sabato 30 luglio 2011

Il toro e la mezza mela

Autore: Sokogirl
Fandom: Squadra Speciale Lipsia
Pairing: Jan Maybach/Leni Trautzschke
Genere: romantico-erotico
Storyline (stagione 8)
WARRNING NC 17 per i contenuti altamente erotici


Baciandosi con foga, varcarono la soglia della casa di Jan Maybach. “Mi fai impazzire!” sussurrò lui a labbra unite.
“Anche tu amore, non sai quanto mi sei mancato” rispose Leni piegando la testa da una parte. “Ogni notte a pensarti, dopo la rottura. E l’incidente! Mi sembrava di impazzire!”
“Ma non pensare a quello. Ora esistiamo solo noi e il nostro amore... che è grande, forte!” insinuò le dita tra i capelli biondissimi. Lei tornò a reclamare le labbra. A piccoli passi giunsero fino al divano. Lei si adagiò lasciandosi andare al bacio sempre più violento, sessuale. “Hai avuto altri?” la domanda del suo non più ex, trovò la donna spiazzata.
“Solo un’uscita, ma non è accaduto nulla. E tu?”
“Prima dell’incidente naturalmente, sì, sono stato con una ragazza, conosciuta durante un’indagine”
“Al solito” si mostrò lei stizzita.
“Amore è stato solo sesso”
“Buon o cattivo sesso?”
“Che importa! Sai che in ogni caso nessuna potrebbe uguagliare la nostra intesa”
Quella risposta soddisfò pienamente l’esigenza di Leni di essere rincuorata. “Ti amo, anche se sei un fottuto traditore. Se hai in testa sempre quella cosa là” mormorò.
“Non è che la mia propensione a ‘quella cosa là’ ti dispiaccia tanto” fece sornione mentre la mano s’insinuava tra le cosce. “E non sai quanto mi è mancata... ”
“In generale o intendi...”
“La tua Leni. Non sai quante volte ho passato le mie sere a masturbarmi ripensando alle nostre magnifiche scopate” nel frattempo le dita trovarono il sesso già umido. “Sei già tutta bagnata!”
“E ti sorprende?” A Leni si strozzò la voce. “Ti desidero e non faccio l’amore da mesi”
“Non ti preoccupare, bocconcino. Intendo in una sola notte recuperare tutto quello che ti sei persa”
“E cosa ti fa pensare che mi accontenterò di una sola notte?”
Jan tamburellò il polpastrello sul nucleo del piacere, compiendo cerchi concentrici. “Ogni notte amore mio. Due week-end al mese di pura passione. Due vacanze all’anno senza dimenticare che...”
“Ah... sì... cosa” gemé lei.
“Che dobbiamo darci da fare per procreare il nostro cucciolo”
“Sì Jan, è così romantico! Ma ammetto che in questo momento non ho intenzione di voler restare subito incinta, ma di prolungare quanto possibile i tentativi”
“Tesoro ti seppellirò di tanto e tale piacere che perderai di vista la realtà. Non ti ricorderai nemmeno il tuo numero di telefono dopo! Ne tanto meno dove abiti!”
“E cosa ci sarebbe di nuovo Jan? Non c’è stata una notte che non mi hai scopata fino a farmi perdere il controllo di me. Nessuno mai c’era riuscito”
Jan tirò fuori il dito medio dalla fessura per portarselo alle labbra. “Mi è mancato da morire il tuo sapore”
“E la donna con la quale hai fatto i tuoi porci comodi? Scommetto che l’hai assaggiata...” incrociò le braccia gelosa.
“Leni è stato solo sesso ti ripeto! E in ogni caso mentre la mangiavo pensavo a te, alla tua deliziosa mezza mela”
Leni adorava quando definiva la sua vagina mezza mela! Una valanga di ricordi surclassò tutto il resto. “Quanto mi piace quando la chiami così, dimmelo ancora!”
“La mia mezza mela. Voglio assaporare la dolce e succosa mezza mela” le solleticò il collo con le labbra. Raggiungo un boccolo biondo lo scostò con la bocca. Leni si adagiò meglio tra i cuscinetti del divano. La gonna fino alla vita, le gambe divaricate in una richiesta implicita. Jan non la fece attendere: le tirò giù gli slip logori e la mise finalmente a nudo. Osservò il sesso esposto in estasi. A parte un leggero ciuffo biondiccio, le grandi labbra già gonfie, erano esposte, contornando il resto delle pieghe e l’oliva inventante che sembrava pulsare già.
“Maledizione Leni, sei una cosa pazzesca!” Perso il controllo sulle sue emozioni, il commissario si inginocchiò tra le gambe. Annusò l’essenza lievemente acre e fruttata per poi appoggiare il viso sul sesso.
“Sì, amore fammi godere!”
“Puoi giurarci” rispose planando tra le pieghe. Scostò con la lingua la carne a cercare un attraente rigagnolo che fuoriusciva dallo spacco. “Adoro come grondi piccola. E ancora non ti ho mangiata per bene”
“Jan mangia la mela! Succhia!”
“Al tuo servizio” trovato il clitoride, iniziò a ciucciare con vigore e allo stesso tempo dolcezza. Gli assalti erano intervallati da generose leccate in lungo e largo. La vulva si contraeva come un fiore marzolino. “Ti amo Jan!” Gridò cercando la forza di non soccombere all’orgasmo troppo presto. Ma Jan era intenzionato a dilatare l’esperienza il più che poteva. Abbandonò il piccolo interruttore di piacere per passare allo spacco. Martellò la lingua dentro e fuori e quando ebbe trovato la posizione ottimale, si poggiò le cosce femminili sulle spalle. Leni si spinse sulla sua bocca vogliosa, questo permise a lui di aderire perfettamente alla vagina che succhiò avidamente. Nel frattempo le dita della mano destra titillavano il clitoride. “Cazzo Jan! Sto venendo, non resisto... ”
Per Jan non era una notizia. Il corpo della sua ragazza gli aveva mandato segnali ben precisi: un arrossamento diffuso della pelle, il clitoride ridotto verso l’interno e le piccole labbra di un bel rosso scuro. Per renderlo ancora più intenso, spinse due dita all’interno del canale del piacere e iniziò a sforbiciare lentamente. Questo raddoppiò il piacere della donna, già di per sé intensissimo.
“Oh Jan, Jan! Sei un demonio Jan”
“Godi piccolo, lasciati andare” Leni ubbidì e un caldo nettare investì la bocca del commissario il quale si godette appieno le contrazioni ritmiche. “Ottimo!” sussurrò gustandosi i succhi con cupidigia. “Il tuo sapore è delizia, nessuna donna ha un nettare così buono”
“Succo di mela...” rispose lei quando fu in parte tornata in sé.
“Penso che potrei nutrirmi del succo della tua mezza mela amor mio” Jan tornò a sedere sul divano accanto a lei. L’abbracciò piegandosi sui seni. “Ti amo da impazzire Leni! Sei la mia ragione di vita”
“Jan, che dici! Tu hai un figlio io... io sono solo la tua donna”
“La donna che mi darà un figlio... correggi”
“Ok” sorrise lei: “la donna che ti renderà di nuovo padre”
“A questo proposito, che ne dici di lasciar andare il carico di piccoli Maybach che trattengo nei boxer?”
“Dico che è la seconda idea migliore, dopo quella di volerti nutrire del mio succo!”
