venerdì 25 novembre 2011

Berlin story capitolo 1

1

Lipsialove
Rating V.M: 18
Questa storia è solo frutto della mia fantasia


La neve cadeva lenta coprendo i marciapiedi e le auto di un sottile strato bianco. Il freddo pungente costringeva i passanti a rintanarsi nei Starbuck alla ricerca di un po’ di riparo e di qualcosa di caldo. Mi trovavo a Berlino già da una mese e un gelo del genere a novembre non lo avevo mai sentito, ma venendo da Napoli era più che naturale. Sedevo in disparte,  durante il mio giorno di riposo dal lavoro al museo. Davanti a me una cioccolata con panna e tra le mani Maurice, uno dei miei romanzi preferiti, che stavo rileggendo per l’ennesima volta. Ero immersa nella storia quando ebbi la strana sensazione che qualcuno mi stesse osservando. incuriosita alzai lo sguardo dal libro e mi guardai intorno, ma tutti mi sembravano assorti nei loro pensieri o impegnati a lavorare al portatile. Stavo quasi per riabbassare la testa sul romanzo, quando il mio sguardo incontrò due grandi occhi scuri. il fiato mi mancò e il cuore cominciò a galoppare. Appartenevano ad un bell’uomo sui trentacinque, seduto poco distante da me.  Arrossendo guardai altrove, ma avvertendo lo sguardo bruciante, mi azzardai ad osservarlo meglio. I ricci scuri gli incorniciavano il volto non perfetto, ma  attraente, mentre le labbra carnose erano atteggiate ad un mezzo sorriso. Completava il quadro una barba di un paio di mesi.
Improvvisamente ebbi una folgorazione: quell’uomo lo avevo già visto. Rendendomi conto di chi fosse in realtà, deglutii. Gabriel Merz. Cazzo! Non riuscivo a capacitarmi della coincidenza. Incontrarlo in una città grande come Berlino era davvero destino. Sorrisi pensando a quanto solo pochi mesi prima avrei fatto carte false per poterlo conoscere e che se lo avesse saputo la mia amica Giusi avrebbe rosicato per la fortuna accadutami. Feci per prendere il cellulare dalla borsa appesa alla sedia per mandarle un sms quando sentii la sedia accanto alla mia spostarsi.
“Hallo” salutò con una voce roca e profonda che bastò a rimescolarmi lo stomaco e a bloccarmi la digestione della cioccolata.
“Hi” balbettai incredula. Si era seduto al mio tavolo.
“Ti sembrerò invadente, ma…” parlò in tedesco e io, nonostante la mia non perfetta dimestichezza con quella lingua, lo compresi e attesi che lui continuasse. “Mi sembra di conoscerti”
“Come?” di certo avevo capito male, ma lui ripeté.
“Credo di conoscerti, come ti chiami?” il sorriso dolce e gli occhi da cucciolo mi fecero venire voglia di coccolarmelo, ma tentai di restare con i piedi per terra.
“Funziona questo approccio?” scossi la testa certa volesse solo rimorchiarla, ma quelle pozze erano una calamita.
Finalmente, quasi come se avesse ricevuto una folgorazione, il suo sorriso si aprì “Certo! Alexandra, vero?”
Impallidii incredula e lui continuò “Mi hai scritto per la foto!”
“Ti ricordi?” mi sciolsi davanti a quelle labbra e alla cicatrice che la barba semi nascondeva. “Non pensavo che tu, famoso come sei, potessi ricordarti di una che ti ha perfino tampinato per avere una tua foto da usare per un romanzo” balbettai quasi.
“Certo che mi ricordo” si sporse in avanti accorciando la distanza tra noi. “Un gesto molto dolce, l’ho apprezzato. Dimmi, è andato bene…?” tentò di ricordare il titolo del romanzo. Negli occhi una luce che mi provocò un formicolio al basso ventre.
“Lezioni di tango. Ha venduto parecchio, ne siamo fiere”
“Sarete contente” con i polpastrelli mi accarezzò il dorso della mano. “Qualche altro libro in cantiere?”
“Veramente sì, ma è presto per parlarne. Tu invece? ” sorrisi anche io, ma dentro mi sentivo morire. “Hai in programma qualcosa? Un nuovo progetto?”
