lunedì 12 dicembre 2011

Odore di femmina 2 parte

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Titolo: Odore di femmina 2 parte
Autore: Lipsialove
Paring: Francesco, Sergei e la vicina Alessandra
Rating: NC 17
WARRING: sesso anche senza protezione, slash
Genere: erotico, romantico
Disclaimer: la fiction è liberamente ispirata a “Doppia Anima” ed è la seconda parte della fiction scritta da Sokogirl  http://grillettiinfiamme.blogspot.com/2011/10/odore-di-femmina.html


Sono appena passate le nove quando Alessandra si ferma davanti alla porta dei suoi due vicini. Tra le mani una scatola di cioccolatini al liquore. Dall’interno dell’appartamento ode una musica di pianoforte. Nonostante la precedente esperienza con il bielorusso, è terribilmente intimidita da quella situazione tanto che fino all’ultimo c’era in lei la tentazione di rinunciare all’appuntamento. La visita di Sergei, la sera precedente l’ha stranita. Non si sarebbe mai aspettata di ricevere un invito del genere. La sua proposta è stata chiara e diretta: una notte di fuoco con lui e il suo compagno, Francesco. La sorpresa le ha impedito per qualche secondo di replicare, poi quando l’idea ha cominciato a prendere forma nel suo cervello non le è sembrata più tanto strana o pazzesca. Sergei le ha detto che, avendo Francesco saputo della loro ‘scappatella’, gli aveva proposto di ripetere l’esperienza, e di potervi partecipare. Alessandra ha sempre pensato che Francesco fosse un tipo riservato, molto taciturno, tanto da metterle soggezione. Ogni volta che si trova in ascensore con lui non riesce a spiccicare vocabolo. Si è chiesta come mai abbia accettato una cosa del genere. Mordendosi nervosamente un labbro, si osserva dall’alto verso il basso. Il mini abito nero con un’ampia scollatura sulla schiena sembra urlare: prendimi. Dopo aver fatto un profondo respiro, suona il campanello.
Un attimo dopo la porta si apre, Francesco le è davanti, indossa un paio di jeans e nient’altro. La ragazza lo guarda con la gola secca, lasciando vagare lo sguardo dai pettorali scolpiti agli addominali. Sulle labbra dell’uomo un sorriso sghembo che lo rende ancora più attraente.
“Buonasera” le dice prendendole la mano. Galante bacia il dorso.
“Sera” balbetta porgendogli la scatola.
“Grazie, sei bellissima” la tira all’interno.
“Grazie”
Francesco la conduce nel salone. Alessandra si guarda intorno, quella casa ha tutto l’aspetto di una garçonnière da scapoli, ma lei sa bene che i due stanno insieme. Le pareti fin troppo sottili non le impediscono di ascoltare le loro acrobazie a letto. Al solo pensiero diventa rossa come un peperone.
“Ti piace? L’ho arredato io” nota il suo interesse per l’ambiente.
“Bellissimo, elegante”
“Accomodati. Sergei non è ancora tornato”
Quando Alessandra prende posto sul divano, Francesco le siede accanto scrutandola con i suoi occhi verdi “Sei davvero molto carina”
“Grazie, signor Cogiti, è davvero gentile”
“Chiamami Francesco” le dice scostandole un riccio dalla fronte.
“Okay, Francesco”
“Sai, è da parecchio che non sto con una fanciulla”
“Davvero? Quindi, non è…?”
“Gay?” ride “Puoi dirlo, tesoro. No, non lo sono. Amo Sergei, ma anche le donne. Sono stato sposato in passato”
Le sue parole la confondono, non l’avrebbe mai pensato “L’invito mi è giunto così inaspettato, Francesco” arrossisce leggermente.
“Sergei mi ha raccontato ogni particolare del vostro…incontro” si spinge verso di lei. “E non ho resistito”
Alessandra può sentire il suo alito caldo sulla pelle “Lei è terribilmente affascinante”
“Dammi del tu, piccola” la spinge dolcemente contro la spalliera.
“Non so cosa mi prende, sono nervosa” si tormenta le mani.
“Non devi esserlo” si avvicina ancora di più “ti piacerà quello che abbiamo in programma”
“È la prima volta che mi trovo in una situazione del genere”
Invece di replicare, Francesco, cattura le labbra. Sorpresa, si lascia sfuggire un piccolo gemito e lui ne approfitta per spingersi nella sua bocca socchiusa.
“Mio dio” geme la ragazza scostandosi il tempo necessario per respirare.
Francesco torna a baciarla, rendendo il bacio sempre più ardente, la mano si muove lungo il corpicino, raggiungendo la coscia lasciata scoperta dall’abito. “Sei adorabile bambolina”
Ansimando, Alessandra allarga leggermente le gambe, permettendogli di insinuarsi in mezzo.
“Sei così ricettiva” le alza maggiormente il vestito in modo da avere una visuale delle sue mutandine di pizzo bianco. La sfiora attraverso la stoffa. Gli basta un semplice tocco per farla bagnare.
“Continua” lei si lecca le labbra.
“Vediamo cosa abbiamo qui!” si muove su di lei, accarezzandola con decisione. Il pollice le solletica il clitoride.
I suoi gridolini la inducono a continuare. Scostata la biancheria, insinua due dita nella fessura grondante, sforbiciandole dentro e fuori.
“O sì!” e in preda al piacere, butta la testa all’indietro. “Non ti fermare!”
“Ti piace? Vedrai quando sarà il mio cazzone a sfondarti!” le sussurra conficcandosi in profondità.
“Non vedo l’ora” muove il bacino verso l’alto per incontrare il suo tocco. “Che bello” si morde il labbro fino a farlo sanguinare.
Quando lui inaspettatamente toglie la mano privandola di quel godimento, Alessandra protesta indispettita. “No”
“Appetitosa” lecca le dita luccicanti dei suoi umori. “Assaggia” le infila la mano in bocca e lei ormai preda della lussuria, le succhia rumorosamente aiutandosi anche con la lingua.
A quella vista l’uccello di Francesco ha un guizzo. Già immagina quando si occuperà di lui “Sei così seducente, piccola” la bacia ancora. “Voglio proprio mangiarti! Gustare la tua passera!”
Memore delle ore trascorse con Sergei e di come lui si è dilettato a leccarla e succhiarla, avverte un languore al basso ventre.
