lunedì 28 maggio 2012
Odore di femmina 4 parte
Titolo: Odore di femmina, parte quarta
Autore: Lipsialove
Paring: Francesco, Sergei e la vicina Alessandra
Rating: NC 17
WARRING: sesso senza protezione, slash, 3some
Genere: erotico, romantico
Disclaimer: la fiction è liberamente ispirata a “Doppia Anima” ed è il seguito di altre due fiction presenti nel blog di questa autrice e di Sokogirl
Rating: NC 17
WARRING: sesso senza protezione, slash, 3some
Genere: erotico, romantico
Disclaimer: la fiction è liberamente ispirata a “Doppia Anima” ed è il seguito di altre due fiction presenti nel blog di questa autrice e di Sokogirl
1
Alessandra sistemò la biancheria nel cassettone intarsiato in camera da letto. Non riusciva a credere che fosse già passato un mese da quando si era trasferita nell’appartamento accanto al suo. I primi giorni di convivenza con Sergei e Francesco li aveva vissuti come in un limbo, a trascorrere le ore a fare l’amore, a progettare il suo futuro. Tutto le sembrava quasi irreale, ancora non le sembrava reale che avesse compiuto un tale passo. Solo a pensare ai due uomini che la rendevano la donna più felice ed appagata della terra, si ritrovò a sorridere. Sì, era felice. Amava Francesco e Sergei anche se doveva ammettere che il rapporto con Francesco era particolare. lui la faceva sentire amata e coccolata. Da una settimana poi tentava di metterla incinta. Sembrava quasi esserne ossessionato tanto da voler fare l’amore anche più volte al giorno, soprattutto quando Sergei era fuori per lavoro. Non c’era posto che non avessero battezzato, ma il suo preferito restava l’enorme letto dalle lenzuola di seta. I suoi due coinquilini sapevano davvero come godersi la vita e da quando lei ne faceva parte, si era convertita ai loro vizi. Sghignazzò pensandoci. Si disse che era una fortuna aver affittato l’appartamento ormai vuoto. Ci avrebbe guadagnato un bel gruzzolo: tre stanze, in un palazzetto antico in pieno centro con ascensore. Avrebbe fatto comodo in caso di un aumento della famiglia. Alla sola idea di creare una vita, di fare un figlio sentì lo stomaco contrarsi, ma poteva dirsi fortunata. Francesco e Sergei l’avrebbero supportata in tutto. I suoi due amanti avrebbero dato a quel bambino tutto il necessario e anche più. Per non parlare dell’amore. Sì. Era fortunata.
Dopo aver riposto la biancheria stirata nel comò chiuse il cassetto, ma nel voltarsi un corpo massiccio la bloccò. Impaurita scattò, ma l’odore inconfondibile del costoso dopobarba di Francesco la tranquillizzò.
“Francesco” sospirò sollevata e anche terribilmente eccitata. Anche la sola vicinanza le provocava un certo stordimento.
“Ti ho messo paura, piccola?” le sussurrò all’orecchio. Il tono era divertito. Le scostò un ricciolo ribelle.
“Stavo per morire d’infarto. Non ti ho sentito rientrare” lo rimproverò continuando a dargli le spalle.
“Volevo farti una sorpresa e a quanto pare…” le solleticò il lobo con la bocca, scendendo verso il collo: “ci sono riuscito”
“Ho ancora della roba da sistemare” tentò di divincolarsi, ma senza metterci troppo entusiasmo.
“Aspetterà!” le circondò l’esile vita con le braccia. “Non ho pensato ad altro per tutto il giorno” la voce roca ed ansimante la fece immediatamente bagnare.
“Maniaco”
Ridendo divertito lui la pressò ancora di più contro il legno. Una mano scivolò lungo il ventre piatto raggiungendo il bordo dei jeans scoloriti. “Perché indossi questa roba? Dovresti mettere qualcosa di più femminile” insinuò due dita. “E soprattutto di più accessibile”
“Sono comodi”
“Io non direi!” li aprì slacciando i bottoni, poi li abbassò con decisione. “Ora va meglio!”
