domenica 29 aprile 2012

Angeli custodi, nuova fiction a puntate


Gustav (Gedeon), Ben (Pablo), Alex (Marco) e René (Gabriel) fanno parte di una squadra molto speciale, si occupano infatti degli ex detenuti, di appurare che non tornino a delinquere. Si chiamano Angeli custodi e il loro quartier generale è Monaco.
La loro specialità è infiltrarsi nelle vite dei loro indagati senza dare nell'occhio ma, in particolare, senza reticente, mischiando spesso la vita privata e il lavoro.
Tutti e quattro sono molto sensibili al fascino femminile e le ragazze ricambiano perché le indubbie doti da seduttori, oltre le evidenti caratteristiche fisiche, non lasciano certo indifferenti! Ma state certi che ci saranno dei momenti molto hot anche tra loro....
Coming soon

mercoledì 25 aprile 2012

Un tassista muy caliente capitolo 1








Titolo: Un tassista muy caliente
Autore: Lipsialove-Sokogirl
Paring: Jan/Miguel- Vince/Jan
Rating: NC 17
WARRING: sesso senza protezione, slash, 3some, famale slash
Genere: commedia, erotico, romantico
Disclaimer: la fiction è liberamente ispirata ai protagonisti della serie Squadra speciale Lipsia, ma la storia è di nostro pugno e senza scopo di lucro, solo per divertimento



Era una fredda sera di novembre, nell’aria lo strombazzare dei clacson e il fischietto del vigile fermo all’incrocio della strada completamente intasata. La pioggia cadeva fitta sui parabrezza delle auto e sembrava non avere alcuna voglia di smettere. Miguel Alvarez sedeva sconsolato nel suo taxi. Le mani poggiate sul volante, lo sguardo fisso sui tergicristalli che si muovevano da una parte all’altra e il pensiero a tutti clienti potenziali che stava perdendo, bloccato in quel cavolo di ingorgo. Gli occhi nocciola saettavano da una parte all’altra alla ricerca di una ipotetica via di fuga, perché si sentiva come una sardina in una scatola.
Rassegnato a restare lì ancora per molto,  guardò l’enorme orologio al polso e sbuffò “Dannazione! Che cazzo ci sta a fare il vigile in mezzo alla strada se non risolve niente? Che incompetente!”
Esasperato, abbassò il finestrino e cacciò la testa per urlare qualcosa, ma concluse solo di bagnare il berretto da baseball “Cavolo come piove” se lo tolse per sgrullarlo. Lo considerava un vero portafortuna tanto da non toglierlo quasi mai.