“Forse, mi hanno anche proposto di tornare in Rote” sporgendosi maggiormente lo sguardo gli cadde sul libro aperto sulle mie ginocchia. “Forster” lesse.
“Lo conosci?” rendendomi conto della gaffe mi morsi la lingua. “Ma certo che lo conosci”
“Mi piace molto, ma questo romanzo non l’ho letto” allungò la mano prendendolo, ma rendendosi conto che era scritto in italiano lo poggiò sul tavolino.
“Uno dei miei preferiti. Me lo porto sempre dietro” gli dissi con entusiasmo.
“Dovrò leggerlo anche io allora”
Deglutendo notai che il suo sguardo era focalizzato sulle mie labbra e io temendo di averle sporche di cioccolata tentai di pulirne con noncuranza.
“Sei davvero carina” mi disse spiazzandomi “Non me ne ero reso conto dalla foto del profilo”
“Grazie” con le dita mi tormentai una ciocca di capelli, gesto che facevo sempre quando ero nervosa o a disagio.
“Ti va qualcosa da bere? O da mangiare?” mi chiese.
“No, ho preso una cioccolata e un brownie. Meglio non strafare”
“Mmmm, buoni” si leccò istintivamente le labbra e io come ipnotizzata fissai la sua lingua immaginandola su di me. A quel pensiero dovetti arrossire violentemente perché lui stupito alzò un sopracciglio. “Io quasi quasi prenderò un cappuccino con panna e caramello”
La sua scelta mi stuzzicò curiosità, così decisi di imitarlo “Sai che ti dico? Ne prendo uno anche io” e mi mossi per andare al bancone, ma lui mi fece segno di bloccarmi. Senza aggiungere altro si fiondò verso la cassa a fare le due ordinazioni.
Una volta terminato di consumare i cappuccini mi propose di camminare e io noncurante della neve e del gelo accettai. Mi dissi che non mi sarebbe ricapitata un’occasione del genere e non potevo sprecarla.
Usciti dallo Starbuck mi resi conto che la neve non aveva ancora smesso di cadere, ma che aveva aumentato d’intensità. “Cavoli” mi strinsi nel piumino.
“Hai freddo?” chiese preoccupato voltandosi verso di me. Mi aggiustò la sciarpa intorno al collo e il mio cuore perse un battito.
“Un po’” confessai “Noi napoletani siamo abituati al caldo e al sole” gli sorrisi minimizzando e poi bastava la sua vicinanza a procurarmi delle vampate.
“Forse dovevamo restare dentro”
“Non importa” scossi la testa e c’incamminammo per il centro senza una meta precisa.
Lui rise “Mi piacerebbe venire in Italia, non ci sono mai stato”
“Peccato, c’è così tanto da vedere” indossai anche i guanti.
“Mi faresti da guida per le strade della tua bella città?” cacciò la lingua tra i denti  e per un attimo mi sembrò di rivedere Miguel Alvarez.
“Se non sarò ancora a Berlino, certo, Gabriel” per la prima volta pronunciai il suo nome.
“Come mai in questa città da sola?” mentre camminava mi lanciava continue occhiate. “Senza fidanzato o amici?”
“Lavoro. Ho un contratto a progetto alla Alte Nationalgalerie” risposi orgogliosa, era qualcosa che avevo sempre voluto fare.
“Sei nel campo dell’arte?” sembrò molto interessato e io mi gasai continuando a parlare a ruota libera e raccontando del mio lavoro. Scoprii che Gabriel era molto colto e interessato all’arte. La sua simpatia poi era contagiosa e ci ritrovammo a ridere come due ragazzini per qualunque cosa.
Chiacchierando come due vecchi amici eravamo giunti nei pressi del parco e guardandomi intorno, mi resi conto che non ero ancora mai stata in quella zona della città.
“Che bello! Si sente già l’aria natalizia!” ispirai a pieni polmoni.
Gabriel avvicinandosi, mi accarezzò una guancia arrossata dal freddo “Sei bella anche come un ghiacciolo”
Risi ma un attimo dopo lui si abbassò a incontrare le mie labbra. La sorpresa fu talmente forte che dovetti resistere alla tentazione di pizzicarmi il braccio nel timore che stessi solo sognando. Lui ne approfittò per prendere il sopravvento e approfondire il bacio.