Alessandra uscì dai jeans calciandoli lontano poi si voltò a guardarlo. E come sempre restò imbambolata davanti alla sua bellezza, ma soprattutto alla limpidezza dei suoi occhi blu.
“Sei così bella, piccola” la spinse verso l’armadio semi aperto e in un attimo le fu addosso tanto che fu costretta ad aggrapparsi all’anta per non cadere.
“Facciamolo qui!” esclamò Francesco sorprendendola.
“Eh?” le venne quasi da ridere, ma quando si rese conto che lui era serio, non riuscì a protestare.
“A Sergei verrà un colpo se gli roviniamo le giacche”
“Staremo attenti” lasciò vagare lo sguardo lungo il corpo minuto della ragazza. “Piccola, dovresti mangiare un po’ di più. Stai sparendo e a me piace un po’ di sostanza. Guarda Sergei, ha preso un paio di chiletti ed è così arrapante” lascivo si leccò le labbra.
“Dimmi quando non lo è! Quando usciamo le donne se lo mangiano con gli occhi”
Sogghignando orgoglioso, Francesco scivolò sul pavimento e le alzò una gamba. Appoggiò il naso sull’intimo annusando il suo odore penetrante. “Mi piace il tuo profumo così delizioso”
“Francesco, smettila!”
La solleticò facendola fremere. “Sei già bagnata”
“Per te sempre” la gamba che la reggeva sembrava come di gelatina, dovette aggrapparsi con forza all’anta per non cadere.
Francesco scostò la stoffa mostrando le bellezze che celava: “Non vedo l’ora di annegare in te, bambina”
Ansimando, lei lo guardò implorante: “Ti prego, ne ho bisogno”
“Sei così bella” con un dito stimolò il bocciolo che si schiuse sotto il suo tocco.
“Mangiami!” lo supplicò, la voce quasi un sussurro.
A quella richiesta, lui non riuscì a trattenersi e sfiorò la spacca umida, deliziandosi con il suo sapore. Quando avvertì la leggera carezza della sua lingua, Alessandra si lasciò sfuggire un gemito che non solo indusse Francesco a continuare, ma anche a diventare più audace. Con le dita si fece strada dentro di lei penetrandola. Succhiò la fragolina nutrendosi poi dei succhi che sgorgavano copiosi dalla spaccatura.
Per l’enorme piacere la ragazza urlò. “Ancora! Mio dio!” agguantò il legno, il cuore si dibatteva come se volesse schizzarle fuori dal petto.
“Così sugosa” senza smettere di sforbiciare nella spacca grondante, succhiò con foga il bottoncino, fulcro del suo piacere.
“Francesco! Divorami!” Alessandra mosse il bacino per incontrare la bocca vogliosa. L’estasi la colse di sorpresa, il corpo fu scosso da un tremito e socchiudendo le labbra, si lasciò andare ad un lungo gemito. Inondò la bocca dell’amante con i suoi umori “Come fai a farmi venire ogni volta così forte!”
“Appetitosa” Francesco leccò ogni residuo del nettare che tanto amava.
Tentando di riprendersi dal potente orgasmo, si lasciò scivolare sul pavimento. Appoggiò la schiena all’armadio ormai aperto. “Con te non mi annoio mai” mormorò col fiatone.
Sorridendo, le prese il piede e cominciò a baciarlo: “Adoro ogni parte del tuo corpo, piccola”
Gli occhi verdi della ragazza vagarono lungo il corpo dell’uomo ancora fasciato nei costosi abiti e si posarono sull’evidente erezione che premeva sulla stoffa dei pantaloni scuri.
“A quanto pare anche tu hai bisogno di cure” allungò la mano verso il pacco gonfio.
Francesco le lasciò la gamba e si mise in ginocchio davanti a lei. Slacciò la cintura e aprì lentamente i bottoni.
“Te l’hanno mai detto che potresti fare lo spogliarellista? Il tuo modo di muoverti farebbe impazzire qualunque femmina!”