Un lampo squarciò il cielo e Miguel imprecò, certo che il tempo non sarebbe potuto che peggiorare. Cominciava anche a fare piuttosto freddo. Intirizzito, infilò le mani nelle tasche del giubbotto che per disdetta era senza maniche. Sospirò immaginando di trovarsi nella sua terra d’origine, la Spagna, in una spiaggia assolata, magari su una sdraio con un variopinto cocktail, in compagnia di una conturbante fanciulla in perizoma.
Era ancora assorto nei suoi pensieri, quando sentì la portiera posteriore chiudersi con un botto. Sorpreso, si voltò di scatto, appena in tempo per vedere un uomo sedersi e sgrullarsi l’acqua dall’impermeabile.
“Diamine, sono completamente zuppo” imprecò questi con voce profonda.
Miguel lo fissò stranito. Del nuovo cliente poteva vedere solo la testa bionda, perché continuava a tenere lo sguardo basso nella speranza di asciugare i pantaloni con un fazzolettino. “Dannazione!”
“Tutto bene?”
“Sì, alla grande” replicò ironico senza neanche guardarlo “Mi porti in Leibniz strasse” ordinò.
Miguel si schiarì la voce: “Non so se ha notato ma c’è un ingorgo indistricabile”
“Come?” Finalmente alzò gli occhi su di lui e Miguel si ritrovò ad annegare in due pozze limpide come il cielo mattutino. 
“Ho detto che siamo bloccati” balbettò indicando con il dito le auto accanto a loro. “Mi sa che ne avremo per un bel po’” si prese la libertà di osservare il suo compagno di sventure. Sui trentacinque, viso di una bellezza quasi irreale, zigomi che sembravano scolpiti, labbra sottili e naso delicato. Dai capelli bagnati cadevano gocce di pioggia che bagnavano le guance arrossate.
Miguel si sentì improvvisamente a disagio e quando la sua attenzione si spostò lungo il torace stretto in un maglione beige che sembrava non riuscire a contenere i muscoli, si ritrovò ad arrossire a sua volta.
“Oh” mormorò appoggiando la schiena. “Poco male, non ho fretta. È che sto correndo da due isolati, con questa pioggia mi sono ridotto come un biscotto inzuppato nel latte”.
A quel paragone, Miguel si lasciò scappare un sorriso che lo sconosciuto si affrettò a ricambiare.
Imbarazzato e turbato, il tassista si voltò di nuovo limitandosi a sbirciare i suoi movimenti dallo specchietto retrovisore.
“Che giornata schifosa” mormorò il cliente mettendosi comodo.
Dalla sua espressione, Miguel intuì che non si stesse riferendo solo al tempo. Cominciò a tamburellare sul volante, cosa che faceva sempre quando si sentiva a disagio. E in quel momento, bloccato in quello spazio fin troppo angusto con quello sconosciuto, si sentiva non solo a disagio, ma terribilmente inquieto.
“Degna conclusione di una giornata cominciata di merda” blaterò il biondino incontrando i suoi occhi attraverso lo specchietto.
“E questo tempo non migliora di certo le cose. Vuole sentire un po’ di musica?” dovendo restare con quell’uomo per un tempo indefinito, Miguel ritenne opportuno metterlo a suo agio.
“Come vuole” alzò le spalle. “Ma non sono dell’umore adatto”
“Vedrà che un po’ di ritmo ridarà gioia alla sua vita…” notando la sua espressione sconsolata si corresse “per un po’” e accese la radio sintonizzandola su una stazione di musica vintage. In quel momento stavano tramettendo una trasmissione sulla musica spagnola. Un’allegra melodia si diffuse nell’abitacolo, salvando il bruno da una conversazione che non sarebbe stato in grado di condurre. Si trattava di una canzone d’amore e Miguel si lasciò trasportare dal ritmo e dalle parole strazianti di un amante abbandonato. Canticchiando, sbirciò nello specchietto e notò che il suo cliente aveva un’espressione abbattuta. Stava per domandargli cosa gli fosse accaduto, ma si morse la lingua. Non sono affari miei! Scosse la testa.
Intanto la pioggia aveva aumentato d’intensità e il vento la sbatteva contro il parabrezza rendendo pressoché impossibile guardare oltre il vetro.
Miguel abbassò un po’ la radio. “Finirà mai!” sospirò appoggiandosi alla spalliera.
“A me piace la pioggia, mi rilassa, ma oggi…” il biondo si bloccò come se non riuscisse a  terminare la frase.
L’altro lo fissò attraverso lo specchietto: “Oggi, cosa?”
“Mi rende triste” concluse gelido e Miguel si pentì di essersi intromesso.
“Mi scusi, non sono affari miei” tossicchiò nervoso.
“Non si scusi, è che sto passando un brutto momento” abbassò la testa, le mani strette tra loro come in una morsa. “La persona che amo è andata via” quasi come se trovarsi davanti ad un estraneo lo rendesse più semplice, cominciò a confessarsi “e io ora non so che fare. Vivevamo insieme, mangiavamo insieme, ci svegliavamo insieme e ora io devo tornare nell’appartamento che abbiamo condiviso. Mi sa dire dove lo trovo il coraggio? Come potrò dormire nello stesso letto? Un letto vuoto e privo del suo calore” singhiozzò disperato.
Vedendolo in quello stato pietoso, Miguel provò un improvviso desiderio di abbracciarlo, di stringerlo forte ma prudentemente represse quel pensiero malsano nei meandri della sua mente. Avrebbe solo rischiato un pugno in faccia.
Continuò a tenere lo sguardo fisso su quell’uomo che ormai se ne stava in un angolino del sedile, il viso tra le mani e i singhiozzi a coprire la musica proveniente dalla radio. “Non faccia così” Miguel agguantò un pacchetto di fazzolettini e gliene porse uno.
“Mi scusi, la sto deprimendo” Jan si soffiò il naso rumorosamente “Starà pensando che sono un pazzo che parla a vanvera dei suoi problemi con uno sconosciuto” abbozzò un sorriso.
“No” scosse la testa “La capisco, sono stato lasciato anch’io, appena qualche settimana fa”
“Davvero?” con il fazzoletto si asciugò le lacrime. “E come l’ha superata?”
Miguel si grattò la nuca: “Ho cercato di trovare dei difetti e sa che le dico? Ha funzionato!” ghignò malizioso, “I difetti superavano i pregi, tanto che alla fine ero sollevato di non averla più intorno.”
“Per esempio?”
A Miguel sfuggì un risolino:“Una cosa che proprio non riuscivo a sopportare erano degli strani grugniti che faceva nel sonno. Mi mandavano al manicomio”
“Grugniti?” sgranò gli occhi.
“Sì, poi mentre eravamo a letto, non la smetteva mai di parlare. Anche mentre facevamo l’amore, era così fastidiosa” al ricordo scoppiò a ridere di cuore tanto che ben presto coinvolse anche il povero affranto.
“Ti ringrazio, sei riuscito a farmi ridere” lo guardo intensamente, poi gli porse la mano. “Io sono Jan” si presentò.
“Miguel” mentre la stringeva con vigore uno strano calore lo avvolse.
“Sei simpatico, Miguel” trattenne la mano nella sua, “la giornata non è poi così disastrosa come pensavo”
“Grazie” arrossì leggermente. Non solo per quel complimento ma anche perché egli era passato a dargli del tuo, quasi come se fossero vecchi amici “sei gentile”
“Il gentile sei tu. Sono stato fortunato ad incappare nel tuo taxi” finalmente lo lasciò andare.
“Avanti!” Miguel gli sferrò una leggera pacca sulla spalla “Elencami i suoi difetti. Scommetto che dopo ti sentirai subito meglio”
Jan lo fissò sorpreso, ma un attimo dopo alzò lo sguardo in aria “Vediamo…”
Miguel l’osservò divertito, ma anche estremamente turbato. Non riusciva a capire perché la sua vicinanza gli creasse tanta tensione. “Su non dirmi che non ha alcun difetto”
“Certo che ne ha! È solo che non so da quale iniziare. Disordinato…” cominciò a contare sulla punta delle dita “egocentrico…”
Nel sentirgli parlare al maschile, il cuore di Miguel si fermò per qualche istante. Si disse che forse aveva capito male, che quell’uomo non poteva essere gay. Era abbastanza virile, per niente effemminato. Ma soprattutto estremamente attraente. Nel suo immaginario i gay erano quasi sempre o degli sfigati timidi con un fisico non adeguato, o dei rasati barbuti grassi, come la coppia che viveva nel suo palazzo. Mentre Jan continuava a esporre tutti i difetti del suo ormai ex, lo fissò incredulo.
“Quando si fa la doccia lascia asciugamani bagnati ovunque e pozze d’acqua, per non parlare di quando mangia con la bocca aperta e…” sentendosi osservato, si bloccò: “Che hai?”
“Come? No, niente” Miguel scosse la testa.
“Ogni volta che si rasava lasciava un casino nel lavandino. Mi mancheranno i suoi capelli dopo che si è rasato”. Sospirò.
“Ne ha di lati negativi” buttò la cosa sullo scherzo.
È sì. Vince è più giovane di me, scapestrato. Mesi fa si è arruolato nell’esercito senza dirmi niente e questa mattina è partito per la Somalia. Bastardo egoista” mormorò a denti stretti. “Non capisce che è andato lì per farsi ammazzare?”
“O cazzo” imprecò Miguel.
“Io gli ho detto che l’avrei aspettato, che non volevo perderlo, ma per lui conta solo la sua missione e soprattutto la prospettiva di fare carriera rendersi indipendente, andare via da Lipsia. Forse solo allontanarsi da me, non so...” tornò a rabbuiarsi.
“Un bell’egoista. Da quanto tempo stavate insieme?”
“Un anno” gli occhi s’inumidirono di nuovo: “giovedì sarebbe stato il nostro anniversario” sospirò pesantemente.
“Mi dispiace, Jan” sfiorò il dorso della mano con le dita e Jan annuì.
“Non so che fare” gli occhi brillarono.
“Presto andrà meglio, vedrai” gli sorrise con dolcezza.
Jan ricambiò e gli solleticò le dita provocandogli un brivido lungo la schiena. “Ti ringrazio. Tu puoi capirmi, ci sei passato”
“Già” ritrasse la mano.
“Sai che sto già un po’ meglio? Il tuo rimedio funziona” si asciugò le guance umide.
Intanto fuori dall’abitacolo, la situazione sembrava quasi tornata alla normalità. Vedendo le auto muoversi, Miguel fu costretto a voltarsi e a mettere in moto.
Guardò Jan dallo specchietto, lo stava fissando con grande insistenza. Improvvisamente, immaginò di baciare quelle labbra, di accarezzare i capelli biondi e di lasciar scivolare le dita lungo il torace muscoloso fino a farlo gemere di piacere. I jeans divennero terribilmente stretti tanto da costringerlo ad aggiustarseli. Sentire il suo sguardo su di sé, non contribuiva certo a migliorare le cose. Non era mai stato attratto da un uomo e non riusciva a capacitarsi che quel tipo, solo perché belloccio, potesse fargli venire dei dubbi sulla sua sessualità.
“A cosa pensi?”
La voce del suo passeggero lo riportò alla realtà.
“Ehm…” cercò qualcosa da dire “alla strada da prendere per non trovare un altro blocco” pensoso aggiunse: “Cosa ti porta a Leibnizstrasse?”
“Sto tornando a casa dal lavoro, ma è l’ultimo posto dove vorrei andare”
“Deve essere dura”
“Sì” si sporse in avanti, le labbra ad un soffio dal suo orecchio: “scusa se ti sto dando tutti questi fastidi”
“Che fastidi! È il mio lavoro questo e poi, mi fa piacere la tua compagnia”
“Il mio capo ha visto che ero distratto e mi ha costretto ad andare a casa prima, altrimenti, a quest’ora sarei ancora in ufficio”
“Che lavoro fai?” domandò Miguel fermandosi ad un semaforo rosso. L’averlo così vicino lo eccitava. Pregò che lui non se ne accorgesse
“Addetto marketing per una società di comunicazioni”
“Impegnativo” commentò il tassista.
“A me piace. Dimmi di te, piuttosto. Da quando porti il taxi? Sembri così giovane. Ventitré o ventiquattro anni” appoggiò un gomito sul poggiatesta del sedile del passeggero.
“Quasi venticinque e da due anni faccio questo lavoro... o forse sono tre. Boh. Sai che ho perso il conto?” ridacchiò nervoso Miguel stava per chiedergli di passare avanti, ma non voleva sembrare sfacciato e poi, non era permesso. Se lo avessero visto con un cliente accanto gli avrebbero fatto una ramanzina.
.“Forse perché lo ami!” esclamò “E allora, non ti accorgi del tempo che passa”
“Sarà così” svoltò ad un incrocio e poco dopo accostarono davanti al palazzo di Jan. “Eccoci”
In quel momento il crepitio della radio ruppe quell’atmosfera ovattata. “Lipsia 17, Lipsia 17”
“Scusa” e rispose alla chiamata. “Lipsia 17”
“Schlossenplatz 68” riferì la voce metallica dall’altra parte.
“Ricevuto. Vado subito” e chiuse la comunicazione.
Rendendosi conto che non poteva continuare a restare nel taxi, Jan si mosse per pagare, ma Miguel lo bloccò per un braccio. “Non importa”
“No, insisto. Hai perso un’ora” e dopo aver sbirciato il tassametro, gli passò un biglietto da 50 euro. “Tieni il resto”
“Cosa? Avevo chiuso il tassametro durante l’ingorgo”
“Vorrà dire che la prossima volta, me l’abbonerai” gli strizzò l’occhio e Miguel si sentì rimescolare dentro.
“Okay” balbettò fissando le sue labbra socchiuse.
“A presto, allora” aprì la portiera.
“Senti, prendi questo!” e gli porse un cartoncino bianco sul quale erano segnati dei numeri
Jan lo guardò senza capire e Miguel aggiunse.“Nel caso ti servisse un passaggio. Basta chiedere di Lipsia 17 o di Miguel. comunque c’è anche il mio cellulare” aggiunse tossicchiando.
“Grande. Ti chiamerò senz’altro” lo prese infilandolo poi nel portafogli. Dopo essersi salutati Jan scese dal taxi e si avviò verso il portone.
Mentre lo osservava allontanarsi, Miguel si chiese se l’avrebbe davvero richiamato. Lo vide aprire il pesante portone di legno ed entrare. Una volta che lo ebbe richiuso alle sue spalle, Miguel rimise in moto diretto verso il suo prossimo cliente.