“Piccola” la baciò con dolcezza e sensualità. “Dio mio, l’idea di essere di nuovo dentro di te mi manda fuori di testa. Non sai quanto bisogno ho di sentire la tua
calda fessura attorno al mio uccello. Di godere con te”
“Jan, tiratelo fuori. Lo voglio quanto te, e forse più”
“Pensaci tu”
Leni ubbidì. Il pene sgusciò fuori dal suo involucro. Una baldanzosa erezione non lasciava adito a dubbi: Jan era pazzamente innamorato di Leni, e la desiderava incredibilmente. Voleva vivere con lei, avere figli da lei. E passare ogni notte a fare l’amore fino a perdere il conto degli orgasmi. Tutto questo era stato realtà per diversi mesi, prima di perdersi per una banale scappatella. Jan non aveva resistito al fascino di una bella moretta dominicana: aveva passato una notte d’amore con lei e subito dopo lo aveva rivelato alla sua donna. Leni non era riuscita a perdonarlo e così la loro storia perfetta era naufragata al primo scoglio. Il secondo in verità se si pensava ad un’altra bella donna, la proprietaria di una galleria d’arte. In quel caso Jan non era planato tra le gambe della graziosa ragazza solo perché lei lo aveva tenuto a distanza. Per essere un teutonico, Leni sapeva che Jan Maybach aveva un temperamento fin troppo passionale. La sua resistenza al gentil sesso era l’equivalente alla tenacia di un goloso di fronte ad una piramide di frittelle! Le donne, il sesso con loro, nutriva ogni fantasia del bel commissario. Si eccitava con facilità e ogni volta che una fanciulla dava segno di essere disponibile, lui si comportava come un toro di fronte al drappo rosso. Il suo sesso si erigeva e a stento riusciva a non bruciare le tappe. Jan sapeva sedurre una donna con cenette a lume di candela, regalini, telefonate dolci e quant’altro. Ma dentro di sé bruciava. Bramava il momento in cui avrebbe attentato l’intimo della donna, quando finalmente sarebbe stato dentro di lei, a sfinirla e sfinirsi di orgasmi, cavalcate interminabili dove lui dava il meglio di sé. La natura lo aveva fatto ben dotato, non solo dal punto di vista del sesso, lungo ben 24 centimetri e pure piuttosto largo, un autentico tronchetto della felicità femminile! Ma anche per il fiato che proprio non gli mancava. Riusciva a mantenere un’erezione salda per ore. L’allenarsi costantemente migliorava la prestazione sulla lunga. Jan tornò vigile. Si soffermò ad osservare la bocca attorno al suo membro che lo stuzzicava. “Brava tesoro, sei deliziosa”
“Jan, andiamo in camera tua”
Lui non se lo fece ripetere. La prese di peso e la trascinò fino al letto dove l’appoggiò tra cuscini e petali. “Hai fatto tutto da solo?”
“Veramente mi ha aiutato Ina”
“Sul serio?”
“No, ho fatto da solo” finì di togliersi gli indumenti e, una volta nudo, Leni lo guardò con bramosia. “Che schianto sei Jan. Come nuovo...”
“Come ero prima... vorrai dire”
“Ora devo controllare per bene” la ragazza si mise in posizione fetale. Jan la raggiunse dietro. Era la loro posizione preferita, per iniziare. Ma sicuramente quella notte erano intenzionati a dare fondo a tutta la loro fantasia. Il bel commissario, prima di spingere il sesso nel suo nido, accarezzò i seni della sua bella. Baciando il collo leggermente salino, tornò a confidare: “Quanto ti amo Leni! Ho proprio perso la testa come un quindicenne per te”
“Jan, non farmi soffrire troppo! Impalati dentro di me. Voglio sentirti fino in fondo”
“Certo tesoro, non c’è cosa che voglio di più, credimi” si fece perno sui gomiti e, poggiata la punta sulla cavità schiusa e desiderosa, con una botta di reni si seppellì in lei. “Cazzo Jan!” lei gemé per l’intrusione.
“Oddio” Jan era in paradiso. Non riusciva a pensare più, travolto da quell’estasi infinita.
“Scopati in me Jan”
“Tesoro sì” dopo una dozzina di vigorose spinte, la fece voltare, voleva farle l’amore guardandola negli occhi blu che tanto amava. Una volta che lei fu sotto il corpo maschio, la penetrò di colpo.
“Oh Jan che bello!”
“L’eden, l’immortalità, l’ultimo pasto del mondo, non varrebbero ciò che provo ora: essere dentro di te... è impagabile!”
“Per me è lo stesso! Lo sento così bene” il peso del corpo di Jan la faceva sentire così piccola, fragile, così donna! “Mi arriva fino all’utero!”
“Meglio, così ci sono più probabilità di concepimento”
“Io so solo che stai deliziando ogni centimetro della mia spacca! Potrei fare qualsiasi cosa in questo momento Jan” ammise gemente. “Con il tuo cazzo che mi riempie, sono completamente in balia di te!”
“Girati, ora voglio prenderti da dietro”
Leni obbedì ma si liberò del fulcro che la stava soddisfacendo così bene con disappunto. “Scopami Jan. Entra! Non voglio stare nemmeno un secondo di più senza di te!”
“Eccomi piccola, non essere impaziente” una volta unito il torace alla schiena di lei, come attirato dalla vagina pulsante tipo calamita, il pene tornò ad accucciarsi nella fondina. “Cazzo piccola, come sei stretta!”
“Sto per venire!” ansimò lei. Desiderò urlare, sbattere la testa sulla testa. Piangere. I secondi che anticipavano l’orgasmo era sempre così. Una sorta di marasma sembrava travolgerla. Incapace di trovare sfogo nel pianto, iniziò a ululare come un cane di notte. Implacabile, Jan continuava a spingersi senza sosta. Più deciso, più veloce, una manna per il punto G ormai esasperato. Dopo un lunghissimo ululato strozzato, Jan fu completamente sbalzato fuori. Dal corpo di Leni fuoriuscirono tre lunghi schizzi di liquido che lo investirono. “Piccola, amore... sì... godi così” commentò infilando tre dita nella canale vaginale. “Ti amo!” gridò lei infinitamente grata per ciò che le stava facendo provare. Lui non rispose e tornò a sprofondare in lei. Dopo essersi mosso per cinque minuti tornando a stimolare il punto speciale della donna, la fece voltare. Una volta petto a petto, lui si mise in ginocchio e la fece sedere su di sé. “Cavalcami come se fossi il tuo stallone!”
“Sei il mio stallone Jan! Sei uno scopatore nato!”
“Non è esatto: sono nato per scopare te”
“Eccome se mi scopi! Sono la donna più fortunata del mondo!”
Jan addentò un seno e subito dopo gli tornò alla mente un lite motiv della loro scatenata vita sessuale all’inizio del loro rapporto. “Ti ricordi quando Haio non sapeva? E tu ti preoccupavi tanto... ”
“Sì! Bastardo!”
Jan rise disarmandola. “Non riuscivo a capacitarmi. Ti sbattevo come un matto tutte le notti. E poi mi ritrovavo il mattino dopo al suo cospetto! Che imbarazzo pensare a quante volte sua figlia mi aveva chiesto di spaccarla in due, di schizzarle in bocca!”
“Però era anche eccitante no?” Leni continuava a trottare come una fantina.
“Cazzo se lo era! A volte ero costretto a masturbarmi nel bagno del commissariato per calmarmi”
“Questo non me lo avevi mai detto!” Leni era sbalordita.
