mercoledì 28 settembre 2011
Titolo: L'assassino non arrivò prima di mezzanotte
Autore: Sokogirl
Fandom: Squadra Speciale Lipsia
Pairing: Jan Maybach/Martina Kessler/Miguel Alvarez
Storyline: Reputazione uccisa (stagione 5)
WARRNING NC 17 per contenuti erotici
I corpi degli amanti si staccarono per riprendere fiato. Dopo l’ultimo assalto erano ormai senza forze. Martina Kessler si era rivelata il tipo caldo che aveva dato l’impressione a Jan fin dal primo sguardo: il cocktail rubato, il sorrisetto ambiguo, quella scia di aitante femminilità condita con un po’ di maschia determinazione. Il commissario Maybach si era sentito subito attratto da lei, e questo lo turbava. Possibile che appena una donna mi ronzai suoi ferormoni intorno io ci casco come una mela matura? Si disse dopo che lei gli aveva lasciato il biglietto da visita. Ma di fronte alla prospettiva di un emozionate incontro notturno non aveva resistito. Mentre si recava a casa della bella giornalista, già pregustava la notte di passione. Questo gli rendeva difficile concentrasi sulla guida. Dopo essersi dato dell’incosciente per aver guidato in quello stato di trance, giunse finalmente sotto casa di Martina. L’uscita dal portone di una donna bassa e tarchiata con in braccio un cagnolino di piccola taglia, gli diede la possibilità di entrare dentro senza bisogno di farsi annunciare. Era quasi mezzanotte e Martina era fuori dalla doccia solo da pochi minuti. Quando Jan suonò alla sua porta aveva appena infilato un CD. You'll Never Find Another Love Like Mine risuonava sensuale. Aprì:
-Commissario Maybach, che visita inaspettata…
-Spero gradita...
Arrossì Jan facendosi spazio.
-Stavo per aprire una bottiglia di champagne, che tristezza bere da sola
-Dovrei dire sono in servizio ma... in realtà non sono un servizio
Quella frase ambigua gli era letteralmente sfuggita. Jan avrebbe dovuto cercare la Kessler solo per motivi strettamente professionali, mentre...
La giovane donna aprì il vino francese sotto l’occhio attento del suo ospite. Riempiti i due calici, ne porse uno al biondo.
-Sei venuto per quella storia del telegrafo? Che vuoi sapere esattamente
-Tutto quello che puoi dirmi
Erano già passati a un più comodo tu...
Martina si sedé di fronte a lui. Jan ebbe la sensazione che fosse pronta a fare un revival di Basic istint e non si sbagliò: la giornalista accavallò le gambe con malizia, lasciando intravedere tutto quello che c’era da vedere e da non vedere. Dopo essere uscita dalla doccia, non aveva fatto in tempo a mettere biancheria intima. Quella visione azzerò la salivazione di Maybach e scatenò una tempesta ormonale, degna di un’adolescente! Quando si rese conto che non riusciva a staccare gli occhi dalle gambe di Martina, tossicchiò dandosi dello stupido e guardò altrove.
-Non mi viene in mente nulla rispetto a quanto ci siamo detti durante la manifestazione di oggi, Jan ti dispiace se ti chiamo Jan?
-Affatto
Sorrise ammaliato.
-Mi piace il nome Jan, avevo un fidanzatino all’università che si chiamava così e pensa un po’... anche lui soleva raggiungermi nella mia stanza o poco prima o poco dopo mezzanotte...
-Sì?
Prima di parlare Martina sorseggiò a lungo il suo drink.
-Quel Jan aveva sempre una cosa in testa. Te lo immagini...
-Penso di aver capito
Il poliziotto avvampò sempre più eccitato.
-Non si stancava mai. E questo per me era fonte di grande soddisfazione...
-I primi amori...
-Sono i migliori sì. Ma ti confesso, ho sempre sperato di ritrovare un altro Jan, inteso come amante focoso e insaziabile
-Ehm...
La tigre che era in Martina prese il sopravvento:
-Appena ti ho visto ho pensato che non fossi solo un cioccolatino bello da vedere e intrigante da scartare. Ma anche buono e saporito. Magari duro all’esterno ma con un ripieno morbido e gustoso
-Le giornaliste sono forti con le metafore...
Parlò a fatica costatando che lei si era alzata e lo stava raggiungendo
-Mentre voi poliziotti in cosa siete bravi? A sì, ricordo stralci del discorso di oggi durante la festa della polizia, efficienti, a completa disposizione del cittadino
Giunse ad un passo da lui
-Sei a mia completa disposizione, commissario?
E così dicendo lasciò scivolare l’accappatoio mettendo in mostra il suo corpo al naturale
-Completamente e per tutto il tempo che servirà per concederle la massima soddisfazione
Ribatté Jan. Notò il lampo di lussuria nello sguardo di lei prima di ritrovarsi trascinati in un bacio travolgente.