“Vieni qui!” le aggiusta un cuscino sotto i reni per sollevarla, poi affonda il viso tra le gambe inalando il profumo dell’eccitazione.
Francesco le sfila le mutandine lanciandole sul pavimento. Alessandra arrossisce leggermente, ma nel momento in cui la bocca dell’uomo si poggia sulla sua femminilità, tutto sparisce. La sfiora prima con le labbra, poi con la lingua. Percorre il monte di Venere lasciando una scia di piccoli baci fino a raggiungere il bottoncino gonfio. Catturatolo tra le labbra lo tira “Che bella ciliegina matura”
“Divorami” lo supplica ansimante, le gote sono arrossate, mentre le dita si insinuano nei capelli scuri.
“Ti farò impazzire, bambolina” mentre succhia il clitoride, le dita entrano ed escono dalla sua fessura stillante.
Sono talmente presi da non accorgersi della porta d’ingresso che si chiude con un tonfo.
La ragazza ha la testa rovesciata all’indietro e gli occhi socchiusi per il piacere.
“Che visione!” esordisce una voce calda e sensuale.
Riconoscendo Sergei, Francesco alza la testa e gli rivolse un sorriso innamorato “Amore”
Il russo si avvicina alla coppia, chinandosi a baciare il suo compagno. Portandogli una mano dietro la nuca, Francesco spinge la lingua dentro la sua bocca calda.
“Mi piace il sapore della sua fighetta unito al tuo, cucciolo” sussurra l’altro mordendogli il labbro inferiore.
“Avevi ragione, è delizioso”
Sergei sposta la sua attenzione sulla ragazza, la quale, incontrando i suoi occhi scuri, freme. “Ciao dolcezza” bacia anche lei, prima lentamente, poi sempre con maggiore violenza. L’irruenza è la cosa che lo contraddistingue e che la fa impazzire. “Che ne pensi del mio Francesco? Ti ha fatto godere?” lo sguardo si posa sui seni piccoli ma sodi ancora imprigionati nell’abito.
“Non sono ancora venuta, Sergei” si lamenta mettendo il broncio.
“Povera piccola” scuote la testa “cattivo Francesco, ma come mai non l’hai fatta venire?” s’inginocchia davanti al divano.
Le dita del russo percorrono il ventre della ragazza, raggiungendo immediatamente la loro meta. S’insinuano tra le labbra esterne della sua femminilità esposta e stimolata.
Alessandra ansima, il suo tocco esperto e solerte la riaccende immediatamente. Il respiro diventa affannoso e le gambe si spalancano di scatto per concedergli tutto l’accesso di cui ha bisogno.
“Toccami! Mio dio, amo le tue dita” urla quasi quando si sente profanata.
“E io amo la tua patatina unta. Passerei ore a nutrirmene” succhia gli umori tornando immediatamente a spingersi in lei.
Francesco affonda tra le gambe della ragazza e mentre Sergei sforbicia nella sua fenditura, lui si nutre del bocciolo ormai sbocciato e desideroso di cure e attenzioni.
Ormai preda della lussuria più pura, Alessandra alza la voce incitandoli a continuare a farla godere.
“Cazzo! Se è arrapante questo spettacolo!” con l’altra mano Sergei accarezza la schiena nuda dell’amante, scendendo verso il bordo dei pantaloni.
Avvertendo delle scariche lungo la schiena Alessandra si lascia sfuggire un’imprecazione “Cazzo”
La bocca talentuosa si muove su di lei, facendole raggiungere in pochi istanti un violento orgasmo che la squassa completamente. Inarcando la schiena urla di piacere.
Sergei si porta alle labbra le dita imbrattate, leccandole con gusto, mentre Francesco continua a rimpinzarsi della sua pesca matura. Una volta sazio, si scosta, il viso impiastricciato e la bocca lucida. Il russo si sporge a baciarlo, poi fa lo stesso con la ragazza. Le bocche si uniscono, le lingue si cercano, i denti cozzano.
“Mio dio” ansima lei allontanandolo leggermente.
Francesco reclama l’attenzione del suo compagno attirandolo a sé. “Sergei” il petto glabro si pressa contro il suo, fasciato nella camicia di raso nero.
“Andiamo di là. Questo divano non è abbastanza spazioso per quello che ho in mente” annuncia Sergei districandosi dalla presa.
“Mi sembra un’idea grandiosa” Francesco si alza aiutando Alessandra a fare altrettanto.
La ragazza, dopo essersi riabbassata l’abito li segue nell’altra stanza dove li attende un enorme letto con struttura di legno e lenzuola di raso bianco. Sul cassettone ai piedi del letto una fila di candele accese.
Un pentolino appoggiato sul comodino attira immediatamente la sua attenzione Intimidita si volge verso i due uomini “E quello?”
“Sorpresa” ridacchia Francesco.
“Devo preoccuparmi?”
“No, piccola, è solo qualcosa con cui divertirci” cerca di rassicurarla lui.
“Siete davvero matti” e in attesa di una loro mossa, sale sul letto stendendosi. La testa poggiata sul palmo e gli occhi fissi sulla coppia poco distante.
“Mettiti comoda, gattina” Sergei raggiunge Francesco, abbracciandolo da dietro. “Noto che hai preparato tutto come ti ho raccomandato, cucciolo” sussurra lappando il lobo.
“Ne dubitavi?” replica l’italiano piegando la testa di lato.
“No, ti conosco troppo bene” le mani vagano lungo il torace, giocherellando con i capezzoli rosei. Proseguono il loro cammino, scivolando verso il ventre piatto. “Il mio cucciolo ubbidiente” Armeggiano con i bottoni dei jeans.
“Sono sempre pronto a soddisfare ogni tuo desiderio o…” ansima Francesco “voglia” termina con un soffio.
“Cazzo, quanto ti voglio!” mormora Sergei insinuando le dita nella biancheria.
“Sergei” sospira tendendosi a cercare il suo tocco.
Eccitata da quello spettacolo, Alessandra, non può fare a meno di sfiorarsi. Le dita solleticano il pistillo, ma sa che non è la stessa cosa se lo fa da sola. Frustrata, si lamenta.
