mercoledì 28 settembre 2011
Titolo: L'assassino non arrivò prima di mezzanotte
Autore: Sokogirl
Fandom: Squadra Speciale Lipsia
Pairing: Jan Maybach/Martina Kessler/Miguel Alvarez
Storyline: Reputazione uccisa (stagione 5)
WARRNING NC 17 per contenuti erotici
I corpi degli amanti si staccarono per riprendere fiato. Dopo l’ultimo assalto erano ormai senza forze. Martina Kessler si era rivelata il tipo caldo che aveva dato l’impressione a Jan fin dal primo sguardo: il cocktail rubato, il sorrisetto ambiguo, quella scia di aitante femminilità condita con un po’ di maschia determinazione. Il commissario Maybach si era sentito subito attratto da lei, e questo lo turbava. Possibile che appena una donna mi ronzai suoi ferormoni intorno io ci casco come una mela matura? Si disse dopo che lei gli aveva lasciato il biglietto da visita. Ma di fronte alla prospettiva di un emozionate incontro notturno non aveva resistito. Mentre si recava a casa della bella giornalista, già pregustava la notte di passione. Questo gli rendeva difficile concentrasi sulla guida. Dopo essersi dato dell’incosciente per aver guidato in quello stato di trance, giunse finalmente sotto casa di Martina. L’uscita dal portone di una donna bassa e tarchiata con in braccio un cagnolino di piccola taglia, gli diede la possibilità di entrare dentro senza bisogno di farsi annunciare. Era quasi mezzanotte e Martina era fuori dalla doccia solo da pochi minuti. Quando Jan suonò alla sua porta aveva appena infilato un CD. You'll Never Find Another Love Like Mine risuonava sensuale. Aprì:
-Commissario Maybach, che visita inaspettata…
-Spero gradita...
Arrossì Jan facendosi spazio.
-Stavo per aprire una bottiglia di champagne, che tristezza bere da sola
-Dovrei dire sono in servizio ma... in realtà non sono un servizio
Quella frase ambigua gli era letteralmente sfuggita. Jan avrebbe dovuto cercare la Kessler solo per motivi strettamente professionali, mentre...
La giovane donna aprì il vino francese sotto l’occhio attento del suo ospite. Riempiti i due calici, ne porse uno al biondo.
-Sei venuto per quella storia del telegrafo? Che vuoi sapere esattamente
-Tutto quello che puoi dirmi
Erano già passati a un più comodo tu...
Martina si sedé di fronte a lui. Jan ebbe la sensazione che fosse pronta a fare un revival di Basic istint e non si sbagliò: la giornalista accavallò le gambe con malizia, lasciando intravedere tutto quello che c’era da vedere e da non vedere. Dopo essere uscita dalla doccia, non aveva fatto in tempo a mettere biancheria intima. Quella visione azzerò la salivazione di Maybach e scatenò una tempesta ormonale, degna di un’adolescente! Quando si rese conto che non riusciva a staccare gli occhi dalle gambe di Martina, tossicchiò dandosi dello stupido e guardò altrove.
-Non mi viene in mente nulla rispetto a quanto ci siamo detti durante la manifestazione di oggi, Jan ti dispiace se ti chiamo Jan?
-Affatto
Sorrise ammaliato.
-Mi piace il nome Jan, avevo un fidanzatino all’università che si chiamava così e pensa un po’... anche lui soleva raggiungermi nella mia stanza o poco prima o poco dopo mezzanotte...
-Sì?
Prima di parlare Martina sorseggiò a lungo il suo drink.
-Quel Jan aveva sempre una cosa in testa. Te lo immagini...
-Penso di aver capito
Il poliziotto avvampò sempre più eccitato.
-Non si stancava mai. E questo per me era fonte di grande soddisfazione...
-I primi amori...
-Sono i migliori sì. Ma ti confesso, ho sempre sperato di ritrovare un altro Jan, inteso come amante focoso e insaziabile
-Ehm...
La tigre che era in Martina prese il sopravvento:
-Appena ti ho visto ho pensato che non fossi solo un cioccolatino bello da vedere e intrigante da scartare. Ma anche buono e saporito. Magari duro all’esterno ma con un ripieno morbido e gustoso
-Le giornaliste sono forti con le metafore...
Parlò a fatica costatando che lei si era alzata e lo stava raggiungendo
-Mentre voi poliziotti in cosa siete bravi? A sì, ricordo stralci del discorso di oggi durante la festa della polizia, efficienti, a completa disposizione del cittadino
Giunse ad un passo da lui
-Sei a mia completa disposizione, commissario?
E così dicendo lasciò scivolare l’accappatoio mettendo in mostra il suo corpo al naturale
-Completamente e per tutto il tempo che servirà per concederle la massima soddisfazione
Ribatté Jan. Notò il lampo di lussuria nello sguardo di lei prima di ritrovarsi trascinati in un bacio travolgente.
Le mani di lui raggiunsero spasmodiche la pelle della donna, simili a gatti randagi affamati che si gettano sugli avanzi di un ristorante. Testarono la morbidezza e le parti più toniche. Raggiunsero i lidi più segreti, e scoprì che era già umida.
-Sei già tutta bagnata
-E ti sorprende Jan? Poliziotto ingenuo... è questo l’effetto che fai alle donne
-Forse hai ragione, sono un po’ tonto a volte
Ma lo disse con ironia, mentre le dita indugiavano dentro di lei provocando scosse elettriche che si propagavano lungo la spina dorsale
-Spogliati!
Ordinò Martina
Jan diede saggio di aver fatto qualche corso di spogliarello rapido, perché in vita sua lei non aveva mai visto nessuno liberarsi degli abiti a quella velocità
-Efficiente, davvero efficiente
Ripeté osservandolo piena di desiderio.
-Oltre che bello e in forma sembri essere pieno di... come posso definirle? Doti naturali...
-La natura è stata magnanima
-Scommetto che oltre la natura sei pure bravo, volenteroso...
Lei gli agguantò la mano guidandolo verso il tappeto posto al centro della sala da pranzo
-Posso aggiungere stallone?
-Perché no? Non sarebbe la prima volta che una donna mi chiama così...
-Interessante
Nel frattempo lei si era sdraiata sul tappeto. Le gambe leggermente divaricate in una muta attesa.
Jan le si accoccolò accanto. Con la punta delle dita lambì dalla fronte alle labbra, poi il mento, la gola, per poi passare all’incavo tra i due seni, senza però sfiorarli. E raggiungere il delicato ombelico. Fino a sfiorare la quasi impercettibile peluria sottostante.
-Hai deciso di sfinirmi?
-Voglio solo lasciare che in ogni tua cellula si propaghi il desiderio che hai di me, Martina
-Meraviglioso
-Puoi dirlo forte! Sarà meraviglioso... e ti voglio completamente recettiva quando inizierò a darmi da fare
-Non lo stai già facendo? Darti da fare intendo...
-Siamo solo all’antipasto anzi no: all’aperitivo. All’antipasto ci dobbiamo ancora arrivare... piano piano.
Si abbassò per cercarle le labbra ma solo per sfiorarle con le sue. Un bacio senza lingua e senza saliva, solo per provocare in lei ulteriori scosse.
Quando la sentì vibrare, capì che era il momento di passare a un piatto più piccante. Con la bocca ripeté il percorso appena compiuto dalle dita, vale a dire: dalla fronte al pube. E quando giunse al basso ventre chiuse gli occhi, eccitatissimo all’idea di darle piacere, e, allo stesso tempo, prenderne. Ma si trattene per tornare sui suoi passi. Risalì lungo lo stomaco e, una volta trovatosi nei pressi dei seni, li sfiorò appena con la lingua e con l’indice. A quel trattamento lei non poté trattenersi dal gemere:
-Jan mi stai spossando. Ho già bisogno di...
-Silenzio
L’azzittì con delicatezza
-Devi lasciare che ogni parte del tuo corpo mi desideri. Non volermi solo con il sesso, ogni singola cellula ripeto deve bramarmi
-Ma impazzirò Jan! Io sono una donna passionale. Lo voglio ora!
Impaziente come un bambino alla vigilia di Natale, cercò il sesso di Jan ma lui la bloccò prima che lo sfiorasse.
