venerdì 13 aprile 2012

Il sapore della vendetta


Autore: lipsialove
Pairing: Jan- Miguel -Isabelle
Spoiler: 4 stagione Herrenrunde
Rating: Vietato ai minori di 18 anni
Warning : scene di sesso M/M anche senza protezione.
I personaggi non mi appartengono ma li utilizzo solo per mio diletto.



Anche dopo settimane, Miguel non riusciva a non pensare ai racconti di Jan sulla sua operazione da infiltrato e a quello che aveva dovuto fare per non farsi scoprire. Quando gli aveva detto di essere perfino stato in un bordello non ci aveva creduto. Si era detto che uno schizzinoso come Jan non sarebbe entrato neanche sotto tortura in uno di quei posti. Lui, che quando si erano ritrovati oltre confine, nella Repubblica ceca, per poco non aveva collassato quando aveva saputo di dover dormire in una di quelle case di tolleranza. Jan gli aveva comunque assicurato di essersi limitato ad una partita a scacchi e subito dopo aveva esclamato inorridito “Non vado con le prostitute io!”
Solo dopo essere rimasti soli e con un po’ di insistenza da parte sua, si era lasciato scappare di averci fatto un sesso fantastico. Il resoconto dettagliato e a suo parere, terribilmente arrapante, lo aveva eccitato tanto che erano finiti a masturbarsi a vicenda come due ragazzini negli spogliatoi. Al ricordo, Miguel poteva ancora percepire le mani di Jan su di sé, il respiro sul suo collo e soprattutto le labbra sulle sue. Si erano baciati. Un bacio talmente passionale da lasciarli senza fiato. Quel venerdì sera, chiuso nel bagno del commissariato, Miguel decise che avrebbe commesso una pazzia. Il desiderio lo stava snervando. Dopo quell’episodio, non solo Jan non lo aveva più baciato, ma non era più tornato sull’argomento. E quel comportamento lo faceva uscire matto.
“Ehi, che fai?” la voce insistente di Jan dall’altra parte della porta lo distolse dai suoi pensieri.
Dopo essersi lavato il viso con acqua gelida, decise finalmente ad uscire dal suo rifugio improvvisato.
“Eccomi” annunciò aprendo la porta. Jan era davanti a lui, un sorriso dolce sulle labbra e gli occhi puntati su di lui. “Ti sono mancato?” lo prese in giro.
“Ahaha. Spiritoso, Miguel! Non mi hai risposto, ti va di vedere la partita con me e Benny stasera?”
Miguel sbuffò, avrebbe voluto trascorrere il venerdì sera in un modo diverso, non seduto su un divano a bere birra ed imprecare contro la squadra avversaria. “Sai quanto amo tuo figlio e soprattutto quanto amo il calcio, ma Jan è venerdì sera!” non riuscì a frenarsi. “Facciamo qualcosa di diverso, di pazzo!”
“Di pazzo? Miguel, ti senti male?” allungò la mano a toccargli la fronte.
“Sto benissimo!” si scansò “Dico sul serio, andiamo da qualche parte, ubriachiamoci, rimorchiamo qualche seniorita!”
A quella richiesta così bislacca, Jan sgranò gli occhi “Ecco, ora è certo che non stai bene! Hai per caso battuto la testa in bagno?”
Miguel mise il broncio “A differenza di te, amico, io voglio vivere, godermi i pochi momenti liberi che ho!” sbottò seccato “Dai, non farti pregare. Lo so che non vedi l’ora di scatenarti! Quando eri sotto copertura e i tuoi colleghi ti hanno trascinato fuori non ti sei mica fatto venire tutti questi scrupoli!” non sapeva il perché, ma si sentiva defraudato del tempo che il suo Jan aveva trascorso con quei tipi.
“Hai detto bene, Miguel. Ero sotto copertura non potevo rifiutarmi, e poi, dove vorresti andare, sentiamo un po’!” sorrise sornione, la sua gelosia gli provocava una buffa sensazione nello stomaco.
Sulle labbra di Miguel apparve un ghigno e Jan comprese di essere in grossi guai.


Mezz’ora dopo la BMW nera parcheggiò davanti all’ingresso del locale. Riconoscendo l’insegna luminosa, Jan impallidì e voltandosi verso il conducente protestò, la sua voce risultò stridula “Cosa ci facciamo qui?”
“Ci divertiamo!” fu la risposta del suo compagno.
“Miguel, non so cosa tu abbia in mente, ma non è una buona idea!” scosse la testa, non voleva trovarsi lì e soprattutto non voleva che lui scoprisse che aveva mentito.
“Dai, questo posto mi stuzzica fin dalla sua apertura, ti prego!” gli mostrò i suoi occhioni da cucciolo e Jan non riuscì a dire di no. Non poteva resistere a quello sguardo dolce ma soprattutto alle sue labbra carnose atteggiate ad un tenero broncio. “E va bene! Sappi però che non è così esotico e affascinante come credi!” uscì dall’auto, sbattendo la portiera.
Soddisfatto di aver avuto la meglio, Miguel gongolò.
Quando furono all’interno, li avvolse una musica tecno, ragazze coperte solo da mini baby doll e sottane di seta si muovevano sinuose, mentre altre ballavano avvinte a clienti. Al bar un paio di uomini bevevano in compagnia.
Ovunque tendaggi rosa e palloncini a forma di cuore. A bocca aperta Miguel si guardò intorno.
“Stai sbavando!” Jan gli sferrò una gomitata. Non poteva farci niente, era geloso marcio.
“Non fare il solito guastafeste! Questo è il paese dei balocchi” lo sguardo del bruno si posò su una rossa dai ricci di fuoco, lo guardava succhiando un lecca-lecca. Miguel sentì tirare il cavallo dei jeans. “Guarda lì, che bella senorita” le strizzò l’occhio.
Dopo aver fatto una smorfia, Jan guardò altrove e quando incrociò due occhi verdi da gatta impallidì: appartenevano ad Isabelle, la ragazza con la quale era stato settimane prima. Doveva averlo riconosciuto perché lo guardava ardente. Il commissario imprecò e nel tentativo di distrarre Miguel, lo condusse verso il bancone del bar.
“Cazzo, è davvero fenomenale questo posto. Non ci posso credere che mentre io interrogavo un tizio in quel locale gay, tu ti divertivi con le prostitute”
“Divertivo? Guarda, Miguel che io lavoravo!” nervoso si portò una mano tra i capelli.