Divertito lui scoppiò a ridere: “No, ma se dovesse andare male con il locale, avrei un lavoro alternativo”
“Io dico sul serio!” sporgendosi in avanti, insinuò le dita sotto la camicia bianca. Carezzò il ventre scolpito. “Mio dio quanto amo il tuo corpo” risalì verso il petto glabro sfiorando i capezzoli.
Dalle labbra carnose di Francesco sfuggi un gemito e lei continuò il suo cammino.
Non volendo avere ostacoli, aprì la camicia abbassandogliela a forza dalle spalle. Contemplò per qualche istante il fisico pressoché perfetto dell’amante, poi appoggiò la bocca sul torace assaporando il suo sapore maschio, misto a quello del bagnoschiuma al sandalo.
“Sei stupenda” Francesco le insinuò le dita nei ricci e spingendole la testa verso il basso la indusse a raggiungere la sua meta finale.
Sogghignando, Alessandra cacciò il membro semi eretto dagli slip e lo circondò con le dita sottili. Da quando era diventata l’amante della coppia di vicini, aveva rivalutato il sesso orale e le piaceva molto trastullarsi con le aste di Sergei e Francesco.
“Adoro il tuo bell’uccello” commentò muovendo le dita lungo la superficie. “Credo che tu e Sergei abbiate i batacchi più grossi che abbia mai visto e anche i più appetitosi” con la lingua disegnò un cerchio sulla cappella, poi scese verso le palle. Le leccò per qualche istante per poi risalire verso la punta luccicante.
“Basta chiacchiere!” gli occhi blu dell’uomo erano scuri di passione. “Datti da fare!”
“Ora chi è impaziente?” lo prese in giro stuzzicandolo con i denti.
“Non giocare con me!” si finse arrabbiato.
“E perché? A me piace tanto giocare” scoppiando a ridere Alessandra appoggiò le labbra morbide sul membro e ne assaporò il suo gusto salato.
“Prendilo tutto!” le spinse la testa verso il basso.
Finalmente lei lo accontentò, accogliendolo nella sua bocca calda.
“Così, sei magnifica” la incitò osservandola succhiare con entusiasmo. “Cazzo” imprecò buttando la testa all’indietro.
Alessandra lasciò vagare la mano libera lungo il corpo, scivolando tra le gambe spalancate. Si sfiorò lentamente, le dita s’insinuarono tra le pieghe stimolando la fessura grondante. Immaginò di avere il cazzo di Francesco dentro di lei, di sentirlo pompare con vigore e fu a quel punto che le scappò un piccolo gemito.
“La tua bocca è una fornace, bambina. Ti amo” ansimò in preda al piacere più puro.
L’uccello scivolò fuori dalle labbra della ragazza, la quale, risalì ad incontrare quelle di Francesco. Gliele sfiorò prima con un bacio, poi con le dita umide. L’uomo le catturò succhiandole voglioso . “Il tuo sapore è così inebriante” le leccò una dopo l’altra.
“Amore, mi fai bagnare di nuovo se fai così”
“Dobbiamo rimediare allora” la spinse supina sul tappeto che si trovava davanti all’armadio.
Lei l’invitò a raggiungerla e Francesco, sorridendo maligno, si pressò su di lei sovrastandola con il suo corpo. Affondò il volto nel collo, l’erezione premeva contro la coscia. Le lambì la pelle liscia scendendo verso la spalla. “Trascorrerei le ore a sfiorarti” continuò a scendere chiudendo la bocca sul capezzolo destro.
Alessandra si appoggiò sui gomiti, ma la posizione non le era per niente comoda: “Ti voglio!” allargò di più le gambe facendo in modo che lui si creasse un posticino per insinuarsi.
“Vuoi che scopi la tua bella farfallina?” solleticò il bottoncino facendola fremere di aspettative.
“Sì, ti prego” ondeggiò il bacino per incontrare il suo tocco.
“Non farei altro, tesoro. Il tuo grilletto è così ricettivo. Passerei ore a giocarci” Lei si leccò le labbra e lui continuò: “Sento che a furia di provare presto resterai incinta!” gli occhi brillavano a quella prospettiva. Francesco non faceva segreto di volere un altro figlio.