Sergei, attirato dai suoi piagnucolii, guardando verso di lei e sorridendo, sussurra al suo compagno “La fanciulla si sente sola, andiamo a farle un po’ di compagnia”
Francesco si volta ad incontrare la bocca carnosa del suo amante, catturandola in un bacio violento, arroventato. Sergei lo spinge verso il letto, ma l’ostacolo del cassettone impedisce loro di proseguire. Aggiratolo si spostano di lato, restando in piedi.
Alessandra gattona verso la coppia e senza attendere oltre allunga le mani sul corpo pressoché perfetto di Francesco. Accarezza la pelle liscia, seguendo la leggera scia di peluria che sparisce all’interno dei jeans. Sergei è impegnato ad assaltargli la bocca, quasi come se fosse intenzionato a succhiargli via l’anima.
“Siete così attizzanti insieme” commenta la ragazza cacciando fuori il membro già semi eretto dell’italiano.
“Datti da fare!” ordina Sergei staccandosi boccheggiante. Gli occhi scuri di lussuria e un ghigno maligno sulle labbra.
Lei lo fiora con il pollice per tutta la lunghezza, soffermandosi sul prepuzio. Si rende conto che l’uccello di Francesco è molto diverso da quello del russo, circonciso e più tozzo.
Da una leccata veloce, giusto per prendere confidenza, poi lo percorre con la lingua, dalla base verso la punta luccicante. I suoi gemiti la incoraggiano a continuare e ad accoglierlo nella bocca umida. Lo succhia lentamente, come se fosse un ghiacciolo al limone.
“Più veloce” la invita lui, mentre Sergei continua a baciarlo, spostandosi poi sul mento. Le mani di Francesco cincischiano con la cintura del russo, abbassandoli con decisione.
Alessandra, trovandosi davanti un secondo pezzo di carne palpitante, si sposta in modo da averli entrambi davanti al viso. Prima di tuffarsi vogliosa, li osserva entrambi, prendendoli uno per mano.
“Ti piace quello che vedi bambolina?” ghigna Sergei.
Incapace di parlare, lei si limita ad annuire, poi si sporge a succhiare prima l’asta di Sergei, poi quella di Francesco.
“Ingozzati! Sono tutti per te!” le dita si perdono nei ricci scuri della ragazza, la quale obbedisce, dilettandosi con entrambi. Li succhia con vigore, per poi spingerli fino in gola, prima uno e poi l’altro.
“Brava, così” ansimando, Sergei cerca di nuovo la bocca del compagno “mi ha fatto venire voglia di gustare il tuo bel tronchetto” lambisce il naso con il suo.
Gli occhi verdi si perdono in quelli scuri e impenetrabili dell’ex trafficante, il quale, liberatosi dell’intralcio dei pantaloni, scivola in ginocchio per unirsi alla ragazza. A quella vista, Francesco da libero sfogo ai suoi gemiti “Succhialo!”
Il russo aumenta il ritmo fino a quando non sente che è pronto a venire. A quel punto si blocca facendo cenno anche a lei di fermarsi.
“Ora tocca a noi farti godere, gattina!” sorride sfiorando la scollatura e desideroso di assaporare il sapore di Francesco su di lei, l’agguanta baciandola.
Portandogli una mano dietro la nuca, Alessandra risponde con trasporto, fino  quando non è costretta a staccarsi per respirare. Boccheggiante mormora “Spogliami!”
Con un colpo secco lui le abbassa l’abito per poi sfilarlo via. Restando solo con il reggiseno, lei si stende appoggiandosi sui gomiti e dischiudendo le gambe. Sergei osserva ammaliato il triangolino tra le cosce e immediatamente si sente avvampare dal desiderio. Pronto a soddisfarla, sale sul letto mettendosi in ginocchio. Per attirarla più vicino l’afferra per le caviglie. “Ora mi prenderò cura io di te, bambolina”
Ricordando i momenti piacevoli con lui, freme nell’attesa e lo invita con un dito.
Sorridendo Sergei si abbassa fino a trovarsi all’altezza della sua femminilità. Con il pollice solletica il bottoncino innescando in lei una serie di scariche elettriche che dalla schiena risalgono fino al cervello.
“Oh sì” geme lei mordendosi il labbro e quando la bocca comincia ad assaporarla, Alessandra non riesce a trattenere le urla di estasi.
“Ti piace, vero, piccola?” la lingua si spinge nella fessura gocciolante, scopandola con solerzia.
“Scopami, così!” lo supplica contorcendosi. Si tocca i capezzoli ancora imprigionati nel reggiseno nero di pizzo.
Sergei lecca i succhi, succhiando poi il pezzettino di carne fonte del suo piacere.
Avvertendo l’imminente orgasmo, Alessandra gli agguanta i capelli per indurlo ad aumentare il ritmo e lui è più che contento di accontentarla.
Aggiunge anche le dita e spingendole in profondità nella spacca, la porta velocemente al picco. Inarcando la schiena lei si lascia andare, ripetendo il nome del russo e supplicandolo di non smettere. Sergei risale lungo il suo corpo, mentre la verga le sfiora la femminilità gonfia ed arrossata. Gemendo, Alessandra gli porta le gambe ai fianchi, il desiderio di essere presa da lui la rende impaziente.
“Lo vuoi dentro di te, vero? Il mio bel cazzo duro” le sussurra affondando il viso nel collo.
Intanto Francesco è in piedi davanti al letto, gli occhi fissi sui due, la mano stretta intorno al sesso, mentre con l’altra si titilla un capezzolo.
La voce roca di Sergei lo distoglie “Prendi il pentolino, cucciolo”
Salendo sul letto, Francesco raggiunge l’oggetto posizionato dall’altra parte, poi sorridendo malizioso, si avvicina alla coppia mescolando con un cucchiaio di legno un liquido ambrato.
“Cosa c’è lì dentro?” domanda Alessandra incuriosita.
“Chiudi gli occhi, bambolina”
Pur se intimorita, lei obbedisce. Aiutandosi con il cucchiaio, Francesco versa una scia sul ventre della ragazza, la quale si lascia sfuggire un gridolino.
“È caldo, cos’è?”
“Miele, tesorino” interviene Francesco.
“Stai ferma!” il russo sgancia le gambe dai suoi fianchi e fa cenno al compagno di continuare. D’istinto Alessandra inarca la schiena e il liquido scivola nell’ombelico, incuneandosi anche tra le pieghe della sua femminilità.