-Piccola capricciosa, non vorrei essere costretto a legarti...
-Pensi che mi dispiacerebbe?
-È una proposta?
-Sono pronta ad essere punita se tu ritieni che stia facendo capricci...
Lui sorrise malizioso. Ritrovata la sua cintura, bloccò i polsi di Martina tra loro e poi legò le braccia ad una gamba del tavolino retrostante.
-Ora sei completamente in balia di ogni mio desiderio, piccola...
Lei iniziò a respirare pesantemente, pregustandosi quello che di lì a poco sarebbe successo. Jan si piegò di nuovo su di lei. Dopo averlo lambito in lungo e largo il seno con le labbra, s’impadronì di un capezzolo che dapprima leccò con dolorosa delicatezza e poi succhiò sempre con grande garbo.
Martina allungò le mani fino a raggiungere la gamba di tavolo dove era stata legata, e aggrapparcisi. Jan non smise di torturarla fino a quando non fu lui a sentirsi ‘torturato’. Occuparsi delle graziose sinuosità di Martina Kessler era piacevole, ma ora desiderava di più, voleva il piatto forte. Forse perché l’odore dell’eccitazione di lei si era fatto così pressante da confonderlo. Superò di slanciò la pancia e si diresse direttamente sulla duna da molti denominata monte di Venere.
Ogni volta che si trovava di fronte ad una donna così, a pochi passi dal nucleo della sua femminilità, disponibile anzi no, bruciante di desiderio, Jan Maybach si sentiva un po’ smarrito, come se non si capacitasse della fortuna che aveva, dell’onore che gli era concesso. Prima di chinarsi per raggiungere finalmente con la bocca il sesso pulsante desideroso di attenzioni, l’ammirò. Come un artista di fronte al paesaggio che ha scelto di intrappolare in una tela. In adorazione.
-Maledizione, perché voi donne siete così belle!
Gli sfuggì.
-Sei geloso?
-Forse...
Ma lo disse senza pensare. Per qualche secondo gli erano rinvenuti i racconti sexy di Miguel rispetto alle sue imprese amorose e come in quell’occasione si era sentito eccitato e, allo stesso tempo, infastidito. Ma che mi prende? Penso a Miguel mentre so per dare piacere ad una donna? Si accusò. A quel punto smise di contemplare l’opera d’arte e se ne appropriò. Si adoprò affinché quell’arte amatoria di cui si sapeva specialista, non fosse altro perché qualsiasi donna con cui aveva fatto sesso glielo aveva confermato, fosse all’altezza.
Martina si tese incredula di fronte a tanto impegno, a tale talento
-Jan... basta... non resisto... ho bisogno di venire
Al commissario pensò di punirla per la sua impazienza, ma era lui stesso così travolto dal cunnilinguo che non riuscì a frenarsi. E le concesse di raggiungere l’orgasmo
-Ma dove sei stato tutto questo tempo Jan Maybach?
Fu la domanda ironica dopo che finalmente ebbe smesso di annaspare alla ricerca d’aria
-Non importa se ora sono qui
Raggiunse le labbra di lei facendole così percepire il suo stesso sapore. Il bacio incalzò feroce, appassionato...
-Ti prego Jan liberami, voglio toccare il tuo magnifico sedere e spingerti dentro di me
-Pensavo di aver in parte placato il tuo desiderio Martina
-Affatto. Hai solo stuzzicato una parte di me, ma la bomba deve ancora esplodere
Jan, ben felice di cercare il detonatore, la liberò dalla sua costrizione. Questa volta fu lei a prendere il sopravvento:
-Che ne pensi se ti rendo il piacere
-Sei vuoi ho anche le manette...
-Manette? Divino...
Jan passò i minuti successivi a spiegarle come si usavano e poi si lasciò intrappolare alla solita gamba del tavolino. Dopo averlo baciato in lungo e in largo, soffermandosi specialmente su “quel qualcosa” che non poteva crescere più di così, Martina decise di salire sopra di lui ed usarlo come suo stallone personale. E Jan fu ben felice di farla trottare.
La cavalcata durò oltre mezz’ora portato entrambi ad un estenuante piacere. Quando finalmente ebbero raggiunto entrambi l’appagamento massimo si ritrovarono fianco a fianco, spalla a spalla a guardare il soffitto. Entrambi umidi dei rispettivi umori, la voce divenuta roca a forza di urlare.
-Sei già stanco Jan Maybach?
-Di stare ammanettato un po’ sì...
-Ammettilo che ti piace. Scommetto che è un giochino che fai con tutte...
Jan non si seppe spiegare perché ma invece di venirgli in mente le varie esperienze di quel genere, pensò a quando poco tempo prima, Miguel era riuscito nell’impresa di bloccargli i polsi con le manette, durante un giocoso inseguimento. Gli era rimasto soprattutto impressa la sua faccia soddisfatta quando, dopo averlo bloccato alla sedia, lo aveva surclassato con l’imponente fisico, lasciando che i loro corpi si sfiorassero. Questo aveva generato un’emozione reciproca ben riducibile in una parola sola: erezione. Nel frattempo che Martina era andata a rinfrescarsi, pensò bene di terminare la sua coppa di champagne.
-Continuiamo in camera?
Domandò lei appoggiata allo stipite della porta. Jan deglutì eccitato alla prospettiva di tornare a fare sesso con lei. E lo fecero per gran parte della notte.
Solo dopo aver dormito un’ora, alle quattro del mattino, Jan trovò la forza di sgusciare via dal letto di Martina e dalla stretta morsa delle sue gambe.
-Dove vai? Fermati a dormire da me
-Mi sono ricordato che domattina ho appuntamento con il mio collega per fare jogging. Non vorrei che domattina non mi trovasse
-Che diavolo di scusa è questa! Gli spiegherai dove eri e cosa facevi... sono certo che capirà
-Perché non conosci Miguel Alvarez
-Non capisco
-Niente... lascia perdere
Jan non poteva certo ammettere che il suo collega, non che miglior amico, era tremendamente geloso delle sue conquiste, un genere di gelosia inspiegabile. Talmente ossessiva e appassionata che chiunque, osservandolo da fuori avrebbe pensato che ci fosse qualcosa che non tornava, lui stesso pensava che ci fosse qualcosa di strano.
Certo Jan Maybach non poteva sospettare che, poco dopo essere uscito dall’appartamento di Martina Kessler, qualcun’altro avrebbe bussato alla sua porta, ma con intenzioni molto diverse, di sicuro non pacifiche... vale a dire: il suo assassino.
(Fine prima parte)
Triangolo morboso
Titolo: Triangolo morboso
Parring: Jan Maybach/ Susanne Walz/ Pia Reuter
Storyline: quarta stagione,
Puntata: L’ultimo appuntamento
WARRING: VM 18: vietato ai minori per esplicite descrizioni sessuali
Incipit: sono passati tre anni da quando, Pia Reuter, la borsista di Shanghai, Susanne Walz l’imprenditrice proprietaria di due bar, e Julia Hagemann, la studentessa appena diciottenne, sono state arrestate. Una mattina Jan, da poco arrivato in centrale, incappa in Pia e Susanne, da poco scarcerate in quanto hanno usufruito delle attenuanti del caso. Le due donne sono preoccupate per le sorti della loro giovane complice. L’adolescente sieropositiva, appena uscita dal carcere si è resa irreperibile. Dopo uno scrupoloso lavoro di detective, Jan scopre che Julia è partita per la Francia insieme a suo padre. Quando va a trovare Pia della quale ricorda bene l’indirizzo, non può credere alla sorpresa che gli si para davanti…
Jan entrò nella stanza dell’artista Pia Reuter, sorpreso dalla porta di casa aperta. Al posto della bionda Pia trovò la bruna Susanne che fumava. “Cercavo la signorina Reuter, ho trovato notizie su Julia”
“Finalmente” fece lei sorridendo e aspirando un’altra boccata. Jan notò che indossava solo una vestaglietta striminzita in giapponese style. Copriva a malapena metà coscia. Dopo che Jan ebbe illustrato la situazione della giovane, da un’altra stanza fece il suo ingresso Pia. Aveva solo un asciugamano appuntato ai seni. Il telo faceva una gran fatica a coprire la parte alta delle gambe. Un ondata di eccitazione travolse il commissario, incredulo di fronte a quello spettacolino inatteso.