Nonostante l’impegno per ingravidarla, ogni tentativo sembrava fallire miseramente tanto da convincerla che fosse tutto inutile. Si disse che probabilmente non poteva averne a causa delle cisti ovariche e dei problemi con il ciclo mai regolare. Quel pensiero la rattristò, ma tentò di non darlo a vedere: “Non ci pensare” attirò Francesco in un bacio appassionato. “Forse non è destino, ma non importa” carezzò le labbra con le sue. “Voglio te ora! Riempimi tutta!” lo guidò dentro di sé.
Gemendo Alessandra l’ospitò nella sua fessura lubrificata e pronta ad accoglierlo.
Francesco si ritrasse per poi ritornare a piantarsi dentro di lei.
“Più veloce!” Gli rivolse uno sguardo colmo di passione.
Lui, più che felice di accontentarla, aumentò il ritmo degli affondi, sfiorando ad ogni colpo un punto particolarmente sensibile tanto che delle scariche elettriche si diffusero lungo la spina dorsale arrivando fino al cervello.. “Ancora! Quel punto, sì!” gli conficcò le dita nella schiena.
“Sei così ricettiva, bambina!” le dita scivolarono a solleticarla tra le cosce.
Gridando, si dimenò sotto di lui fino a quando l’estasi non la colpì come un secchio d’acqua gelata. “Sì, o sì” Il corpo si contrasse, per poi rilassarsi subito dopo.
Senza smettere di sferzare dentro di lei, l’attirò facendola sbattere contro il torace umido. Alessandra affondò il volto nella spalla e morse la carne, ma Francesco era fin troppo abituato al sesso violento per avvertire dolore. Anzi, fu deliziato da quella sua intraprendenza.
“Stai frequentando troppo Sergei, piccola mia” la prese in giro.
“Scusa, ma l’orgasmo è stato così…” non riuscì a trovare la parola adatta. “Dirompente”
Le alzò il mento con due dita, riccioli ribelli ricadevano davanti al viso celandolo. Glieli scansò, le gote erano arrossate e gli occhi lucidi. “Sei così bella quando godi, Ale”
“Non è vero” negò vergognosa.
Divertito, la prese in giro: “Non ci credo. Dopo mesi riesco ancora a farti arrossire. Se penso alle cose che ti sei lasciata fare e soprattutto… quelle che hai fatto a me” si passò la lingua sui denti.
“Smettila!” nascose il volto. “Non mi sono mai sentita così vulnerabile come quando sono tra le tue braccia. Fai cadere ogni velo, solo con te riesco ad essere me stessa”
“Guardami!” le ordinò e lei rialzò il capo incontrando i suoi occhi blu. “Ti voglio sempre così. non devi mai nascondermi quello che provi, capito?” le baciò la punta del naso.
“Sei così dolce, Francesco. Sono così felice da quando ti conosco” gli sorrise percorrendo i lineamenti del suo viso con un dito.
Senza replicare l’imprenditore ricominciò a muoversi penetrando sempre più a fondo.
“Francesco, amore” gemette pressandosi contro di lui. Le bocche si fusero insieme, i corpi sudati si sfiorarono, il pene entrava e usciva provocandole ondate di immenso piacere.
“Sei fantastica” le sussurrò tra un bacio e l’altro. “Cavalcami!” le accarezzò la schiena scendendo verso le natiche sode. Solleticò il buchino, spingendo un dito all’interno.
“Sì, continua” e lui ne aggiunse un secondo strappandole un lamento dopo l’altro.
“Fammi venire!” lo supplicò col fiatone.
L’altra mano si spostò sulla ciliegina rossa e gonfia per i multipli assalti e senza smettere di muoversi in lei, la solleticò.
Alessandra si mosse galoppando su di lui, mentre Francesco continuava a stimolarle il bottoncino fonte del suo godimento fino a quando non avvertì la vagina contrarsi intorno al suo membro. Il grido di piacere della ragazza risuonò nella stanza.