lunedì 23 aprile 2012

Anteprima: Un tassista muy caliente

Menage a trois nell'hamman


ASSOLUTAMENTE NC 18 per scene ad alto contenuto erotico e sesso senza protezione



Fece giusto in tempo a terminare di aggiustare i ricci ribelli con del gel che sentì suonare il campanello. Quando spalancò la porta non era pronto allo spettacolo che gli si parò davanti. Ingrid in compagnia di una mora con due occhi verdi da gatta e un corpicino formoso, fasciato in un vestitino rosso e nero che a stento riusciva a contenere la quarta abbondante di seno.
Miguel la fissò a bocca aperta, poi in attesa di una spiegazione, spostò lo sguardo sulla sua ragazza. “Ti piace la mia sorpresa, amore?” Ingrid avanzò per salutarlo come meritava.
Afferratole la vita sottile, Miguel la baciò con ardore. “Non capisco, pensavo dovessimo festeggiare” le sussurrò dopo essersi staccato dalle sue labbra.
“Lei fa parte dei festeggiamenti, le ho parlato così tanto di te che ha insistito per conoscerti. Non sei contento?”
Realizzando finalmente cosa intendeva, Miguel sgranò gli occhi e una strana frenesia s’impadronì di lui “Io credevo fossi gelosa delle altre donne e ora…”
“Non te ne intendi molto di psicologia femminile, ma ora non pensarci.” E gli scoccò un altro bacio sulla bocca socchiusa.
Abbracciandola, spostò lo sguardo sulla mora che li osservava ammaliata, negli occhi una strana luce.
“Allora, mi presenti la tua ‘amica’?” e di proposito pose l’accento sull’ultima parola.
“Certo, tesoro, lei è Yelena, lavora come traduttrice al Consolato” allungò una mano invitandola ad avvicinarsi. “Yelena lui è il mio Miguel”
“Ciao, Ingrid mi ha parlato tanto di te” sorrise mostrando una dentatura perfetta. “Mi sembra già di conoscerti”
“Dove lo tenevi nascosto un simile bocconcino?” Il giovane baciò galante il palmo, stringendo le dita affusolate nelle sue “Non sapevo che Ingrid avesse delle amiche così sexy” la scrutò con interesse.
“Smettila!” gli pizzicò il rotolino che sporgeva dai pantaloni “Cavolo, amore, devi metterti a dieta”
“Con tutta l’attività fisica che faccio devo nutrirmi per due” si leccò le labbra lascivo e lei sentì le mutandine inumidirsi al pensiero di quello che era in grado di farle con la bocca.
“Ora, andiamo altrimenti faremo tardi” annunciò lei prendendolo per mano.
“Andiamo dove? Io ho pensato restassimo a casa” mise il broncio.
“No, piccolo, questa è solo la prima parte della sorpresa” e quando le due ragazze si lanciarono uno sguardo complice Miguel avvertì un languore al basso ventre.
“Non chiedere niente, amore!” ridacchiò Ingrid prendendolo per mano.
Senza avere il tempo di replicare fu trascinato via.
Arrivati alla loro meta, Miguel restò interdetto. Lesse l’insegna “Piaceri d’oriente”
“Vedrai, amorino, ne resterai estasiato” gli sussurrò catturandogli poi il lobo “ho un programmino eccitante”
“Ma che posto è?”
“Un Hammam, amore”
“Sarebbe?” non era avvezzo a quei termini.
“Bagno turco, ma fanno ogni genere di trattamenti e io ho prenotato qualcosa di davvero speciale”
“Che stiamo aspettando?” disse impaziente.
Una volta all’interno, Miguel si guardò intorno incuriosito. gli sembrava di trovarsi ad Istambul: lampade marocchine, divani tappezzati con sete multicolori e fanciulle vestite come odalische.
“Ti piace?”
Con lo sguardo fisso su una coppia che coperta con solo due asciugamani, si avviava lungo il corridoio, si limitò ad annuire. Furono indicati loro gli spogliatoi, a sinistra quelli per gli uomini e a destra quelli per le donne. Miguel, dopo essersi tolto gli abiti, si strinse un accappatoio intorno la vita.
Certo, una volta uscito, di ritrovare le sue compagne d’avventura, restò deluso quando un omaccione barbuto lo condusse in una stanzetta vuota ad eccezione di un lettino. Sperò ardentemente che non fosse lui a massaggiarlo, ma il buon umore stava comunque scemando. Aveva immaginato di trascorrere la serata con Ingrid e invece era relegato da solo in un buco. Ancora perso nei suoi pensieri non si accorse della porta che si apriva.
“Sera signore”
Una voce femminile lo riportò alla realtà. Si voltò a guardare quella fanciulla dai lunghi capelli neri e gli occhi di un castano con pagliuzze dorate, la pelle olivastra e i lineamenti delicati.
“Ciao” mormorò senza riuscire a smettere di fissarla. La trovava davvero intrigante, poi lui aveva avuto sempre un debole per le ragazze mediorientali.
“Si prepari per il massaggio” gli ordinò con tono professionale, ma la ragazza sembrò piacevolmente sorpresa dal trovarsi davanti uno prestante come lui.
“Agli ordini!” Miguel sorrise strappando un piccolo sorriso anche a lei.
Quando si fu steso pancia in sotto, lei si versò dell’olio sulle mani per poi cominciare il trattamento.
Partì dai polpacci, toccandolo con decisione. Miguel gemette.
“È molto teso, signore” gli disse risalendo verso le cosce.
“Ho bisogno di rilassarmi” chiuse gli occhi godendosi le mani esperte della bella massaggiatrice “Come ti chiami?” le chiese poi.
“Aylin”
“Splendido nome” l’adulò.
Una volta che il massaggio ebbe termine, coperto solo dall’asciugamano all’inguine, Miguel si diresse verso la zona dei bagni. Le mani della bella Aylin lo avevano rimesso a nuovo, si sentiva forte, rilassato e soprattutto terribilmente eccitato. Appena entrato, il calore proveniente dalla piscina e dall’ambiente circostante gli provocò un lieve capogiro. Si mosse alla ricerca di Ingrid e della sua amica. Si disse che non era di certo andato in quel luogo per restare da solo tutta la sera. Le acque sembravano deserte, almeno a giudicare dal silenzio che vi regnava, in quanto i vapori non gli rendevano possibile vedere a grandi distanze.
Si mosse lungo il bordo e fu in quel momento che avvertì delle voci femminili e riconobbe quella squillante della sua ragazza. Le due ragazze erano nell’acqua, i lunghi capelli che galleggiavano. Non appena le intercettò, si rese conto che si stavano sollazzando senza di lui, Yielena aveva le braccia intorno alle spalle di Ingrid sussurrandole qualcosa nell’orecchio. Ingrid scostandole una ciocca dal volto rideva divertita.
Sentendo i passi, si voltarono verso di lui “Finalmente, amore” lo accolse la rossa.
“Sì, finalmente. Questo posto è un labirinto. Ci ho messo una vita per trovarvi!” si lamentò mostrando un adorabile broncio. “Mi avete abbandonato da solo per più di un’ora!”
“Tesorino, non te la prendere. Faceva parte del trattamento un bel massaggio”.
“Noi abbiamo provato quello al cioccolato” gli comunicò l’altra ragazza posando gli occhi da gatta su di lui.
“Ma davvero! Cioccolato!” leccandosi le labbra voglioso, Miguel si sentì fremere di desiderio. Le mani dell’orientale lo avevano davvero fatto rinascere, si era pronto per ogni genere di trasgressione.
“Perché non ci raggiungi?” Ingrid si staccò da Yielena e nuotò verso di lui.
Miguel lasciò cadere l’asciugamano sul pavimento e si mostrò in tutta la sua fierezza. Scesi i due scalini che lo separavano dall’acqua, si ritrovò immerso nella piscina bollente. “Cazzo” imprecò sentendo la sua pelle diventare sensibile.
Ingrid lo accolse tra le braccia baciandolo come se non lo vedesse da giorni e non da ore. Miguel si avvinghiò a lei, pressandola contro di sé. Le mani scesero lungo la schiena sinuosa percorrendo la spina dorsale, i suoi gemiti lo spinsero a continuare il suo cammino. Raggiunse la linea tra le natiche. Gli piaceva passarci il dito, solleticarla e poi risalire, ma quella volta non si fermò. Il dito scivolò tra le pieghe della sua femminilità.
“Miguel!” squittì sorpresa.
“Bambolina, sei una tentazione, già bagnata e pronta per me” mosse il medio dentro e fuori strappandole una serie di lamenti. “Sei così ricettiva, gattina”
“Sei un birichino” chiudendo gli occhi affondò il volto nella sua spalla “non farmi venire ancora” allargò le gambe per permettergli un maggiore accesso.
“Il tuo nocciolino è una pietruzza, amore” le disse accendendola. “Voglio proprio succhiarlo”
Yelena intanto si era tenuta in disparte, lo sguardo fisso sui due amanti, le mani nascoste nell’acqua, che, ma a giudicare dalla sua espressione, Miguel comprese che si stava dando piacere.
“La tua amica apprezza il nostro spettacolino” le sussurrò lappando il lobo “diamole qualcos’altro da vedere” e la sospinse verso il bordo della vasca.
“Sali e spalanca le cosce” le ordinò, gli occhi scuri di lussuria.
Restando sempre alle spalle di Miguel la mora si avvicinò, spostandosi in modo di avere una completa visuale di quello che stava accadendo. 
Ingrid si stese appoggiandosi sui gomiti e si posizionò con le gambe aperte e la testa sollevata per osservare le prodezze del suo fidanzato. Voleva guardarlo mentre la divorava.
Trattenendo a stento la saliva, Miguel avvicinò la bocca al sesso di lei. Con un pollice solleticò prima il cappuccio, scendendo verso la fessura bagnata.