“Finalmente” fece lei sorridendo e aspirando un’altra boccata. Jan notò che indossava solo una vestaglietta striminzita in giapponese style. Copriva a malapena metà coscia. Dopo che Jan ebbe illustrato la situazione della giovane, da un’altra stanza fece il suo ingresso Pia. Aveva solo un asciugamano appuntato ai seni. Il telo faceva una gran fatica a coprire la parte alta delle gambe. Un ondata di eccitazione travolse il commissario, incredulo di fronte a quello spettacolino inatteso.
“Il commissario ha trovato Julia, sta bene ed è in Francia”.
“Che lavoro solerte!” fece Pia smorfiosa. Jan l’aveva sempre trovata bella. Fin dall’inizio dell’indagine sulla morte di Mike Helmer, si era sentito attratto da lei, e ora ritrovarsela davanti così discinta, aveva mandato in pappa tutta la sua professionalità. Oltre a quanto detto, gli si avvicinò come una gatta sinuosa. “Propongo un brindisi”
“Nel mobile bar c’è del buon vino di Borgogna”
“Nella parte bassa?”
“Nel mobile bar c’è del buon vino di Borgogna”
“Nella parte bassa?”
Susanne annuì. Pia si piegò per prendere il vino dando mostra di tutta la sua femminilità esposta. Jan era sconcertato! Non avrebbe mai pensato che andare a casa di Pia Reuter corrispondesse a essere scaraventato dentro un porno!
“A questo punto forse... è meglio che vada” era spaventato per due motivi: prima di tutto Leni, stavano insieme da poco e non voleva trovarsi davanti tentazioni forti come quelle, si sentiva debole di fronte alle belle donne, era sempre stato il suo problema, la sua natura. Secondo e non dettaglio trascurabile, le due erano entrambe sieropositive.
“A questo punto forse... è meglio che vada” era spaventato per due motivi: prima di tutto Leni, stavano insieme da poco e non voleva trovarsi davanti tentazioni forti come quelle, si sentiva debole di fronte alle belle donne, era sempre stato il suo problema, la sua natura. Secondo e non dettaglio trascurabile, le due erano entrambe sieropositive.
“Dobbiamo prima bere!” fece sapere Susanne accostandosi. Pia raggiunse i due con in mano i calici. “Bevete voi, l’alcol non va d’accordo con le mie medicine”
“A me no fa nulla invece” Susanne bevve sorseggiando sensuale mentre Jan mandò giù in fretta nella speranza di scappare da lì al più presto. “Ti piace?” chiese la mora. Jan annuì cercando di allontanarsi ma entrambe le donne gli furono addosso. In un attimo si avventarono sul commissario biondo baciandolo e accarezzandolo. “Smettetela!”
“Prova a negare che non ti piacciamo” fece Pia lasciando cadere il telo. E alla vista di quel corpicino statuario, Jan smarrì ogni remora. Leni, il loro stato di salute. Vedeva davanti a sé le due donne assatanate e solo quello gli interessava. Trastullarsi con loro. E mentre la bocca di Susanne si spostava dal collo alla spalla, Pia iniziò a cincischiare con la cintura del poliziotto. “Scommetto che qui sotto c’è una gran bella pistola d’ordinanza!”
“Immagino non sotto i venti centimetri”
“A me no fa nulla invece” Susanne bevve sorseggiando sensuale mentre Jan mandò giù in fretta nella speranza di scappare da lì al più presto. “Ti piace?” chiese la mora. Jan annuì cercando di allontanarsi ma entrambe le donne gli furono addosso. In un attimo si avventarono sul commissario biondo baciandolo e accarezzandolo. “Smettetela!”
“Prova a negare che non ti piacciamo” fece Pia lasciando cadere il telo. E alla vista di quel corpicino statuario, Jan smarrì ogni remora. Leni, il loro stato di salute. Vedeva davanti a sé le due donne assatanate e solo quello gli interessava. Trastullarsi con loro. E mentre la bocca di Susanne si spostava dal collo alla spalla, Pia iniziò a cincischiare con la cintura del poliziotto. “Scommetto che qui sotto c’è una gran bella pistola d’ordinanza!”
“Immagino non sotto i venti centimetri”
Jan, sempre più eccitato, si lasciò spogliare. Il cazzo sbucò fuori dai boxer come una molla. Senza indugi le due si abbassarono per dargli piacere. Jan piegò lo sguardo su di loro per gustarsi estasiato lo spettacolo delle due bocche sul sesso. “Basta, se fate così verrò in pochi attimi”
“Ha ragione Pia, la solita ingorda. Dobbiamo gustarselo bene questo bel biondino. Andiamo in camera”.
“Ha ragione Pia, la solita ingorda. Dobbiamo gustarselo bene questo bel biondino. Andiamo in camera”.
I tre si spostarono nella stanza dove al centro troneggiava il letto spazioso. Jan fu trascinato sopra. Nel frattempo anche Sussane si era liberata della vestaglietta di seta. Jan la guardò con lussuria. Pur essendo già negli ‘anta’ aveva un gran bel fisico. Magra, ossuta, bei seni piccoli e con grandi capezzoli duri, scuri. Il ventre magro preannunciava la folta peluria scura del pube. Mentre notò che il monte di venere di Pia non aveva praticamente lanugine. Una Barbie in tutto e per tutto!
“Come sei bella Pia... e anche tu Susanne” Jan in mezzo alle due ninfomani, si girò prima verso l’una poi verso l’altra. Indeciso su quale assaltare prima, lasciò che fossero loro a scegliersi. E infatti Pia superò Jan mettendolo da una parte e andandosi a posizionare sopra a Susanne in una posa sexy e accattivante. “Ti va di gustarti lo show?”
“Cazzo si!” rispose Jan sedendosi di fianco. Non gli sembrava vero! Poter assistere dal vivo a due donne che si amavano era sempre stato il suo sogno. Durante la carriera da modello aveva partecipato a diverse feste orgiastiche e aveva visto ragazze darsi da fare tra loro ma mai da solo. Pia coccolò i seni di Sussane prima di gettarsi a capofitto tra le cosce snelle. Jan si sporse per gustarsi meglio la lingua che passeggiava sul clitoride. Incapace di contenersi si toccò il pene ormai durissimo. “Ora tu” fece Pia lasciando spazio all’uomo. Jan si avvicinò a Sussanne leggermente titubante. Prima di iniziare a darsi da fare con la bocca, accarezzò i seni e il torace.
“Cazzo si!” rispose Jan sedendosi di fianco. Non gli sembrava vero! Poter assistere dal vivo a due donne che si amavano era sempre stato il suo sogno. Durante la carriera da modello aveva partecipato a diverse feste orgiastiche e aveva visto ragazze darsi da fare tra loro ma mai da solo. Pia coccolò i seni di Sussane prima di gettarsi a capofitto tra le cosce snelle. Jan si sporse per gustarsi meglio la lingua che passeggiava sul clitoride. Incapace di contenersi si toccò il pene ormai durissimo. “Ora tu” fece Pia lasciando spazio all’uomo. Jan si avvicinò a Sussanne leggermente titubante. Prima di iniziare a darsi da fare con la bocca, accarezzò i seni e il torace.
“Sei proprio uno schianto”
“Ma non ti piaceva di più la mia amica?” chiese lei vibrando per le carezze.
“Mi piacete entrambe” dopo quell’ultima frase la baciò con passione. Mordendo le labbra, leccò la saliva intorno alla bocca. Poi si spostò sul collo. Eccitato raggiunse un capezzolo eretto. Prima di succhiarlo lo leccò, beandosi dei gemiti di lei. Nel frattempo Pia aveva preso ad vezzeggiargli le palle. Jan accarezzò la vagina bagnata dai precedenti assalti di Pia. Stuzzicò il clitoride pregustandone già il sapore. Abbandonò i seni per scendere tra le cosce. Ma prima di appoggiare la bocca sulla peluria si ricordò che Sussane era sieropositiva e che era pericoloso fare sesso orale a qualcuno che aveva contratto l’HIV. Ma l’odore forte dell’eccitazione che la quarantenne emanava, mandò a farsi benedire ogni pensiero coerente. E si gettò sulla fessura come un assetato su una bottiglietta di Coca cola!