“Non sai quanto sei arrapante, così” resiste a malapena alla tentazione di affondare la bocca in lei, ma ha qualcosa di meglio in serbo per la fanciulla. “Quale lubrificante migliore!” con la punta del membro si spinge entrando e uscendo un paio di volte.
Francesco lascia cadere altro liquido ma questa volta sull’uccello del russo, che ai suoi occhi assume l’aspetto di un dolcetto pronto da assaggiare.
Sergei, conoscendo ogni pensiero del suo compagno, lo precede “Dopo potrai gustarlo” e facendo aderire il torace a quello della ragazza, entra in lei, cominciando a scoparla con vigore.
In preda all’estasi più pura, Alessandra gli agguanta le natiche per indurlo ad andare più veloce. “Ancora, sì”
“Ti piace come ti fotto? Lo ricorderai per un bel po’ il mio trattamento!” gli occhi scuri di passione incontrano quelli verdi della ragazza sotto di lui.
“Non ti fermare! Com’è bello!” lo incita e quando il suo pene stimola il suo punto speciale, il piacere diventa incontrollabile. Muove il bacino ad incontrare le sue spinte. “Da giorni sognavo di ripetere l’esperienza”
Un ghigno è la replica dell’ex trafficante.
“Sergei” si sporge a baciarlo. Le lingue s’incontrano, duellano fino a quando un colpo particolarmente violento non strappa un ennesimo grido alla ragazza sotto di lui.
Francesco si posiziona in modo che il membro sia all’altezza dei visi di entrambi i suoi partner.
Quando Sergei comincia a ciucciarlo rumorosamente, l’italiano viene risucchiato nel vortice del piacere.
“Nessuno lo succhia come te, amore” gli accarezza i ricci scuri “Non ti fermare!”
“Adoro il tuo cazzo” mormora l’altro tra una leccata e l’altra. 
“E io la tua bocca” lo guarda adorante.
Sergei estrae il membro luccicante dalla fessura di Alessandra per poi spingerlo immediatamente in quella posteriore senza prepararla.
Quell’intrusione le strappa un singulto, ma non appena lui comincia a muoversi il piacere prende il sopravvento. “Sei fantastico! Una vera belva!”
Lasciando scivolare l’uccello di Francesco dalle labbra mormora: “Ti piace vero? Cazzo se sei una puttanella!” le dita prendono posto nello spacco spingendosi dentro e fuori. Quella doppia penetrazione la fa impazzire. In preda alla lussuria più sfrenata Alessandra ripete il nome dei suo amante fino a quanto l’orgasmo non la investe come una cascata.
Un fiotto caldo inonda le dita del russo, il quale goloso si porta immediatamente la mano alla bocca leccando ogni goccia di quel nettare come un orso con il miele da un alveare.
Intanto Francesco si posiziona dietro di lui e sbottonatogli la camicia di raso, la lascia scivolare dalle spalle “Quanto sei bello, amore” pressa il torace contro la sua schiena muscolosa. Accarezza il ciuffetto di peli del petto impiastricciato, percorrendo poi alla cieca la pelle ruvida del tatuaggio.  
“Siete sexy insieme” commenta la ragazza leccandosi le labbra “Non sono mai stata con due uomini contemporaneamente”
A quelle parole, Sergei ghigna maligno “Rimediamo subito, zuccherino” e afferrandola per le braccia la trascina con sé ribaltando le posizioni. Alessandra si ritrova stesa su di lui, mentre il suo cazzo torna a scoparla con vigore.
“Sì, mio dio!” si morde la lingua.
Immaginando le intenzioni di Sergei, Francesco si avvicina gattoni e collocandosi alle spalle della fanciulla, entra in lei.
Sentendosi profanata in entrambe le fenditure, Alessandra grida per il dolore. “Siete troppo grossi! Basta!” piagnucolando, cerca di sfuggire alla loro presa, ma il russo le blocca le braccia tenendola ferma.
“No!” lacrime le bagnano le gote.
Intanto Francesco ha smesso di spingere. “Vuoi che smettiamo? Sergei, forse dovremmo…” ma un’occhiataccia lo induce a tacere.
Sergei afferra il mento della ragazza con una mano “Guardami!”
“Mi fa male!” si lamenta incontrando le sue pozze scure.
“Ora passa! Rilassati, gattina!” il suo tono è duro.
Sentendola ancora agitarsi, Francesco interviene per rassicurarla “Piccola, fai un profondo respiro e rilassati, vedrai che ti sorprenderà il piacere che proverai”
“Sicuro? Io…” tira su col naso “Okay” 
“Ora mi muovo lentamente, così ti potrai abituare”
Lei annuisce e seguendo le istruzioni di Francesco, fa un profondo respiro e rilassa i muscoli. Dopo una serie stilettate che sembrano squarciarla in due, un’improvvisa estasi le si dipinge sul volto. Muovendo il bacino asseconda i loro colpi.
“Brava bambina, continua così” la incita.
Francesco alle spalle della ragazza le scosta i lunghi capelli ricci scoprendo il collo. Lo riempie di piccoli baci, mordicchia la pelle delicata.
Il cuore di Alessandra batte con violenza, mentre il respiro è affannoso. “Non vi fermate, ancora!” li incita.
“Ti piace, eh? Facevi tanto la ritrosa e ora ci supplichi di scoparti!” Sergei aumenta il ritmo, fino a quando non la sente contrarsi intorno al suo cazzo e gemere. “Che puttanella affamata di cazzo!”
Francesco, anch’egli prossimo a venire, si scosta spruzzandole il seme sulla schiena sedendo in mezzo al letto.
Esausta Alessandra appoggia la testa sul torace villoso del russo, baciandolo. Accarezza i peli appiccicosi di miele e sudore. “Quanto sei sexy”  percorre con la lingua i contorni del tatuaggio “Maschio, possente”
“E non dimenticare bravo a letto!” aggiunge lui uscendo da lei ancora perfettamente eretto.
Alessandra si lascia scappare una risata “Non lo dimentico!” sospira chiudendo gli occhi “Non sei ancora venuto!” la mano scivola verso la verga. “Caspita, è di marmo”
“Ho una resistenza che non t’immagini”
 “Cazzo!” impreca Alessandra sbiancando.
“Che ti prende?” Sergei la fissa interrogativo.
“Il preservativo!” esclama in preda al panico “Abbiamo scordato il profilattico!”