“Mangiami!” lo supplicò mordendosi il labbro.
“Quanto sei bella, passerotto” vi passò la lingua assaporando il gusto del cioccolato misto a quello naturale di lei. “Saporita”
“Non cazzeggiare!” lo rimproverò.
“Vedrai che presto mi supplicherai di smettere” ghignò maligno prima di spingere la lingua dentro la fenditura.
Ingrid emise un gridolino e lui la martellò per qualche istante facendole dire parole inconsulte e prive di senso. Ingordo passò alla sua ciliegina sugosa, catturandola tra le labbra.
“Sì, così” lo incitò in preda al piacere più assoluto.
Quando cominciò a succhiare, la ragazza impazzì ripetendo senza sosta il suo nome.
Miguel si dedicò con solerzia ad accontentarla. adorava prendersi cura di una donna e lo faceva con estrema impegno, ma soprattutto con golosità. Si nutriva dell’essenza stando attento a non perderne neanche una goccia e in questo si sentiva molto simile a Jan. Pensando al suo amante ghignò. Decise che gli avrebbe raccontato ogni particolare di quella notte solo per vederlo gemere e spillare su di lui. Sapeva quanto Jan amasse i racconti delle sue performance con Ingrid e già immaginava come avrebbe reagito.
“Amore, più veloce” lo incitò lei inarcando la schiena.
Miguel l’accontentò più che volentieri “Cavolo quanto mi piace il tuo sapore, bambolina. Dai, inondami del tuo nettare” e aiutandosi con le dita, la stimolò fino a quando non la sentì vibrare e il sesso contrarsi. Gli inondò la bocca e la mano con i suoi umori che lui si affrettò a raccogliere e a nutrirsene.
Ansimante, Ingrid lo guardò con gli occhi lucidi, le gote arrossate e il respiro affannoso, poi spostò la sua attenzione sull’amica che a giudicare dall’espressione estatica doveva essere vicina al rilascio. Le sorrise e un attimo dopo la sentì gemere a sua volta.
Anche Miguel si voltò a guardarla, poi sorridendole malizioso, le porse una mano che lei si affrettò a stringere. Lui l’attirò a sé avvolgendola con le braccia. Il suo corpo formoso bagnato aderì al suo villoso.
“Ti è piaciuto, piccola?” le chiese con voce calda, lo sguardo scivolò sul il seno prosperoso così diverso da quello della sua ragazza.
“Non ho resistito” sorrise maliziosa
“Ti sei sgrillettata, vero?” una mano scese tra le gambe a solleticarla. La sentì lamentarsi e lui continuò “Sì, che meraviglia”.
“Che fai?” serrò le cosce di colpo “Mi da fastidio”
“Vedrai, bambolina, ti piacerà talmente che dopo non riuscirai a farne a meno” e in quel momento avvertì le dita sfiorare l’asta. Sorrise. Che piccola intraprendente. “Hai paura? Toccalo per bene”
Lei obbedì avvolgendo la mano intorno al sesso eccitato “Ingrid mi ha detto che eri dotato, ma non pensavo…” per la sorpresa socchiuse la bocca carnosa.
“Il mio Miguel è un vero toro! Non solo il suo cazzo è enorme, ma sa anche dove toccarti per farti godere” intervenne la rossa rientrando di nuovo in acqua e raggiungendoli.
Si addossò al fidanzato baciandogli il collo, spostandosi verso la nuca scoperta. La lambì lasciando una scia umida, le mani percorsero la schiena muscolosa scendendo verso il basso.
Miguel si voltò a cercarle le labbra, le solleticò con la lingua, poi fece lo stesso con Yelena. Lei si lasciò sfuggire un gemito e lui ne approfittò per spingersi nella sua bocca calda e umida.
La ragazza si staccò in cerca d’aria e fu a quel punto che Ingrid si sporse oltre la spalla di Miguel e cercò la bocca tumida dell’amica.
Miguel osservò estasiato quel bacio saffico e il pene ebbe un guizzo. “Siete davvero arrapanti” le spinse verso gli scalini. “Voglio proprio ingozzarmi con la tua patatina, piccola” e indusse Yelena ad uscire dall’acqua. Lei si mise di spalle, le mani appoggiate sul bordo della piscina, il sedere all’altezza della bocca del moro e le gambe larghe. Lo sguardo verso l’amica e negli occhi una muta richiesta.
Come attratta da una forza invisibile, Ingrid si mosse a raggiungerla e dopo averle sfiorato di nuovo la bocca con la propria, si stese davanti a lei. Sorpreso da quella iniziativa, Miguel spalancò la mascella. Non avrebbe mai pensato che la sua fidanzata avesse tendenze lesbo, ma non ne era per niente dispiaciuto, anzi. Dopo l’inizio della relazione con Jan la capiva fin troppo bene. Perché accontentarsi del cioccolato quando si può avere anche la fragola?
I gemiti di Ingrid lo indussero a sbirciare, Yelena aveva la bocca affondata tra le cosce della rossa, la lingua saettava lungo la fenditura, per poi spostarsi verso il buchetto posteriore e ritornare di nuovo verso l’alto. Ingrid si titillava i capezzoli, incitandola di leccarla. Ogni sospiro, ogni incitamento suonava per Miguel come un dolce canto. Eccitato, ma anche leggermente geloso che quel piacere non glielo stesse provocando lui, si sfiorò. Ad un ennesimo grido si afferrò l’asta, muovendo la mano su e giù, con sempre maggiore vigore.
Quando i loro occhi s’incontrarono, Ingrid sorrise, le gote arrossate e le gocce d’acqua che scivolavano dalle curve del suo corpo.
Miguel si concentrò sulla ragazza davanti a lui, pronta ad essere soddisfatta e senza smettere di masturbarsi, immerse la bocca nella sua spaccatura. Avvertendo il tocco, Yelena fece un leggero scatto, ma l’imbarazzo durò solo per un attimo perché subito dopo stava supplicandolo di non fermarsi. Miguel la solleticò con la lingua, poi risalì verso il fulcro del suo piacere. Catturò il sassolino tra i denti e lo tirò, cominciando poi a succhiare con una lentezza che a lei sembrò quasi snervante.
“Più veloce” lo incitò voltandosi verso di lui e quando obbedì, Yelena si lasciò andare ad una serie di piagnucolii.
“Visto com’è bravo il mio Miguel? Nessuno me l’ha mai divorata come lui” disse Ingrid stimolandosi il bottoncino roseo, mentre l’amica spingeva due dita nella fessura ormai zuppa. Quando il corpo della rossa fu scosso da un tremito, Yelena aumentò il ritmo fino a quando non la portò all’apice.
Singhiozzando Ingrid raggiunse un orgasmo talmente potente da farle schizzare ovunque i suoi umori. Dopo averli raccolti, Yelena si leccò le dita, portandoglieli alle labbra. Ingrid succhiò ingorda, poi la spinse a farlo di nuovo. Avvertendo una nuova penetrazione, gridò e l’amica sforbiciò dentro di lei, sollevando le punte ad uncino.Il piacere era immenso, Ingrid la incitò ad andare più veloce. Non ne avrebbe mai avuto abbastanza. Gli occhi si puntarono su Miguel, la bocca affondata nella pesca matura e sugosa della mora, una mano lungo l’asta e l’altra a stimolare il buchetto tra le natiche di Yelena. La giornalista lo trovò così eccitante che non fu più in grado di guardare altrove. Senza smettere di toccarsi, osservò il suo ragazzo ingozzarsi della sua migliore amica, la quale sembrava più che apprezzare quelle attenzioni.
In estasi, Yelena allargò ancora di più le gambe e spinse il sedere all’indietro. “Mangiami! Divora la mia patatina”
Il suo accento russo inebriò Miguel che fu più generoso di sempre. Succhiò le labbra esterne del suo sesso, poi approfondì il contatto non tralasciando alcun punto. La voleva completamente e desiderava nutrirsi di ogni stilla del suo dolce miele. Velocizzò il ritmo e quando la sentì contrarsi invece di ritrarsi, affondò ancora più profondamente in lei in modo da essere inondato dai suoi succhi. Se ne dissetò ingordo, fino a quando non ne ebbe raccolta l’ultima stilla. Adorava sentire l’essenza scivolargli sulla lingua, la sua consistenza gelatinosa, il suo gusto particolare di cui non sarebbe mai stato sazio.
“E ora, bambolina…” salì i gradini che lo separavano dalle due fanciulle e si addossò a Yelena facendole percepire la sua erezione. “Io non sono una lesbica! C’è il pezzo forte per te” Garantì sfiorando con la punta, le labbra più grandi della sua femminilità.
Yelena vibrò nell’attesa di averlo dentro di sé. Fin dalla prima volta che Ingrid le aveva parlato del suo stallone di origini spagnole aveva desiderato ardentemente di farci un giro, di provare sulla sua pelle quelle meraviglie che lei tanto decantava. Non avrebbe mai pensato che l’occasione si sarebbe presentata così presto. Impaziente, allungò la mano all’indietro e se lo portò all’entrata.
Senza attendere oltre, Miguel le afferrò i fianchi spingendosi dentro. La sentì gemere e un attimo dopo il suo cazzo era seppellito in profondità.
“Scopami! Mio dio, sì”
I colpi di Miguel sembravano quasi volessero spaccarla in due. La verga si muoveva dentro di lei implacabile toccando ogni volta il suo punto più sensibile.
Osservandoli incantata, Ingrid continuò a titillarsi. Miguel era davvero un piacere per gli occhi con il suo corpo maestoso, i peli umidi e luccicanti di sudore e olio, l’asta profondamente sepolta nella fenditura di Yelena e i movimenti sinuosi di un felino. Sorrise a quel paragone. Sì. Decise che il suo Miguel poteva essere paragonato ad una pantera fiera e fatale, ma anche ad un gattone arruffato e bisognoso d’affetto. Nell’ambiente risuonavano solo le grida di Yelena sotto i colpi implacabili dello stallone iberico. Stanca di trastullarsi da sola, Ingrid, gattonando, raggiunse Miguel, il quale continuava a colpire l’altra ragazza con una serie di colpi profondi e decisi.