“Avevo paura pensassi male di me”
“Jan scusa, sicuro di non soffrire di sesso dipendenza?”
“L’unica cosa di cui sono dipendente ce l’ho e sì, te lo assicuro: non posso farne a meno” si mosse vigoroso spostando i fianchi verso di lei. Ormai era allo stremo. Stava pure lui per toccare il picco e guardando la donna che amava negli occhi.
“Dio Leni! Ti amo talmente tanto che se mi chiedessi di uccidere per te lo farei!”
“Jan non bestemmiare!”
“Dico sul serio! Sto... oh... oh sì” stirò le gambe compitamente annientato dal piacere. Lo sperma uscì dal suo corpo per infrangersi dentro quello della giovane. “Non ti muovere piccola, mi volterò e sarò di nuovo su di te. Non te ne deve uscire nemmeno una goccia”
“Ma Jan non è così importante! Posso restare incinta pure il mese prossimo”
“Non importa” lui la girò di scatto e non si mosse. Il sesso restava duro nonostante avesse appena eruttato. Una cosa che Leni, e tutte le numerose amanti di Jan Maybach ricordavano bene era che il suo sesso non sapesse dove stesse di casa il ‘periodo refrattario’.  “Jan sei un toro, fammi godere come una vacca”
“Faccio tutto quello che vuoi”
Jan uscì dal corpo di Leni solo dopo averle procurato altri tre orgasmi ravvicinati. Una volta tolto il pene luccicante di umori, tornò a vezzeggiare il sesso femminile. Appoggiò la bocca sulla vulva succhiando e leccando con avidità. “Montami sopra, scopati sulla mia faccia. Voglio essere il tuo portacenere”
“Spegnerò il mio fuoco su di te, posacenere” squittì lei andandosi a porre calacioni sul suo ragazzo. Jan amava farsi dominare così, lo trovava talmente eccitante che non poteva resistere senza masturbarsi. Spesso riusciva a venire con orgasmi di enorme intensità quasi paragonabili ad un rapporto completo. Leni si mosse vivace su bocca, naso, mento. Jan leccava, succhiava, muoveva la testa verso la patata aperta e vogliosa. La sua mano smanettava veloce sul cazzo eretto. L’altra a coccolare i testicoli. “Jan sei un dio del sesso! Sto venendo di nuovo”
“Inondami! Voglio il tuo nettare!” proferì in un linguaggio difficoltoso a causa della bocca otturata. Leni tremò prima di rilasciare una quantità di succo che Jan raccolse avido come un’ape su un fiore.
“Adoro la tua fighetta Leni! Vivrei solo per leccartela! Essere il tuo zerbino. Ti prego Leni fammi  tuo schiavo!” pronunciare quelle parole portò a Jan uno stato di eccitazione impressionante. Leni comprese e si fece maliziosa. “Sei il mio schiavo Jan e se non ti comporti bene non potrai mangiare la mia passare per... una settimana intera!”
“No! Impazzirei! Chiedi qualsiasi cosa e la farò!”
“Leccami i piedi!”
Lui si mosse per raggiungere il piedino affusolato ma lei lo bloccò. “Stai quattro zampe. E non azzardarti a succhiarlo, solo leccate”
“Sì padrona!” Jan si diede da fare leccando ogni centimetro fino alla caviglia.
“Guardami tra le gambe Jan, la vedi? Vedi come è bella?”
“Padrona lasciamela assaporare”
“Sei un ingordo! Ti sono appena venuta in faccia e vuoi di nuovo mangiare fica?”
“Ti prego sì! Voglio sbranarti la fica per ore Leni... ops, volevo dire: padrona... ”
“Sei troppo sfacciato. Ti concedo di leccarmi i piedi e tu subito pensi alla fica. Leccami il culo piuttosto!”
“Ti amo Leni... padrona!”
Leni sorridendo smorfiosa allargò le gambe. Sempre a carponi Jan prese a leccare la fessura dilatata dal piacere. “Ora succhia!”
“Agli ordini padrona!” Prese a succhiare con intensità, mentre con le dita solleticava il clitoride.
“La prego padrona si lasci succhiare anche il clitoride”
“Concesso” sospirò.
Lasciato lo spacchetto Jan planò di nuovo a vezzeggiare il pistillo femminile. Nel pugno il sesso eretto e rosso orami pronto a schiumare. Era deciso a raggiungere il picco insieme a lei, con la sua essenza tra i denti. Tamburellò la lingua sul clitoride, poi infilò un dito nel sedere. Leni s’irrigidì prossima a venire ancora. “Sto venendo!” Avvisò in un urlo strozzato. Jan pompò con forza, dimentico di doverle eiaculare dentro il suo carico di DNA, lo sparò invece sul lenzuolo mentre dalla vagina di Leni fuoriuscivano abbondanti gli umori, pronti a soddisfare l’infinita sete del commissario.
“Non ti sei ancora stancato di mangiare fica?” Chiese lei sorridendo in estasi.
“Sai già la risposta” risalì lui sorridendo fino a raggiungere la bocca schiusa. Si baciarono con dolcezza guardandosi negli occhi, facendo naso naso e dopo essersi giurati amore eterno un paio di volte, si addormentarono sfiniti.
Dopo quasi tre ore, Leni sentì l’indice di Jan intrufolarsi nel suo sesso. “Jan”
“Piccola ne ho bisogno, e pure tu”
“Stavo sognando che facevamo l’amore”
“Allora era un sogno premonitore” la sentì ridere. Un attimo dopo spinse il cazzo su per la fessura già molto umida. “E come ti scopavo amore”
“Così da dietro! Era stupendo!”
“Sì?”
“Ci guardavano tutti!”
“Tutti?”
“Sì, pure mio padre”
Jan avvampò, la sola idea lo atterriva.
“Era eccitante”
“Sei un po’ perversa”
“Ti dispiace?”
“Se mi lasci farti godere ogni volta che voglio, sono disposto a sopportarti perversa” ammise lui ansimando man mano che la sensazione di piacere lo avviluppava. Leni piegò la testa per lasciarsi baciare il collo.
“Ho di nuovo perso il conto degli orgasmi Jan!”
“Perché li conti, non sei mica una ragioniera” sogghignò.
“Perché ho avuto uomini che era già tanto uno, massimo due! Mi fa paura che tu mi abbia così in potere” ammise. Questa volta non scherzava.
“Tesoro io ti amo, da impazzire lo sai! Perché pensi che ci sia qualcosa di sbagliato se pure tu mi ami così, con passione ed impegno?”
“Io non penso ci sia qualcosa di sbagliato nell’amare, ma nel far diventare l’amore una droga. Jan tu sei la mia droga” ammise frastornata. Lui la fissò estasiato.
“E tu la mia amore. Tu sei la mia droga, la mia sola e unica droga!”
Leggermente rinfrancata Leni si lasciò baciare. Solo dopo altri due orgasmi incredibilmente intensi, si arrese alla consapevolezza che era schiava del piacere che Jan gli procurava. E che non c’era nessuna forza della natura che avrebbe potuto cambiare le cose.
Quando il mattino la colse tra le braccia virili, schiuse gli occhi. Strizzò un ciuffo di peli del suo uomo baciandolo piano nell’incavo del braccio. “Ti amo” gli disse semplicemente. Lui rispose mugugnando. Un attimo dopo erano di nuovo l’uno sopra l’altro, ridendo e scambiandosi baci, dando così il benvenuto ad un nuovo giorno d’amore.

