo dito e sforbiciò velocemente strappandole un gemito dopo l’altro.
“Sei stupendo, scopami!” urlò alzandosi e abbassandosi sulla sua mano.
“Ti piace, vero? Ma ora, stenditi!” le ordinò. “Voglio assaporare la tua bella pesca matura”  e si annusò la mano impregnata dei suoi umori. “Così odorosa. Anche se…” aggrottò le sopracciglia. “Ti sei lavata col sapone” la rimproverò. “Sei così bella naturale”
“Sergei” arrossì “voglio essere sempre al meglio per voi”
“Non importa” la spinse supina e dopo averle abbassato il pigiama, la osservò bramoso. Maliziosa, Alessandra si sfiorò il seno, lasciando scivolare i polpastrelli fino al ventre piatto sul quale cominciavano ad evidenziarsi i primi addominali.
“Sei un pasticcino, micetta” mentre lei continuava il suo cammino fino alla peluria gli occhi fiammeggiavano di desiderio. Si solleticò stimolando il bottoncino roseo.
“Allarga! Voglio vederti!” ordinò Sergei senza smettere di seguire il movimento delle sue dita.
Alessandra scostò le labbra esterne mostrando un mondo di meraviglie alle quali il bielorusso non riuscì a resistere. Si abbassò a lambire con la lingua l’intercapedine, poi la spinse all’interno usandola come un piccolo cazzo.
Lei urlò di piacere, incitandolo a continuare. “Scopami! Così bello! Non ti fermare!”
Invece di accontentarla, Sergei si spostò verso la ciliegina matura e rossa. Leccò per qualche istante, poi la catturò nella bocca talentuosa succhiando con vigore. Rapita Alessandra buttò la testa all’indietro, il piacere era talmente immenso che cominciò a tremare. Sapeva che sarebbe bastato anche un leggero tocco a farla venire come un fiume in piena.
“Come è saporita la mia piccola. Dammi il tuo nettare!” e per indurle l’orgasmo, gli bastò spingere le dita all’interno e ciucciare un’ultima volta. La sua ambrosia gli inondò la bocca e lui se ne nutrì goloso, leccandosi le labbra e raccogliendo fino all’ultima goccia. Sergei concluse che non c’era sapore più dolce di quello che sgorgava da una donna nel culmine dell’estasi.
Boccheggiante, Alessandra restò immobile, un braccio sugli occhi e l’altro sul ventre.
Gli unici segni di vita dal suo corpo abbandonato erano i movimenti del torace che si alzava ed abbassava nel tentativo di ritrovare un proprio equilibrio.
“Piccola” risalendo verso il suo viso, le scansò il bracciò: “tutto bene?”
“Sono ancora viva o sono in paradiso” mormorò ancora scombussolata da quel tornado che l’aveva investita.
Sergei scoppiò a ridere, poi risalì fino al viso: “La petite mort ha fatto un’altra vittima a quanto pare”
“Scherza pure, ma una volta di queste ci resto secca. La tua bocca è diabolica” la sfiorò con il pollice.
“Non è l’unica cosa in me che è diabolica” replicò con un sorrisetto che le provocò un leggero fremito.
Dopo averlo baciando di nuovo, lo spinse via. “Credo che andrò a letto!” lo provocò, sapeva che non glielo avrebbe mai permesso. Fece per alzarsi, quando lui la bloccò schiacciandola con il proprio peso.
“Dove credi di scappare! Non abbiamo mica finito” le intrappolò la bocca in un altro bacio, ma questa volta fu più carnale, quasi come se volesse imprimere il suo marchio.
Avvertendo l’enorme erezione attraverso la leggera stoffa dei pantaloni, si mosse eccitata sotto di lui. “Sergei!” squittì sorpresa.
“Lo sai micetta, ho un cannone che aspetta solo di sparare” le afferrò la mano portandosela tra le gambe.