Sedette a gambe larghe, le dita a solleticarsi la femminilità ormai arrossata per i continui assalti della moretta “Amore, quando ti dedicherai a me?” Protestò gelosa delle attenzioni che stava rivolgendo da troppo tempo ad un’altra donna.
Ghignando, Miguel si voltò a guardarla “La faccio venire e sono da te”.
Ingrid mise il broncio e Miguel le sfiorò la bocca corrucciata con un dolce bacio. “Non ho mai lasciato una donna insoddisfatta e non accadrà di certo qui e ora”.
A quell’uscita che suonava allo stesso tempo spaccona, tenera, e dannatamente sexy perché veritiera, Ingrid si morse il labbro. “Ne sono convita. Sei un toro da monta!” Sotto di loro la russa si contorceva di piacere. “Okay, ma fa presto”  gemette l’altra donna.
Ghignando Miguel cambiò angolazione alla penetrazione in modo da battere il punto G della donna in maniera meno diretta ma più mirata. Era un trucco che gli aveva insegnato l’esperienza. Anche le donne più restie all’orgasmo vaginale, in quel modo esplodevano come una bottiglia di coca maneggiata troppo! Contemporaneamente solleticò con il pollice il clitoride. Come da lui provvisto, in pochi istanti Yelena, urlando raggiunse il picco inondandogli la mano e il pene  “Così, bambolina” infoiato continuò a colpirla, malgrado sapesse che lei avrebbe provato fastidio e che comunque non avrebbe potuto farla godere più di così. Ma un misterioso desiderio, come di rivincita, lo esortava a non fermarsi ed, infatti, prima di togliersi attese che le contrazioni fossero completamente placate e la ragazza mezza svenuta ai suoi piedi.
Un ultimo colpo e uscì, la verga completamente eretta e luccicante e nello sguardo una luce famelica che provocò in Ingrid un brivido di eccitazione.
“Gattina, ora il tuo Miguel ti renderà felice” si stese su di lei baciandole la bocca morbida. Le lingue giocarono a rincorrersi.
“Cazzo Miguel, sei un dio del sesso! Non ho mai visto uno spettacolo del genere
“Piaciuta la performance?” Gli sfuggì un sorrisetto storto.
“Puoi giurarci piccolo” Ingrid lasciò scivolare i palmi sui peli unti. “Adoro il tuo corpo così maschio. Per non parlare del tuo cazzo immenso sempre a disposizione”
Lui le leccò il collo: “Sai di cioccolato e di cocco” lambì il mento, scendendo lungo la gola candida. “Mi piace assaporarti” percorse la clavicola per poi planare su un seno e succhiare il capezzolo.
Ingrid gemette “Ti voglio da impazzire, Miguel!” e allacciando le braccia dietro la nuca lo attirò a sé. Quando gli avvolse le gambe alla vita, l’asta dura come il marmo le sfiorò il centro del suo godimento facendola fremere di impazienza. “Se non mi scopi subito credo che morirò”
“Non aspetto altro che essere dentro di te, mio fiorellino, ma abbi un po’ di pazienza”
“Dovresti sapere che la pazienza non è il mio forte” gli occhi fiammeggiarono.
Miguel scoppiò a ridere “Lo so, bambolina, ora il tuo Miguel ti accontenta” con le dita le stimolò il bocciolo che si aprì al suo tocco. “Sei così ricettiva, amore, la tua fighetta non ha segreti per me”
“Voglio il tuo tronchetto. Affonda le radici nel terreno!” mosse il bacino per incitarlo ad andare più veloce.
Dopo averla stimolata per bene, avvicinò la cappella alla sua fenditura e senza indugi, si spinse con forza.
Ingrid lo accolse come a casa. “Che bello” strinse  le gambe ai suoi fianchi “Scopami! Così!”
Una volta dentro di lei, si mosse lentamente, penetrando fino in fondo.
Yelena, ripresasi dallo spossante orgasmosi era avvicinata all’amica per stuzzicarle i capezzoli dritti come piccoli chiodi. Li solleticò prima con le dita, poi con la bocca. Buttando la testa indietro Ingrid gemette.
“Bambolina, sei così bella quando godi e come mi piace quando la tua deliziosa passera si contrae attorno al mio cazzo” da quando stava con Jan aveva rivalutato la conversazione durante il sesso. Lo faceva arrapare da matti quando diceva cosa fargli e come portarlo all’orgasmo in maniera più piacevole e completa.
“Più forte, amore. Sfondami!” lo supplicò, mentre la mano delicata di Yelena scivolava a solleticare il bocciolo.
Miguel si spinse con violenza, il sudore gocciolava dal mento e dal torace nerboruto, ma non era minimamente stanco. Ogni colpo colpiva punti sensibili che strappavano alla giovane giornalista delle urla estatiche. Miguel si chiese se quel posto fosse insonorizzato altrimenti era certo che tutti gli altri clienti avrebbero assistito alla loro performance senza volerlo.
“Più forte! Spaccami in due come una noce di cocco” il pene entrava e usciva dall’apertura ormai grondante.
Leccandosi le labbra, Yelena continuò a solleticare il bottoncino ormai duro e quando la sentì tremare comprese che era ormai prossima all’orgasmo. Aumentò il ritmo e lo stesso fece Miguel dentro di lei.
Ingrid venne con un lungo lamento e Miguel avvertì il muscolo contrarsi intorno al suo sesso.
Yelena si spostò posizionandosi, di spalle, a cavalcioni sul viso di Ingrid e anche ad una minima distanza da quello di Miguel. Desiderava essere leccata da entrambi nello stesso momento. Titillandosi mosse il bacino e Ingrid cacciò la lingua percorrendola intorno alle pieghe setose e ricoperte da una lieve peluria bruna.
Ingolosito (non era ingelosito? Avrò sbagliato a scrivere!), ma anche tremendamente eccitato, anche Miguel si sporse verso l’invitante femminilità e affondò la bocca in quel paradiso profumato.
Assaltata da entrambi, Yelena non trattenne un grido. Con le mani allargò le natiche in modo da consentire loro un maggiore accesso. Il piacere era così intenso che non riusciva a ragionare. Miguel la divorò succhiando e leccando ogni angolo della sua intimità, mentre Ingrid spingeva la lingua dentro di lei penetrandola con forza.
“Sì, così” per aumentare il contatto spinse il bacino verso il basso “Miguel, divorami”
Senza smettere di scopare Ingrid, l’ispanico continuò ad assaltare la ciliegia dell’altra ragazza, a gustare ogni goccia del suo dolce nettare.
Avvertendo l’orgasmo imminente, sferzò un ultimo colpo per poi ritrarsi. Con un grido soffocato spillò il seme sul ventre della rossa.
Bastò un piccolo tocco della lingua di Ingrid e anche Yelena raggiunse il picco. Spossata dall’immenso orgasmo le gambe cedettero costringendola a sedere sul viso dell’amica che si affrettò a raccogliere ogni goccia dei suoi umori.
Miguel si stese accanto alla fidanzata, la quale dopo essersi deliziata con il miele della mora, lo baciò dolcemente.
“Com’è inebriante” mormorò Miguel gustando il sapore dell’altra donna su di lei.
“Fammi venire ancora, amore”
Miguel l’accontentò. Con il pene perfettamente eretto, strofinò il clitoride per poi spingersi nuovamente in lei. Nonostante fosse appena venuto, Ingrid costatò che l’erezione era ancora consistente. “Muoviti così!” Gemé roteando i fianchi. Miguel affondò in lei piegando la punta verso il piccolo addossamento e pochi secondi dopo sentì il sesso di Ingrid contrarsi per l’ennesimo orgasmo.
Yelena si chinò a leccare il seme di Miguel dal ventre dell’amica e dal modo in cui lo rastrellava, lui comprese che doveva esserne ghiotta. Proprio come Jan! Se solo ci fosse stato anche lui…
“A che pensi?” Ingrid lo riscosse dai suoi pensieri.
“A niente. Devo ancora ricollegare il cervello, gattina. Mi avete completamente distrutto” le catturò il labbro inferire coi denti, poi si sporse a baciare anche Yelena. Lei gli passò delle stille del proprio sperma e Miguel lo deglutì ingordo “Non ne hai altro per me?”
Piacevolmente sorpresa da quella richiesta, la russa ridacchiò “Prova a cercare” e indicò la pancia umida di Ingrid che si alzava e abbassava al ritmo del respiro affannato.
Miguel si chinò e percorse il ventre con la bocca, la lingua si mosse veloce scivolando verso l’ombelico. All’interno erano rimaste delle gocce e lui le lappò via, continuando il suo cammino fino a quando non ebbe raccolto anche l’ultimo residuo.
“Non credevo ti piacesse” commentò Ingrid accarezzandogli i ricci bagnati.
“Lo adoro” si lasciò sfuggire pentendosene immediatamente. Se gli avesse chiesto spiegazioni, non avrebbe saputo cosa rispondere, ma per fortuna gli orgasmi multipli avevano abbassato la soglia di concentrazione della giovane donna tanto che non aggiunse altro.
Yelena si accoccolò accanto ad Ingrid e boccheggiante mormorò “Penso che abbia apprezzato il tuo regalo, tesoro”
“Decisamente” replicò Miguel risalendo verso il seno.
“Restiamo ancora un po’?” propose la moretta baciando l’amica “Voglio nuotare” e senza aggiungere altro, si tuffò spingendosi lontano.
Miguel prese per mano la fidanzata e insieme raggiunsero la ragazza.