“Ma non ti piaceva di più la mia amica?” chiese lei vibrando per le carezze.
“Mi piacete entrambe” dopo quell’ultima frase la baciò con passione. Mordendo le labbra, leccò la saliva intorno alla bocca. Poi si spostò sul collo. Eccitato raggiunse un capezzolo eretto. Prima di succhiarlo lo leccò, beandosi dei gemiti di lei. Nel frattempo Pia aveva preso ad vezzeggiargli le palle. Jan accarezzò la vagina bagnata dai precedenti assalti di Pia. Stuzzicò il clitoride pregustandone già il sapore. Abbandonò i seni per scendere tra le cosce. Ma prima di appoggiare la bocca sulla peluria si ricordò che Sussane era sieropositiva e che era pericoloso fare sesso orale a qualcuno che aveva contratto l’HIV. Ma l’odore forte dell’eccitazione che la quarantenne emanava, mandò a farsi benedire ogni pensiero coerente. E si gettò sulla fessura come un assetato su una bottiglietta di Coca cola!
“Ah, si Jan, come è bello!” gemé Susanne mentre la lingua di Jan lusingava le pieghe. Continuò il suo percorso baciando e lasciando che la poca barba incolta solleticasse la vulva. Tirò i peli con i denti per poi tornare a modi meno bruschi.
“Sì mi piace! Di più!” Jan lo prese come un invito a fare sul serio. Ingaggiò una lotta contro la sua capacità di tenere bada il piacere che lo stava scuotendo: mentre aveva iniziato a ciucciare di gusto il clitoride eretto e luccicante di Sussane, Pia si era accoccolata sotto di lui e gli stava succhiando il sesso con operoso impegno. Era una sensazione per lui impagabile. “È stupendo!” gridò. Susanne si incarnò diventando improvvisamente rossa in volto. Jan capì che era prossima ad esplodere. Avvicinò la bocca allo spacco già sgocciolante pronto a gustarsi il fluido vaginale. Per sollecitare l’orgasmo tamburellò con le dita la vulva, poi ritornò a leccare e succhiare intorno e sopra al bottoncino. Dopo aver urlato un’imprecazione, la vagina iniziò a contrarsi ritmicamente rilasciando una quantità di secrezioni. “Cazzo sì!” ruminò Jan mentre si affannava a spazzolarsi ogni stilla di liquido. Tirò su di sé i fianchi della donna e appoggiò la bocca a ventosa sulla vulva iniziando una dolce e allo stesso vigorosa suzione. “Ci sai fare con la bocca” ansimò Pia riemergendo dal suo posticino sottostante. “Vediamo ora cosa sai fare con questo bel giocattolone duro duro”. Jan acconsentì ma prima pretese un profilattico. Cibandosi degli umori di Susanne aveva già rischiato abbastanza. “Siamo una coppia lesbica, non l’hai capito?” la rivelazione di Pia lo sconcertò. “Ci mancava un uomo, e tu sei così bello e femminile”
“Ma anche gran mangiatore di passere, proprio come noi”
“Ma anche gran mangiatore di passere, proprio come noi”
“Non ci sono profilattici qui, mi dispiace” precisò Sussane rinvenuta dall’orgasmo.
Jan si mise serio. Da quando stava con Leni non aveva più con sé preservativi. E la voglia di continuare a divertirsi con Pia e Susanne era troppa! “Rischierò allora” fece sapere andandosi a posizionare in ginocchio davanti a Pia, già con le gambe divaricate. “Scopami” Jan non si fece pregare. Avvicinatosi affondò in lei. Il letto iniziò a piegarsi sotto i colpi possenti del commissario.
“Che meraviglia! È una favola tra le tue gambe Pia!”
“E tu scopi come un demone!” ansimò lei. Jan iniziò a titillare il clitoride. Abbassandosi trovò un capezzolo e lo succhiò. Dopo una serie di spinte vigorose al punto G, Pia raggiunse il culmine afferrandosi a lui con le unghie. “Cosa sei Jan, e cosa è il tuo cazzo!” disse. Come risposta Jan scivolò lungo il suo corpo fino a trovarsi la fighetta rasata tra i denti. La leccò facendola tremare. “Sono appena venuta, mi dà fastidio” si lagnò lei.
“Che meraviglia! È una favola tra le tue gambe Pia!”
“E tu scopi come un demone!” ansimò lei. Jan iniziò a titillare il clitoride. Abbassandosi trovò un capezzolo e lo succhiò. Dopo una serie di spinte vigorose al punto G, Pia raggiunse il culmine afferrandosi a lui con le unghie. “Cosa sei Jan, e cosa è il tuo cazzo!” disse. Come risposta Jan scivolò lungo il suo corpo fino a trovarsi la fighetta rasata tra i denti. La leccò facendola tremare. “Sono appena venuta, mi dà fastidio” si lagnò lei.
“Voglio farti venire di nuovo, questa volta con la bocca”
“Che tipino caldo il nostro commissario” intervenne Susanne. cercando il cazzo ancora perfettamente eretto e umido d’umori femminili. Dopo averlo succhiando un po’, si posizionò di spalle, lasciando che la verga scivolasse dentro la sua femminilità. “Da una vita non mi faccio un uomo. L’ultimo è stato Mike e quel bastardo mi ha infettato!”
“Speriamo tu non mi renda pan per focaccia!” rispose impaurito. L’idea di ammalarsi di AIDS lo terrorizzava, ma il piacere che stava provando a fare sesso con le due superava persino la paura! Con un colpo di reni la penetrò. Contemporaneamente si piegò tra le gambe divaricate di Pia per occuparsi della sua femminilità. E mentre i fianchi si muovevano svelti a stimolare la donna più anziana, la bocca spaziava tra le pieghe, leccava e succhiava senza sosta. “Ancora! Ancora!” gridò Pia in preda all’estasi. Nel contempo masturbava Susanne strofinando le dita voluttuosamente sul clitoride di nuovo eretto. Era intenzionato a farle venire di nuovo entrambe, solo a quel punto si sarebbe lasciato andare a sua volta. Che scopata ragazzi! Questo è davvero un sogno... pensò sentendosi ad un passo dal godimento estremo. Proprio in quell’istante sentì la passera calda di Sussane rilasciare un denso liquido che gli bagnò il sesso. Poi le contrazioni ritmiche a massaggiarglielo, facendogli così perdere il controllo. Biascicò un’imprecazione. Sentiva che doveva venire, non era più in grado di trattenersi. Dai testicoli partì un onda d’urto di sperma pronto ad entrare nell’utero di Susanne. Ma fece appena in tempo a togliersi. Sbrodolò tutto il suo carico sulla coscia di lei. Appena Sussane si fu ripresa dall’incredibile orgasmo vaginale che l’aveva annientata, si girò verso Jan. “Facciamola godere insieme” gli fece avvicinando la bocca al sesso di Pia. Jan acconsentì. E mentre la donna mora succhiava vogliosa il clitoride, Jan divorò la vulva con passione, non tralasciando di scendere per fugaci ma impegnate lusinghe all’orifizio anale.
“Speriamo tu non mi renda pan per focaccia!” rispose impaurito. L’idea di ammalarsi di AIDS lo terrorizzava, ma il piacere che stava provando a fare sesso con le due superava persino la paura! Con un colpo di reni la penetrò. Contemporaneamente si piegò tra le gambe divaricate di Pia per occuparsi della sua femminilità. E mentre i fianchi si muovevano svelti a stimolare la donna più anziana, la bocca spaziava tra le pieghe, leccava e succhiava senza sosta. “Ancora! Ancora!” gridò Pia in preda all’estasi. Nel contempo masturbava Susanne strofinando le dita voluttuosamente sul clitoride di nuovo eretto. Era intenzionato a farle venire di nuovo entrambe, solo a quel punto si sarebbe lasciato andare a sua volta. Che scopata ragazzi! Questo è davvero un sogno... pensò sentendosi ad un passo dal godimento estremo. Proprio in quell’istante sentì la passera calda di Sussane rilasciare un denso liquido che gli bagnò il sesso. Poi le contrazioni ritmiche a massaggiarglielo, facendogli così perdere il controllo. Biascicò un’imprecazione. Sentiva che doveva venire, non era più in grado di trattenersi. Dai testicoli partì un onda d’urto di sperma pronto ad entrare nell’utero di Susanne. Ma fece appena in tempo a togliersi. Sbrodolò tutto il suo carico sulla coscia di lei. Appena Sussane si fu ripresa dall’incredibile orgasmo vaginale che l’aveva annientata, si girò verso Jan. “Facciamola godere insieme” gli fece avvicinando la bocca al sesso di Pia. Jan acconsentì. E mentre la donna mora succhiava vogliosa il clitoride, Jan divorò la vulva con passione, non tralasciando di scendere per fugaci ma impegnate lusinghe all’orifizio anale.