Francesco alzò il bacino aumentando il ritmo dei suoi colpi.
Ondeggiando su di lui, Alessandra obbedì.
“Più veloce, piccola! Scopati su di me!” la incitò agguantandole il sedere.
“Ancora!” e dopo averlo spinto supino, gli appoggiò le mani sul petto. “Così, di più!”
“Sto venendo!” urlò Francesco prima di esplodere e inondarla con il suo seme.
Esausta Alessandra si accasciò sul suo torace, le labbra a sfiorare la pelle poco sopra un capezzolo. “Che bello fare l’amore con te” sospirò felice.
Ancora seppellito in lei, mormorò con il cuore in subbuglio “Tu sei bella, tesoro. Bella e desiderabile” le carezzò i ricci umidi. “Ho riscoperto il piacere di stare con una donna”
Sorrise imbarazzata “Sei davvero un casanova, ma so che sei sincero”
Lui la costrinse a guardarlo: “Con te lo sono sempre” si sporse ad incontrare la bocca martoriata per i continui baci.
Lo sentì ritrovare vigore e ridacchiò: “Non ho mai visto nessuno riprendersi come te”
Francesco la spinse sotto di lui sovrastandola con il suo corpo: “Sono pronto a ricominciare quando voi, bambolina”
“La posizione non è delle più comode, amore” si lamentò dolorante.
“Lo so, ma questo lo rende più divertente” e ricominciò a pompare.
“E quando non lo è” fu l’ultima cosa sensata che le uscì dalle labbra.
lunedì 14 maggio 2012
La visita
Titolo: La visita
WARRING: VM 18: vietato ai minori per esplicite descrizioni sessuali
Quando Agata varcò la soglia dello studio del dottor Laudrup, non sapeva cosa aspettarsi. Aveva appena compiuto trentasei anni, che a quell’epoca, gli anni settanta, voleva dire essere una donna già ‘avanti’. Una matura. Era stato proprio suo marito ad esortarla a fare la visita. Dopo tutto, diceva lui, non era ancora tardi per loro, per avere un figlio. “Mia madre mi ha avuto quando aveva quarantatre anni!” andava apostrofando. A quella lei era solerte rispondere: “Sì ma ne aveva già avuti tre!” avrebbe preferito che lui l’accompagnasse, ma da quando Tonio era stato assunto alla Seat come direttore commerciale, il tempo che passava con lei si era drasticamente ridotto.
Di questo medico misterioso, un ginecologo, cosa mal vista a quei tempi, dopotutto che opinione si può avere di un dottore che si guadagna da vivere frugando nelle vagine? Dopotutto Agata non aveva nessuna opinione, sapeva solo che aveva origini straniere, null’altro. Prese posto nella sala d’attesa e... attese. Finché la porta si spalancò. Una giovane donna con una bella pancia da settimo - ottavo mese, ringraziò sorridendo e, fattura tra le dita, salutò e se ne andò. Risollevandosi, Agata si ricompose il vestito di lana che si era alzato. “Lei è la signora Gualtieri?” esordì lo scienziato studiandola con due occhi celesti da brivido.
“Sì, avevo appuntamento per le quattro”
“Mi scusi per il ritardo, si accomodi pure” e la esortò a farsi avanti. Pur titubante la donna entrò nella stanza. A colpirla di più furono i due ferri posti ai lati del lettino da visita, intuì subito che avrebbe dovuto appoggiare i polpacci là. Si sentì quasi svenire all’idea che un estraneo, qualcuno che non era Tonio, l’avrebbe vista così nuda. “Può spogliarsi dietro il separé” lo indicò. Solo quando Agata fu nuda dalla cintola in giù e di fronte al lettino si rese conto di quanto fosse giovane il dottor Laudrup. Trenta, massimo trentacinque anni. Non aveva mai visto un medico tanto giovane. Forse, pensò, era una caratteristica dei ginecologi, essendo una categoria relativamente nuova, la giovane età. “Prima volta che si fa visitare da un ginecologo?”