Mi lasciai sfuggire un gemito e mi pressai contro il suo torace massiccio che tanto avevo desiderato. La barba mi pizzicava il viso, ma la dolcezza e allo stesso tempo passione che lui mise in quel bacio mi fecero dimenticare ogni cosa.
“Gabriel” sussurrai una volta che la mancanza di aria ci costrinse a staccarci.
Ansimando il tedesco mi scostò un ricciolo dal viso, poi tornò a cercare la mia bocca fremente e socchiusa.
Le gambe mi tremarono e se lui non mi avesse circondato la vita con un braccio io mi sarei di certo ritrovata con il sedere sul terreno.
“Andiamo da me!” esclamò improvvisamente con voce roca. “Abito qua vicino”
A quella richiesta per poco non ci restai secca. “Come? Da te?” deglutii rumorosamente. “Ma io…”
Rendendosi conto che forse poteva avermi offeso, si affrettò a scusarsi “Corro troppo?”
“No, è che…” balbettai in preda al panico “è accaduto tutto così in fretta che non ho avuto modo di pensare, riflettere”
Gabriel mi accarezzò il labbro inferiore con il pollice “Mi piaci da quando ho visto la tua foto in costume su facebook, poi quella con il libro che avete fatto alla…” tentò di ricordare “fiera?”
“Sì,” gli occhi mi brillarono “a Torino. Un’esperienza fantastica”
“Eri raggiante e terribilmente sexy”
“Tu sì che sai adulare una donna” ero completamente fusa, ogni sua parola non faceva che accrescere il desiderio che provavo per lui.
“Sai, Alexandra” sussurrò piegandosi di nuovo verso di me “non penso ad altro che a baciarti, toccarti e…” sfiorandomi il lobo dell’orecchio aggiunse “fare l’amore con te”
Bam! Quell’ultima frase mi esplose in testa rendendomi difficile ragionare lucidamente.  Gabriel vuole fare l’amore con me! Solo a quello riuscivo a pensare. E a come le mie fantasie più sfrenate stavano per avverarsi.
“Anche io” sentii la mia voce confessare qualcosa di cui solo Giusi era a conoscenza.
Le labbra carnose si allargarono in un sorriso radioso e io mi strinsi a lui.
“Andiamo” e tenendomi stretta ci dirigemmo verso casa sua.

domenica 6 novembre 2011

Attrazione incontenibile 2


Autore Lipsialove
Vietato ai minori di 18 anni
cap 2 NC17




In attesa del suo appuntamento con il bel tedesco, Alessandra si prepara con estrema cura. Dopo aver fatto un bagno rilassante con oli profumati, indossa un completino color malva comprato in un negozietto nel centro di Minorca. Pensando alla reazione di Gabriel si sente invadere da un fuoco che la fa tremare. Realizza di essere irrimediabilmente cotta di quell’uomo e di desiderare un rapporto serio e duraturo
Persa nei suoi sogni non si accorge di essere in ritardo. Fa appena in tempo a indossare l’abito blu con ampia scollatura che sente bussare alla porta.
Gabriel è nel corridoio, maglia bianca e un paio di pantaloni scuri, i ricci tirati all’indietro con abbondante gel. Le fa un fischio di apprezzamento “Sei uno splendore, tesoro” avanza nella camera per poi attirarla tra le braccia “anzi, un vero schianto con questo addosso”
“Grazie” cerca le sue labbra carnose.
Approfondendo il bacio Gabriel, lascia scivolare le mani lungo il suo corpicino minuto. “Micetta, vedendoti così bella e ricettiva, sono tentato di cambiare i piani e tenerti chiusa in camera” le alza il vestito, scoprendole il sedere
“Smettila!” gliele schiaffeggia divertita.
“Ma mangi?” inutilmente cerca un po’ di carne da pizzicare sui fianchi. “Stai dimagrendo un po’ troppo, piccola.”
“Colpa tua. Mi sfianchi!”
“No, tu non mangi! A me le donne non piacciono scheletriche. Questa sera faremo una cenetta romantica e poi…” avvicina la bocca all’orecchio “esaudirò ogni tua fantasia”
“Tu mi vizi” gli circonda le spalle con le braccia.