venerdì 29 luglio 2011

Il sapore proibito di una squillo


Titolo: Il sapore proibito di una squillo
Autore: lipsialove&Sokogirl
Fandom: Squadra Speciale Lipsia
Pairing: Jan Maybach/Isabelle /Miguel Alvarez
Storyline (stagione 5)
WARRNING NC 17 per contenuti altamente erotici

L’ufficio era deserto ad eccezione dei commissari Maybach e Alvarez rimasti oltre l’orario per terminare alcuni rapporti. In realtà, era Jan a dover recuperare il lavoro arretratosi durante i giorni da infiltrato in quell’agenzia per risolvere l’ultimo caso, ma Miguel  impietosito, si era offerto di dargli una mano.  Sedevano alle loro scrivanie, uno di fronte all’altro. Jan con la testa affondata in un fascicolo, Miguel dondolandosi sulla sedia mordicchiava il tappo di una penna. Lo sguardo rivolto verso il collega, quasi come se rimuginasse qualcosa. Aprì la bocca per parlare, poi ci ripensò e cominciò a fare degli strani rumori con la bocca.
Esasperato Jan alzò la testa e lo fissò “Si può sapere che hai? Se dovevi restare lì a non fare nulla potevi anche andare a casa con gli altri!”
“Riflettevo”
“Ah davvero? Che novità!”
“Spiritoso” Miguel si sporse in avanti e appoggiò le braccia sulla scrivania “Perché a te capitano sempre i casi eccitanti? Che cavolo, Jan!”
“Di che parli?” tornò a controllare un fascicolo.
“Lo sai di che parlo, non fare il finto tonto. Non è giusto!” mise il broncio “Sei stato in uno strip club in compagnia di senorite sexy e disponibili. Ti odio!”
“Finiscila Miguel! Quella notte è stata una delle più lunghe della mia vita!” si passò la mano tra i capelli.
“Ma davvero!” lo spagnolo lo fissò con un sorrisetto malizioso “A chi vuoi darla a bere? Ti sei divertito e molto anche! Oltre la sbornia l’hai presa anche di altro” gli strizzò l’occhio. “Scommetto che non hai parlato perché c’era Ina, ma ora dirai tutto al tuo Miguel, vero?”
“Non c’è niente da dire!” esclamò Jan diventando del colore della cartella che aveva in mano. Rosso mattone.
Ghignando Miguel si alzò per raggiungerlo “Sì, certo! Guarda, amico mio che io ti conosco meglio di chiunque e ora stai mentendo!” Afferrò la poltrona con le mani e la girò per costringere Jan a guardarlo “Allora? Vuoi deciderti a raccontarmi tutto?”
Imbarazzato, Jan avrebbe voluto continuare a negare, ma Miguel sedette sulla scrivania e incrociò le braccia in attesa “Non usciremo da quest’ ufficio fino  a quando non mi avrai detto tutti i tuoi sordidi segreti e dalla tua faccetta, posso dire che sono tanti”
“Dannazione Miguel!” scattò in piedi “Sono un tuo superiore, non puoi trattarmi così!”
“Io posso eccome e ora…” ghignò “comincia a parlare e non tralasciare nulla”
Jan fece un profondo respiro, poi cadde pesantemente seduto “A volte sei proprio insopportabile, Miguel”
Lo spagnolo cacciò la lingua tra i denti e si sistemò meglio sulla scrivania, una gamba penzoloni.
“Lei era bellissima” sospirò Jan, espressione trasognata “bionda, occhi verdi e un corpo…”
“Era formosa?” lo interruppe.
“Spettacolare, amico. Delle gambe lunghe un metro, sedere sodo e un seno… beh sappi che quel corpetto che indossava sembrava sul punto di scoppiare da un momento all’altro”
“Cavoli” il sottoposto sentì le guance divampare.
Jan chiuse gli occhi “E le labbra, rosse e tumide”
Miguel si schiarì la gola pensando a quello che poteva avergli fatto con quelle labbra. “Posso solo immaginare”
“Immagina pure, e aggiungici l’odore che emanava la sua pelle, il suo corpo tutto. Un misto di frutta e... e sesso. Non te lo so spiegare...” chiuse gli occhi come a voler evocare quell’essenza.
Miguel, stranamente risentito, si alzò in piedi nervoso. “Pensavo fossi allergico a quei postacci” blaterò: “Invece ora mi dici che ti piaceva il suo odore? L’odore di una puttana Jan?”
Questi lo fulminò con i suoi occhi glaciali: “Ora torna a sedere! E non stare a giudicare!” agitò le mani all’aria: “Sì è vero, mi fanno schifo quel genere di posti. Ma quanto è vero che li trovo detestabili per la loro mancanza di igiene è...” s’interruppe come per trovare le parole giuste: “è innegabile che sono tremendamente eccitanti, Miguel! In quel letto si consuma sesso, sesso fine a se stesso! Non è tutto sommato quello che vuole ogni uomo? Divertirsi senza problemi?”
“Mi chiamerà, la chiamerò? O sì che ti capisco, amico mio” gli schiaffeggiò la coscia in segno di complicità. “Dicevi del suo odore... ma parliamo del suo sapore...” lo pungolò Miguel.
E Jan, come se da un proiettore personale avessero iniziato a trasmettere il film della sua serata con Isabelle, rivisitò ogni attimo, ogni istante della sua prima volta in una casa di tolleranza.


Quella serata, cominciata come una bevuta tra colleghi, si era trasformata in qualcosa che Jan non si sarebbe mai aspettato. Non solo si era macchiato di atti vandalici punibili per legge, ma era stato trascinato in un bordello. Aveva tentato di rifiutare, di cercare una scusa per esimersi da quell’ennesima bravata, ma non c’era stato verso.
Elegante nel suo completo, Jan si guardò intorno impacciato. La musica era assordante, ragazze attraenti si muovevano sinuose intorno ai pali, le luci psichedeliche creavano effetti multicolori e l’alcool scorreva a fiumi. Si allentò la cravatta mentre pensava che se lo avessero visto i colleghi della Squadra omicidi, non avrebbero approvato. Tutti tranne forse Miguel. Lui lo avrebbe solo invidiato. In fondo, sarebbe stato più lui a suo agio in quel posto. Stava ancora cercando di abituarsi quando una bionda statuaria lo raggiunse. Indossava un completino rosso e nero e i lunghi capelli erano lasciati sciolti sulle spalle.
Jan la fissò estasiato e lei sorridendogli gli si strusciò contro come una gattina in calore.
“Ciao” accarezzò il torace attraverso la camicia.
“Ehm, ciao” Jan si passò una mano nella chioma bionda.
“Io sono Isabelle e tu bel fusto, come ti chiami?”
“Jan” rispose con un filo di voce.
“Andiamo in un posto più intimo, Jan” il viso ad un soffio. “voglio divertirmi un po’ con te”
“Io…” balbettò senza staccare lo sguardo dal generoso decolté. “d’accordo” si ritrovò ad accettare.
Lei lo afferrò per la cravatta color ghiaccio e lo trascinò verso una stanza privata, al piano superiore rispetto al discopub.
Varcata la soglia, Jan osservò l’arredamento eccentrico. Su una parete un quadro raffigurante una tigre, sul tavolino delle candele colorate. Al centro un enorme letto con lenzuola rosse, a lato un comodino sul quale troneggiavano alcuni giochetti erotici, tra cui un fallo di gomma. Arrossendo, Jan tornò a concentrare la sua attenzione sulla ragazza che gli era davanti e che lo guardava come se fosse un dolcetto da scartare. Si tolse la giacca e l’appoggiò su una poltroncina.