“Sì, certo” per attirare l’attenzione del barman, alzò la mano. “Ora questo si chiama lavorare!”
Quando il giovane, un bel ragazzo sulla trentina, con i rasta e profondi occhi verdi, si fermò davanti a loro, Miguel ordinò due tequila. Jan protestò per qualche istante, per poi rassegnarsi: quella sera il suo collega aveva intenzione di farlo impazzire.
Non avevano neanche ricevuto i loro drink che furono avvicinati da Isabelle. Indossava un completino intimo nero con un perizoma che le lasciava scoperte le natiche.
“Ehi, dolcezza” si strusciò a Jan posandogli un bacio sulla guancia perfettamente rasata “Sei tornato! Ho pensato tanto a te”
Miguel alzò un sopracciglio e Jan s’irrigidì imbarazzato. “Isabelle, ciao” mormorò tirandosi indietro, ma la ragazza fece le fusa come una gattina accendendo i suoi istinti.
“Isabelle?” quando finalmente realizzò chi fosse, Miguel cominciò a avere qualche dubbio sulla reale versione dei fatti.
Lei volse lo sguardo verso l’altro commissario sorridendo maliziosa “Ciao, bel fusto, sei un suo amico?”
“Ehm, si” balbettò, poi allungò la mano per baciarle la sua galante “Miguel Alvarez”
“Spagnolo! Adoro i maschi latini!” esclamò con voce calda “Così focosi e fantasiosi”
“Ci puoi scommettere bambolina!” gongolò “E così conosci Jan!”

“Sì, abbiamo avuto modo di trascorrere del tempo insieme! È un grande stratega”

“Ma non mi dire!” replicò divertito, mentre Jan si sentì perduto. Ora Miguel saprà che l’ho ingannato. Cavolo!
“Abbiamo giocato a scacchi” insinuò le dita nell’asola della camicia di Jan “Beh, non solo” aggiunse mordendosi il labbro.
“Ah, davvero!” Miguel strinse i pugni. Lo sapevo che mentiva! Sporco bugiardo! Si è divertito e poi ha avuto la faccia tosta di dirmi che aveva inventato tutto. Me la paga!
“Miguel, senti…” Jan tentò di giustificarsi, ma ormai l’altro pensava solo a come vendicarsi.
Isabelle si strinse al biondino, accarezzandogli il petto attraverso la stoffa “Non pensavo di rivederti, ma ora che sei qui, ti va di divertirci?”
“Io non credo che…” guardò di sottecchi l’amico, il quale sembrava stranamente calmo.
“Perché no!” intervenne Miguel. “Siamo venuti per questo, non trovi amico?” gli sferrò una pacca sulla spalla talmente forte da fargli male.
Jan fece una smorfia di dolore, ma per non dargli soddisfazione non disse niente.
Miguel prese la sua vodka e la bevve tutto d’un sorso, poi succhiò il limone “Dai, non fare il solito musone”
 “Una cosa a tre. Stuzzicante!” acconsentì lei visibilmente felice di avere tra le mani due clienti così aitanti.
Al pensiero, Miguel avvertì un rigonfiamento alle parti basse che lo costrinse ad aggiustarsi i jeans. “E già. Non ti capitano spesso due stalloni come noi” le alzò il mento avvicinando il viso al suo.
“Quasi mai” abbozzò un sorriso.
Incredulo Jan non riuscì a protestare e la ragazza, dopo averli  presi entrambi per mano li condusse oltre il separé dove li attendeva un’accogliente camera.
Una volta entrati, Isabelle chiuse la porta e si avviò verso il grande letto dalle lenzuola di raso rosso. Sul comodino falli di gomma e preservativi facevano capolino dietro una lampada.
Miguel sorrise, ma dentro di sé provava sentimenti contrastanti: curiosità e desiderio per quella ragazza così disinibita, ma anche voglia di prendere Jan e scappare via da lì. Gli lanciò un’occhiata e decise che meritava una lezione per avergli mentito.
“Allora, chi comincia?” domandò Isabelle avanzando verso di loro. Si mosse sinuosa, sfiorando i piccoli seni fasciati nel corpetto.
Miguel deglutì e quando il suo profumo di pesca lo investì, divenne intraprendente. L’attirò a sé, cingendole la vita con un braccio.
“Caspita! Quanta irruenza!” squittì sbattendo contro il suo torace.
“E non hai ancora visto niente, piccola!” affondando il viso nel suo collo, solleticò la pelle con le labbra.
Sospirando Isabelle piegò la testa di lato e lui percorse la gola risalendo verso il mento. La lingua percorse il tragitto fino all’orecchio. Un gemito da parte della ragazza lo indusse a continuare.
Jan li fissava imbambolato. Non lo avrebbe mai ammesso, ma vedere Miguel all’opera era qualcosa di terribilmente eccitante.
Mentre si prendeva cura di lei, Miguel si mosse in modo da poter guardare Jan. Pressandosi contro la schiena della squillo, le scostò i lunghi capelli biondi dal collo. Senza staccare gli occhi dal suo compagno, continuò il suo cammino risalendo verso la nuca.
Accaldato, Jan si sbottonò i primi due bottoni della camicia, poi la tirò fuori dai pantaloni. Avanzò verso di loro, giocherellando con una ciocca bionda, poi si abbassò a baciarle la spalla nuda. Poteva avvertire il respiro affannoso di Miguel, il suo odore e la cosa lo eccitò oltre misura. Scorgendo un lampo nei suoi occhi, sorrise.
“Spogliatemi!” ordinò loro Isabelle prendendo il comando..
Il giovane commissario non aspettava altro. Con estrema lentezza, sganciò il corpetto, lasciandolo poi cadere sul pavimento. Prese i seni a coppa e solleticò i capezzoli, mentre Jan si soffermava sulla clavicola. Sceso verso il basso, il biondo scansò la mano dell’amico e lambì il seno sinistro con la bocca. Catturando il pezzettino roseo tra i denti si aiutò anche con la lingua lo tirò leggermente.
Isabelle si lamentò appoggiando la testa sulla spalla di Miguel, il quale le baciò il lungo collo candido. “Ora ci prendiamo noi cura di te, gattina” sussurrò prima di succhiare il lobo.