Ridacchiando Gabriel torna a baciarla.
Alessandra si lascia sfuggire un sospiro di piacere “Ti voglio da matti” confessa mordicchiando la cicatrice.
“Anche io, ma lo sai. Da quando ti conosco non penso ad altro che a te, a cosa farti” la tira su pressandola contro la parete.
“Gabriel no” mormora un flebile rifiuto, ma ogni volta che lui la sfiora, il corpo vibra come le corde di un’arpa quando vengono pizzicate.
“Visto l’effetto che mi fai?” si spinge contro di lei. Sprofonda nella sua bocca calda e umida, succhiando la lingua. Perlustra ogni angolo, la saliva si mischia lasciando scie sul mento.
“Amore” ansima lei “sono tutta bagnata”
Gabriel le porta una mano tra le gambe, solleticandola attraverso l’intimo. “Bambolina, se mi dici così, sai che non posso resistere, devo assaggiarti” si succhia il dito “Il tuo sapore è così inebriante”
“Ma non possiamo” si scansa aggiustando il vestito.
“Dove scappi?” cerca di agguantarla, ma lei si avvicina allo specchio.
“Devo finire di prepararmi” scosta un riccio ribelle dalla fronte.
“Sei bellissima” arrivatole da dietro le scoprendo la nuca. “sarò invidiato da tutti gli uomini presenti perché vorrebbero essere al mio posto” Bacia la cute, risalendo verso l’attaccatura dei capelli.
“Sei davvero dolce, Gabriel” si volta e senza staccare gli occhi dai suoi, gli sfiora una guancia. Traccia i lineamenti del suo viso “e terribilmente  sexy. Non riesco ancora a credere che tu voglia me, sei troppo bello per essere vero”
“Toccami! Sono vero e sono qui con te”
Con le dita Alessandra percorre la piccola ruga d’espressione che gli si forma quando corruga la fronte.
“Sono abbastanza reale?”
“Sì, anche troppo” scende lungo il naso. “sono così fortunata ad averti incontrato”
“Vieni qui, tesorino” l’attira in un abbraccio. Le bocche si fondono, il fuoco si scatena come per una scintilla nella paglia.
“Gabriel” geme mentre lui s’impossessa delle sue labbra divorandole.
“Alexa” attraverso la stoffa leggera le accarezza il corpicino. “Facciamo l’amore! Adesso!” cerca di sospingerla verso il letto.
“No, piccolo” mette il broncio “non ho intenzione di trascorrere un’altra notte in camera. Mi hai promesso qualcosa di diverso”
“E va bene, ma sei crudele!” le afferra le mani portandogliele dietro la schiena.
Alessandra si spinge verso di lui “Però…” nello sguardo desiderio “non è detto che non possiamo fare qualcosa prima di uscire”
Ghignando Gabriel si pressa maggiormente contro di lei, facendole percepire la sua erezione “Lo senti quanto ti voglio?”
“Sei una macchina, dolcezza! Sempre pronto”
“Puoi dirlo forte”
Il suo accento tedesco la fa fremere, soprattutto quel suo modo di pronunciare determinate parole. Ogni volta poi che Gabriel tenta di esprimersi in italiano, lei sente le farfalle nello stomaco. Di una cosa Alessandra è certa, quello che prova per Gabriel è qualcosa di talmente profondo da terrorizzarla.
“Tutto bene?” le domanda scoprendola con la testa tra le nuvole.
“Sì” lei torna a guardarlo.
Si muovono verso il letto. La fa stendere sovrastandola con il suo fisico corpulento.
L’abito si solleva mostrando le cosce.
“Non te l’ho mai visto questo, è nuovo?” ammirando il suo completino passa il pollice sul monte di Venere.
Alessandra annuisce “In un negozietto in centro. Ho pensato a te”
“Un regalo per me?” scosta lo slip.
Alessandra geme bramando il suo tocco. “Sì, ti piace?”
“Molto, ma sai, io ti preferisco senza” la solletica approfondendo il contatto. “Con la tua patatina pronta a ricevermi”
“Gabriel, sì”
“Ti sento vibrare sotto le mie dita. Potrei suonarti” aggiunge un secondo dito.