Isabelle sorridendo lo invitò a raggiungerla “Che fai lì tutto solo?”
Jan si avvicinò “Sono stato davvero fortunato a trovare te” le prese il viso attirandola leggermente. Le accarezzò le guance, ma quando si sporse per baciarla, lei sgusciò via.
“Eh no, dolcezza” indietreggiò di un passo “Niente baci”
“Speravo di poter assaggiare le tue labbra” le tornò accanto.
“Io speravo di assaggiare te, invece” lo spinse supino sul letto.
Jan si sfilò la cravatta e la lanciò lontano. Fece per sbottonare la camicia, ma Isabelle gli schiaffeggiò le mani “Non ancora”
“Cosa hai in mente?” alzò un sopracciglio. Lei gli sedette in grembo accarezzandogli il torace attraverso la camicia.
Si lasciò scivolare lungo il suo corpo “Vedrai”. Raggiunse i pantaloni e armeggiò con la cinta. Dopo averli aperti, lo liberò dalla costrizione dei boxer “Vediamo cosa hai qui per me” e vi soffiò sopra facendolo fremere di piacere.
“Cazzo” sfuggì all'infiltrato. Lo sguardo indugiò sulla bella Isabelle mentre iniziava a leccarlo partendo dalla base. Si maledisse. Aveva sperato di poter dar sfoggio di una consistente erezione, ma il suo pene non sembrava d'accordo.
Lei lo accolse nella bocca calda, ma per quanto tentasse, non riuscì nell’intento di animarlo. Si bloccò "Che hai, dolcezza? Scommetto che c'è qualcosa che ti preoccupa. Sei sposato?" osservò con attenzione la mano destra.
“No, non sono sposato” rispose demoralizzato “e non so cosa mi è preso. Non mi è mai successo, io…” balbettò mettendosi a sedere. Si riassettò i pantaloni. Come per metterlo a suo agio, lei si alzò e da una consolle tirò fuori un oggetto. Il poliziotto seguì, curioso, ogni movimento della donna. Prima di sedere sul letto davanti al cliente, Isabelle frappose tra loro un particolare tipo di scacchiera che scatenò la curiosità di Jan.
“E questa?”
“Ti piace?”
“Gioco sempre a scacchi... con il mio collega”
“Mi rilassa, secondo te è quello che ti ci vuole, amore. Rilassarti” si stese, la testa appoggiata sul palmo della mano e gli occhi fissi su di lui.
 “Sì, hai ragione, dovrei rilassarmi. Deve essere il nuovo lavoro, sono stressato e il mio capo che mi fa pressioni” si passò una mano tra le chiome bionde.
“Eh sì, sa essere un vero bastardo quando vuole” commentò lei.
“Lo conosci bene?” domandò Jan interessato. Si disse che forse quella ragazza poteva essergli utile, che poteva sapere qualcosa sul morto.
“Certo, lui e i tuoi colleghi vengono spesso”
“Anche Eckhard Berger?”
“Ho saputo che si è suicidato, mi spiace” alzò una gamba concedendogli un’ampia visuale delle sue grazie mal celate da un tanga striminzito.
Jan, cominciando, a sudare copiosamente, si tamponò il viso e il collo con un fazzolettino. “Io non lo conoscevo personalmente, sono arrivato in agenzia dopo. Sai qualcosa su di lui?”
“Non molto, era un tipo riservato” la mano libera si spostò sulla propria coscia. Disegnò dei cerchi “tu gli saresti piaciuto molto, sai?” si sfiorò lentamente con i polpastrelli.
Jan deglutì “Che intendi?”
“Che preferiva i maschioni, dolcezza” sorrise, accarezzò il bordo della biancheria. “mi disse che in ufficio lo avevano preso di mira”
L’infiltrato ormai non l’ascoltava più, tutta la sua attenzione era altrove. Acciuffò un ennesimo fazzoletto urtando un fallo di plastica che si animò ondeggiando.
“Sembri accaldato” sussurrò Isabelle con voce sensuale. Notando il rigonfiamento tra le gambe, si leccò le labbra vogliosa.
Jan decise che forse quello era il momento di una fuga per non aggravare l’umiliazione che aveva già subito. “Dovrei andare”
“Sembrava ti fossi ripreso” maliziosa insinuò la mano nel tanga iniziando così ad auto gratificarsi delicatamente.
A Jan quasi cadde la mascella, per l’ennesima volta si asciugò il sudore dalla fronte e senza replicare si mosse carponi verso di lei. Quando l’ebbe raggiunta, la spinse supina, scostando la scacchiera. I pezzi si sparsero un po’ ovunque, qualcuno cadde sul pavimento con un tonfo “Forse potrei anche restare”
Isabelle, sorridendo, gli portò le mani dietro la nuca e lo attirò a sé.
Mentre slacciava il corpetto, Jan posò una scia di baci dal collo fino alla clavicola. La sentì gemere piano e questo lo indusse a continuare.
Abbassò il bustino e liberato il seno prosperoso, lo sfiorò, soffermandosi sul capezzolo roseo. Dopo averlo solleticato, avvicinò la bocca per baciarlo. Con la lingua tracciò dei piccoli cerchi intorno all'aureola. E mentre lei si lasciava andare a dei lamenti, lappò la pelle con delicatezza, poi catturò tra i denti il capezzolo tirandolo. Dopo averci giocherellato, lo succhio con vigore aiutandosi anche con la lingua.
Sentendolo diventare duro come una nocciolina pensò bene di catturare tra le dita anche l'altro. "Sei sensibile alle mie lusinghe" la provocò. Lei non rispose limitandosi a mugugnare.
Prima di passare all'altro, leccò il sudore che si era creato nel solco tra i due seni.
Quando ebbe torturato anche il capezzolo sinistro, le abbassò completamente il corpetto, sfilandoglielo. La osservò con attenzione: era coperta solo dal tanga e dalle calze a rete tenute su dalle giarrettiere. Com’è arrapante. Pensò avvampando come un toro di fronte al drappo rosso. Isabelle allargò le gambe come un invito a continuare quello che il cliente aveva interrotto. A Jan sfuggì un sorriso di lussuriosa soddisfazione. Dopo aver depositato altri baci sullo stomaco e sul ventre, ricominciò a stuzzicare i capezzoli induriti. Leccò l’ombelico, mentre con il pollice la sfiorò sopra la biancheria. Il dito negletto superò la stoffa entrando da un lato. Fu accolto da un’essenza gelatinosa.
“Sei già bagnata” affermò con gli occhi colmi di desiderio.
“Per te” gemette inarcandosi come una gattina.
Jan sorrise e la baciò sopra l’intimo, voleva che fosse pronta per lui. Anche se sapeva che tutte quelle attenzioni non stavano accendendo il fuoco solo in lei ma anche in lui, adorava far felice una donna. Non solo grazie all’atto sessuale basilare ma anche, soprattutto, attraverso i preliminari. Momento in cui dava il massimo del suo impegno e della sua efficienza. Si abbassò fino ad essere con il viso ad un passo dal sesso della giovane donna. Voglioso abbassò l’intimo.