“Caspita” tastò la mercanzia leccandosi le labbra.
“Ed è tutto per te” le sorrise tornando a baciarla con violenza.
Staccatosi in cerca d’aria, mormorò: “Sei troppo vestito” e sbottonò la camicia strappandogliela quasi di dosso. Dopo averla abbassata con irruenza dalle spalle la lanciò sul pavimento.
“Mi piaci così, bambolina. Una tigre”
Alessandra perlustrò i peli del petto, poi scese lungo il mostruoso tatuaggio che come ogni volta aveva il potere di ipnotizzarla con le sue fauci e gli occhi di sangue.
“Non mi abituerò mai” sorrise percorrendo l’intera figura con i polpastrelli.
“Non pensarci adesso” si slacciò la cinta e sollevandosi sbottonò i pantaloni. Il sesso sgusciò fuori completamente eretto.
“Riesci sempre a sorprendermi, Sergei” la mano scivolò tra le proprie gambe a stimolarsi.
“Toccati, così” la incitò fissando lo sguardo sulle dita che entravano e uscivano dalla spaccatura luccicante di umori.
“Sei una vera tentazione” sussurrò il russo con l’acquolina: “vorrei fare un’altra  scorpacciata della tua appetitosa fragolina, ma qui c’è un bel cannolo che non aspetta altro che essere degustato” e si affrettò a liberarsi degli ultimi indumenti che andarono ad aggiungersi agli altri ai piedi del divano.
Alessandra si succhiò le dita umide, poi sporgendosi verso di lui gliele portò alle labbra. Sergei le catturò compiendo dei piccoli cerchi con la lingua. “Come sei appetitosa, piccola”
“Scommetto che tu lo sei di più!” e lo spinse supino affondando il volto nel suo collo. Vi posò una scia di piccoli baci spostandosi verso la spalla muscolosa. Sentendolo ansimare, continuò il suo cammino, scivolando lungo il petto villoso. Giocherellò con i peli scuri: “Adoro il tuo corpo, Sergei” li leccò lasciando una scia umida, poi scese a solleticare la pelle tatuata.
“Non ti fermare, mi piaci così intraprendente”  incrociò le braccia dietro la nuca e attese impaziente.
Ridacchiando lei mordicchiò la carne di troppo: “Francesco aveva detto che eri ingrassato, ma queste sono delle belle maniglie alle quali aggrapparmi”
A quelle parole il russo reagì stranito: “Credo che Francesco avrà bisogno di una lezione! Ma che insolente”
“Ti trovo così sexy, amore”
Sergei abbassò lo sguardo verso di lei, che intanto aveva raggiunto il suo membro bisognoso di attenzioni. “Tu sei sexy con il mio cazzo tra le labbra” le strizzò l’occhio.
Quando la bocca si chiuse su di lui, Sergei trattenne il respiro, per poi ansimare. Soddisfatta per quella reazione, Alessandra cominciò a succhiare con estrema lentezza.
“Sì, bambina, così” le mani si spostarono tra i ricci della ragazza, inducendola a prenderlo più in profondità. L’asta le toccò le tonsille rischiando quasi di strozzarla, ma invece di ritrarsi continuò a succhiare.
“Sei una vera spompinatrice”
Lei lo lasciò scivolare fuori dalla bocca, poi, senza staccare gli occhi da Sergei, lo leccò come un ghiacciolo. Raggiunse i testicoli, succhiando le sfere piene.
Buttando la testa all’indietro, Sergei le strinse una ciocca fino a farle male. “Non ti fermare! Brava così” e quando le dita sottili scivolarono tra le natiche, imprecò. “Cazzo!”
Alessandra sembrava non averne mai abbastanza del bastone dell’amante. continuò a ciucciare e leccare fino a quando il desiderio di Sergei per lei divenne insopportabile tanto che fu costretto a bloccarla.