“Non preoccuparti, non siamo dei principianti!” le accarezza una guancia “Ora, vieni che voglio succhiare la tua bella ciliegina”
Sorridendo maliziosa, risale lungo il suo corpo fino a trovarsi con il pube all’altezza del viso di Sergei. “Leccami tutta”
“Certo bambolina, allarga per bene le gambe” e con le dita scosta le labbra esterne per poi avventarsi sul clitoride turgido. “La mia olivetta” lo assaggia, poi lo tira leggermente con i denti.
Nel momento in cui avverte la bocca sulla femminilità dolorante, i gemiti ritornano incontrollati e il piacere la sommerge. Desiderosa di avere di più, spinge il bacino verso il basso e immediatamente Sergei si dimostra più che mai generoso ad accontentarla.
Francesco gattona verso di loro, catturando l’asta del compagno tra le labbra. La testa si abbassa prendendolo fino in fondo, può sentirlo premere contro le tonsille. Adora quella sensazione e sa che anche a Sergei piace. Il cazzo duro sembra quasi voglia soffocarlo, ma lui continua a succhiarlo e spingerlo dentro e fuori dalla bocca fino a quando non riesce più a resistere alla tentazione di averlo finalmente dentro di sé. Posizionatosi a cavalcioni di Sergei, siede sul sesso catturandolo tra le natiche.
“Cavalca il tuo sauro russo!” lo incita il compagno alzando il bacino.
Francesco comincia muoversi avanti e indietro, il sudore gli imperla la fronte e il petto. Appoggiate le mani sul ventre tatuato dell’amante, aumenta il ritmo in modo che ad ogni movimento il pene sfiori la prostata spedendolo in paradiso. Il piacere è immenso.
Sa che il suo Sergei è instancabile. Lo osserva nutrirsi della pesca matura di Alessandra ed eccitato si piega in avanti in modo da aumentare la penetrazione e da avere una perfetta visuale della femminilità aperta e gocciolante tra le labbra dell’amante.
In quel momento Alessandra viene con un lungo gemito per poi agguantare la testiera del letto. “Mio dio, sì!” ansimante non riesce a muoversi.
“Spostati bambolina!” Sergei la scosta brusco facendola sedere malamente.
Esausta lei si limita a stendersi su un fianco.
Sergei invece appoggiate le mani sui fianchi di Francesco, lo osserva, una strana luce negli occhi “Ora a noi, amore!”
“Cosa hai in mente?” domanda impensierito.
Il russo si lecca le labbra “Voglio conficcartelo per bene! Muoviti! Più veloce!”
Sorridendo Francesco obbedisce ad ogni suo ordine. Si sposta avanti e indietro prendendolo sempre più in profondità, mentre il cuore sembra volergli schizzare fuori.
“Non venire!” lo blocca Sergei piantandogli le dita nella carne “Mettiti in ginocchio!”
Francesco si alza dal suo grembo mettendosi quattro zampe, il sedere leggermente all’insù. Sergei gli si posiziona alle spalle “Cazzo se sei bello, cucciolo” accarezza la schiena incurvata, seguendo la linea della spina dorsale “Il tuo corpo è un’opera d’arte” le labbra lambiscono la pelle scendendo fino alle natiche. Le riempie di piccoli baci rumorosi, poi con le mani le allarga insinuando la lingua. Lecca il buchetto, spingendosi all’interno fino a quando non lo sente supplicare ed è allora che il sadico che è in lui prende il sopravvento.
Scostatosi solo il tempo di prendere una delle candele dal cassettone, versa la cera calda lungo il corpo del compagno.
Scottato, Francesco inarca la schiena e Sergei ripete l’operazione altre due volte.
“Sei davvero perverso, amore”
“E non hai ancora visto niente, cucciolo” negli occhi una luce maligna.
Dopo aver spento la candela con due dita, sfiora Francesco delicatamente tra le gambe facendolo fremere.
“Che c’è, piccolo? Hai paura?” caccia la lingua tra i denti.
Francesco volta il viso nella sua direzione lanciandogli un’occhiata torva.
“Su, cucciolo, non prendertela, sai che mi piace stuzzicarti” gli sferra una pacca sulla natica.
“Bastardo” sibila.
Sergei scoppia a ridere di gusto, poi appoggiata la candela alla fessura, la solletica sensuale. “Il tuo culo è qualcosa di indescrivibile!” lo morde.
“Smettila di cazzeggiare! Fottimi!” lo esorta cominciando a spazientirsi.
“Non essere insolente!” gli assesta un altro schiaffo. “Vuoi forse essere punito?”
Un sorrisetto malizioso convalida la sua tesi “Bene!” e senza preavviso spinge la candela in lui strappandogli un gemito. “Sei abituato al mio cazzo, questa ti sembrerà niente!”
“Vuoi essere adulato, Sergei?” lo prende in giro muovendo il bacino.
“Fottiti!” mormora tra i denti.
“A quello ci devi pensare tu, non trovi, amore?” sbatte le lunghe ciglia.
“Ora basta!” alterato estrae l’oggetto “Non tollero la tua insolenza!” e senza attendere oltre gli afferra i fianchi per tirarlo verso di sé. Un solo colpo ed è profondamente piantato in lui.
Francesco non reprime un urlo e Sergei soddisfatto, comincia a spingere con sempre maggiore foga. Il ritmo degli urti incalza, mentre il suo cazzo è risucchiato dai muscoli allenati del compagno. “Cucciolo, non mi stancherai mai di scoparti” si piega su di lui baciando la schiena umida, la mano scivola tra le gambe stringendosi attorno al membro eretto.
“Sì, toccami, fammi venire” lo supplica Francesco muovendosi in modo ad assecondare le spinte e il suo tocco.
“Urla per me! Voglio sentire come gridi il mio nome!”
“Sergei!” obbedisce.
“Ancora!”
“Sergei!”
“Scopati sul mio cazzo!” lo attira in modo da approfondire maggiormente la penetrazione.
Gemendo Francesco spinge il bacino all’indietro “Oh sì! Sto venendo!” e spilla il suo seme inondandogli la mano.
Un ultimo colpo e Sergei viene dentro di lui restando ancora al calduccio nel suo corpo. “Ti amo” sussurrò baciandogli la spalla.
Francesco si volta ad incontrare le sue labbra carnose “Anche io ti amo, da impazzire” lo bacia con ardore, allacciando la lingua alla sua.