“Sì”
“La sento rigida, non si deve preoccupare. Non sentirà nulla di spiacevole essendo lei sposata” sorrise dolcemente. Agata realizzò che fosse l’uomo più bello che le fosse capitato di vedere da quando era bambina. Da quando un ufficiale tedesco amico di suo padre, l’aveva presa in braccio e fatta volare. Anche all’epoca aveva pensato che lui fosse un angelo o qualcosa del genere. Forse era un suo debole l’uomo nordico, alto, biondo, occhi blu. Per sicurezza però aveva scelto un normalissimo uomo italiano, alto il giusto, moro con occhi castani molto scuri e profondi. Amava suo marito e si era sempre trovata bene nell’intimità con lui. Anche se non aveva assolutamente idea di cosa fosse l’orgasmo.
“Mi scusi per il ritardo, si accomodi pure” e la esortò a farsi avanti. Pur titubante la donna entrò nella stanza. A colpirla di più furono i due ferri posti ai lati del lettino da visita, intuì subito che avrebbe dovuto appoggiare i polpacci là. Si sentì quasi svenire all’idea che un estraneo, qualcuno che non era Tonio, l’avrebbe vista così nuda. “Può spogliarsi dietro il separé” lo indicò. Solo quando Agata fu nuda dalla cintola in giù e di fronte al lettino si rese conto di quanto fosse giovane il dottor Laudrup. Trenta, massimo trentacinque anni. Non aveva mai visto un medico tanto giovane. Forse, pensò, era una caratteristica dei ginecologi, essendo una categoria relativamente nuova, la giovane età. “Prima volta che si fa visitare da un ginecologo?”
“Sì”
“La sento rigida, non si deve preoccupare. Non sentirà nulla di spiacevole essendo lei sposata” sorrise dolcemente. Agata realizzò che fosse l’uomo più bello che le fosse capitato di vedere da quando era bambina. Da quando un ufficiale tedesco amico di suo padre, l’aveva presa in braccio e fatta volare. Anche all’epoca aveva pensato che lui fosse un angelo o qualcosa del genere. Forse era un suo debole l’uomo nordico, alto, biondo, occhi blu. Per sicurezza però aveva scelto un normalissimo uomo italiano, alto il giusto, moro con occhi castani molto scuri e profondi. Amava suo marito e si era sempre trovata bene nell’intimità con lui. Anche se non aveva assolutamente idea di cosa fosse l’orgasmo.
“Comoda?” domandò Laudrup quando lei ebbe posizionato i polpacci sui ferri.
“Abbastanza” mentì lei. Il dottore indossò dei guanti di lattice.
Poi le si avvicinò: “Non è comoda, preferisco togliere questi” e allontanò i due ferri. Una volta che Agata fu di nuovo seduta normalmente, strinse le cosce tra loro.
“Devo chiederle cortesemente di divaricare le gambe, signora”
“Ma certo” schiva aprì piano le cosce. Penserà che sono peggio di una verginella. Considerò mordendosi il labbro inferiore. Pazientemente il dottore raggiunse la sua femminilità con la punta delle dita. “Si rilassi, non sentirà nulla di male le assicuro” sorrise sensuale. Agata sentì il cuore martellare e temette di nuovo di perdere i sensi. Le era successo già un paio di volte quando la chiesa era piena. Le dita dello scienziato la penetrarono sapientemente, favorite dall’umidità della vagina, che, nonostante l’agitazione, aveva subito il fascino del bel ginecologo. Sentirsi frugare così non era qualcosa di tanto piacevole, pensò Agata razionalmente, allora perché vampate di calore e un piacere incontrollato sembrarono investirla come un tornado?
“Devo chiederle cortesemente di divaricare le gambe, signora”
“Ma certo” schiva aprì piano le cosce. Penserà che sono peggio di una verginella. Considerò mordendosi il labbro inferiore. Pazientemente il dottore raggiunse la sua femminilità con la punta delle dita. “Si rilassi, non sentirà nulla di male le assicuro” sorrise sensuale. Agata sentì il cuore martellare e temette di nuovo di perdere i sensi. Le era successo già un paio di volte quando la chiesa era piena. Le dita dello scienziato la penetrarono sapientemente, favorite dall’umidità della vagina, che, nonostante l’agitazione, aveva subito il fascino del bel ginecologo. Sentirsi frugare così non era qualcosa di tanto piacevole, pensò Agata razionalmente, allora perché vampate di calore e un piacere incontrollato sembrarono investirla come un tornado?