Lei alzò il bacino verso di lui. Jan osservò la vulva finalmente esposta. Scoprì che la desiderava violentemente, voleva cibarsi di quella carne ai suoi occhi così eccitante. Ne aveva bisogno come dell’aria che respirava. Scoprì le piccole labbra e vi passò sopra la punta della lingua giusto per darle un assaggio, ma si ritrasse subito dopo.
Isabelle protestò, ma Jan era deciso a farla impazzire, a regalarle l’orgasmo più incredibile della sua esistenza.
“Fai la brava bambina” l’accarezzò con un dito, sfiorandole appena il pube. Lei mosse il bacino per incontrare la sua mano.
“Tu sì che sai come tenere sulle spine una donna. Dovresti venire più spesso, tesoro” lo guardò con i suoi grandi occhi verdi.
“E non hai ancora visto nulla, dolcezza” con i denti le tirò via finalmente l’unico indumento che lo separava dal centro del suo piacere, rimasto a metà coscia. La sentì lamentarsi, quando smise di baciarla, il tempo necessario per sfilarle l’indumento. Mentre il perizoma superava i piccoli piedi, li baciò. Leccò la punta dell’alluce. Avrebbe voluto soffermarsi di più, ma il sesso esposto esercitava un’attrazione troppo grande. Così li superò. Accarezzò le gambe fino a giungere nei pressi degli inguini. Lei divaricò ulteriormente le gambe e lui fissò estasiato il panorama che gli si parava di fronte.

“Jan sei un fottuto bastardo!” la voce di Miguel lo riscosse dal suo racconto. “Me lo hai fatto venire duro e ti odio!”
“Mi odi perché ti ho fatto eccitare?”
“No! O sì. Insomma non so! È che sempre a te succedono queste cose! Non è giusto e poi c’è altro che mi fa ribollire...” si morse un’unghia cercando le parole giuste.
“Cosa!”
“Niente... lascia stare… ok continua, posso sopportarlo...”
“Sicuro?”
“Sicuro!”
“Beh. Che dire: lei sotto le mie mani, in balia delle mie carezze” ingoiò la saliva “dannatamente sexy e... e desiderabile. Il suo corpo un pianoforte ed io il pianista pronto ad occuparmi dei suoi tasti...”

Scoprì che Isabelle era completamente rasata ad eccezione di un ciuffetto biondo proprio sul monte di Venere. Jan le s’insinuò tra le gambe e attirandola a sé. Con il volto ad un soffio, scostò le labbra esterne.
Il bocciolo si dischiuse sotto le sue dita. Lo sfiorò con il palmo facendo dei centri concentrici che elettrizzarono lei costringendola ad un gemito scomposto. “Come sei bella Isabelle, completamente in balia delle mie carezze”
“Jan ti prego...”
“Ti voglio anch’io, tranquilla. Voglio sentire il tuo sapore, voglio perdermi di te, della tua essenza” In un briciolo di razionalità, si maledisse perché non avrebbe dovuto fare sesso orale ad una prostituta, era contro la sua morale oltre che rischioso dal punto di vista sanitario. Ma fatto a pezzi i pochi minuscoli residui di sensatezza, finalmente si abbassò per appoggiare la bocca sul nucleo della femminilità. Dopo piccoli baci rasenti, tamburellò la lingua sul clitoride, poi cominciò a leccarlo prima piano, poi sempre più rapido, al ritmo del suo cuore. La sentì gemere, arpionargli i capelli, supplicarlo di darle di più e Jan l’accontentò. Catturò il pistillo femminile tra le labbra e iniziò a succhiarlo come se fosse un altro capezzolo. S’inebriò del suo sapore, del piacere che le stava dando lei a lui e che lei, attraverso il suo corpo, gli ricambiava. La mano nerboruta scese ad accarezzare voglioso la vagina. La scoprì ancora più umida di quanto si aspettasse. Infilò due dita alla ricerca del punto G. Lo trovò a sette centimetri dall’entrata. Una leggera sporgenza che massaggiò al ritmo delle succhiate energiche.
“Jan... oh Jan!” lei gemé in preda all’estasi assoluta, accompagnando la frizione ritmica ondeggiando il bacino verso il volto dell’amante. Una volta che il canale vaginale fu un lago, le tirò fuori per occuparsi dell’altro buchino. Quando ebbe infilato il dito umido, lei si arcuò. Jan si alzò un attimo per osservarla. Gli occhi di Isabelle erano chiusi, la testa all’indietro e si titillava un capezzolo. Quello spettacolo lo eccitò, e allo stesso tempo lo infervorò. Era orgoglioso di se stesso.
“Non ti fermare, fammi venire!” lo implorò Isabelle.
Jan affondò nuovamente la testa tra le sue gambe. Ricominciò a succhiare ma ogni qualvolta la sentiva prossima all’apice, si ritraeva.
Quel giochino sadico lo eccitava, avvertiva l’erezione premere dolorosamente contro la stoffa dei boxer. Slacciatosi i pantaloni, cominciò a masturbarsi con foga. La mano si mosse veloce lungo l’asta, il sudore gli imperlava la fronte e il petto: voleva venire insieme a Isabelle, con il suo sapore in bocca.
“Jan” gli sembrò una supplica e decise di lasciarla venire.
Senza smettere di toccarsi, lambì con la lingua il clitoride ormai gonfio come una ciliegia, e mentre lo assaporava, si lasciò bagnare dagli abbondanti umori che fuoriuscivano. Quando capì che erano ambedue prossimi all’orgasmo, succhiò con maggiore energia ma, in più, le stuzzicò l’ano con le dita della mano destra, mentre la sinistra avvolse il membro pulsante, pronto ad eruttare da un momento all’altro.
Isabelle emise un grido di piacere e si accasciò soddisfatta al lenzuolo, mentre Jan si lasciò andare ad un urlo liberatorio. Il seme spillò copioso infrangendosi sulla coscia di Isabelle.
Jan tremando, cercò di riprendersi dagli spasmi che lo stavano sconquassando, ma di nuovo attratto dalla vagina bagnata, si stese tra le sue gambe e avvicinò il viso alla sua femminilità. Ispirò l’odore, e affondò tra le pieghe nutrendosi delle secrezioni, come un gatto che cerca gli ultimi rimasugli nella sua ciotola. La sentì fremere e singhiozzare per l’orgasmo ancora così vivo. Una volta sazio, alzò la testa e si leccò le labbra, ancora come il solito felino che si è gustato un pranzetto prelibato.
Lei ansimava, il petto si alzava e abbassava velocemente, le guance rosse, la bocca socchiusa e sembrava pronta a passare al piatto successivo.
“Sei stato grandioso, amore” lo attirò a sé.
“Vuoi sentire quanto è dolce il tuo sapore?” e senza attendere la sua risposta la baciò.
Isabelle lo accolse, ricambiando titubante, ma si lasciò andare e gli circondò le spalle con le braccia. Le lingue, in guerra tra loro, raccolsero saliva mista ad umori. Jan ansimò desideroso di essere dentro di lei quanto prima. La voleva. Neanche ricordava più da quanto non stava con una donna. Isabelle era passionale, desiderabile e pronta a soddisfare tutte le sue voglie, anche le più proibite. Improvvisamente si accorse della sostanza vischiosa che le bagnava la gamba e sogghignò. Con le dita, raccolse lo sperma e sporgendosi verso di lei glielo avvicinò alla bocca “Ho gustato il tuo sapore meraviglioso, ora voglio ricambiare il favore”
Lei lo succhiò vorace. Jan la fissò in estasi e quando lei si offrì di farglielo assaggiare, non se lo lasciò ripetere due volte. Si avvicinò e la baciò, provando per la prima volta il gusto del suo stesso seme.