Boccheggianti si staccano per poi stendersi uno tra le braccia dell’altro, i corpi sono ricoperti da uno strato di sudore e le dita intrecciate. Il torace di Sergei poggia contro la schiena di Francesco, il volto affondato nel suo collo e con la bocca sfiora la pelle umida.
“Che ne pensi della piccola? È stata all’altezza delle tue aspettative?” domanda il russo lanciando uno sguardo verso la ragazza addormentata dall’altra parte del letto.
“Decisamente!” ridacchia portandosi la mano del compagno alla bocca. “Dici che l’abbiamo sfiancata?”
“Non ha retto ai nostri ritmi” Sergei si pressa maggiormente contro di lui.
“Ma sai che preferisco quando siamo soli io e te”
“Che cucciolo, ma a me piace sperimentare e lo sai che non resisto ad una passera profumata e gustosa” l’ex trafficante si lecca le labbra.
“Io preferisco il tuo bel tronchetto tatuato” Francesco si volta a baciarlo, le gambe s’attorcigliano. Protetto tra le braccia del suo adorato Sergei, si rilassa chiudendo gli occhi. In pochi istanti il suo respiro diventa irregolare, segno che ormai sta dormendo.
Il russo l’osserva, poi dopo aver posato un leggero bacio sulla spalla, si districa dalla stretta. Raggiunge la ragazza scuotendola fino a svegliarla “Ehi, bambolina”
“Sergei” si muove destandosi “cavoli. Quanto ho dormito?” si mette seduta.
“Una mezz’ora” si abbassa a raccogliere il vestito. “Meglio che tu vada”
“Okay” replica stupita.
Una volta che è completamente vestita, si avvicina al padrone di casa e alzatosi sulle punte lo bacia.
“Alla prossima, tesorino” le dice freddo.
“Quando vuoi, Sergei” sbatte le ciglia “aspetto con ansia di ripetere” gli accarezza il petto tatuato “Anche solo noi due, senza Francesco”
“Vedremo!” dice soltanto.
Sorpresa e anche delusa dalla sua risposta, annuisce. Sta quasi per uscire dalla camera quando la sua voce la costringe a fermarsi.
“Davvero molto soddisfacente, piccola. È andata oltre le mie aspettative”
Alessandra gli sorride. "È stato molto bello. Da un bacio a Francesco da parte mia” poi si chiude la porta alle spalle.
Dopo aver sentito la porta di casa sbattere, Sergei ritorna tra le braccia del suo compagno beandosi del calore emanato dal suo corpo. cullato dal battito del cuore di Francesco finalmente anche lui si addormenta.






martedì 6 dicembre 2011

Berlin story 2


Lipsialove
Pairing: Gabriel Merz- Alessandra
Vietato ai minori di 18 per sesso esplicito


Gabriel abitava poco distante, in una via alberata, in un palazzetto a due piani del quale occupava il superiore. Dopo esser saliti per un paio di rampe ci fermammo davanti alla porta del suo appartamento. Ero agitata, tremavo come una foglia, ma lui sembrava non farci caso. Forse credeva tremassi per il freddo. Una volta che ebbe aperto la pesante porta blindata, mi introdusse in un ingressino che conduceva al salone. L’ambiente era caldo e arredato con un gusto che alternava mobili antichi come una libreria che occupava l’intera parete e oggetti moderni come una lampada a stelo accanto al divano e un divano di pelle bianco addossato ad una parete. Terminava il quadro d’insieme un enorme televisore al plasma posto dall’altra parte della stanza.
“Ti va qualcosa da bere?”  la sua voce alle mie spalle mi fece sobbalzare.
“No, grazie” mi tolsi il piumino, la sciarpa e i guanti appoggiandoli sul divano “mi piace, sai che è proprio come immaginavo casa tua?”
Le mani si posarono sui miei fianchi, il respiro caldo sulla pelle mi scombussolò “E cosa altro immaginavi?”
Invece di rispondere, mi alzai in punta di piedi, sfiorando le labbra con le sue. Bastò quel leggero contatto per scatenare il fuoco in entrambi. Avvertii la sua forza e la potenza delle sensazioni mi investì. Mai prima d’ora mi ero mai sentita in quel modo e non potei fare altro che soccombere. Avventandosi  come un animale affamato, mi baciò con tutta la passione di cui era capace esplorando  l’interno della mia bocca e giocando con la lingua. Mi sollevò senza il minimo sforzo e deponendomi sul divano ricominciò a baciarmi.
“Sei così bella, piccola” ansimando si spostò verso il collo. Lo succhiò rumorosamente, poi risalì lungo la gola.
“Gabriel” gemetti buttando la testa all’indietro.
“Guardami!”
E quando lo feci mi persi in quelle pozze scure che fin dal primo momento mi avevano fatto innamorare.
“Sei sicura?” mi chiese.
Come un automa mi ritrovai ad annuire “Certo che sono sicura, Gabriel! Credo di volerti da tutta la vita!” e tentai di sbottonare il maglioncino, ma le mani mi tremavano talmente che non riuscii a slacciare neanche un bottone. Dopo avermi rivolto un sorriso dolcissimo mi aiutò sfilandomelo dalla testa, poi passò ad aprire la camicia. Una volta che fui semi nuda davanti a lui, si prese qualche istante per osservarmi prima di spingersi contro di me e affondare il volto nel mio collo. Con la punta della lingua sfiorò la pelle risalendo lungo la gola. Lambì il mento, planò sulle mie labbra socchiuse, baciandomi con ardore. Portandogli una mano dietro la nuca lo attirai più vicino.
Le sue mani scivolarono lungo il mio corpo e quando i polpastrelli carezzarono i piccoli seni, boccheggiai “Gabriel”
“Lasciati andare, piccola” sussurrò ad un niente dalla mia bocca “sei troppo tesa”
“Mi piaci troppo, temo di…” balbettai.
“Ehi” mi costrinse a guardarlo “che succede?”
“Niente” scossi la testa “ho solo paura di non essere all’altezza”
“Che sciocchina” mi baciò a lungo, dolcemente, fino a quando non sentì i miei muscoli rilassarsi. “Ecco, brava” sorrise malizioso, prima di scivolare verso il basso.
Il mio ultimo pensiero coerente fu che quell’uomo era proprio come lo avevo immaginato: dolce, passionale ma anche molto premuroso con la sua partner.