“Tutto assolutamente nella norma” decretò Laudrup continuando la sua dolce tortura. Quando il dito medio che spingeva verso l’altro trovò un punto particolarmente erogeno, la donna non riuscì più a trattenere un urlo e proruppe in un violento orgasmo. Non essendole mai capitato nulla del genere in tutta la sua esistenza, pensò che fosse un effetto della visita. Laudrup, basito dalle contrazioni attorno alla sua mano, la ritirò come scottato. Agata, ansimante, cercava di riprendersi.
“Tutto bene signora?”
“Ho avuto una sensazione mai provata. Sarò malata?” gli occhi le si inumidirono.
“Nulla di tutto questo, davvero mai provata? Suo marito non la tocca mai così?”
“No”
“Nemmeno durante il coito?”
“Prego?” non aveva mai inteso quel termine.
“Durante il sesso, quando vi congiungete carnalmente”
“No”
“Nemmeno durante il coito?”
“Prego?” non aveva mai inteso quel termine.
“Durante il sesso, quando vi congiungete carnalmente”
Agata arrossì violentemente. “No mai, perché dovrebbe capitare?”
“A mia moglie capita” ammiccò arrossendo a sua volta. “Una donna in buona salute dovrebbe avere orgasmi ogni settimana. Volendo anche una volta al giorno”
“Penso di non conoscere questo termine scientifico”
“Penso di non conoscere questo termine scientifico”
Sospirando Laudrup si rese conto che, nonostante i modi raffinati da signora per bene, la sua paziente era d’un ignoranza in materia assolutamente avvilente!
“Forse dovrei parlare con suo marito e non con lei, in ogni caso ora passiamo alla palpazione del seno”
Lei si tolse il sopra sempre intimidita. Quando la camicia fu completamente sbottonata e tolto pure il reggipetto, il ginecologo iniziò a tastare il seno.
“Nessun ingrossamento o nodulo” decretò. “Ora si metta di spalle, voglio controllare anche l’ano”
Agata ubbidì non sapendo assolutamente che controllare l’ano significasse ritrovarsi due dita nello sfintere!
Agata ubbidì non sapendo assolutamente che controllare l’ano significasse ritrovarsi due dita nello sfintere!
“Ahy” si lamentò quando lui profanò.
“Rilassata, non si preoccupi” il dottor Laudrup inorridì. Per la prima volta da quando esercitava il mestiere, si era eccitato. Un’enorme erezione premeva sui pantaloni mentre le dita sforbiciavano dentro l’orifizio. Come era possibile? Certo, quella donna era attraente. Non aveva mai avuto un orgasmo se non grazie a lui, e il suo culetto intatto, graziato dalle manie maschili di deflorare tutto ciò che è deflorabile, lo portarono a stimare il signor Gualtieri.
“Suo marito non l’accarezza mai qui?”
“Perché dovrebbe?” rispose lei a tono.
“Perché dovrebbe?” rispose lei a tono.
“A molte donne piace e anche gli uomini trovano piacevole penetrare le loro signore in questa maniera”
“Ma non fa male? Alla salute intendo?”
“Perché mai, se si usano le accortezze igieniche” tolse le dita. Doveva ammetterlo, per quanto amasse sua moglie, per quella donna avrebbe potuto perdere la testa. “Si alzi ora, mani contro il muro” l’accompagnò lui stesso. Completamente in balia del demone dell’eros, il dottor Laudrup stava buttando via anni di studi e di professionalità per le lusinghe della carne, la bramosia della lussuria. Ignara di tutto ciò, Agata ubbidì. “Appoggi bene le mani e divarichi leggermente le gambe. Voglio controllarla da così” lei accettò. E di nuovo si ritrovò le dita di Laudrup a mapparla nel suo posticino più segreto. “Si bagna con facilità e il suo punto speciale e rintracciabile da questa posizione. Dovrebbe chiedere a suo marito di deflorarla da così”
“Per il concepimento?” ansimò lei di nuovo in balia del piacere.