Scivolando in ginocchio Jan proseguì il suo cammino, giù verso il ventre piatto. La lingua si muoveva lenta, disegnando dei piccoli cerchi intorno all’ombelico e succhiando la pelle morbida e profumata. Quando raggiunse il bordo del tanga nero, si fermò alzando la testa. Incontrando lo sguardo famelico di Miguel, fu percorso da un brivido. Si era ripromesso di non tornare mai più in un luogo del genere, ma in quel momento non avrebbe voluto trovarsi da nessun’altra parte.
Divenuto intraprendente Jan si rialzò e si sporse a baciarla, ma lei indietreggiò prudente “Eh no, dolcezza! Sai qual è la regola. Niente baci” sedette sul letto, le gambe socchiuse.
“Già, Jan! Sai la regola!” lo pungolò Miguel, il quale ancora non riusciva a digerire che fosse stato con lei.
Colto sul vivo, gli lanciò un’occhiata torva. La tensione tra loro era palpabile e Isabelle, perfetta conoscitrice della natura umana e soprattutto di quella maschile, comprese. Li invitò a raggiungerla e appoggiatasi sui gomiti allargò le gambe. Il filo interdentale che indossava celava bel poco e Miguel, ne fu attratto come una farfalla con un fiore. Adorava il sesso orale e ne era un attento e minuzioso praticante. Ghignando maligno, la raggiunse stendendosi su di lei. Isabelle gli avvolse le gambe ai fianchi come spire. Miguel affondò il volto nel collo invitante, lo leccò con la punta della lingua, poi scese lungo il suo corpo deliziandosi così di quel sapore proibito che aveva tanto invidiato all’amico.
La mano scivolata all’interno della biancheria, solleticò la femminilità rinchiusa ancora all’interno del suo involucro, ma con dei leggeri tocchi, il bocciolo si schiuse. Lo accarezzò per qualche istante, poi la golosità prese il sopravvento. Voleva gustarla, nutrirsi del suo nettare fino ad esserne satollo. Jan si spostò di lato, aveva una perfetta visuale ed era deciso a non perdere neanche un istante.
Isabelle gli abbassò la testa fino ad averlo dove lei voleva. Miguel la toccò di nuovo attraverso il minuscolo tanga, in modo da ravvivare il suo ardore, ma lei era già pronta, fremente per lui.
Scostata la biancheria poggiò la bocca sul monte di Venere, lo sfiorò con una lentezza quasi frustrante. La sentì agitarsi e la tenne ferma affondando le dita nelle cosce “Non ti muovere, gattina! Il tuo Miguel ti farà strillare di piacere”
“Che aspetti!” ansimando spostò lo sguardo verso l’altro suo cliente, il quale, in disparte assisteva alla performance dell’amico, una mano poggiata sulla patta. Lei gli sorrise facendogli cenno di unirsi a loro. Jan però non si mosse, aveva altri programmi: vedere Miguel all’opera, osservare le sue arti amatorie.
Anche Miguel si voltò verso di lui, negli occhi un lampo. Jan comprese che doveva essersi reso conto delle sue intenzioni. In fondo, chi lo conosceva meglio del suo migliore amico?
Con le dita, Miguel scostò le labbra esterne e catturato il nocciolino, lo succhiò rumorosamente. La ragazza era già terribilmente bagnata, i suoi gemiti si diffusero nella stanza eccitando Jan, il quale non riusciva a staccare gli occhi dalla bocca talentuosa di Miguel. Ne era come ipnotizzato.
“Scopami con la lingua! Di più!” la squillo si contorse sotto di lui.
Sempre obbediente, Miguel l’accontentò più che volentieri. Spinse la lingua nella vagina ormai grondante. Gli umori gli invasero la bocca, la gola e lui se ne nutrì goloso.
I sospiri di Jan lo incitarono a continuare, ma voleva condividere con lui quel nettare. Si voltò verso di lui, la bocca umida e le gote arrossate. Un solo sguardo e Jan si avvicinò, gattonando sul letto. Miguel gli portò un dito alle labbra e Jan succhiò avido.
“Il cibo degli dei, non è vero?” commentò Miguel insinuandogli poi la mano nei capelli di seta. Lo spinse verso il basso e Jan si portò le gambe della ragazza sulle spalle in modo da avere una piena visuale del suo sesso. Quando la bocca lo lambì, Isabelle gridò, buttando la testa all’indietro. Miguel osservò Jan darsi da fare, succhiare la ciliegina ormai rossa per i ripetuti assalti e si sbottonò i jeans, insinuando la mano all’interno. Cacciata l’erezione ormai incontenibile cominciò a darsi piacere. I versi che Jan faceva e i gemiti incontrollati della squillo, lo mandarono in estasi.
“Mettiti a quattro zampe!” ordinò improvvisamente il commissario più maturo.
La ragazza obbedì e Jan si infilò sotto di lei, la bocca all’altezza del fulcro del suo piacere. Le sfilò la biancheria ormai zuppa e tornò a dedicarsi al suo godimento. Miguel, invece, sempre senza smettere di masturbarsi, titillò il buchino posteriore fino a portarla all’orgasmo.
Inondò la bocca di Jan con i suoi succhi e anche Miguel si abbassò a raccoglierli, non voleva che niente andasse perso. Ne era troppo ghiotto. Fu allora che le bocche dei due commissari si fusero. Jan lo baciò con trasporto, incontrando la sua lingua setosa. Iniziò una danza lenta che li infiammò. Miguel si pressò contro di lui, le mani si spostarono sotto la camicia, sul ventre scolpito. Per qualche istante tutto sparì: il bordello, la squillo. Le dita fresche di Miguel risalirono verso il petto, giocherellando con un ciuffetto di peli, poi scesero di nuovo fino a perdersi nei pantaloni semi aperti.
Jan lo guardò implorante, ma Isabelle li distrasse con i suoi mugolii. Sfiancata dall’orgasmo e per niente sazia, si voltò leccandosi le labbra “Tocca a voi!” si posizionò in modo da averli entrambi sotto il suo controllo. Miguel lasciò cadere i jeans sul pavimento, mentre Jan se li sfilò restando in boxer.
“Proprio come lo ricordavo” mormorò quando gli abbassò l’indumento Li toccò entrambi, a stento riusciva a stringerli per quanto erano grossi ed eccitati.
“Datti da fare, bambolina!” ma lo sguardo di Miguel era fisso sull’asta dell’amico. Certo, non era la prima volta che la vedeva, ma quella situazione rendeva tutto diverso, speciale.