Le mani di lui raggiunsero spasmodiche la pelle della donna, simili a gatti randagi affamati che si gettano sugli avanzi di un ristorante. Testarono la morbidezza e le parti più toniche. Raggiunsero i lidi più segreti, e scoprì che era già umida.
-Sei già tutta bagnata
-E ti sorprende Jan? Poliziotto ingenuo... è questo l’effetto che fai alle donne
-Forse hai ragione, sono un po’ tonto a volte
Ma lo disse con ironia, mentre le dita indugiavano dentro di lei provocando scosse elettriche che si propagavano lungo la spina dorsale
-Spogliati!
Ordinò Martina
Jan diede saggio di aver fatto qualche corso di spogliarello rapido, perché in vita sua lei non aveva mai visto nessuno liberarsi degli abiti a quella velocità
-Efficiente, davvero efficiente
Ripeté osservandolo piena di desiderio.
-Oltre che bello e in forma sembri essere pieno di... come posso definirle? Doti naturali...
-La natura è stata magnanima
-Scommetto che oltre la natura sei pure bravo, volenteroso...
Lei gli agguantò la mano guidandolo verso il tappeto posto al centro della sala da pranzo
-Posso aggiungere stallone?
-Perché no? Non sarebbe la prima volta che una donna mi chiama così...
-Interessante
Nel frattempo lei si era sdraiata sul tappeto. Le gambe leggermente divaricate in una muta attesa.
Jan le si accoccolò accanto. Con la punta delle dita lambì dalla fronte alle labbra, poi il mento, la gola, per poi passare all’incavo tra i due seni, senza però sfiorarli. E raggiungere il delicato ombelico. Fino a sfiorare la quasi impercettibile peluria sottostante.
-Hai deciso di sfinirmi?
-Voglio solo lasciare che in ogni tua cellula si propaghi il desiderio che hai di me, Martina
-Meraviglioso
-Puoi dirlo forte! Sarà meraviglioso... e ti voglio completamente recettiva quando inizierò a darmi da fare
-Non lo stai già facendo? Darti da fare intendo...
-Siamo solo all’antipasto anzi no: all’aperitivo. All’antipasto ci dobbiamo ancora arrivare... piano piano.
Si abbassò per cercarle le labbra ma solo per sfiorarle con le sue. Un bacio senza lingua e senza saliva, solo per provocare in lei ulteriori scosse.
Quando la sentì vibrare, capì che era il momento di passare a un piatto più piccante. Con la bocca ripeté il percorso appena compiuto dalle dita, vale a dire: dalla fronte al pube. E quando giunse al basso ventre chiuse gli occhi, eccitatissimo all’idea di darle piacere, e, allo stesso tempo, prenderne. Ma si trattene per tornare sui suoi passi. Risalì lungo lo stomaco e, una volta trovatosi nei pressi dei seni, li sfiorò appena con la lingua e con l’indice. A quel trattamento lei non poté trattenersi dal gemere:
-Jan mi stai spossando. Ho già bisogno di...
-Silenzio
L’azzittì con delicatezza
-Devi lasciare che ogni parte del tuo corpo mi desideri. Non volermi solo con il sesso, ogni singola cellula ripeto deve bramarmi
-Ma impazzirò Jan! Io sono una donna passionale. Lo voglio ora!
Impaziente come un bambino alla vigilia di Natale, cercò il sesso di Jan ma lui la bloccò prima che lo sfiorasse.
-Piccola capricciosa, non vorrei essere costretto a legarti...
-Pensi che mi dispiacerebbe?
-È una proposta?
-Sono pronta ad essere punita se tu ritieni che stia facendo capricci...
Lui sorrise malizioso. Ritrovata la sua cintura, bloccò i polsi di Martina tra loro e poi legò le braccia ad una gamba del tavolino retrostante.
-Ora sei completamente in balia di ogni mio desiderio, piccola...
Lei iniziò a respirare pesantemente, pregustandosi quello che di lì a poco sarebbe successo. Jan si piegò di nuovo su di lei. Dopo averlo lambito in lungo e largo il seno con le labbra, s’impadronì di un capezzolo che dapprima leccò con dolorosa delicatezza e poi succhiò sempre con grande garbo.
Martina allungò le mani fino a raggiungere la gamba di tavolo dove era stata legata, e aggrapparcisi. Jan non smise di torturarla fino a quando non fu lui a sentirsi ‘torturato’. Occuparsi delle graziose sinuosità di Martina Kessler era piacevole, ma ora desiderava di più, voleva il piatto forte. Forse perché l’odore dell’eccitazione di lei si era fatto così pressante da confonderlo. Superò di slanciò la pancia e si diresse direttamente sulla duna da molti denominata monte di Venere.
Ogni volta che si trovava di fronte ad una donna così, a pochi passi dal nucleo della sua femminilità, disponibile anzi no, bruciante di desiderio, Jan Maybach si sentiva un po’ smarrito, come se non si capacitasse della fortuna che aveva, dell’onore che gli era concesso. Prima di chinarsi per raggiungere finalmente con la bocca il sesso pulsante desideroso di attenzioni, l’ammirò. Come un artista di fronte al paesaggio che ha scelto di intrappolare in una tela. In adorazione.