“Sto venendo!” gridò finalmente Pia prima di rilasciare secrezioni sufficientemente abbondanti per soddisfare la fame di entrambi. Sospirando Jan si accasciò sulla pancia di Pia. “Potrei abituarmi a tutto questo!” gli scappò sospirando.
“Penso proprio che dovrai farlo, gran stallone. Perché noi non ti smolliamo più” disse Susanne abbracciandolo da dietro. “Già Sussane, il commissario è quello che mancava affinché in nostro menage sessuale fosse perfetto”
“Ma io ho già una ragazza! E sono innamorato di lei... molto”
“Ma io ho già una ragazza! E sono innamorato di lei... molto”
Le due donne prima lo guardarono interdette, poi si guardarono tra loro e scoppiarono a ridere. “Ma certo! la ami da impazzire! Si vede proprio”
“Beh, sono troppo sensibile al gentil sesso”
“Vorrai dire al sesso selvaggio” lo corresse Pia. E dopo aver detto battute e illazioni sul futuro per una mezz’ora, i tre si spostarono in cucina per spazzolarsi pane in cassetta con formaggio a fette emmental. Dovevano trovare energie per le successive scopate che avevano intenzione di fare, per gran parte della sera e, probabilmente, per tutta la notte.
“Beh, sono troppo sensibile al gentil sesso”
“Vorrai dire al sesso selvaggio” lo corresse Pia. E dopo aver detto battute e illazioni sul futuro per una mezz’ora, i tre si spostarono in cucina per spazzolarsi pane in cassetta con formaggio a fette emmental. Dovevano trovare energie per le successive scopate che avevano intenzione di fare, per gran parte della sera e, probabilmente, per tutta la notte.
Notte brava al Lust
Notte brava al Lust è uno spin off dell'inedito: Doppia anima presto, si spera, edito!
Rigorosamente NC 17
Leonardo si guardava intorno inquieto attendendo il ritorno del suo compagno. Si era allontanato da circa un’ora con la scusa di dover parlare d’affari con un tale. Non si sarebbe aspettato di vederlo ritornare scortato da due avvenenti fanciulle. Allacciata sotto al suo braccio destro, una moretta con i capelli a caschetto e un generoso decolté. Non più di vent’anni. A quello sinistro una biondina un po’ slavata persino più giovane. Di bassa statura e più magra dell’altra, celava il corpo dentro un vestitino nero a tubo. Leonardo restò ben impressionato da entrambe. Non gli serviva certo chiedere spiegazioni. Conosceva il suo ragazzo, sapeva bene cosa aveva in mente. Difatti, subito dopo le presentazioni di rito, i quattro si spostarono nell’appartamento di Dimitri. Armato di una bottiglia di Magnum, il bielorusso scortò le giovani creature e partner fino alla lussuosa dimora.
“Mettetevi comode ragazze, paparino e Leo vi sollazzeranno fino a domani mattina, né vero amore mio?”
Leonardo si tolse la cravatta: “Ma certo, siamo qui per divertirci no?” detto questo si spaparanzò su una poltrona mentre le due ragazzette accettavano da bere. La moretta iniziò a canticchiare ‘La luce buona delle stelle’ mentre l’altra si accese una sigaretta. Leonardo osservò l’amante ritirarsi nella camera da letto, per poi tornare con indosso soltanto la sua vestaglia di seta. Deglutì eccitato. Aveva una voglia matta di scopare e farsi scopare da lui, solo a questo riusciva a pensare. Dimitri lo fulminò con gli occhi. Aveva letto il desiderio, bramosia, nel modo che aveva di guardarlo. Conosceva troppo bene Leonardo ormai, sapeva cosa voleva e di cosa aveva bisogno. Ma decise di farlo soffrire un po’. E nel frattempo divertirsi e divertire le ospiti. “Ragazze mettetevi comode, no?” le esortò ma fu proprio lui a far scivolare via di dosso il tubino alla bionda e a esortare la mora a togliersi camicetta e reggiseno. Leonardo continuava a seguire ogni movimento con il suo sguardo glaciale apparentemente imperturbabile, ma l’erezione ben in vista sotto il pantalone confermava quale fosse lo stato delle cose. Quando le donne furono completamente nude, Dimitri le affiancò ponendo un braccio attorno alla vita di ciascuna: “Spogliati anche tu amore. Le ragazzine qui hanno diritto a vedere quanto sei bello. Ad apprezzare il tuo culo così attraente e il tuo uccello di marmo”.
Loro squittirono pregustandosi già lo spogliarello maschile che non si fece attendere troppo. Leonardo si alzò e con fare sensuale si tolse la camicia e subito dopo le scarpe. Con un gesto deciso si calò via i pantaloni poi i boxer neri, con il cordolo bianco firmato. Dimitri si leccò le labbra. “Non è uno spettacolo il mio bell’italiano?” domandò alla mora accanto a lui.
“Sono già bagnata” rispose lei cercandogli le labbra. Dimitri gliele lasciò trovare e dopo averle leccato la lingua, spinse la propria dentro la bocca di lei. La bionda si accontentò di abbracciarlo da dietro accarezzando però il corpo dell’altra giovane donna. Leonardo restò in disparte a godersi lo show. C’era Dimitri che baciava con trasporto animale Ambra, la mora, mentre la bionda lo liberava della vestaglia. I tre si muovevano lentamente, a Leonardo sembrò di vedere una statua vivente. Distrattamente iniziò a titillarsi il sesso tra le dita. Era sempre duro ma riusciva ancora a tenere distante il culmine. Nel frattempo la bocca di Dimitri aveva trovato anche quella di Deborah che lo baciava da dietro, leccando e lasciando che le salive si mischiassero.
“Sembri tranquilla tu, invece scommetto che sei un peperino” fece rivolgendosi a quest’ultima.
“Già, dicono tutti che sono molto pepata”
“Dietro l’aria angelica c’è un diavoletto” Dimitri si voltò per afferrare il ‘finto angelo’ e guidarla lungo il corridoio che conduceva alla stanza da letto. Leonardo gettò distrattamente l’occhio verso la coppia che si appartava. Ambra lo raggiunse. “Me lo aveva detto Dimitri che eri uno schianto”
“Sei molto bella anche tu” lo disse per educazione ma lo pensava. Si sentiva attratto dai seni prosperosi nonostante la forza di gravità li spingesse verso il basso. Soprattutto era eccitato dalle grosse areole scure e dall’ombelico sporgente. “Vieni accanto a me” la spronò. Lei gli entrò letteralmente tra le braccia. Si scambiarono un lungo bacio appassionato mentre le mani andavano a caccia di più centimetri di pelle possibile. Le dita di Leonardo si attardarono intorno all’ascella leggermente umida, per poi planare sul seno e catturare un capezzolo. La sentì gemere sotto il tocco delicato e s’infiammò. “Stenditi, voglio disegnarti un pigiamino di saliva”
“Questa non l’avevo mai sentita” sorrise lei sdraiandosi e accettando l’invadenza della bocca dell’uomo. A lingua leccò il collo, lo spacco tra i due seni. I capezzoli, a succhiare, mordicchiare, tirandoli con i denti. E poi verso il basso, leggera come il volo di una libellula. E poi decisa. Quando il volto di lui raggiunse il pube, un triangolino nero perfettamente disegnato, i palmi afferrarono le natiche per tirarla verso sé. Lei spinse il bacino assecondando il movimento. Prima di iniziare ad occuparsi del clitoride, Leonardo annusò. Sapeva di sesso ma soprattutto di pino silvestri. Dalla camera da letto provenivano le urla di Deborah. Leonardo immaginò che le stesse leccando la passera e sentì salire prepotente l’eccitazione. Una sorta di languore persistente. Rimpianse di non essere dall’altra parte del muro a gustarsi la scena. Si accontentò di sapere che stavano entrambi soddisfacendo una donna nello stesso momento!