Quando la bocca della ragazza si posò sul prepuzio, Miguel gemette e si lasciò andare alle sue amorevoli cure. Le carezzò i capelli biondi, artigliando una ciocca. Isabelle lo catturò in bocca, succhiando con decisione. Passò poi all’erezione di Jan, leccandola come un ghiacciolo. Succhiò entrambi i sessi, uno alla volta, poi contemporaneamente. Li leccò dalla radice fino alla punta, con estrema lentezza. Miguel osservò incantato la testa della ragazza andare su e giù, spingere l’uccello di Jan fino in gola.
“Non ti fermare!” l’implorò questi.
Miguel spostò la sua attenzione sul viso dell’amico. Era di una bellezza travolgente, i capelli biondi ricadevano sul viso delicato, la bocca socchiusa e il respiro affannoso. In quel momento realizzò di voler essere lui l’artefice del suo piacere e non solo uno spettatore.
“Miguel” quasi come se avesse percepito i suoi più intimi pensieri, Jan ansimò.
A quel tono così implorante, Miguel non riuscì a resistere e si abbassò a sostituire Isabelle. Per la prima volta nella sua vita, si ritrovò a toccare un uccello che non fosse il suo e ad assaggiare il sapore di un uomo. Lo leccò timidamente, poi preso coraggio lo catturò nella bocca ardente.
Ansimando Jan sentì il cuore esplodere “Mio dio, non ti fermare!”
Miguel aumentò il ritmo e l’altro lo incitò portandogli una mano dietro la nuca. Gli spinse la testa verso il basso.
Miguel si perse nel sapore di Jan e nel dolce suono dei suoi gemiti. Voleva portarlo al picco, farlo impazzire. Solleticò la fessura tra le natiche, spingendo poi un dito all’interno.
Sorpreso da quella penetrazione Jan inarcò la schiena, ma ci si abituò immediatamente. Spinse il bacino ad incontrare il suo tocco, lo bramava “Oh sì” si morse il labbro fino a farlo sanguinare.
Stava completamente perdendo la ragione. Non avrebbe mai pensato che Miguel fosse capace di donargli così tanto piacere.
“Miguel” ripeté senza sosta il suo nome.
Questi alzò la testa ad incontrare i suoi occhi azzurri colmi di desiderio e abbozzò un sorrisetto.
Rendendosi conto di quello che stava accadendo tra i suoi clienti, Isabelle li osservò stupita, ma anche incuriosita.
“Sto per venire, Miguel! Fermati!” lo supplicò Jan.
Leccandosi le labbra, Miguel si bloccò. Trovava il sapore di Jan misto a quello della squillo semplicemente divino.
“Diamine, Miguel. Dove hai imparato a succhiarlo così bene!” un velo di gelosia nella sua voce.
“Talento naturale” gli strizzò l’occhio “Il tuo è il primo” lo rassicurò spostandosi in modo da sussurrargli nell’orecchio “E penso sarà l’ultimo. Non intendo farlo a nessun altro!”
“Lo spero bene!”
Miguel scoppiò a ridere “Siamo possessivi” gli scostò una ciocca dalla fronte.
Lo sguardo che gli rivolse fu una risposta più che eloquente. Il commissario più giovane abbassò lo sguardo, non aveva mai provato una sensazione del genere. Sentiva le farfalle nello stomaco, le mani sudate e la gola secca.
“Ehi, dolcezze, vi siete scordati di me?” protestò la squillo, la schiena appoggiata alla testata del letto.
“Niente affatto, gattina!” si  mosse verso il comodino e agguantò un paio di preservativi. Nello strappare l’involucro, le mani gli tremarono, l’emozione rischiava di prendere il sopravvento.
Resosi conto del suo stato, Isabelle allungò la mano, ma Miguel scosse la testa, voleva pensarci lui. Riprendendo il controllo, arrotolo il condom sulla propria asta e attirò la ragazza a sé.
“Seguimi!” la spinse contro la parete
 “Che hai in mente?” gli lanciò uno sguardo carico di lussuria
“Vedrai, piccola!” si pressò contro di lei.
“Ne ho bisogno!” si lamentò come se fosse un’eroinomane durante una crisi d’astinenza.
Con una mano, Miguel le alzò la gamba e senza preavviso la penetrò con una sola spinta.
“Scopami! Ho bisogno di essere sbattuta per bene!” lo incitò.
Miguel si mosse con decisione, facendole colpire con violenza la schiena contro il muro. Lei gridò supplicandolo di non fermarsi, di continuare.
“Ti piace, vero puttanella?” si ritrasse per un istante, per poi piantarsi in profondità.
Isabelle gli circondò le spalle con le braccia e lui la sollevò dal pavimento facendola ricadere sulla propria verga perfettamente eretta.
A quella penetrazione, la prostituta urlò di piacere e Miguel continuò con la sua danza fino a quando non sentì i muscoli della sua vagina contrarsi attorno a lui. Ansimante Isabelle si appoggiò a lui, nascondendo il volto nel suo collo. “Sei un vero toro! Il tuo cazzo sembra mi stia lacerando”
Miguel sorrise e girò il volto verso Jan, perfettamente eretto, steso sul letto, testa appoggiata sul palmo, sguardo fisso sui due amanti e mano sinistra a darsi piacere.
Cacciando la lingua tra i denti, il commissario più giovane, le sussurrò “Ora voglio che cavalchi il mio amico! È un vero stallone, ma immagino tu lo sappia”
“Uno stallone da monta!” accordò sorridendo, gli occhi brillavano nell’attesa.
“Ti sta aspettando, micetta” le fece cenno di raggiungere Jan sul letto.
Dopo essersi messa in ginocchio sul lenzuolo, Isabelle prese un condom. Strappato  l’involucro, glielo avvolse velocemente. Sedendo sul grembo di Jan si abbassò a prenderlo fino in fondo. Ansimando chiuse gli occhi e sotto lo sguardo di Miguel cominciò a muoversi. I muscoli del suo sesso avvolsero quello dell’amante come un guanto. Jan alzò il bacino per scoparla più a fondo e conficcandole le dita nella carne delle cosce, la condusse in una danza lenta e sinuosa. Jan alzò il torace, appoggiando il petto contro il suo, le mani sulle natiche. Le agguantò con forza per approfondire la penetrazione.
Sì, ancora!” lo incitò “Sei magnifico” il sudore imperlava i loro corpi rendendoli lucenti.