Una volta usciti dall’Hamman, Miguel e Ingrid riaccompagnarono la russa fino alla sua abitazione. Erano ormai le undici passate quando si fermarono sotto casa della giornalista. Miguel si lasciò sfuggire uno sbadiglio.
“Sei stanco tesoro?”
“No macché, è stato molto divertente” la baciò dietro l’orecchio. Guardandola con amore, confidò:”Mi hai spiazzato sai?”
“Che intendi?” Ma lei sapeva benissimo cosa intendeva.
“Di solito le donne sono gelose di me, ci tengono che lo stallone iberico si occupi solo della loro giovenca. Portarmi una ragazza, così carina poi...”
Ingrid sospirò di piacere: “Te lo meritavi”
“Cosa?” Miguel alzò un sopracciglio.
“Sei un uomo meraviglioso. Non chiedi mai nulla e ti dai generosamente. Io ultimamente ti ho trascurato per il mio lavoro e le ultime volte che abbiamo fatto l’amore sembravi un po’ distante, così ho voluto catturare di nuovo la tua attenzione”
Miguel si morse un unghia. Era a causa di Jan che il desiderio per Ingrid aveva subito un piccolo calo, ma di certo lui non poteva dirlo! Era certo che lei non avrebbe capito. Era moderna sì, ma quello sarebbe stato un ostacolo insormontabile.
Ridendo Ingrid continuò: “Ammetto che poi le cose a tre mi eccitano da morire! Vederti con un’altra, la mia migliore amica per giunta, è stato pazzesco”
“E per me vedervi insieme, ci date dentro anche quando siete sole?” domandò restando a bocca schiusa in attesa di una risposta, che non sapeva se sperare positiva o negativa.
“Certo cucciolo. Farlo con una ragazza avvenente è davvero arrapante. Prima di te non avevo mai conosciuto un uomo che sa fare quei lavoretti con la bocca come i tuoi, tanto da poterti paragonare a una lesbica. Le lesbiche devono compensare la mancanza del cazzo. Tu oltretutto puoi contare su un uccello ben sviluppato e servizievole” sorrise.  Notando la sua espressione contrita, domandò: “Ci sei rimasto male?”
“Beh, il tema dell’omosessualità lo fai facile tu, la notizia che sei bisessuale mi fa un po’ strano” osò rivelare, sapeva di essere il più falso dei giuda!
“Tesoro io non sono bsx! Non nel senso classico. Non ho mai amato una donna o voluto una donna. Posso fare sesso con una ragazza, questo sì. Se in presenza di un uomo è anche meglio, ma questo non fa di me una lesbica amore. Sono perfettamente etero!” squittì.
“Non lo so, e allora io?” domandò di botto diventando rosso. “Se ti dicessi che mi diletto pure con l’uccello?” si sentì rispndere da una risata argentina.
“Ma figurati, impossibile!” lui restò in silenzio e lei continuò: “Tu sei terribilmente carino e arrapante proprio perché così normale! Sei un bravo ragazzo, assolutamente eterosessuale. Vederti in azione con due ragazze mi ha tramortita pure per questo, sai?”
“Non capisco”
“Quello che intendo dire è che tu non sei il classico sbruffone che se la tira perché riesce a far godere due donne contemporaneamente. Ti sei buttato su questa storia con naturalezza. Senza dover ostentare niente. E anche quando mi fai l’amore, hai sempre quell’aria tranquilla, non te la tiri come dovresti, dall’alto dei tuoi ventiquattro centimetri di cazzo e per come duri, ben al di sopra della media maschile” fece l’occhiolino. “Dunque non provare ad intaccare questa immagine che ho di te. se anche mi giurassi che ti piacciono pure i maschi, io non ti crederei!” garantì. “Sei troppo normale piccolo mio e mi piaci proprio per questo” si attaccò al suo braccio strofinando la guancia sul braccio. “Ti amo Miguel”
“Ok, ti amo anch’io dolcezza. Però chiariamo: non intendo dividerti con un altro uomo, nel caso ti venisse in mente un altro regalo del genere”
Lei rise di gusto: “Il mio cucciolo è geloso” gli baciò la guancia barbuta. “Cosa mi fai Miguel... se non mi avessi distrutto di orgasmi ti chiederei di salire”
“E se salissi solo per dormire abbracciato a te?” gli occhi di Miguel furono grandi e accoglienti.
“Ti amo troppo, sei così tenero” poi però tossicchiò: “Ma dubito che riusciremmo a dormire molto. Sicuro dopo un po’ ci tornerebbe voglia di scopare” dopo un ultimo bacio lei fece per uscire, ma prima di sbattere la portiera, si abbassò per chiarire: “Potremmo replicare con Yelena”
“Perché no?” si limitò a dire Miguel un po’ geloso. Qualche minuto dopo sgommò verso casa. Dunque non provare ad intaccare questa immagine che ho di te. se anche mi giurassi che ti piacciono pure i maschi, io non ti crederei. Quelle parole risuonavano nella sua mente come una condanna. Se Ingrid avesse scoperto di Jan lo avrebbe lasciato. All’idea di perdere la sua donna, si sentì mancare il respiro. Allo stesso tempo però non voleva rinunciare a Jan. Cazzo che situazione. Sbuffò. Una volta parcheggiato, scese e si lanciò correndo verso il suo appartamento. Solo quando fu sdraiato sul letto senza niente addosso, tutta la stanchezza per quel tour de force si abbatté su di lui. E si addormentò più stravolto che rilassato.