Per quanto riguardava il sesso orale, Leonardo era una specie di mostro, sia se si trattava di portare al picco un grosso calibro di carne come quello di Dimitri, sia lo spacco umido di una fanciulla desiderosa d’attenzioni. E lui lo facevano con lo stesso entusiasmo. Per questo Ambra non ci mise molto a raggiungere l’orgasmo. Si aggrappò alle spalle di lui mentre pressava la testa aggrappata al suo collo.
“Cosa hai fatto in tutti questi anni?” gli domandò quando fu in grado di parlare. Leonardo riemerse tra le cosce sorridendo. Si asciugò la bocca umida con il braccio.
“Andiamo di là” ordinò. Lei acconsentì. Proprio in quel momento Dimitri stava indossando un profilattico. Leonardo lo raggiunse. Il bielorusso lo accolse con un bacio colmo di passione. “Sai di fica”
“Pure tu” Dimitri sorrise mostrando i denti incapsulati alla meglio peggio. “Ora iniziamo a darci dentro sul serio”. Deborah e Ambra scivolarono sopra le coperte. Le gambe divaricate in una muta attesa. Prima di iniziare con Deborah, Dimitri attese che l’amante fosse anche lui provvisto di condom. Una volta che i sessi maschili furono incellofanati, diedero il via alle danze. Per traverso di fronte al letto e ognuno di fronte all’altro, iniziarono a pompare tra le cosce femminili. Nel frattempo le donne estasiate dagli assalti, si scambiavano baci saffici pieni di lussuria. A Leonardo fu sufficiente piegarsi un po’ per trovare la bocca di Dimitri. Baciandosi e ansimando addosso si mossero rabbiosi fino a prorompere, in tempi leggermente diversi in un appagamento totale e animale. Dimitri si accasciò esausto su Ambra mentre Leonardo sgusciò subito fuori per togliersi il profilattico. Lo legò per bene e subito dopo lo gettò in terra con noncuranza. Passato lo stordimento, anche Dimitri si liberò del lattice. Il suo sesso era ancora teso. Leonardo lo prese in giro: “Guardati, sei appena venuto e non ti si è ancora abbassato nemmeno un po’”
“E nemmeno gli darò il tempo di farlo. Ora voglio occuparmi del tuo delizioso buchino, amore mio”
“Pensavo intendessimo divertirci ancora con le troiette”
“Ma certo! Una cosa non esclude l’altra. Pensavo...” gli sussurrò qualcosa all’orecchio. Bastò quel programmino hard a far di nuovo riempire i corpi cavernosi del sesso italiano. “Tu sì che sai invogliare un uomo” squittì Leonardo con la voce leggermente scheccante.
“Il mio italiano insaziabile” Dimitri posizionò la testa di Leonardo tra le cosce di Deborah la quale gli accarezzò i capelli. Ambra, invece, lasciò scivolare la lingua sulla schiena del veneto leccando fino a quando non incontrò quella di Dimitri. “Lecca le palle, io mi occupo del buco”
Lei obbedì e quando Dimitri sentì che l’orifizio dell’amante era ben lubrificato e completamente pronto ad accogliere, si alzò per appoggiare l’uccello senza costrizioni tra le natiche. “Me lo lecchi mentre stantuffo”
Ambra obbedì.
Quando Dimitri lo seppellì dentro di lui, a Leonardo scappò un brivido estatico e per qualche secondo smise di occuparsi del clitoride di Deborah. Le sensazioni che gli provocava l’amante erano come sempre impagabili, corroborate poi dal contorno di fanciulle a rendere la situazione ancora più erotica e stimolante. Dimitri lo montò per bene fino a quando non si stancò di quella posizione. “Ora sdraiati Leo. Voglio che mi cavalchi mentre Ambra cavalcherà me, voglio mangiare la sua fragolina mentre ti faccio godere come un riccio”
Una volta che Dimitri fu supino, si lasciò succhiare dalle due donne e poi lasciò che fosse di nuovo Leonardo a farlo godere con l’organo sessuale che usava più volentieri, vale a dire il culo. Questi adorava la posizione dello smorza candela. La penetrazione era più efficace, il grosso arnese andava a stimolargli la ghiandola prostatica. Avere orgasmi totalmente anali risultava per lui più semplice e completamente soddisfacente. Ambra si posizionò cavalcioni sul volto del russo. Mentre Deborah, evidentemente ancora vogliosa, iniziò a baciare sia Leonardo sia l’altra donna. Dopo qualche cambio di posizione e sesso orale sempre più fantasioso fu Leonardo a fare una proposta a Dimitri che accolse l’idea con grande entusiasmo e commentando: “Sei appena venuto con il culo e vuoi tornare a fare il vero macho...” intervallò la frase con un bacio. “Ti amo!”
“Lo so... ti amo anch’io” dopodiché fu il turno di accontentare la fantasia di Leonardo. Iniziarono con Deborah, leggermente indietro nel numero di orgasmi raggiungi rispetto a Ambra. Dimitri la spinse tra le braccia di Leonardo ora supino con indosso l’ennesimo guanto. Lei se lo infilò per poi lasciarsi andare a lunghi gemiti rauchi. Dimitri le coccolò il culo prima con le dita poi con la lingua, facendo ogni tanto delle puntatine sulla base del pene e sulle piccole labbra schiuse per accogliere. Quando non fu più in grado di attendere, mise su un preservativo e cercò qualcosa per lubrificare. Nel cassetto accanto a letto c’era una pomata adatta all’uso. Dopo aver lubrificato il piccolo e invitante orifizio, entrò in lei. La giovane urlò per l’intrusione e lo pregò di togliersi. “Non l’ho mai fatto con due contemporaneamente, e tu ce l’hai troppo grosso!” si giustificò.
“Puttanella, zitta! Qui le regole le detto io” le tirò i capelli e malvagiamente si spinse ancora più in fondo. Lei cacciò un urlo di autentico dolore mentre Leonardo gridò di piacere. La compartecipazione di Dimitri aveva ridotto il canale vaginale ad un nulla, provocandogli una sensazione di strettezza improvvisa assolutamente estasiante per lui. Pur non riuscendo a muoversi, era ben felice di dividere il corpo femminile con l’amante. Nel frattempo Ambra corse in aiuto dell’amica prima abbracciandola e leccandole via dal viso le lacrime. Poi leccandole i capezzoli. Risultò il tutto abbastanza utile perché, di lì a poco, smise si lagnarsi ed iniziò a godersi i due uomini che la stavano sfruttando. “Occupati del clitoride della tua amica, troia!” Le ordinò Dimitri sprezzante. Lei fece per accarezzarlo ma lui precisò: “Con la bocca puttana! Succhialo e leccalo finché questa schifosa che fino a cinque minuti fa si lamentava e ora sbava impunemente, non viene”
Ambra si abbassò per cercare tra tutto quel marasma di carne, il bottoncino del piacere. Lo trovò e come pronosticato da Dimitri, Deborah venne nel giro di qualche minuto. L’orgasmo che la colse fu così violento che Leonardo si vide costretto a scansarsi per lasciare a lei la possibilità di schizzare un caldo liquido che fuoriuscì dall’uretra.
“Figo!” commentò Ambra “Una volta è successo anche a me. Ma da cosa dipende?”
“Stupidina, si chiama punto G, non ne hai mai sentito parlare?” la rimproverò Leonardo con tono femmineo. “Le donne lo raggiungono soprattutto attraverso il rapporto anale. È un po’ come succede a me con la prostata”
“Lui di questo se ne intende e bene” ironizzò Dimitri.