Miguel seguì una goccia scivolare lungo guancia di Jan e scendere verso il collo. La sua corsa terminò sulla clavicola. Non riuscendo più a restare in disparte, il mezzo spagnolo li raggiunse sul letto, portandosi alle spalle del compagno.
“È terribilmente arrapante guardarti, piccolo” la bocca ad un niente dal suo orecchio, il respiro caldo lo accarezzò. “Sei così bello”
Jan si voltò a guardarlo e con un dito Miguel percorse i lineamenti del suo viso, scendendo verso il collo. Risalì a sfiorare il naso e la bocca sottile socchiusa per il piacere.
“Miguel, baciami!” il cuore sembrava come impazzito.
Senza attendere oltre, lui obbedì. Non c’era altro che volesse in quel momento. Le bocche si unirono in un bacio dolce, ma allo stesso tempo, appassionato che li disarmò. Le lingue si cercarono giocando tra loro senza sosta. Lasciandosi sfuggire un leggero lamento, Miguel si perse in quel bacio che gli scollegò il cervello. Solo la mancanza d’aria li costrinse a staccarsi.
Boccheggianti si guardarono, ma un attimo dopo i gemiti prolungati di Isabelle li avvisarono che era vicina al picco. La mano di Miguel scivolò oltre il corpo di Jan a stimolarle la femminilità fino a quando finalmente non la portò all’orgasmo.
Miguel leccò gli umori, poi baciò di nuovo il suo compagno biondo.
“Sai di femmina” ridacchiò.
“Adoro questo sapore, ma più di tutto adoro te, Jan” la lingua solleticò le labbra socchiuse, scendendo a lambire il mento.
“Merda, Miguel! Mi farai morire” mormorò, ancora sepolto in Isabelle e sembrava starci così bene da non volerne uscire.
“Dopo tocca a me!” dichiarò provocandogli un brivido lungo la spina dorsale.
Non ebbe il tempo di replicare o chiedere a cosa si stesse riferendo perché Isabelle, per niente sazia e soprattutto vogliosa di sperimentare ogni cosa con quei due fusti, attirò Jan a sé. Si stese supina trascinandolo in modo che lui potesse sovrastarla con il suo fisico possente e massiccio
“Ne vuoi ancora vero?” negli occhi di Jan una luce maligna. “Non ne hai mai abbastanza”
“Sì, scopami con forza. Aprimi in due!” lo supplicò allargando le gambe.
“Eccoti accontentata” si mosse dentro di lei, una sferzata dopo l’altra.
Isabelle urlò di piacere, la testa all’indietro e gli occhi fuori dalle orbite. “Di più! Non ti fermare!”
Jan si spinse implacabile, i capelli biondi aderivano alla fronte e alla nuca. Le guance arrossate, la bocca umida socchiusa e il respiro affannoso.
Miguel alle sue spalle, lasciò scivolare le dita lungo la schiena muscolosa del compagno. Con estrema lentezza percorse la spina dorsale incurvata, raggiungendo il fondoschiena tonico lucido di sudore. Lo lambì con i polpastrelli, scendendo tra le natiche contratte.
Realizzando che presto sarebbe stato suo, si sentì invadere da un’emozione intensa che lo disorientò. Non avrebbe mai pensato di fare l’amore con Jan proprio in quel posto. All’inizio voleva solo fargliela pagare per essere stato con una prostituta e metterlo in imbarazzo, magari con qualche battutina, ma dopo aver incontrato i suoi occhi e aver percepito i suoi sentimenti per lui, non pensava ad altro che a Jan. A quanto desiderava prenderlo, sentire il suo respiro e i suoi gemiti nel momento dell’estasi più assoluta.
Immerso nelle sue lucubrazioni, non si accorse che i due amanti avevano cambiato posizione. Isabelle era a quattro zampe e Jan la sovrastava, spingendosi nella fenditura posteriore con sempre maggiore foga.
Toccandosi, Miguel li osservò per qualche istante, ma quando lei venne per l’ennesima volta decise che era rimasto in disparte troppo a lungo. Strappò l’involucro di un profilattico e lo indossò velocemente. Si portò dietro Jan baciandogli una spalla. “Ehi, piccolo, ti diverti a quanto vedo”
“Miguel” ansimando per lo sforzo, si voltò ad incontrare la sua bocca carnosa. Si baciarono ancora, cercandosi e nutrendosi uno dell’essenza dell’altro.
 “Ti voglio, Jan!” sussurrò non appena riuscì a parlare.
“Anche io” la mano scese ad ghermire l’erezione inguantata. Impaziente se la portò tra le natiche, ma Miguel ghignò.
“Aspetta!” si allontanò gattonando verso il comodino sul quale facevano bella vista varie boccettine oltre a giochini erotici e falli di gomma. Dopo averne presa una con un liquido rosa tornò da lui. “Olio profumato” se ne versò un po’sulle dita e strofinò le mani tra loro provocando un immediato calore.
Gli rivolse un dolce sorriso e quando Miguel lo violò spingendo un dito dentro di lui, Jan gemette.
“Ora ti abitui” lappò il lobo “vedrai come ti piacerà”
“Ti desidero troppo, non mi importa di sentire dolore” confessò Jan, il cuore in gola e il respiro affannoso.
Intorno a loro si diffuse un profumo di pesca che solleticò l’olfatto dei due commissari.
“Misto al tuo odore è davvero conturbante, piccolo” sussurrò Miguel, mentre Jan incontrava il suo tocco.
“Di più, Miguel!” lo incitò spingendo il sedere all’indietro.
Ghignando il moro aggiunse un secondo dito e sforbiciò velocemente strappandogli dei deboli lamenti. Pressò il petto contro la sua schiena e baciò la nuca umida “Non vedo l’ora di essere dentro di te” confessò.
Jan vibrò di desiderio “Fallo! Ti prego” uscì da Isabelle e si sfilò il preservativo. Voleva che quel momento fosse solo per loro.
Miguel lo spinse supino sulla schiena e s’insinuò tra le sue cosce. Lasciando vagare le mani lungo il torace scolpito giocò con un ciuffetto di peli biondi, impiastricciandoli di olio. Ansimando Jan lo guardò implorante. Isabelle era accanto a loro, le gambe dischiuse e la testa appoggiata sul palmo. Eccitata all’inverosimile da quello spettacolo inatteso, osservava la coppia di amanti senza parlare, sulle labbra un leggero sorriso, mentre i due, quasi dimentichi della ragazza, si dedicavano l’uno all’altro.