“Sono il tuo violino” allarga le gambe per facilitargli l’accesso.
Il piacere sembra sommergerla. Il corpo è scosso da contrazioni, ma improvvisamente Gabriel si ferma. Estrae le dita succhiando gli umori.
Quando lui si scosta, Alessandra protesta vedendosi privata di un tale godimento. “Perché?”
“Non essere impaziente, piccola” si sbottona i pantaloni cacciando il membro luccicante. “Guarda cosa ho per te”
“Adoro il tuo bell’uccello” lo sfiora lungo la superficie, poi passa il pollice sul prepuzio.
“È tutto tuo, micetta” Gabriel torna a sfiorarla.
Circondando la verga con le dita, Alessandra comincia a dargli piacere. Sentendolo gemere sotto il suo tocco, aumenta il ritmo.
“Bambolina” ansima. “Sei grandiosa”
“Toccami, Gabriel!” lo supplica spingendo il bacino in avanti a incontrare il suo tocco.
Il tedesco sforbicia dentro di lei, mentre con il pollice solletica il clitoride. Sente che è pronta a venire e sadico diminuisce l’intensità per qualche istante.
Senza smettere di muovere la mano sulla sua asta, Alessandra lo incita a farla godere. “Più forte!”
“Dimmi quanto lo vuoi!”
“Lo voglio da impazzire! Fammi venire! Ti prego!”
Lui l’accontenta e un attimo dopo un violento orgasmo la investe inondandogli le dita. Gabriel la segue raggiungendo l’apice e spruzzandole il seme sul ventre.
Goloso, Gabriel raccoglie i loro umori per poi portarseli alle labbra. “Un mix esplosivo!”
“Che matto sei!” lo prende in giro.
“Non mi credi? Assaggia!” la bacia accarezzando la lingua con la sua.
Lasciandosi sfuggire un piccolo lamento, Alessandra risponde con altrettanto trasporto, gustando il proprio sapore.
“Mi arrapi, piccola, sempre di più”
“Anche tu, Gabriel. Sono diventata una drogata del sesso” ridacchiando caccia la lingua tra i denti.
“Vieni, che ti do la tua dose” si stende di nuovo su di lei, ma Alessandra lo allontana dolcemente.
“Niente da fare!” si alza dal letto “Vado a pulirmi così possiamo andare a cena”
“Vuoi che lo faccia io?” gli occhi del tedesco brillano.
“Credo che non usciremmo più da questa stanza. Meglio di no” si avvia in bagno lasciando la porta semi aperta.
Dopo essersi ripulito con un fazzolettino, Gabriel si avvicina e sentendo l’acqua scorrere, sbircia all’interno
Quello che vede lo lascia piacevolmente sorpreso. Lei è seduta sulla vasca, una gamba poggiata a terra e l’altra appoggiata sul bordo, gli occhi chiusi. In una mano lo spruzzo mentre  l’altra tra le cosce, a titillarsi il clitoride gonfio.
Leccandosi le labbra voglioso, Gabriel immagina che stia pensando a lui e alla sua bocca. È tentato di entrare, di far avverare i suoi desideri, ma resta lì fermo ad osservarla. In pochi istante la vede venire, il corpo contratto e le labbra socchiuse dal piacere.
D’istinto si porta la mano sul membro che fa capolino dai pantaloni sbottonati. Nonostante sia appena venuto, è ancora semi eretto.
Quando lei apre la porta se lo trova davanti, intento a masturbarsi. Lo osserva piacevolmente sorpresa “Che combini? Mi stavi spiando?” si finge scandalizzata dal suo comportamento.
“Eri così sexy, tesorino” si abbassa a stamparle un bacio sulla bocca. “Pensavi a me, vero?”
“Maniaco” gli sferra un buffetto sul petto.
Gabriel l’attira a sé circondandola con le braccia. Si spinge contro la sua schiena. “Il tuo maniaco” la coccola.
“Penso sempre a te quando mi tocco” gli confessa, ma in quell’istante lo stomaco le brontola strappandogli un sorriso.
“Ora ti sfamo, piccola. Non voglio certo farti morire di fame”
“Andiamo sbruffone” e lasciano la stanza.