“Mi intendo bene anche di punto G!” ribatté piccato. Parlare di quel determinato argomento lo aveva rattristato. Gli aveva fatto ripensare alla sua ex moglie Michela. Agli orgasmi quasi sempre bagnati di lei. A come era felice la loro vita sessuale. Dimitri percepì immediatamente il cambio d’umore dell’amato e si piegò per baciargli la spalla e coccolarlo.
“Tutto bene?”
“Certo che sì”
“Perché se sei stanco infilo ciascuna un rotolo da un milione su per il culo e le mando a cagare”
“No, voglio che restino. E poi ora tocca ad Ambra provare i due cazzi”
“Mi pare giusto e ah... a proposito di due cazzi”
“Sì?”
“Se non sarà Diego prima o poi voglio farlo comunque con un terzo uomo. Voglio vederti succhiare due verghe e poi fatti sborrare in bocca”
“Uhm... sembra interessante”
“Soprattutto quando ti sfonderemo il culo insieme”
“Questo sembra doloroso!” sorrise. Il sorriso dell’altro si specchiò nel suo e Dimitri, se mai ci fossero stati dubbi, sentì di amarlo da impazzire. Come nessuno prima. Come nessuno poi. Le due donne si sentirono escluse da quel momento di romanticismo ma durò poco. Dopo un ultimo sguardo di intesa, Leonardo e Dimitri misero in mezzo Ambra, pronta a godersi gli stalloni nello stesso momento.
Rigorosamente NC 17
Leonardo si guardava intorno inquieto attendendo il ritorno del suo compagno. Si era allontanato da circa un’ora con la scusa di dover parlare d’affari con un tale. Non si sarebbe aspettato di vederlo ritornare scortato da due avvenenti fanciulle. Allacciata sotto al suo braccio destro, una moretta con i capelli a caschetto e un generoso decolté. Non più di vent’anni. A quello sinistro una biondina un po’ slavata persino più giovane. Di bassa statura e più magra dell’altra, celava il corpo dentro un vestitino nero a tubo. Leonardo restò ben impressionato da entrambe. Non gli serviva certo chiedere spiegazioni. Conosceva il suo ragazzo, sapeva bene cosa aveva in mente. Difatti, subito dopo le presentazioni di rito, i quattro si spostarono nell’appartamento di Dimitri. Armato di una bottiglia di Magnum, il bielorusso scortò le giovani creature e partner fino alla lussuosa dimora.
“Mettetevi comode ragazze, paparino e Leo vi sollazzeranno fino a domani mattina, né vero amore mio?”
Leonardo si tolse la cravatta: “Ma certo, siamo qui per divertirci no?” detto questo si spaparanzò su una poltrona mentre le due ragazzette accettavano da bere. La moretta iniziò a canticchiare ‘La luce buona delle stelle’ mentre l’altra si accese una sigaretta. Leonardo osservò l’amante ritirarsi nella camera da letto, per poi tornare con indosso soltanto la sua vestaglia di seta. Deglutì eccitato. Aveva una voglia matta di scopare e farsi scopare da lui, solo a questo riusciva a pensare. Dimitri lo fulminò con gli occhi. Aveva letto il desiderio, bramosia, nel modo che aveva di guardarlo. Conosceva troppo bene Leonardo ormai, sapeva cosa voleva e di cosa aveva bisogno. Ma decise di farlo soffrire un po’. E nel frattempo divertirsi e divertire le ospiti. “Ragazze mettetevi comode, no?” le esortò ma fu proprio lui a far scivolare via di dosso il tubino alla bionda e a esortare la mora a togliersi camicetta e reggiseno. Leonardo continuava a seguire ogni movimento con il suo sguardo glaciale apparentemente imperturbabile, ma l’erezione ben in vista sotto il pantalone confermava quale fosse lo stato delle cose. Quando le donne furono completamente nude, Dimitri le affiancò ponendo un braccio attorno alla vita di ciascuna: “Spogliati anche tu amore. Le ragazzine qui hanno diritto a vedere quanto sei bello. Ad apprezzare il tuo culo così attraente e il tuo uccello di marmo”.
Loro squittirono pregustandosi già lo spogliarello maschile che non si fece attendere troppo. Leonardo si alzò e con fare sensuale si tolse la camicia e subito dopo le scarpe. Con un gesto deciso si calò via i pantaloni poi i boxer neri, con il cordolo bianco firmato. Dimitri si leccò le labbra. “Non è uno spettacolo il mio bell’italiano?” domandò alla mora accanto a lui.
“Sono già bagnata” rispose lei cercandogli le labbra. Dimitri gliele lasciò trovare e dopo averle leccato la lingua, spinse la propria dentro la bocca di lei. La bionda si accontentò di abbracciarlo da dietro accarezzando però il corpo dell’altra giovane donna. Leonardo restò in disparte a godersi lo show. C’era Dimitri che baciava con trasporto animale Ambra, la mora, mentre la bionda lo liberava della vestaglia. I tre si muovevano lentamente, a Leonardo sembrò di vedere una statua vivente. Distrattamente iniziò a titillarsi il sesso tra le dita. Era sempre duro ma riusciva ancora a tenere distante il culmine. Nel frattempo la bocca di Dimitri aveva trovato anche quella di Deborah che lo baciava da dietro, leccando e lasciando che le salive si mischiassero.
“Sembri tranquilla tu, invece scommetto che sei un peperino” fece rivolgendosi a quest’ultima.
“Già, dicono tutti che sono molto pepata”
“Dietro l’aria angelica c’è un diavoletto” Dimitri si voltò per afferrare il ‘finto angelo’ e guidarla lungo il corridoio che conduceva alla stanza da letto. Leonardo gettò distrattamente l’occhio verso la coppia che si appartava. Ambra lo raggiunse. “Me lo aveva detto Dimitri che eri uno schianto”
“Sei molto bella anche tu” lo disse per educazione ma lo pensava. Si sentiva attratto dai seni prosperosi nonostante la forza di gravità li spingesse verso il basso. Soprattutto era eccitato dalle grosse areole scure e dall’ombelico sporgente. “Vieni accanto a me” la spronò. Lei gli entrò letteralmente tra le braccia. Si scambiarono un lungo bacio appassionato mentre le mani andavano a caccia di più centimetri di pelle possibile. Le dita di Leonardo si attardarono intorno all’ascella leggermente umida, per poi planare sul seno e catturare un capezzolo. La sentì gemere sotto il tocco delicato e s’infiammò. “Stenditi, voglio disegnarti un pigiamino di saliva”
“Questa non l’avevo mai sentita” sorrise lei sdraiandosi e accettando l’invadenza della bocca dell’uomo. A lingua leccò il collo, lo spacco tra i due seni. I capezzoli, a succhiare, mordicchiare, tirandoli con i denti. E poi verso il basso, leggera come il volo di una libellula. E poi decisa. Quando il volto di lui raggiunse il pube, un triangolino nero perfettamente disegnato, i palmi afferrarono le natiche per tirarla verso sé. Lei spinse il bacino assecondando il movimento. Prima di iniziare ad occuparsi del clitoride, Leonardo annusò. Sapeva di sesso ma soprattutto di pino silvestri. Dalla camera da letto provenivano le urla di Deborah. Leonardo immaginò che le stesse leccando la passera e sentì salire prepotente l’eccitazione. Una sorta di languore persistente. Rimpianse di non essere dall’altra parte del muro a gustarsi la scena. Si accontentò di sapere che stavano entrambi soddisfacendo una donna nello stesso momento!
Per quanto riguardava il sesso orale, Leonardo era una specie di mostro, sia se si trattava di portare al picco un grosso calibro di carne come quello di Dimitri, sia lo spacco umido di una fanciulla desiderosa d’attenzioni. E lui lo facevano con lo stesso entusiasmo. Per questo Ambra non ci mise molto a raggiungere l’orgasmo. Si aggrappò alle spalle di lui mentre pressava la testa aggrappata al suo collo.
“Cosa hai fatto in tutti questi anni?” gli domandò quando fu in grado di parlare. Leonardo riemerse tra le cosce sorridendo. Si asciugò la bocca umida con il braccio.