Miguel carezzò il corpo muscoloso e privo di imperfezioni di Jan. Scese a lambire il ventre piatto e gli addominali a tartaruga, dei quali percorse i lineamenti.
“Sei perfetto, Jan” la voce gli tremò. Era dal loro primo bacio che sognava di sfiorarlo in quel modo, di essere l’artefice del suo piacere.
Accortosi del suo stato d’animo, Jan allungò le braccia e Miguel si lasciò stringere. Si ritrovò avvinghiato a lui, il volto nell’incavo del suo collo, le dita di Jan ad accarezzare la nuca “Ti voglio talmente che ho male fisico” confessò il biondino.
“Davvero?”
Jan sorrise, non riusciva a credere che uno come Miguel avesse bisogno di conferme, di rassicurazioni. “Ne dubiti? Miguel” gli prese il viso con le mani e lo baciò con dolcezza, lentamente, sfiorando la lingua con la sua.
“Mio dio, Jan” ansimando gli allargò le gambe, l’erezione premeva contro l’entrata.
“Che aspetti!” boccheggiò.
Senza attendere oltre, Miguel si spinse in lui. Jan fece una smorfia di dolore, ma si riteneva abbastanza duro da sopportare. In fondo sono un poliziotto!
“Tutto ok?”
Stringendo i denti, Jan annuì e Miguel cominciò a muoversi lentamente, penetrando sempre più in profondità. Tentando di non soccombere alle fitte lancinanti che sembravano lacerarlo, allacciò gli occhi a quelli dell’amico. Non appena il pene di Miguel toccò un punto particolarmente sensibile, il piacere si propagò lungo la schiena di Jan. Circondando le spalle dell’amante, lo attirò più vicino. Le bocche s’incontrarono, i corpi fusi insieme in un intreccio indistricabile. I respiri concitati e l’odore del sesso si diffusero nella stanza ormai satura.
Le mani di Jan si mossero lungo la schiena di Miguel, scivolando ad agguantare le natiche. Lo incitò ad aumentare il ritmo “Più forte, ti prego”
Miguel lo accontentò sferzando dentro di lui. Si portò le gambe intorno alla vita e approfondì la penetrazione. Ansimante, Jan buttò la testa all’indietro e il compagno immerse il viso nel suo collo. Lo mordicchiò, risalendo lungo la gola. Con la lingua lambì la pelle sudata, assaporando il gusto salato. Solleticò il mento con il naso, inspirando il suo odore inebriante “Mi fa impazzire il tuo profumo, Jan”  
“A me fai impazzire tu” mormorò stringendo le natiche per approfondire la penetrazione “Non ti fermare!” Un grido soffocato gli sfuggì dalle labbra.
Gattonando, Isabelle si avvicinò “Dolcezze, mi pagate per darvi piacere non per restare in un angoletto” mise il broncio.
“Ci faremo perdonare, gattina” Miguel sorrise maligno “Ora, fa la brava bambina e cavalca Jan. Scommetto che ha una voglia matta della tua fragolina matura”
“Sì, bambolina, voglio proprio ingozzarmi”  
“La sua lingua è così talentuosa” e ingorda, si mise a cavalcioni sul viso di Jan, in modo che la femminilità fosse a contatto con la sua bocca.
Jan leccò le pieghe facendola fremere nell’aspettativa. Catturato tra i denti il bottoncino roseo, fulcro del suo piacere, lo tirò leggermente
Senza smettere di muoversi in Jan, Miguel spostò il suo sguardo colmo di lussuria sulla coppia. Trovava quella scena terribilmente arrapante. Jan sapeva essere sadico. L’osservò portarla al limite per poi tirarsi indietro, titillare il clitoride prima di succhiarlo.
“Cazzo!” il giovane commissario ormai ipnotizzato dalla bocca del suo compagno, imprecò. Desiderò averla su di sé, sentirla sul proprio corpo ed eccitato da quell’immagine, aumentò il ritmo dei suoi affondi.
Jan gemette e Isabelle si abbassò per assecondare i suoi movimenti.
“Ancora” lo incitò inarcando la schiena e con le dita scostò le labbra esterne concedendogli un maggiore accesso al clitoride bisognoso di attenzioni.
Jan lo succhiò con foga, spostandosi verso la fessura bagnata. Spinse la lingua ogni qualvolta la sentiva avvicinarsi all’orgasmo rallentava.
Lei protestò con un mugolio e Jan ridacchiando tornò a tormentarla.
“Fammi venire!” lo supplicò la squillo muovendo il bacino. Si masturbò con il pollice.
“Non ti toccare! Non venire ancora!” il commissario si bloccò per qualche istante.
“No, ti prego” piagnucolò ansimando, il corpo scosso da un tremito.
Jan comprese che era vicina al picco, che bastava un piccolo tocco di farla venire come un fiume in piena. Solleticando il bottoncino con un dito, spinse la lingua in profondità.
Lei urlò “Sì, o sì!”
“Voglio il tuo miele, piccola!” aumentò il ritmo fino a quando non sentì la vagina contrarsi contro la sua bocca e la lingua sommersa dai suoi dolci succhi.
“Che bello” finalmente si lasciò andare ad un lungo sospiro.
Goloso, Jan si nutrì del suo nettare e mentre Isabelle tentava di riprendersi, passò la lingua lungo la fenditura.
Isabelle si lamentò. “Mi da fastidio”
“Appetitosa come una pesca matura” e incurante della sua ritrosia, continuò la sua lenta tortura.
“Sei così bravo” si morse il labbro. “Mi farei mangiare da te per ore, dolcezza” gli lanciò uno sguardo languido.
Jan sferzò la lingua lungo la spaccatura raccogliendo gli ultimi residui “Quanto mi piace dopo che sei venuta, così ricettiva e deliziosa” si spostò verso il buchino posteriore.
“Mio dio”
Dopo una rapida leccata, Jan le aprì le natiche con le mani, spingendo un dito all’interno.
Lei si pressò ad incontrare il suo tocco
Dopo aver sferzato per un’ultima volta in Jan, Miguel gli sfiorò una coscia “Mettiti a quattro zampe!” si scostò giusto il necessario per permettere al compagno di obbedire ai suoi ordini.