Con la lingua disegnò una serie di piccoli cerchi intorno all’ombelico, poi scese fino al bordo dei jeans. Sentendo le sue mani armeggiare con i bottoni, trattenni il respiro e quando finalmente riuscì a sbottonarli, li abbassò scoprendo le gambe lisce e toniche grazie ai corsi di pilates e di fit boxe. Mi tolse le scarpe e i calzini, poi sfilò i pantaloni lanciandoli lontano. Mi ammirò, coperta solo da un minuscolo slip grigio di microfibra, poi mi prese il piede. “Sentiamo” baciò il dorso
Mi scappò un risolino, ma lui lo prese come un invito a continuare. Sfiorò la caviglia, risalendo lentamente lungo il polpaccio. Era intenzionato a farmi impazzire, a farmi penare prima di soddisfarmi. Raggiunto il ginocchio, lo mordicchiò.
“Sei tutto matto” gli dissi ridacchiando, ma la realtà superava di tanto l’immaginazione. Gabriel Merz si stava rivelando un vero esperto di come dare piacere ad una donna. E non era ancora arrivato alla sua meta.
“Bambolina, sei così appetitosa” scivolò verso la coscia riempiendola di baci. Il suono dei miei gemiti si unì a quello degli schiocchi delle sue labbra sulla mia pelle. Ero in estasi, il cuore sembrava volermi schizzare fuori dalla gola.
Quando la bocca si posò sulla biancheria, allargai di scatto le gambe e lui sorridendo, mi sfiorò anche con un dito. Solleticò la mia femminilità attraverso il tessuto.
“Cazzo” imprecai mordendomi la lingua.
“Non vedo l’ora di affondare dentro di te, piccolina” il pollice si mosse facendomi bagnare.
“Non ti fermare” lo supplicai e alzai la testa.
Con i denti abbassò lo slip togliendolo con decisione. Mi solleticò fino a quando il bocciolo non si schiuse come un fiore. Era talmente bello quello che mi stava facendo provare, che mi lasciai sfuggire una serie di mugolii. Con il crescere dell’estasi si trasformarono in vene e propria grida, nel momento in cui la bocca sostituì le dita. Lo sentii succhiare con vigore, aiutandosi anche con la lingua.
“Sì, continua!” lo implorai in preda al godimento più completo. “Com’è bello!” mi contorsi sotto di lui.
“Adoro la tua ciliegina, così succosa e saporita” la mano libera scivolò lungo il torace celato dal maglione, planando sul pacco ormai fin troppo evidente attraverso il tessuto dei pantaloni. Senza smettere di succhiare la sorgente del mio piacere, cominciò a toccarsi sempre con maggiore intensità tanto ben presto la stanza era pregna dei nostri gemiti.
“È magnifico” lo incitai a non fermarsi.
Leccando gli umori che grondavano dalla fessura, Gabriel mosse due dita dentro e fuori piegandole ad uncino, in modo da raggiungere i punti più sensibili. L’estasi  che mi colpì fu talmente intensa e scioccante che in pochi istanti mi portò al picco. Gli inondai la bocca e le dita con i succhi dei quali sembrava tanto chiotto.
Stremata da quell’orgasmo, appoggiai la testa su un cuscino e ansimando tentai di riprendermi, ma dal suo sguardo da monello compresi che aveva altro in serbo per me.
Risalendo lungo il mio corpo si trovò ad un soffio dalla mia bocca socchiusa. “Non mi stancherei mai di gustare la tua bella patatina” insinuandosi tra le gambe, mi baciò con trasporto. Strusciò il bacino contro il mio rinnovando il desiderio.
“Sei troppo vestito” boccheggiante mi scostai per riprendere fiato.
Ghignando Gabriel  si staccò per spogliarsi. Sfilò il maglione dalla testa e lo lasciò cadere sul pavimento dando bella vista del petto villoso. Decisa a restituirgli il favore, presi il sopravvento, ribaltando le posizioni. Lo spinsi sulla schiena e mi sporsi a baciare il torace.
“Quanto sei maschio, Gabriel” solleticai il ciuffo di peli scuri, per poi tornare ad affondarci il viso. Mordicchiai la pelle, spostandomi verso il capezzolo. Quando lo catturai tra i denti, sospirò eccitato. “Birichina”
Continuai a vezzeggiarlo, passando a succhiare l’altro. Lo sentii trattenere il respiro e il cuore cominciare a rimbombare con violenza nel suo petto.
Incredula ma anche felice per avergli procurato quel genere di reazioni, scivolai verso il ventre seguendo la scia di peluria che si perdeva all’interno dei pantaloni. Pizzicai la carne in più del fianco, ma con mio rammarico Gabriel era molto più in forma di quanto pensassi. La famosa pancetta che avevo notato in Rote rosen era quasi del tutto sparita lasciando il posto a degli addominali scolpiti.
Quando raggiunsi il bordo dei pantaloni, il suo respiro divenne affannoso. L’erezione premeva vistosamente contro il tessuto e già da vestito potevo capire quanto fosse grossa.
Sbottonai con estrema lentezza il bottone, poi abbassai la lampo. Appoggiato il palmo sui boxer bianchi avvertii tutta la sua prestanza e deglutii intimorita. Con lo sguardo mi supplicò di andare avanti e io lo lasciai sgusciare fuori dal suo involucro. Aprii la bocca per poi richiuderla senza emettere suono: era enorme. Un vero biscione, abbastanza lungo, grosso e venoso. Restai lì per qualche istante senza agire, continuando a fissarlo fino a quando le sue parole non arrivarono alle mie orecchie “Prenditi cura di lui, piccola” sussurrò con desiderio.
Con la punta delle dita lo sfiorai leggermente, risalendo verso il prepuzio. Nella mia poca esperienza non avevo mai visto un uomo così dotato e ora non sapevo come comportarmi. Lui dovette rendersi conto che qualcosa in me era cambiato perché mi guardò stupito e non vedendomi reagire tornò seduto.
“Che succede?” aggrottò la fronte ansioso.
“Non so cosa…” abbassai la testa. Non volevo confessargli che ero impaurita e che soprattutto non sapevo come comportarmi.
“Tesoro” mi attirò verso di lui, alzandomi il mento “hai un ripensamento? Se non vuoi non importa. Aspetteremo”
“No, lo voglio!” scossi violentemente il capo.