Jan era sulle spine. Guardava Miguel muoversi avanti indietro come un leone in gabbia.
“Che c’è?”
“Che c’è? E me lo chiedi pure!” l’ispanico era fuori di sé. “Infili la testa tra le gambe di una… puttana, e mi chiedi cosa c’è? Tu, proprio tu, che ti fanno schifo persino i night club, ti sei infilato in un bordello, nel letto di una squillo e ti sei cibato dei suoi umori! Ti rendi conto che potresti aver preso qualche malattia, vero?”
“Ok, Miguel, ora stai esagerando”
“Esagerando! E poi la cosa più tremenda è...”
“Cosa!”
“Merda! Il mio uccello che non ne vuole sapere di abbassarsi, ce l’ho duro come il muro Jan” diede un cazzotto alla scrivania.
Jan guardò il pacco sogghignando: “Si vede a vista d’occhio”
“E tutto per i tuoi resoconti sporchi...”
“Ma mica è finita qui...”
“Immagino, ci hai scopato?”
“Fino a consumarmelo Miguel” si morse il labbro e con un gesto lascivo si sfiorò sotto la cintola.
“Ce l’hai duro anche tu, vero?” Miguel fece un passo verso lui.
“Il ricordo di Isabelle, rivivere quei momenti tremendamente erotici, mi ha eccitato da morire”
“Pensi che tornerai da lei?” la domanda di Miguel lo lasciò completamente interdetto.
“Certo che no! Non vado con le prostitute io”
“Ma se ti piace tanto”
“Non ero io! Non era Jan Maybach il commissario, ma l’agente assicurativo. Un infiltrato”
“Vuoi dire che è per questo che ti sei lasciato andare così?”
“No, per questo sono andato a letto con una prostituta. Io amo fare sesso con le donne Miguel. Il fatto che non lo sbandieri come fai tu, non vuol dire che non mi faccia andare fuori di testa altrettanto”
“Beh dopotutto, cosa c’è di meglio di una bella passera bagnata che vibra mentre le succhi il nocciolino?”
Jan arrossì trovandosi il viso di Miguel ad un soffio: “Miguel scansati, questa cosa che hai detto mi ha fatto venire una voglia tremenda di venire. Anche a te piace succhiare il clitoride? Io non farei altro ti giuro... lo trovo stupendo! E quel sapore, per non dire dell’odore. L’odore di femmina”
Miguel, contraddicendo il volere dell’amico, si fece ancor più vicino. Pose le mani suoi fianchi e lo invitò ad un abbraccio. “Ora siamo entrambi su di giri. Abbiamo due uccelli duri con cui non sappiamo cosa fare, a meno che non decidiamo di romperci le noci, vedi noci qui intorno?”
“Che hai in mente” Jan titubò, quella posizione era davvero pericolosa. Riusciva a sentire la sua erezione.
“Ho in mente che tu mi racconti il resto e intanto...” Miguel allungò la mano fino ad agguantare il sesso turgido attraverso la stoffa dei pantaloni.
“Che gioco è questo”
“Un po’ per uno Jan... siamo soli ora, non l’hai mai fatto? Ma sì dai, da ragazzini si faceva sempre così”
“Forse tu che sei cresciuto per strada”
“E allora lasciati servire da uno che è cresciuto per strada, uno che sa il fatto suo” così dicendo infilò la mano dentro il pantalone, facendola passare sotto la cinta. Trovò il pene ed iniziò ad accarezzarlo.
“Sei un bastardo Miguel!” chiuse gli occhi in estasi.
“Dimmi il resto...”


Jan si stese su di lei, la bocca si avventò vorace sulla sua per assaporare ogni singola goccia della sua essenza. Isabelle sbottonò la camicia, facendola scivolare lungo le braccia. Percorse il torace con i palmi, la pelle era umida e vogliosa di attenzioni. “Sei troppo vestito” lo rimproverò raggiungendo i pantaloni. Li calò con decisione e Jan la aiutò, liberandosi anche dai boxer.
Osservando il suo corpo statuario, Isabelle si leccò le labbra “Non mi capitano quasi mai dei clienti così avvenenti e dotati come te, Jan”
“E neanche così bravi a soddisfarti, immagino” scese a baciarla tra i seni, mentre con la mano le allargava le gambe. “Non vedo l’ora di essere dentro la tua calda tana, piccola”
Lei lo bloccò “Non dimentichi qualcosa, amore?”
Jan la fissò stranito, poi un briciolo di buon senso gli ricordò la protezione. Sgranò gli occhi: stava per fare sesso con una prostituta dimenticandosi del preservativo!
“Cazzo!” si diede dell’incosciente. Il desiderio rischiava di essergli fatale.
“Non preoccuparti, dolcezza. Ne ho quanti ne vuoi!” allungò una mano verso il cassetto del comodino. Lo aprì e ne estrasse decine di profilattici, di tutti i colori e dimensioni. “Quale preferisci?”
“Uno qualunque, basta che fai presto!” dalla voce traspariva lussuria.
Negli occhi della ragazza un lampo “Non lo sai che le cose fatte in fretta, vengono sempre male?”
“Non è il mio caso, piccola”
“Ne sono sicura” Isabelle ne scelse uno alla ciliegia e glielo porse “Ci pensi tu o vuoi che te lo metta io?” lo sguardo si posò sul membro nuovamente eretto nonostante fosse venuto da pochi minuti.
Al pensiero che fosse lei ad avvolgerglielo, Jan fremette di piacere “Voglio sentire le tue mani!” le ordinò con voce calda e profonda.
Isabelle si sporse verso di lui e lo accarezzò per qualche istante prima di arrotolare il condom su tutta la lunghezza “Sarà stupendo averlo dentro di me”
Jan ghignò maligno “Vedrai come ti scoperò, piccola!” e attirandola a sé, lo avvicinò all’apertura bagnata e pronta ad accoglierlo. La sfiorò con la punta giusto per farle sentire quanto fosse duro, poi
la penetrò con un’unica spinta.
Gemendo, allacciò le gambe alla vita e con le braccia circondò le spalle muscolose per ridurre al minimo la distanza tra i loro corpi.
L’infiltrato si ritrasse prima di spingersi di nuovo in lei. Affondato il viso nel suo collo, cominciò a muoversi. I muscoli del sesso di Isabelle si contrassero intorno al suo pene, avvolgendolo come un guanto.
I suoi gridolini di piacere lo resero più audace “Ti piace come ti fotto? Lo senti come è duro?”
“Sì, mio stallone. Sbattimelo dentro, più forte” gli conficcò le dita nella schiena fino a farlo sanguinare.
Reprimendo un gemito di dolore, le sollevò le gambe portandosele alle spalle per approfondire la penetrazione.
Isabelle gemette ormai senza controllo. “Com’è possente!” si leccò le labbra, mentre una mano scivolava verso il seno.
I colpi di Jan si susseguivano implacabili, rendendola completamente in balia del suo uccello.
“Voltati!” ordinò abbassandole le gambe.
Lei si stese a pancia sotto, il sedere all’insù e lo sguardo voltato verso di lui in attesa della sua prossima mossa. Uscito da lei, Jan s’inginocchiò avvicinando il volto alla sua fenditura. Succhiò, assaporando la sua essenza, il sapore del suo godimento misto a quello della ciliegia. Isabelle gridò in preda agli spasmi, la sua bocca sul suo clitoride infiammato era come benzina sul fuoco.