Isabelle si mosse e quando Jan si fu messo in ginocchio, scivolò sotto di lui, il viso in corrispondenza con il suo membro. Dopo averlo circondato con una mano, ci giocò per qualche istante. Lo spinse fino in gola.
“Brava bambolina, prendilo tutto” la incitò e voltandosi verso l’amico, mormorò “Miguel”
Ghignando Miguel lo sovrastò con il suo fisico possente “Siamo impazienti!” e senza attendere oltre, si spinse senza sforzi nel suo canale ormai modellato per accogliere il suo pene di notevoli dimensioni.
“Più forte!” si morse il labbro fino a farlo sanguinare. Si sentiva in paradiso con Miguel che pompava dentro di lui e Isabelle che si prendeva cura del suo piccolo amico.
“Sei insaziabile, Jan” gemette Miguel allargandogli le natiche con le mani, mentre la squillo giocherellava con i testicoli del biondino.
“Stupendo, Miguel. Lo sapevo che eri un dio del sesso” inarcando la schiena voltò la testa verso di lui. “E tu, piccola, continua a ciucciare. Me lo hai fatto diventare duro come il marmo”
Obbediente, Isabelle lo leccò soffermandosi sul prepuzio.
“Scommetto che vuoi qualcosa di più grosso, non è vero?” le disse assecondando le spinte di Miguel, il quale sembrava instancabile.
“Su, micetta, fatti scopare da Jan! Dopo ti faccio dare un altro assaggio al mio biscotto” si pressò contro il compagno, sormontandolo. Gli baciò la schiena umida, poi immerse il viso nel suo collo
Jan mosse il bacino all’indietro, lo sentiva fino in fondo, ogni colpo sfiorava la prostata provocandogli delle scariche elettriche lungo la schiena. Sentiva che una volta assaggiato, non avrebbe più potuto fare a meno di Miguel, del suo amore. Dipendeva da lui in tutto per tutto.
Isabelle gli lanciò uno sguardo colmo di desiderio “Come mi vuoi?” sgusciò da sotto di lui e si posizionò tra le sue gambe. Il pene le sfiorò la coscia eccitandola. “Mettiamo un guantino e diamo inizio alle danze” allungò la mano a prendere un altro pacchettino e dopo averlo scartato, lo avvolse sull’erezione.
Allargò le gambe e lo condusse dentro di lei. Jan si spinse con forza, entrando completamente. Si ritrovò in mezzo ad un sandwich con Miguel che lo sovrastava scopandolo celermente. Ansimando cominciò a muoversi all’unisono con il suo amante. Nella stanza solo i loro gemiti. Isabelle gli poggiò le mani sulle braccia incitandolo ad aumentare il ritmo.
“Ti piace vero piccola?” si cacciò fuori solo per un minuto, per piantarsi subito dopo in profondità, toccando il suo posticino più sensibile.
Isabelle gridò di piacere “Non ti fermare, di più!”
“Visto Jan? La puttanella ha fame del tuo cazzo!” affondando dentro di lui, Miguel gli morse il lobo.
“E io del tuo. Quanto è bello sentirti dentro!” mosse il bacino all’unisono con i suoi movimenti.
“Sei insaziabile. Chi l’avrebbe mai detto!” ridacchiando leccò il sudore dal collo.
Sferzò un’ultima spinta dentro Jan e uscì dal suo rifugio. In lui si sentiva come a casa e gli dispiaceva rinunciarci, ma lo spettacolo del compagno con quella squillo lo attirava come un’ape con un fiore.
Jan protestò per quella perdita “Miguel, Dopo voglio cavalcarti!”
Nell’aspettativa il moro si leccò le labbra  “Sì, piccolo mio. Tutto quello che desideri”
Jan continuò a muoversi implacabile in Isabelle, poi rotolò sulla schiena facendo in modo che lei gli sedesse in grembo.
Desideroso di partecipare, Miguel cambiò preservativo e dopo aver buttato quello usato nel cestino, ne indossò un altro. “Sei una gatta in calore” lasciò scivolare la mano tra le natiche della ragazza. Le stimolò il buchetto, spingendo un dito all’interno. Lo mosse dentro e fuori, aggiungendone immediatamente un secondo.
Quando lo supplicò di darle di più, sostituì il membro alle dita. Gemendo Isabelle lasciò che la violasse, lasciandosi scappare un gridolino per quella doppia penetrazione.
Miguel si stese sulla sua schiena, lambendo la pelle sudata della nuca con la lingua “Ti piace piccola, vero? Quando ti ricapitano due tori da monta come noi?” afferrò la lunga chioma bionda e  tiratole la testa all’indietro, morse il collo candido.
Jan la condusse in una danza lenta e sensuale e Miguel si adeguò al loro ritmo. Ben presto l’ennesimo orgasmo investì Isabelle facendola urlare di piacere. Si appoggiò al torace del biondo accarezzando i peli appiccicaticci e luccicanti d’olio. Ansimante, chiuse gli occhi per qualche istante, sulle labbra un malizioso sorrisetto. “Siete stati magnifici”
Miguel si stese accanto a Jan, il quale sembrava terribilmente provato da quella maratona. Gli scostò una ciocca dal volto “Sei stanco?”
“Per te no” lo guardò adorante.
“Non ho dimenticato il tuo piccolo desiderio, Jan” lasciò scivolare il pollice lungo la sua guancia, approdando sulle labbra tumide.
Jan arrossì e Miguel sorrise “Sei terribilmente dolce. Nonostante sia un poliziotto, avvezzo al crimine e a ogni bruttura, riesci ancora a vergognarti per qualcosa”
“Devo essere ridicolo! Solo tu mi riduci in questo stato!”
“Resti il mio dolce Jan” solleticò il naso con il suo, sulle labbra gli apparve un ghigno malizioso “ma che io sia dannato. A letto sei una vera sgualdrina”
“Come osi!” gli sferrò un buffetto sulla spalla “Bada a come parli!”
Giocherellando con una ciocca di Isabelle, ridacchiò. “È un dato di fatto, piccolo. Ti piace sperimentare qualunque cosa”
Jan mise il broncio “Sei davvero impossibile”
“Adoro stuzzicarti” Miguel scese a posargli un leggero bacio sulle labbra.
“Sei una peste, te l’ha…?” ma non riuscì a terminare la frase perché la bocca di Miguel s’impossessò della sua.