“Ma non fa male? Alla salute intendo?”
“Perché mai, se si usano le accortezze igieniche” tolse le dita. Doveva ammetterlo, per quanto amasse sua moglie, per quella donna avrebbe potuto perdere la testa. “Si alzi ora, mani contro il muro” l’accompagnò lui stesso. Completamente in balia del demone dell’eros, il dottor Laudrup stava buttando via anni di studi e di professionalità per le lusinghe della carne, la bramosia della lussuria. Ignara di tutto ciò, Agata ubbidì. “Appoggi bene le mani e divarichi leggermente le gambe. Voglio controllarla da così” lei accettò. E di nuovo si ritrovò le dita di Laudrup a mapparla nel suo posticino più segreto. “Si bagna con facilità e il suo punto speciale e rintracciabile da questa posizione. Dovrebbe chiedere a suo marito di deflorarla da così”
“Per il concepimento?” ansimò lei di nuovo in balia del piacere.
“Certo! Durante l’orgasmo la donna risucchia lo sperma e la punta del pene è ben più vicina al collo dell’utero”
“Cos’è quest’orgasmo dottore? Io non capisco! È una così bella parola, difficile ma bella”
“Sì, bella. È il paradiso l’orgasmo. Il francesi la chiamano piccola morte, è perdersi e ritrovarsi nell’oblio assoluto”
“Voglio... o sì... ancora” gemette Agata. Laudrup aveva preso di mira il piccolo dosso con le dita, e Agata era prossima a raggiungere un altro picco. Ma ormai in balia di se stesso, il dottore si sbottonò i pantaloni, lasciando sgusciare fuori il sesso eretto luccicante, e nel tempo di uno starnuto, lo sostituì alle dita. Fu dentro di lei. “Questo dovrebbe provare con suo marito” le confidò con la bocca attaccata al suo orecchio. “Davvero? È così bello!” rispose lei in estasi. Per non gridare dovette poggiare la bocca sul muro. Laudrup la scopò con forza ed impegno fino a portarla ad un nuovo orgasmo clamoroso, più forte e più violento. Super eccitato, venne anche lui imbrattandole la natica e una coscia. Prima di staccarsi le baciò dolcemente i capelli. “Mai sentito così bene una donna!” commentò togliendosi. Dopo averla ripulita dai residui con della carta assorbente, tornò dietro la scrivania e, come se niente fosse, le prescrisse delle vitamine.
“Cos’è quest’orgasmo dottore? Io non capisco! È una così bella parola, difficile ma bella”
“Sì, bella. È il paradiso l’orgasmo. Il francesi la chiamano piccola morte, è perdersi e ritrovarsi nell’oblio assoluto”
“Voglio... o sì... ancora” gemette Agata. Laudrup aveva preso di mira il piccolo dosso con le dita, e Agata era prossima a raggiungere un altro picco. Ma ormai in balia di se stesso, il dottore si sbottonò i pantaloni, lasciando sgusciare fuori il sesso eretto luccicante, e nel tempo di uno starnuto, lo sostituì alle dita. Fu dentro di lei. “Questo dovrebbe provare con suo marito” le confidò con la bocca attaccata al suo orecchio. “Davvero? È così bello!” rispose lei in estasi. Per non gridare dovette poggiare la bocca sul muro. Laudrup la scopò con forza ed impegno fino a portarla ad un nuovo orgasmo clamoroso, più forte e più violento. Super eccitato, venne anche lui imbrattandole la natica e una coscia. Prima di staccarsi le baciò dolcemente i capelli. “Mai sentito così bene una donna!” commentò togliendosi. Dopo averla ripulita dai residui con della carta assorbente, tornò dietro la scrivania e, come se niente fosse, le prescrisse delle vitamine.
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