“Ti piace vero?” con il pollice solleticò la fonte del suo piacere.
Mugugnando, Isabelle inarcò la schiena chiedendo di più. Jan spostò la sua attenzione verso il buchino tra le natiche “Il tuo culetto sembra avere bisogno di attenzioni” lo leccò con la punta della lingua.
“Jan”
“Shhh” continuò con grande solerzia sostituendo la lingua con le dita. Le mosse dentro e fuori. Contemporaneamente la bocca sepolta nella sua femminilità.
Gridando di piacere, venne per la seconda volta. Jan non le lasciò neanche il tempo di riprendersi da l’orgasmo che la penetrò ancora, affondando però questa volta tra le natiche.
Isabelle mosse il bacino ad incontrare le sue spinte.
Gli ansiti riempirono la stanza, il letto cigolò sotto il loro peso e la spalliera sbatté contro la parete. Jan continuò a spingersi con vigore dentro di lei, riempiendola completamente fino a quando non decise che era il momento di cambiare posizione. Attirò Isabelle verso di sé facendola a sedere sul suo grembo. Senza smettere di penetrarla, le stuzzicò il clitoride. Catturò il pezzettino di carne, torcendolo leggermente. Isabelle allargò le gambe per concedergli maggiore accesso e appoggiò la mano sulla sua “Jan, non ti fermare”
Lui la accontentò, fino a quando non la sentì venire con un tremito. Buttando la testa all’indietro per il piacere, Isabelle mormorò “Sei stato grandioso, amore”
“Non ho ancora finito” Jan si portò le dita alle labbra e leccò gli umori dei quali sembrava non essere mai sazio “sto per esplodere. Che ne diresti di darmi un’altra dimostrazione della tua bravura?” passò a morderle il lobo dell’orecchio, per scendere lungo il collo esposto “La tua bocca talentuosa mi arrapa da matti”
“Insaziabile” alzatosi dal suo grembo, s’inginocchiò davanti al letto e gli sfilò il condom “Ora ci penso io a lui” lo accarezzò con il pollice facendolo fremere.
Jan si morse il labbro inferiore “Succhialo!”
Isabelle sorrise e, prima di accoglierlo nella calda fornace, lo leccò.  
“Il mio lecca lecca” lo succhiò leggermente, assaporando il suo gusto salato, poi finalmente appagò i desideri del suo cliente.
Estasiato Jan osservò la testa muoversi lungo la sua asta, la mano giocherellare con le palle. “Così, brava piccola” si rese conto che con quel trattamento non avrebbe resistito per molto.
Isabelle continuò con foga, leccando e ciucciando e quando Jan raggiunse l’orgasmo con un gemito soffocato, lei ingoiò il suo seme.

“Cazzo se è arrapante il tuo resoconto” commentò Miguel. La mano ancora infilata nell’intimo del suo diretto superiore. “Ti ci vedo proprio, bravo ciuccia passere, e con questo uccellone ci credo che l’hai fatta godere, quella troia!”
Jan boccheggiò, completamente frastornato da quanto stava accadendo. Miguel, il suo collega nonché grande amico, lo stava masturbando! E con grande naturalezza.
“Smettila Miguel!” provò a ricomporsi. “Che storia è questa... noi siamo amici... e due amici non dovrebbero...”
“Invece di dirmi cosa dovrebbero e non dovrebbero due amici, datti da fare!” l’ammonì e dopo averlo redarguito gli afferrò la mano per portarsela sopra le sue grazie.
Jan raggelò: c’era tanta confidenza tra loro ma mai e poi mai prima di quella sera, Jan aveva sfiorato la patta del suo amico Miguel, nemmeno per gioco, e ora...
“Lo senti cosa mi hai fatto, canaglia? Senti come mi hai ridotto?”
“Ma Miguel...”
“Niente ma Miguel! Ora ti dai da fare. Ho bisogno di venire!” e senza che Jan potesse fare molto, Miguel si aprì la patta, liberando il sesso turgido. Timidamente Jan abbassò lo sguardo. Aveva visto Miguel nudo centinaia di volte, ma mai in quello stato! Trovò ciò che vedeva incredibilmente grande, scuro, venoso, e, tremendamente bello, eccitante. Cosa mi sta succedendo?! A me piacciono le donne, e tanto! Perché invece ora... Pensò sentendo le ginocchia piegarsi.
“Toccami Jan, e mentre lo fai continua a riversarmi addosso le porcate che hai fatto con la puttana!” gli impose. Il biondo iniziò a darsi da fare con destrezza. La mano scivolava e risaliva implacabile. Ogni volta che la pelle del prepuzio strideva contro quella del glande per Miguel era semplicemente droga pura. “Cazzo Jan! Io sto già per venire, ma come è possibile!?”  commentò incredulo. Era da quando aveva quindici anni che non si eccitava così per una sega, e ora ne aveva trenta. No, c’era qualcosa che non tornava. Si chiese se fossero stati i racconti così dettagliati dell’amico.... o... altro?
“Jan parla!”
“Non ce la faccio Miguel” a Jan si bloccò il respiro, completamente annichilito dal piacere che lo attraversava. “Sto venendo!” Non fece in tempo a finire la frase che un fiotto bagnò le dita di Miguel il quale continuò a smanettare. Senza preavviso avvicinò il bacino al sesso eruttante fino a sfiorarlo con il suo. Fu sufficiente il contatto con lo sperma di Jan a farlo godere a sua volta. In un attimo fu un trionfo di umori.
Confusi si piegarono l’uno sull’altro. All’inizio limitandosi a cercare ossigeno, poi, man mano che la consapevolezza prendeva il sopravvento..
“Jan è stato fantastico! Non l’avrei mai detto”
“Cosa?”
“Come cosa, che arrivassimo a fare... questo!”
“Pensavo ti riferissi alla squillo”
“A no no, ora l’ho capito che sei un super scopatore, non ti prenderò più in giro chiamandoti imbranato con le donne, Jan, tranquillo”
“Bene” si lasciò sfuggire una risatina sarcastica.
“Perché ridi così Jan” aggrottò le sopracciglia.
“Perché sei un credulone Miguel!”
“In che senso?”
“Ti sei bevuto tutto!”
Miguel arrossì. Completamente adirato, si staccò dall’amico furente: “Mi stai dicendo che...”
“Isabelle ed io abbiamo solo giocato a scacchi! È vero che ha tentato di farmi eccitare ma io ero così disgustato da quel posto che ‘lui’ non ne ha voluto sapere”
“E allora tutto quel resoconto...”
“Beh quello” Jan si toccò la fronte imbarazzato. “Sono state le mie fantasie una volta a casa, ripensando a lei. Era davvero uno schianto”
“Che farabutto sei!” gli diede un cazzotto sullo stomaco facendolo così sbarellare. “Ma ti confesso che ne sono felice!”
“Lo so Miguel, sei geloso...”
“Un po’” ammise mestamente. “Anche perché come avrei trovato il coraggio di fare questo sapendo quello che avevi fatto”
“Questo cosa?” appena ebbe terminato la domanda si ritrovò la bocca tappata da quella di Miguel in un bacio tenero e allo stesso tempo appassionato. E fu felice della sua ultima mossa. Aveva mentito per non ferirlo. E si ricordò del tampone faringeo prenotato la mattina dopo, per appurare che non avesse beccato la candida o qualche altra malattia a trasmissione sessuale.