“Vieni qui!” l’attirò tra le braccia, intrappolandole la bocca umida. La baciò con passione, gustando il suo stesso sapore.
“Prendimi Sergei” gli chiese precedendolo.
Ghignando maligno l’ex trafficante, la fece sedere sul suo grembo. Aiutandosi con la mano Alessandra lo accolse dentro di sé ondeggiando: “Come ti sento bene”
“Cavalcami!” conficcò le dita nei fianchi.
Lei obbedì e per approfondire la penetrazione, si alzò leggermente per poi ripiombare di nuovo sul membro di marmo. “Cazzo, è meraviglioso” appoggiò le mani sul petto coperto da un velo di sudore.
“Sì, così. Fottiti su di me!
Alessandra si sporse verso di lui baciando la bocca carnosa: “Scopami, Sergei!”
“Me lo stai strizzando! Così stretta!” una mano si spostò tra le natiche solleticandola.
“Ti amo”
“Anche io ti amo, piccola” Le dita del russo scivolarono nel buchino posteriore dilatandolo più che poteva. “Ora voglio scoparti anche il culo!” ansimò in preda al piacere più puro.
“Sergei” baciò il petto, solleticando i peli lucidi. “Non mi stancherei mai di fare l’amore con te” e quando il russo aggiunse un terzo dito, lei non riuscì a trattenere un ennesimo grido.
Lui cacciò il mostro dalla fessura arrossata dopo i ripetuti assalti e la spostò in quella posteriore.
“Muoviti! cavalcami!” la incitò affondando profondamente in lei e allargandole le natiche con le mani.
La stanza era ormai satura dei loro ansiti, ma i due sembravano non essere mai sazi. Sergei uscì solo per un istante, per poi piantarsi nel culetto. Adorava il sesso anale, ma non quanto amava deliziarsi con la femminilità della sua nuova coinquilina. Desideroso di portarla all’orgasmo, la massaggiò stimolando la gemma ormai dura come un sassolino.
I gridolini di piacere di Alessandra lo fecero ghignare: “Ti piace, vero, gattina? Vieni per me, dammi la tua ambrosia” e l’afferrò facendola posizionare con la femminilità all’altezza del suo viso.
Bastarono pochi tocchi e impossibilitata a resistere oltre lei venne inarcando la schiena. Sergei si dissetò dei suoi umori, lappando fino all’ultimo residuo.
Venendole meno le gambe, Alessandra si sporse in avanti per appoggiarsi su di lui.
“Tutto bene, bambolina?” si leccò le labbra umide.
Lei si limitò ad annuire ed il russo le fece segno di sedere di nuovo sul suo membro.
“Non abbiamo ancora finito. Vogliamo o no dare vita ad un piccolo bielorusso?” le strizzò l’occhio.
Sorridendo felice come una bambina, Alessandra obbedì e dopo averlo preso di nuovo dentro di sé, iniziò a muoversi avanti e indietro. Sergei le agguantò le natiche per condurla proprio come un fantino con il suo cavallo di razza.
Quando sentì l’orgasmo arrivare, lui inarcò la schiena disseminando i suoi girini dentro di lei.
Boccheggiante la ragazza si stese su di lui, baciando la pelle umida: “Sei stato grandioso, amore”
“Se non resti incinta ora…” sospirò tentando di riprendersi dallo sforzo.
“Continueremo a provarci” ridacchiò lei solleticandogli un ciuffo di peli.
“Non posso che essere d’accordo” le circondò le spalle con le braccia. “Anzi, perché non ci spostiamo in camera?”
“Sei insaziabile” gli sferrò un leggero buffetto.
“Francesco ne sa qualcosa” sorrise pensando alle maratone durante le quali riuscivano a non uscire dalla camera anche per otto ore di fila.
Alessandra rise, ma non riuscendo a tenere gli occhi aperti, si appisolò.
Senza svegliarla, Sergei riuscì a portarla nell’altra stanza.