venerdì 20 aprile 2012

Odore di femmina, parte terza


Titolo: Odore di femmina, parte terza
Autore: Sokogirl
Paring: Francesco, Sergei e la vicina Alessandra
Rating: NC 17
WARRING: sesso senza protezione, slash
Genere: erotico, romantico

Disclaimer: la fiction è liberamente ispirata a “Doppia Anima” ed è il seguito di altre due fiction presenti nel blog di questa autrice e di Lipsialove.





Quel pomeriggio Alessandra era ritornata presto dal lavoro a causa dello sciopero. Stanca e affamata si preparò a degustare l’avanzo di macedonia rimasto nel frigo dalla sera prima. Voleva stare a dieta, come al solito si vedeva ingrassata e intendeva porre rimedio, almeno prima dell’estate.
Dopo aver consumato la merenda che aveva intenzione di essere pure una cena, decise di togliersi definitivamente le scarpe e buttarsi sul divano per leggere l’ultimo libro acquistato. Era una accanita lettrice e a volte faceva tardi pur di finire il suo racconto, o si addormentava con un volume sugli occhi e la luce accesa. A pagina centosessantatre alcuni rumori la fecero trasalire. “Che diamine…” le sfuggì e si tirò a sedere. Provenivano dall’appartamento dei suoi due amanti occasionali, una coppia gay dalla vita sessuale sfrenata. Intuì subito però che non si trattava della solita performance. Era abituata allo sbattere della testiera, alle urla di piacere, in particolare dell’uomo italiano. Ma questa volta tutto ciò sembrava raddoppiato. La festicciola durò per almeno tre ore, le quali lei le passò in completa frenesia. Alla fine, esasperata, si fece un bagno e come era sua abitudine quando non aveva un uomo, si auto gratificò con il tubo della doccia. Ebbe bisogno di ben due orgasmi per placare la sua voglia. Quando finalmente, sgocciolante e stanca, uscì dalla vasca, un silenzio che le parve irreale l’accolse. “Finalmente!” affamata rinunciò alla dieta e si sparò due bei pezzi di parmigiano con una fetta di pan carré.