Gabriel la porta in un ristorante a picco sul mare. Dal loro tavolo si ammira una splendida vista della baia. Una volta che arriva la loro cena, Alessandra si scopre affamata più di quanto vorrebbe. Detesta che Gabriel possa pensare che è una che si ingozza con il cibo, ma ogni pietanza è talmente squisita che non può fare a meno di spazzolare tutto sotto lo sguardo ammaliato del suo accompagnatore. Egli si ritrova a pensare che è la prima volta che esce con una donna così genuina, schietta e pronta a mettersi così a nudo davanti ad un uomo.
Sentendosi sotto esame, lei si tocca il viso “Ho qualcosa in faccia? Che c’è?”
“Sei deliziosa. Non ho mai conosciuto una come te”
“Scusa” arrossisce imbarazzata “cavolo che vergogna” si copre il viso con le mani.
Lui scoppia a ridere “Non prendertela, sei naturale, non fingi di essere quella che non sei. Adoro questo”
“Sì, certo, sei troppo dolce per dirmi la verità”
 “Mi piaci, Alexa” le accarezza le dita con le sue. “E non vorrei essere con nessun’altra”
“Gabriel, mi rendi la donna più felice di Maiorca”
“Piccola” si sporge verso di lei ad incontrare le sue labbra.
Alessandra risponde con ardore al bacio che viene però interrotto dal cameriere con i loro dessert: un rotolo di pasta sfoglia con una crema al miele e zenzero, accompagnato da panna montata.
Gabriel lo rompe con il cucchiaino e dopo aver raccolto della panna montata glielo porge “Assaggia”
Il sapore le si diffonde in bocca costringendola a gemere “Spettacolare!”
“È davvero così delizioso?” e lo assapora a sua volta sporcandosi il labbro e la punta del naso.
Divertita, la ragazza non riesce a trattenere una risata che è talmente contagiosa che anche Gabriel scoppia a ridere.
Dopo la cena, la serata prosegue con una passeggiata romantica sulla spiaggia. La notte è calda, il mare calmo e la luna si specchia nell’acqua. Alessandra si stringe a lui, ma improvvisamente Gabriel si blocca voltandosi a guardarla “Sei così bella alla luce della luna” le accarezza una guancia, scendendo a sfiorare le labbra. “sembri Venere, la tua pelle è così morbida, profumata”
“A cosa devo tutto questo romanticismo, Gabri?” si stringe a lui appoggiando il viso sul suo petto muscoloso.
“Di solito non lo sono?”
“Questa sera lo sei di più! Stai forse cercando di sedurmi?”
“Ci sto riuscendo?” sorrise malizioso. “Scommetto che ti piace l’uomo che ti sorprenda. Che sappia essere romantico ma anche molto passionale”
Lei sospira felice, il cuore del suo compagno batte velocemente “E che mi faccia ridere, ma anche commuovere”
“Hai le idee chiare, piccola” le alza il mento con le dita per intrappolare la bocca in un bacio ardente. Alessandra si avvinghia lui. Può avvertire il calore della sua pelle attraverso la maglia.
Fremendo lo sfiora, strofinandosi contro di lui.
“Sembri una gattina che fa le fusa”
“Miao” sorride.
“La mia gattina” la coccola baciandole i ricci “ ma ora vieni con me!”
“Dove mi porti?”
“Ti avevo promesso qualcosa di speciale” la prende per mano e correndo la trascina con sé.

Dopo aver corso fino all’hotel, Gabriel la conduce al sesto piano, dove si trova la Spa, che a quell’ora della notte è deserta. Lei facendo parte dello staff non è autorizzata ad andarci tranne che per portare qualche drink a dei clienti particolarmente esigenti. Attraversano una sala occupata interamente da una piscina, attorno alla quale una decina di lettini, poi una serie di stanze più piccole adibite ai massaggi fino a raggiungere la meta di Gabriel: una camera con la porta a vetri e vasca circolare con idromassaggio.
“Ti piace?” le domanda attirandola a sé.
“Come mai mi hai portato qui?” ma in realtà conosce già la risposta.
“Per divertirci, piccola ed esaudire ogni tua fantasia” le solletica il naso con il suo, scendendo verso la bocca socchiusa.
“Non era meglio la doccia in camera tua?” protesta “Se ci scoprono, rischio il posto. E poi, com’è che è aperto?”