-Maledizione, perché voi donne siete così belle!
Gli sfuggì.
-Sei geloso?
-Forse...
Ma lo disse senza pensare. Per qualche secondo gli erano rinvenuti i racconti sexy di Miguel rispetto alle sue imprese amorose e come in quell’occasione si era sentito eccitato e, allo stesso tempo, infastidito. Ma che mi prende? Penso a Miguel mentre so per dare piacere ad una donna? Si accusò. A quel punto smise di contemplare l’opera d’arte e se ne appropriò. Si adoprò affinché quell’arte amatoria di cui si sapeva specialista, non fosse altro perché qualsiasi donna con cui aveva fatto sesso glielo aveva confermato, fosse all’altezza.
Martina si tese incredula di fronte a tanto impegno, a tale talento
-Jan... basta... non resisto... ho bisogno di venire
Al commissario pensò di punirla per la sua impazienza, ma era lui stesso così travolto dal cunnilinguo che non riuscì a frenarsi. E le concesse di raggiungere l’orgasmo
-Ma dove sei stato tutto questo tempo Jan Maybach?
Fu la domanda ironica dopo che finalmente ebbe smesso di annaspare alla ricerca d’aria
-Non importa se ora sono qui
Raggiunse le labbra di lei facendole così percepire il suo stesso sapore. Il bacio incalzò feroce, appassionato...
-Ti prego Jan liberami, voglio toccare il tuo magnifico sedere e spingerti dentro di me
-Pensavo di aver in parte placato il tuo desiderio Martina
-Affatto. Hai solo stuzzicato una parte di me, ma la bomba deve ancora esplodere
Jan, ben felice di cercare il detonatore, la liberò dalla sua costrizione. Questa volta fu lei a prendere il sopravvento:
-Che ne pensi se ti rendo il piacere
-Sei vuoi ho anche le manette...
-Manette? Divino...
Jan passò i minuti successivi a spiegarle come si usavano e poi si lasciò intrappolare alla solita gamba del tavolino. Dopo averlo baciato in lungo e in largo, soffermandosi specialmente su “quel qualcosa” che non poteva crescere più di così, Martina decise di salire sopra di lui ed usarlo come suo stallone personale. E Jan fu ben felice di farla trottare.
La cavalcata durò oltre mezz’ora portato entrambi ad un estenuante piacere. Quando finalmente ebbero raggiunto entrambi l’appagamento massimo si ritrovarono fianco a fianco, spalla a spalla a guardare il soffitto. Entrambi umidi dei rispettivi umori, la voce divenuta roca a forza di urlare.
-Sei già stanco Jan Maybach?
-Di stare ammanettato un po’ sì...
-Ammettilo che ti piace. Scommetto che è un giochino che fai con tutte...
Jan non si seppe spiegare perché ma invece di venirgli in mente le varie esperienze di quel genere, pensò a quando poco tempo prima, Miguel era riuscito nell’impresa di bloccargli i polsi con le manette, durante un giocoso inseguimento. Gli era rimasto soprattutto impressa la sua faccia soddisfatta quando, dopo averlo bloccato alla sedia, lo aveva surclassato con l’imponente fisico, lasciando che i loro corpi si sfiorassero. Questo aveva generato un’emozione reciproca ben riducibile in una parola sola: erezione. Nel frattempo che Martina era andata a rinfrescarsi, pensò bene di terminare la sua coppa di champagne.
-Continuiamo in camera?
Domandò lei appoggiata allo stipite della porta. Jan deglutì eccitato alla prospettiva di tornare a fare sesso con lei. E lo fecero per gran parte della notte.
Solo dopo aver dormito un’ora, alle quattro del mattino, Jan trovò la forza di sgusciare via dal letto di Martina e dalla stretta morsa delle sue gambe.
-Dove vai? Fermati a dormire da me
-Mi sono ricordato che domattina ho appuntamento con il mio collega per fare jogging. Non vorrei che domattina non mi trovasse
-Che diavolo di scusa è questa! Gli spiegherai dove eri e cosa facevi... sono certo che capirà
-Perché non conosci Miguel Alvarez
-Non capisco
-Niente... lascia perdere
Jan non poteva certo ammettere che il suo collega, non che miglior amico, era tremendamente geloso delle sue conquiste, un genere di gelosia inspiegabile. Talmente ossessiva e appassionata che chiunque, osservandolo da fuori avrebbe pensato che ci fosse qualcosa che non tornava, lui stesso pensava che ci fosse qualcosa di strano.
Certo Jan Maybach non poteva sospettare che, poco dopo essere uscito dall’appartamento di Martina Kessler, qualcun’altro avrebbe bussato alla sua porta, ma con intenzioni molto diverse, di sicuro non pacifiche... vale a dire: il suo assassino.
(Fine prima parte)
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