Il giorno dopo, nel tardo pomeriggio, Alessandra sentì lo sbattere dell’ascensore e aprì la porta. Era abituata agli orari dei suoi vicini, per quello era certa di non sbagliarsi. “Francesco, sei tu, finalmente”
“Piccola” lui le regalò un sorriso dolcissimo. Portava un trench che lo faceva ancora più sexy e affascinante agli occhi di Alessandra. Sulle mani l’ombrello bagnato.
“Entri un attimo? Ho del vino aperto e non mi va di bere da sola” civettò.
“Mi fa davvero piacere. Sergei  fa il pomeriggio e come sai non torna prima delle dieci passate” ammiccò e Alessandra rabbrividì di piacere. Decretò che si prospettava una serata piacevole per la sua ‘amichetta intima’.
“Ok”
Francesco buttò l’ombrello nel portaombrelli  distrattamente. Si tolse il soprabito che appoggiò su una sedia. Bevvero il vino seduti sul divano in perfetta armonia.
“Sei uno schianto vestita così, cucciola” Francesco gli toccò la spallina del vestito rosso fuoco. Ma gli occhi erano sulle gambe fasciate in calze nere autoreggenti. “Quando mi sei accanto mi sovviene una gran voglia di patatina, chissà perché… ”
La mano grande s’insinuò sotto l’abito scoprendolo un poco. Alla vista della porzione di pelle nuda, Francesco sussultò. L’erezione premeva forte sui pantaloni. “Cazzo che visione, sei un bocconcino irresistibile”
“Ti piaccio davvero?” come sempre Ale era insicura. Non le pareva vero che un tale schianto d’uomo fosse così attratto da una sempliciotta come lei.
“E me lo chiedi? Mi arrapi come pochi” la mano trovò le mutandine di pizzo, nere, come le calze.
“E qui? C’è qualcosa che conosco bene e che mi piace” con un dito pigiò sopra il sesso. Alessandra si lasciò sfuggire un gemito, chiaro segno che le attenzioni la stava inebriando.
“Conoscendoti ti sei già bagnata tutta, vero?”
“Tu sì che mi conosci” ansimò mentre le labbra maschili trovavano quelle femminili schiuse. Si baciarono con passione. Le lingue si leccavano vicendevolmente affamate. I denti sbattevano e così i menti. Con l’altra mano, la destra,  Francesco accarezzò i boccoli tagliati corti. L’annusò: “Mi  eccita l’odore dei tuoi capelli, soprattutto dopo una giornata fuori, quasi quanto quello della tua deliziosa fragolina matura e succosa”
“Sei pazzo! Dovrei lavarli, ieri ho fatto il bagno ma ho dimenticato di lavarmeli”
Con il medio, lui superò il cordolo dello slip per introdursi tra le piccole labbra intime. Fu accolto da un’essenza gelatinosa. “Sei zuppa. Mi piace troppo” tirò fuori il dito e prima lo annusò, inebriato come se fosse una lasagna appena sfornata, poi lo assaggiò. “Cazzo piccola, senti cosa mi fa” le prese la mano e se la portò sul pacco pieno.
“Francesco scoppi”
“Puoi giurarci”
Fu in quel momento, mentre lui le diceva di spostarsi in camera da letto, che Alessandra ricordò il vero motivo dell’incontro. “Ma ieri c’è stata una specie di festa? Ho sentito un gran casino. Soprattutto sembrava un’orgia” ridendo, l’uomo finì di togliere il vestito da sopra la sua testa.
“Non ti sfugge niente vedo. Beh sì, io e Sergei  ci siamo concessi un piccolo baccanale”
“E non mi avete invitata” Alessandra atteggiò un broncio agli occhi di Francesco adorabile.
“Piccola” le aggiuntò una natica. “Non saresti stata di troppo, anzi… i due stalloni con i quali ci siamo intrattenuti avrebbero amato la tua pesca matura e saporita”
“Due uomini? Cavolo non pensavo che…”
“Si tratta di due amici speciali” precisò tornando ad assaltare con le dita le pieghe della femminilità. “Ogni due mesi vengono qui, almeno da quando io e Sergei siamo stati a Rimini per, come dire… ampliare i loro orizzonti”
“Sono una coppia?”
“Sì, ora basta chiacchierare, sdraiati e mettiti un cuscino sotto, all’altezza dei reni. Voglio ingozzarmi con la tua bella passera unta”
“Non preferisci che mi dia una lavata? È da stamattina che…”
“Scherzi piccola. Rinunciare al tuo meraviglioso sapore naturale per uno squallido sapone? Mai”
Alessandra ridacchiò: “Tra te e Sergei non so chi sia più maiale”
“Abbiamo gli stessi gusti” sogghignò. “Solo che a me piace prenderlo nel culo molto più che a lui” si abbassò fino a che non sfiorò il ventre piatto con le labbra. “Sempre più magra”
“Non è vero! Diventerò obesa se continuo a mangiare fuori”
“Sei uno spettacolo. Deliziosa” tolse lo slip lentamente. Alessandra era sfibrata da quella lentezza.
“Cazzo Francesco”
“Non essere impaziente” una volta nelle sue mani, Francesco si portò lo slip umido alla bocca. “Umh… questo odore farebbe risvegliare i morti dal sonno eterno” lo leccò e non contento lo succhiò rumorosamente. “Per non parlare del sapore, ma sai che c’è? Preferisco abbeverarmi alla fonte” e così dicendo si abbassò. Solleticò la fitta peluria con il naso e la bocca e individuato il bottoncino di carne, lo prese tra le labbra.
“Il mio grilletto preferito. Sempre gonfio e bisognoso di attenzioni” fissandolo estasiato, lo carezzò con i polpastrelli facendo dei giri circolari. Alessandra si contorceva e d’istinto spalancò le cosce ancora di più. “Sei così ricettiva, puttanella, non mi stancherei mai di farti godere”
“Ora basta parlare! Mangiami”
“Come siamo impazienti” Francesco era D’annunziano, cioè pensava che l’attesa del piacere fosse piacere stesso, da prolungare fino a snervarsi. E la vista del clitoride tra le labbra già molto ingrossate e umide, gli procurava un senso di felicissimo appetito.  “Prima di appagare il gusto, voglio appagare la vista, la visione della tua passera è il paradiso”
“Fammi venire ti prego” gridò lei.
“E dopo la vista, l’olfatto. Altro senso che stimola il piacere” l’annusò come un cane da tartufo. “Divino… così naturale, selvaggio!”
“Non resisto più” Alessandra si lamentò ormai isterica e Francesco capì che non poteva più continuare a rimandare.  “Ok, se siamo proprio al pronto intervento” rise maligno per poi tuffarsi sulla vulva così ben esposta. Iniziò tamburellando la lingua sul cappuccio. Poco dopo prese a succhiare con dolcezza e vigore.
“Oh, ancora, sì ancora! Di più!” Francesco le tenne ferme le gambe. Quel dimenarsi lo eccitava, ma allo stesso tempo voleva averla passiva sotto di sé. “Sei in mio potere, io detengo la decisione di farti godere o meno. Anche se il sapore della tua patatina mi sta facendo uscire di testa” ammise liberando finalmente la fastidiosa erezione che sgusciò fuori dai pantaloni. “Mi piacerebbe venire insieme a te. Mischiare in nostri liquidi”
“Preferirei mi scopassi” ammise lamentandosi per essere privata delle carezze non meno delle ciucciate.
“A tempo debito” l’ex infiltrato tornò a succhiare il sesso, aggiungendo però due dita all’interno della vagina.
“In quel punto mi piace di più, ti prego… più veloce!”
“Qui?” Francesco premette con indice e medio contro il piccolo promontorio. Sapeva che si trattava del punto G, era un esperto lui.
“Sì!” Alessandra lo gridò e lui iniziò a frizionare con solerzia finché non la sentì irrigidirsi. Qualche istante dopo lei gridava e lui si godeva le abbondanti secrezioni solcare la lingua e atterrare sulla gola.
“Il cibo degli idei. Sergei lo chiama così” blaterò. Non era riuscito a venire. Pensò che si sarebbe rifatto una volta sprofondato nelle viscere più segrete della ragazza.
“Ho una voglia di scoparti che non ti dico. Senti come è duro” le prese la mano. Ale non riusciva ancora riprendersi dalla contrazioni.  “Sì, è… così duro”
“Mettiti a quattro zampe. Voglio farti venire di nuovo stimolando quel nocciolino che hai là dentro. È così eccitante quando si gonfi a e lo sento sulla cappella”
“Per me di più” Alessandra si voltò e una volta con il culo all’aria, attese di essere piacevolmente giustiziata.
“Il tuo culetto pure è adorabile” glielo accarezzò intorno all’entrata.
“Infilaci un dito”
“Sì, prima lubrifichiamolo però nella tua bella pesca sugosa” lo introdusse nella vagina ancora tesa, il dito ne uscì stillante come se lo avesse infilato in un barattolo di marmellata molto sciolta.
“Non smetti più di buttare fuori. Sei una vera fonte inesauribile di nettare. Per questo ti amo piccola”
Alessandra vibrò. Non riusciva a credere a quelle parole. Francesco l’amava? E Sergei? Forse dice per dire. Decise.
“Non mi ami davvero. Ti piace fare sesso con me. È diverso”
“Perché pensi sia diverso?” Francesco avvicinò la bocca al suo orecchio: “Sei una creatura deliziosa che mi fa provare piacere. Questo basta e avanza per amarti” le tirò una ciocca di capelli, poi, senza alcun preavviso, sprofondò in lei. Alessandra buttò la testa all’indietro. “Ancora!” gridò. Francesco continuò a spingersi in maniera decisa. Lei lo sentiva possente, il pene sbattere ritmicamente il suo punto speciale. Ormai era pronta alla seconda esplosione della serata.
“Cazzo Francesco, quell’angolo, sì”
“Questo?” lui corresse un po’ la direzione e la punta del batacchio e andò ad urtare proprio dove lei voleva. In lacrime per lo sforzo e per il piacere, Alessandra venne di nuovo. Il corpo scosso da contrazioni violente e le guance sporche di pianto.
“Mio Dio” si sdraiò esausta. Francesco le accarezzò la fenditura ma lei le chiese di non farlo, provava fastidio. “Mi piace così tanto dopo che sei venuta. Sembra la bocca di un grosso fiore, un fiore carnivoro” 
“Che scemo, poetico ma scemo” Alessandra si girò e lui si piegò per baciargli le labbra. “Ora mettiti di fianco, voglio venire con te questa volta”
“Ti prego Francesco! Se continuo a venire mi tornerà la cistite” si lagnò.
“Mi sembrava di aver capito che ti piaceva quel genere di cistiti” appoggiò la punta all’entrata e poi la violò. Era ancora stretta per il precedente orgasmo. “Come me lo strizzi bene piccola” le bacio il collo. “Ti ho già detto che ti amo?” Tornò a leccarle l’orecchio e lei si lamentò.
“Non prenderti gioco di me. Tu ami il tuo uomo e a me va benissimo così”
“Ma è quello che provo quando sono dentro di te. Amore” con la bocca arrivò a trovare quella di lei. Si scambiarono un bacio infuocato. Gli assalti continuavano implacabili. Alessandra tendeva i fianchi verso quelli dell’amante per sentirlo meglio. Di nuovo il membro urtava la sua zona erogena.
“Spiegami come fai…”
“Come faccio cosa?”
“A trovarlo sempre”
Francesco sogghignò prima di rispondere: “Avrò un radar. No ma è così gustoso sentirlo contro di me. Hai davvero una fighetta deliziosa” le accarezzò il clitoride. “Verremo insieme ora, e tu avrai il doppio piacere. Clitorideo e vaginale”
Alessandra era esterrefatta: “Perché conosci così bene le donne? Chi ti ha insegnato?”
“Amo fare le cose per bene. Le cose che amo le faccio bene e adoro far godere le donne e gli uomini. Così conosco il corpo di chi amo in maniera perfetta. E tu piccola mia sei una continua scoperta. Mi inciti a volerti sempre di più”
“Amore” Alessandra si lasciò finalmente andare, era ormai prossima al suo terzo orgasmo e sapeva che Francesco sarebbe venuto con lei. “Ti amo Francesco, voglio sentirti venire dentro di me” le parole sfuggirono ma non se ne pentì, il piacere era tale da farle perdere la ragione.
“Dolcezza sei sicura? A me piacerebbe ma tu non usi contraccettivi e forse non siamo pronti per avere un figlio”
“Forse io lo sarei ma non è quello. Ti prego Francesco, vienimi dentro”
Quelle suppliche non meno la deliziosa frizione dei muscoli vaginali sul suo sesso, portarono Francesco al rilascio. Eruttò una quantità di sperma nell’attimo in cui l’utero si contraeva in un orgasmo multiplo dal quale Alessandra non si sarebbe ripresa subito
“Fantastica, sei fantastica” l’abbracciò. Baciò la peluria dell’ascella poi il seno. Alessandra respirava a fatica. “Non è stato mai così intenso. E tutto questo perché volevo sapere di ieri”
“La mia adorabile curiosona” la prese in giro giocosamente. “Meriti di esserci la prossima volta, la mia donna merita di godere in ogni modo possibile” le infilò un dito tra le labbra e lei lo leccò.
“È quello che sono? La tua donna?” Era emozionata.
“Lo sei piccola, ti amo davvero. Dopo mia moglie non ho più amato nessun’altra come amo te”
“E Sergei?” lei attese con gli occhi imploranti.
“Anche lui ti ama sai? Non come ti amo io, per lui sei più che altro un delizioso giocattolo del piacere. Ma io sono andato oltre. Mi piace il tuo corpo. È una droga fare sesso con te. Ma mi piace soprattutto la tua dolcezza e ti sono venuto dentro…” s’interruppe. “Non è un caso. Non l’avrei fatto mai con una che non conta tantissimo”
“Dunque se io restassi incinta… ”
“Non ci sarebbero problemi a patto che…” ridacchiò.
“Spara”
“Il piccolo o la piccola avrebbe due padri e una deliziosa madre”
“A quel punto tanto varrebbe buttare giù quel muro” scherzò ma quando lo vide serio Alessandra temette di aver esagerato. “Non dico davvero”
“Invece mi piacerebbe” ammise.
“Cosa?”
“Ne parlerò con Sergei. Noi amiamo la nostra intimità ma tu potresti farne parte. Ormai sono quasi tre mesi che facciamo sesso ogni settimana. È vero che Sergei e io ogni tanto avremmo voglia di stare soli ma davvero, l’idea di vivere tutti insieme mi piace tantissimo”
“Questa casa me l’hanno regalata i miei. Non so cosa ne penserebbero… ”
“Magari potresti affittarla e venire a stare da noi”
Alessandra strabuzzò gli occhi: “Pensi che Sergei sarà d’accordo?” Avvampò. Pensò a quanto sarebbe stato bello. Farsi scopare ogni notte dall’uno e dall’altro. Crescere un figlio tutti e tre insieme.
“Lo sarà. Ora che ne dici se ci prepariamo due spaghetti? Questa ginnastica mi ha messo fame”
“Ma io sono a dieta”
“Hai smaltito pure tu dunque niente scuse”
Alessandra mise il broncio per finta e Francesco le baciò il naso. “Sono pazzo di te piccola, mi hai stregato” entrambi nudi si alzarono e andarono a cincischiare in cucina. Vederla solo con il reggicalze però turbava Francesco che una volta finito di mangiare, pretese di scoparla sul tavolo della cucina. Le grida e i rumori scomposti attirarono l’attenzione di Sergei, rincasato dopo le otto ore di turno all’ospedale. Francesco sentì il telefono di casa della ragazza trillare e si allungò per agguantare la cornetta.
“Alessandra è occupata ora” al di sotto i gemiti di lei che pensava fosse pazzo.
“Amore sono io, vi sento da qui. Perché non mi aprite? Non voglio perdermi lo spettacolino” era Sergei ovviamente.
“Mi scoccia un po’ togliermi da dentro questa bella passera sugosa ma per te lo farò. Anche perché dobbiamo parlare. Alessandra ed io abbiamo un certo progetto”
“Spero che questo progetto aggradi anche il mio uccello voglioso”
“Lo farà a breve e a lungo termine” ridacchiò. Il tempo di scusarsi con la sua donna e Francesco andò ad aprire all’amante, il quale fu estasiato dalla visione del suo uomo nudo con l’erezione ben visibile sotto la lanugine.
“Amore sei uno schianto”
“Vieni dentro” si baciarono. Qualche istante dopo Francesco era di nuovo dentro il corpo di Alessandra che stantuffava con passione. Sergei, seduto su di una sedia, si accarezzava i pantaloni lascivo.
“Raccontami, da quanto tempo state scopando come animali?
“Da ore amore. L’ho fatta venire già più di una volta, e indovina? Le sono venuto dentro” ansimò.
“Cazzo piccolo” si strizzò il sesso tra le mani. “Questo è così eccitante. Sapevo che volevi un altro figlio e Alessandra è ben disposta a quanto vedo”
Lei si sentì tirata dentro e si girò: “Perché stai da una parte? Baciami, accarezzami. Mi mancano le tue labbra”
“Per ora piccola preferisco guardare”
“Invece stavo per chiederti di incularmi” disse con voce lamentosa lui. Alla sola idea il sesso guizzò e Alessandra se ne rese conto. Sergei si alzò. A quella prospettiva la volontà di continuare a guardare soltanto perse consistenza e abbassati pantaloni e boxer, esponendo una vistosa erezione, fu alle spalle del suo ragazzo.
“Amore, sbattimelo dentro sennò impazzisco” squittì con voce femminea e il russo lo accontentò subito. Non servì nemmeno lubrificare, Francesco era più che pronto.
Alessandra percepì subito l’erezione farsi più consistente. Lo sbattere di Sergei si percuoteva su quello più feroce dell’altro uomo.
“Cazzo amore, è favoloso. Ti sento così bene” disse l'italiano in estasi.
“Il mio piccolo italiano rotto in culo. Come amo chiavarti piccola puttana”
“Dimmelo ancora, ti prego, dimmi che sono la tua baldracca. Amo sentirtelo dire”
“Sei una grandissima troia piccolo, la più puttana di tutte le puttane che mi sono sbattuto. E tu sai che sono parecchie” sghignazzò mostrando il dente d’oro. Alessandra era sulle spine. Se da una parte la situazione la eccitava, dall’altra si domandò se fosse razionale pensare di mettere su famiglia con una coppia gay. Concepire un figlio con un uomo effeminato e schiavo del cazzo. Ma se lui diceva di amarla, lei aveva intenzione di andare fino in fondo. Se doveva affondare voleva farlo per bene. Per colpa di quei dubbi questa volta Alessandra non venne mentre i due uomini sì. Entrambi. Dopo si gettarono come animali l’uno addosso all’altro. Baciandosi violentemente.
“Che accoglienza. Dovresti farlo ogni sera”
“Andare a scoparmi la vicina?”
“Certo. Perché no. La nostra Alessandra adorabile” le fece un buffetto ma lei nervosa e preferì andarsi a vestire. “Le ho chiesto di venire a stare da noi”
A Sergei brillarono gli occhi: “Piccolo ti amo. È un’idea formidabile. La metteremo incinta. Non mi dispiacerebbe un piccolo bielorusso per casa”
“Sapessi a me” tornarono a baciarsi.
Quando Alessandra uscì dalla doccia, li trovò abbracciati sul divano. Si coccolavano teneramente. Pensò se sarebbe mai davvero entrata a far parte di quel nucleo famigliare così collaudato. Ma il pensiero a un domani fatto di orgasmi a non finire e della gioia della maternità, le mise addosso un’enorme euforia. Decise che avrebbe smesso di provare dubbi, godendosi solo il futuro, che si prospettava fantastico più che mai.