“La Spa è sempre aperta, piccola e non ci scopriranno. Siamo soli”
Queste parole sembrano rincuorarla un po’, ma teme sempre che qualcuno possa varcare quella porta e sorprenderli.
Gabriel si scosta per aprire l’acqua e azionare l’idromassaggio. Le porge la mano. Basta un tocco per far scoppiare la passione. Le labbra si cercano frenetiche, gli abiti finiscono sul pavimento di marmo. “Scheisse quanto ti desidero, amore”
“Ripetilo” si pressa contro di lui.
“Ti desidero, amore” la spinge verso la vasca.
Alessandra sente il cuore accelerare i battiti. Si sente terribilmente fortunata ad aver conosciuto un uomo fantastico come lui. “Anche io, tanto da stare male”
Lui la aiuta ad entrare in acqua, poi la segue andandosi a posizionare al lato opposto.
“Perché ti allontani?” mette il broncio. “Vieni da me”
Gabriel scuote la testa “Voglio godermi lo spettacolino” le risponde cacciando entrambe le braccia e accomodandosi contro il marmo.
Ridacchiando Alessandra si alza in piedi e appoggia una gamba sul bordo della vasca.
“Così ho una visuale della tua bella patatina. Girati di più!” si lecca le labbra voglioso. “Ecco, ora mostrami come ti tocchi”
“Sei un vero birichino, Gabri”
“Come hai fatto prima”
Lei obbedisce, poi prende la pompa e apre l’acqua a spruzzo puntandola verso la sua femminilità già eccitata. Lo schizzo la colpisce facendola fremere. Lentamente si sfiora il clitoride con un dito, un leggero tocco, ma che le strappa un gemito. Ormai è ricettiva e le basta un niente per provare un immenso piacere. Alessandra sente su di sé gli occhi di Gabriel brucianti di lussuria. Mentre il getto d’acqua la solletica facendola gemere, lei si stimola aiutandosi con le dita. Con il pollice sfiora la ciliegina dura e rosea.
“Sei arrapante da impazzire!” una mano scivola nell’acqua a masturbarsi. “Immagina che sia la mia bocca. Ti sta succhiando il bottoncino”
“Gabriel” mormora chiudendo gli occhi.
“La senti la mia lingua?”
“Oh sì” aumenta il ritmo.
“Scopati con le dita”
Ansimando, Alessandra si spinge all’interno cercando il suo punto speciale “Sì, che bello” muove il bacino in avanti.
“È il mio cazzo! Ti sta fottendo per bene!” intanto che parla, si avvicina a lei. Vuole vedere da vicino e magari aiutarla. Non aspetta altro.
Senza attendere oltre, chiude il rubinetto e si posiziona sotto di lei, con il viso tra le sue gambe. Il bocciolo è in evidenza, quasi come se attendesse solo lui. Appoggia la bocca e lo succhia.
Essendo già vicina al picco, si lascia scappare un gridolino. Gabriel afferra il nocciolino tra i denti, tirandolo leggermente.
“Gabriel, ancora!” lo incita mordendosi la lingua per non urlare.
“Fammi sentire il tuo nettare” infila un dito nella vagina grondante.
“Scopami! Fammi venire!”
Gabriel la accontenta sforbiciando dentro di lei fino a quando non lo inonda con le sue secrezioni.
Le raccoglie con la lingua dissetandosene ingordo.
“Mio dio, non sono mai venuta così forte!” boccheggiante si appoggia contro il bordo della vasca, le gambe le tremano. “Da quando sto con te, ho scoperto un mondo nuovo”
“Fatto di orgasmi e coccole” si alza a baciarla. Lei gli porta un braccio alla nuca per attirarlo più vicino.
Lei fa per trascinarlo con sé nell’acqua quando lui la blocca “Non ancora micetta!”
Alessandra lo guarda interrogativo.
“Voltati! Mettiti nella stessa posizione di prima, ma con la schiena verso di me”
Curiosa ed eccitata lei si affretta ad obbedire.
“Piegati un po’ in avanti”
Fa appena in tempo a piegarsi che sente la sua bocca esplorarla. La carezza aiutandosi anche con la lingua. Ancora tramortita per il violento orgasmo, scatta infastidita, ma lui la blocca “Ferma! Non ho ancora finito con la tua pesca succulenta” la succhia rumorosamente.