“Andiamo di là” ordinò. Lei acconsentì. Proprio in quel momento Dimitri stava indossando un profilattico. Leonardo lo raggiunse. Il bielorusso lo accolse con un bacio colmo di passione. “Sai di fica”
“Pure tu” Dimitri sorrise mostrando i denti incapsulati alla meglio peggio. “Ora iniziamo a darci dentro sul serio”. Deborah e Ambra scivolarono sopra le coperte. Le gambe divaricate in una muta attesa. Prima di iniziare con Deborah, Dimitri attese che l’amante fosse anche lui provvisto di condom. Una volta che i sessi maschili furono incellofanati, diedero il via alle danze. Per traverso di fronte al letto e ognuno di fronte all’altro, iniziarono a pompare tra le cosce femminili. Nel frattempo le donne estasiate dagli assalti, si scambiavano baci saffici pieni di lussuria. A Leonardo fu sufficiente piegarsi un po’ per trovare la bocca di Dimitri. Baciandosi e ansimando addosso si mossero rabbiosi fino a prorompere, in tempi leggermente diversi in un appagamento totale e animale. Dimitri si accasciò esausto su Ambra mentre Leonardo sgusciò subito fuori per togliersi il profilattico. Lo legò per bene e subito dopo lo gettò in terra con noncuranza. Passato lo stordimento, anche Dimitri si liberò del lattice. Il suo sesso era ancora teso. Leonardo lo prese in giro: “Guardati, sei appena venuto e non ti si è ancora abbassato nemmeno un po’”
“E nemmeno gli darò il tempo di farlo. Ora voglio occuparmi del tuo delizioso buchino, amore mio”
“Pensavo intendessimo divertirci ancora con le troiette”
“Ma certo! Una cosa non esclude l’altra. Pensavo...” gli sussurrò qualcosa all’orecchio. Bastò quel programmino hard a far di nuovo riempire i corpi cavernosi del sesso italiano. “Tu sì che sai invogliare un uomo” squittì Leonardo con la voce leggermente scheccante.
“Il mio italiano insaziabile” Dimitri posizionò la testa di Leonardo tra le cosce di Deborah la quale gli accarezzò i capelli. Ambra, invece, lasciò scivolare la lingua sulla schiena del veneto leccando fino a quando non incontrò quella di Dimitri. “Lecca le palle, io mi occupo del buco”
Lei obbedì e quando Dimitri sentì che l’orifizio dell’amante era ben lubrificato e completamente pronto ad accogliere, si alzò per appoggiare l’uccello senza costrizioni tra le natiche. “Me lo lecchi mentre stantuffo”
Ambra obbedì.
Quando Dimitri lo seppellì dentro di lui, a Leonardo scappò un brivido estatico e per qualche secondo smise di occuparsi del clitoride di Deborah. Le sensazioni che gli provocava l’amante erano come sempre impagabili, corroborate poi dal contorno di fanciulle a rendere la situazione ancora più erotica e stimolante. Dimitri lo montò per bene fino a quando non si stancò di quella posizione. “Ora sdraiati Leo. Voglio che mi cavalchi mentre Ambra cavalcherà me, voglio mangiare la sua fragolina mentre ti faccio godere come un riccio”
Una volta che Dimitri fu supino, si lasciò succhiare dalle due donne e poi lasciò che fosse di nuovo Leonardo a farlo godere con l’organo sessuale che usava più volentieri, vale a dire il culo. Questi adorava la posizione dello smorza candela. La penetrazione era più efficace, il grosso arnese andava a stimolargli la ghiandola prostatica. Avere orgasmi totalmente anali risultava per lui più semplice e completamente soddisfacente. Ambra si posizionò cavalcioni sul volto del russo. Mentre Deborah, evidentemente ancora vogliosa, iniziò a baciare sia Leonardo sia l’altra donna. Dopo qualche cambio di posizione e sesso orale sempre più fantasioso fu Leonardo a fare una proposta a Dimitri che accolse l’idea con grande entusiasmo e commentando: “Sei appena venuto con il culo e vuoi tornare a fare il vero macho...” intervallò la frase con un bacio. “Ti amo!”
“Lo so... ti amo anch’io” dopodiché fu il turno di accontentare la fantasia di Leonardo. Iniziarono con Deborah, leggermente indietro nel numero di orgasmi raggiungi rispetto a Ambra. Dimitri la spinse tra le braccia di Leonardo ora supino con indosso l’ennesimo guanto. Lei se lo infilò per poi lasciarsi andare a lunghi gemiti rauchi. Dimitri le coccolò il culo prima con le dita poi con la lingua, facendo ogni tanto delle puntatine sulla base del pene e sulle piccole labbra schiuse per accogliere. Quando non fu più in grado di attendere, mise su un preservativo e cercò qualcosa per lubrificare. Nel cassetto accanto a letto c’era una pomata adatta all’uso. Dopo aver lubrificato il piccolo e invitante orifizio, entrò in lei. La giovane urlò per l’intrusione e lo pregò di togliersi. “Non l’ho mai fatto con due contemporaneamente, e tu ce l’hai troppo grosso!” si giustificò.
“Puttanella, zitta! Qui le regole le detto io” le tirò i capelli e malvagiamente si spinse ancora più in fondo. Lei cacciò un urlo di autentico dolore mentre Leonardo gridò di piacere. La compartecipazione di Dimitri aveva ridotto il canale vaginale ad un nulla, provocandogli una sensazione di strettezza improvvisa assolutamente estasiante per lui. Pur non riuscendo a muoversi, era ben felice di dividere il corpo femminile con l’amante. Nel frattempo Ambra corse in aiuto dell’amica prima abbracciandola e leccandole via dal viso le lacrime. Poi leccandole i capezzoli. Risultò il tutto abbastanza utile perché, di lì a poco, smise si lagnarsi ed iniziò a godersi i due uomini che la stavano sfruttando. “Occupati del clitoride della tua amica, troia!” Le ordinò Dimitri sprezzante. Lei fece per accarezzarlo ma lui precisò: “Con la bocca puttana! Succhialo e leccalo finché questa schifosa che fino a cinque minuti fa si lamentava e ora sbava impunemente, non viene”
Ambra si abbassò per cercare tra tutto quel marasma di carne, il bottoncino del piacere. Lo trovò e come pronosticato da Dimitri, Deborah venne nel giro di qualche minuto. L’orgasmo che la colse fu così violento che Leonardo si vide costretto a scansarsi per lasciare a lei la possibilità di schizzare un caldo liquido che fuoriuscì dall’uretra.
“Figo!” commentò Ambra “Una volta è successo anche a me. Ma da cosa dipende?”
“Stupidina, si chiama punto G, non ne hai mai sentito parlare?” la rimproverò Leonardo con tono femmineo. “Le donne lo raggiungono soprattutto attraverso il rapporto anale. È un po’ come succede a me con la prostata”
“Lui di questo se ne intende e bene” ironizzò Dimitri.
“Mi intendo bene anche di punto G!” ribatté piccato. Parlare di quel determinato argomento lo aveva rattristato. Gli aveva fatto ripensare alla sua ex moglie Michela. Agli orgasmi quasi sempre bagnati di lei. A come era felice la loro vita sessuale. Dimitri percepì immediatamente il cambio d’umore dell’amato e si piegò per baciargli la spalla e coccolarlo.
“Tutto bene?”
“Certo che sì”
“Perché se sei stanco infilo ciascuna un rotolo da un milione su per il culo e le mando a cagare”
“No, voglio che restino. E poi ora tocca ad Ambra provare i due cazzi”
“Mi pare giusto e ah... a proposito di due cazzi”
“Sì?”
“Se non sarà Diego prima o poi voglio farlo comunque con un terzo uomo. Voglio vederti succhiare due verghe e poi fatti sborrare in bocca”
“Uhm... sembra interessante”
“Soprattutto quando ti sfonderemo il culo insieme”
“Questo sembra doloroso!” sorrise. Il sorriso dell’altro si specchiò nel suo e Dimitri, se mai ci fossero stati dubbi, sentì di amarlo da impazzire. Come nessuno prima. Come nessuno poi. Le due donne si sentirono escluse da quel momento di romanticismo ma durò poco. Dopo un ultimo sguardo di intesa, Leonardo e Dimitri misero in mezzo Ambra, pronta a godersi gli stalloni nello stesso momento.
Iscriviti a:
Post (Atom)