Andarono avanti a pomiciare per qualche minuto, fino a quando il desiderio di amarsi non impedì loro di restare separati. Jan si liberò con garbo del peso di Isabelle, spingendola supina e si pressò immediatamente su Miguel. La sentirono protestare, ma rassegnatasi, la ragazza si accoccolò in un angolino a riposare.
Miguel attirò Jan a sé, baciandolo a lungo e lentamente, quasi come se volesse imprimere nella memoria il suo sapore e ogni mugugno da lui emesso.
Jan gli sedette in grembo, l’erezione premeva sulla natica. Con i polpastrelli accarezzò il torace villoso, risalendo verso il collo. “Sei così virile”
Socchiudendo la bocca carnosa, Miguel fremette “Jan, sei la mia droga”
“Voglio essere il tuo tutto, Miguel” e tornò a lambire la bocca con la sua.
Emozionato da quella dichiarazione, Miguel lo strinse stretto, avvolgendolo con le braccia.
La dita scesero lungo il suo corpo, bramando possesso di ogni lembo di pelle. Quando arrivarono alla loro meta, Jan si mosse ad incontrare il loro tocco delicato. “Prendimi! Ti voglio con tutto me stesso”
Senza preoccuparsi di indossare una protezione, Miguel fu di nuovo in lui, riempiendolo completamente.
Buttando la testa all’indietro, Jan inarcò la schiena.
“Cavalcami!” il moro gli affondò le dita nei fianchi per indurlo ad aumentare il ritmo.
Jan fu più che felice di accontentarlo. Si mosse avanti e indietro prendendolo fino in fondo. In completa estasi, si lasciò andare ripetendo senza sosta il nome dell’amico.
“Ancora, più veloce!” lo incoraggiò Miguel con il cuore che sembrava volergli schizzare fuori dal petto.
“Miguel, toccami!” goccioline di sudore gli colavano dalla fronte e dal mento.
Il mezzo spagnolo lo accontentò più che volentieri, conducendolo ben presto all’orgasmo. Jan spruzzò il suo seme su ventre dell’amante, mentre Miguel, dopo un ennesimo colpo, si riversò in lui. Ormai stremato Jan si accoccolò sul suo petto, l’orecchio teso ad ascoltare i battiti accelerati del cuore.
“Meglio di una partita davanti la tv, non trovi?” ironizzò il commissario più giovane infilandogli una mano nei capelli biondi.
“Decisamente!” accordò il biondino accarezzando un ciuffetto di peli scuri. “Ma… non avrei mai pensato sarebbe finita così!”
“Neanche io, anche se devo ammettere che da quando mi hai raccontato di questo posto, non faccio altro che pensarci” confessò Miguel baciandogli la fronte. “Mentre tu fingevi che nulla fosse accaduto”
“Temevo di rovinare tutto parlandone”
“Che testone” gli tirò delle ciocche “Io pensavo te ne vergognassi”
“Mai!” lo fissò intensamente, poi gli cercò le labbra carnose.
Miguel lo baciò con ardore, intrecciando le gambe con le sue. Erano talmente presi l’uno dall’altro da non accorgersi che la squillo, ormai conscia che il suo ruolo si era esaurito, aveva preso a rivestirsi.


Una volta fuori dal locale, divennero entrambi taciturni e pensierosi. Durante il tragitto fino all’auto camminarono vicini, le mani si sfiorarono provocando in entrambi scariche elettriche.
Jan era scosso da sentimenti contrastanti: felicità per quello che era appena accaduto, ma anche terrore cieco che potesse cambiare le cose tra loro. Senza farsi sorprendere gli lanciò un’occhiata e notò che anche lui aveva una strana espressione, si mordeva il labbro, cosa che faceva quando era nervoso o doveva prendere una decisione importante.
Arrivati davanti la BMW, Miguel si voltò e quando gli occhi s’incontrarono, Jan si sentì rimescolare dentro.
“Scusami, Jan” disse improvvisamente.
“Eh? Perché ti scusi?” lo fissò stranito.
“Di averti portato in questo posto” calciò un sassolino “Volevo vendicarmi”
Jan fece per parlare, ma Miguel lo precedette “Ero geloso marcio di te e Isabelle. Non potevo sopportare che fossi stato con lei”
“Eri geloso?” si avvicinò, i visi ad un niente.
“Certo, ti ho portato qui per prendermi una rivincita, ma…”
“Ma cosa?” il sorriso malizioso di Jan gli fece perdere un battito.
Miguel alzò le spalle “Ero preso da altro”
“Ma davvero?”
“Da uno splendido commissario che mi ha fatto perdere la testa” gli circondò la vita con un braccio e lo attirò a sé.
“E dimmi, in cosa consisteva la tua vendetta?” sembrò divertito.
“Prenderti in giro sulle tue arti amatorie, ma soprattutto farti provare sulla tua pelle quello che ho provato io”
“Scopando con Isabelle davanti a me?” lo provocò Jan accarezzando il colletto della camicia.
“Lo ammetto non era un piano valido” mise il broncio “ma se non lo avessi fatto…” si bloccò, gli occhi fissi sulle labbra socchiuse del compagno.
“Cosa?” si sporse verso di lui, il respiro affannoso, le mani sudate.
“Non avrei mai capito quanto sei importante per me” e cercò le sue labbra morbide.
“Sei uno zuccone” ansimando Jan si staccò per un istante, poi tornò a bramare i suoi baci. Prese possesso della bocca carnosa, approfondendo il contatto. Gli portò le braccia sulle spalle, pressandosi contro il suo corpo muscoloso.
Boccheggianti si separarono alla ricerca di aria e Miguel mormorò “Avrei dovuto capirlo fin da quella sera che non c’era posto per nessun altro, ma la gelosia mi rendeva cieco”
“Io non avevo bisogno di tutto questo per capire che sono tuo e che tu mi appartieni, Miguel. l’ho sempre saputo”
Il moro ghignò soddisfatto “Certo, cosa potresti volere di più? Hai davanti uno stallone spagnolo”
“Scemo!” gli sferrò uno scappellotto “Ma hai ragione, cosa potrei volere di più!”
Le mani si chiusero sulla sua nuca e sfiorarono la pelle provocandogli un brivido di piacere. Miguel si perse nei suoi occhi limpidi, poi dopo averlo spinto contro la portiera della BMW, lo baciò dolcemente e a lungo fino a quando, desiderosi di ricominciare quello che avevano interrotto poco prima, si allontanarono diretti verso l’appartamento del giovane commissario. 



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