“Divorami! Sei il mio padrone!”
“Sei la mia schiava! Farai tutto quello che ti chiedo!” senza smettere di mangiarla, spinge due dita dentro di lei.
“Sì, mio padrone! Non ti fermare!”
“Sei così dolce piccola, non mi stancherei mai del tuo nettare” si sposta verso il buchino posteriore solleticandolo con la punta della lingua.
Alessandra spinge il bacino all’indietro ad assecondare il suo tocco. Vuole sentirlo di più.
Gabriel le allarga le natiche leccando vorace, poi eccitato dai suoi lamenti, si spinge all’interno.
“Divorami tutta, amore!” lo supplica abbassandosi verso la sua bocca.
“Quanto sei saporita” si nutre dei suoi succhi.
“Mi farai impazzire! Sto venendo ancora” e si lascia andare ad un secondo e potente orgasmo. Sente le gambe cedere, ma Gabriel la tiene ferma impedendole di cadere.
“Attenta”
“Stringimi forte”
Gabriel l’accontenta attirandola tra le sue braccia. La trascina con sé nell’acqua tenendola stretta. Le riempie il volto di piccoli baci “Che bambolina”
“Sai, Gabriel, credo di essermi innamorata da te” lo guarda timorosa.
Lui sorride per niente sorpreso da quella rivelazione.
“Volevo dirtelo da un po’, non riuscivo più a tenermelo dentro. Sei arrabbiato?”
“Perché dovrei?” le accarezza una guancia, poi la bacia con passione.
Ansimando, Alessandra risponde con trasporto fino a quando non sono costretti a staccarsi per mancanza d’aria. Gabriel la fa girare, in modo da poggiarle il petto contro la schiena. Le percorre la nuca con la lingua, affondando il volto nel collo. Lo succhia. Le mani scendono a sfiorarla tra le gambe. Avvertendo l’erezione premerle contro le natiche, Alessandra si muove in modo da farla scivolare nella sua fenditura pronta ad accoglierla. Geme per quell’intrusione, ma immediatamente l’estasi la sommerge.
Appoggiando le mani sui suoi fianchi, Gabriel le da il ritmo “Più veloce”
“Gabri, ti sento così bene! Mi riempi tutta” butta la testa all’indietro posandola sulla spalla dell’amante. “Tocca il mio posticino speciale”
“Così?” sferza la sua verga fino a stimolare i suoi punti più erogeni. Intende darle maggiore piacere possibile.
“Sì, ancora!”
Un altro colpo deciso la costringe a urlare.
“Voltati! Voglio vederti mentre godi”
Come una geisha con il suo danna* Alessandra esegue ogni suo ordine.
I loro visi sono ad un niente, sente l’alito caldo sulla pelle, le dita si conficcano nella carne dei suoi fianchi.
 “Come sei bella” le sussurra cercando le sue labbra. “Una vera dea, potrei annegare nei tuoi occhi verdi”
Alessandra gli sorride, ma un colpo particolarmente profondo le strappa un gemito. Gli ansiti rimbombano nell’ambiente.
“Scopati su di me!” le sussurra succhiandole il lobo.
“Questa notte la ricorderò per sempre, amore” gli confida. Il cuore sembra volerle uscire dalla gola.
 Senza staccare lo sguardo da Gabriel lo cavalca, prendendolo sempre più a fondo. In pochi secondi raggiunge il picco con un gemito soffocato. Esausta si sporge verso di lui circondandogli le spalle con le braccia e senza emettere suono mima “Ich liebe dich”
Gli occhi del tedesco brillano “Ich auch” e viene dentro di lei.
Alessandra ha un po’ timore di non usare precauzioni, ma non può negare che il piacere che prova è infinitamente superiore. Restano avvinghiati a coccolarsi ancora a lungo fino a quando Gabriel non la sente tremare e allora decreta che è giunto il momento di uscire dall’acqua. Mentre lei si asciuga, lui svuota la vasca, poi si riveste alla buona. Ridendo come ragazzini e tenendosi per mano sgattaiolano fuori dalla Spa diretti nella camera di Gabriel.