“E allora, come mai ti sei fermata?” abbozzò un sorriso e la buttò sullo scherzo “Ti ha spaventato la bestia?”
“Scemo!” sorrisi, ma ci aveva preso. “Io ho avuto solo due uomini e nessuno era…” lanciai un’altra occhiata alla sua asta che poggiava sul ventre.
“Così grosso?”
Annuii e lui mi prese tra le braccia “Cucciola” mi baciò la guancia “vedrai che non ti farò male, anzi, te lo renderò bellissimo e piacevole”
“Sei proprio come ti immaginavo” sussurrai “forte, gentile e terribilmente dolce”
Quando ci staccammo sulle sue guance era apparso un leggero rossore. Ero riuscita ad imbarazzarlo. Per ringraziarlo lo baciai, lasciando vagare la mano lungo il suo corpo fino a quando non raggiunsi il sesso pulsante. Mossi le dita lungo l’asta.
“Così piccola” fremente di desiderio  alzò il bacino per incontrare il mio tocco.
Preso coraggio aumentai il ritmo, poi mi abbassai appoggiando la lingua sulla punta. Assaporai il suo sapore acre, accogliendolo nella mia bocca calda. Gabriel affondò le dita nei miei capelli ricci e mi spinse verso il basso.
“Succhialo!” ansimando socchiuse le labbra e buttò la testa all’indietro. “bambina, sei fenomenale”
Nonostante io non fossi mai stata una fan del sesso orale, lo accontentai. Desideravo ricompensarlo per il piacere che mi aveva fatto provare e in fin dei conti, il suo bell’uccello mi attirava come una farfalla con un fiore. Passai la lingua sulla superficie venosa, scendendo fino alle palle. Tornai a succhiarlo con foga e Gabriel si lasciò sfuggire un gemito soffocato, seguito da una serie di ansiti.
“Cazzo, se continui così mi farai venire in un attimo”
Ridacchiando, alzai lo sguardo verso dl lui e dopo aver dato un’ultima leccata mi fermai. “Che con te è tutto più bello e naturale. Prima d’ora mi aveva sempre fatto un po’ senso”
“Davvero? Io invece adoro farlo” gli occhi brillarono “Non c’è niente di meglio che sentire quel sapore afrodisiaco invaderti le papille e vedere la partner contorcersi sotto di te”
“Sei un poeta” risalii fino alle sue labbra carnose. Sfiorai con un dito la cicatrice celata dalla barbetta “Sapessi quanti pensieri erotici ho fatto su questa”  percorsi i contorni dello sfregio, accarezzando anche il labbro inferiore. “Sei talmente bello, Gabriel che ancora non riesco a credere di essere qui con te”
Il tedesco mordicchiò il dito “Tesorino, ora esageri”.
“Per niente. Sei l’uomo che ogni donna vorrebbe”
“Sei così dolce” mi spinse seduta, insinuandosi tra le mie gambe “voglio affondare dentro di te”
Dopo essersi strusciato per un po’, lo sentii scivolare aiutato dalla mia vagina ben lubrificata e accomodarsi quasi come se fosse la sua casetta. Lo accolsi felice, le braccia sulle sue spalle. Quando cominciarono le spinte, gli strinsi le cosce ai fianchi per attirarlo più vicino e spostai le braccia sulla schiena muscolosa. Gabriel si puntellò con i gomiti e mutò l’angolazione in modo da penetrare più profondamente. I suoi ansiti non fecero che aumentare la mia eccitazione e la voglia di sentire la sua potenza. Ogni colpo andava a stimolare i miei punti più sensibili, provocandomi una serie di fiamme fino a quando non sfiorò il posticino centro del mio piacere. Investita dall’intensità delle sensazioni non riuscii a bloccare la successione di gemiti e gridolini.
“Ti piace, vero piccola come ti scopo?”
“Sì, o sì!” gli agguantai le natiche  con le mani spingendolo contro di me. “Gabriel, mio dio, mi riempi tutta! Ancora, ti prego”
“Sei così arrapante, bambolina!” mi baciò con ardore, il sudore imperlava i nostri corpi, le gote arrossate e i capelli arruffati.
“Non ti fermare!” lo supplicai gemendo sommessamente.
Mettendosi in posizione eretta, Gabriel si sganciò le mie gambe dai fianchi allargandole maggiormente verso l’alto. Potevo vedere la sua bella asta entrare e uscire e d’istinto spostai le mani dal suo sedere e mi solleticai il clitoride gonfio.
“Toccati, così!” m’incitò scrutando ogni reazione del mio viso e quando avvertii arrivare l’orgasmo aumentai il ritmo urlando il suo nome.
“Quanto sei bella quando godi” si sporse a baciarmi. La lingua accarezzò la mia, ingaggiando poi una guerra che si risolse con la sconfitta di entrambi. Ci staccammo boccheggianti.
“Adoro baciarti, Gabriel” lo guardai adorante.
Mi solleticò il naso con il suo “Invece, sai cosa adoro io?” si morse il labbro voglioso. “La tua pesca matura” sussurrò sostituendo le dita con le sue “sugosa e saporita”
Gemetti eccitata “Di più! Toccami!”
“Ti piace, vero, micetta?” con il pollice stimolò il pezzettino di carne.
Chiusi gli occhi, ero appena venuta, ma sentivo che non avrei resistito a lungo con quel trattamento.
“Non venire ancora!” ordinò lui.
“Ci sono quasi”
“Aspetta ancora un po’!” e uscì da me il tempo necessario per attirarmi sul suo grembo e poi come una talpa tornò a rifugiarsi nella sua calda tana. Quando ricominciò a spingersi feroce e l’orgasmo si abbatté su di me inesorabile, stremandomi, affondai il viso nel suo collo. In preda alle contrazioni lo morsi.
“Cazzo” imprecò dolorante, ma anche terribilmente eccitato dal fiotto che aveva investito il suo membro. “Tesorino, sei aggressiva”
Rendendomi conto di avergli fatto male, gli posai un leggero bacio sul punto che avevo morso dove era rimasto il segno dei miei canini. “Scusa” repressi un sorriso pensando al mio amore per i vampiri. Mi sentii quasi Drusilla, la compagna del mio adorato Spike. Riflettei su quanto mi sembrava ora futile e lontana quella mia passione. Ero cresciuta molto in quell’anno. Avevo lasciato la mia famiglia, mi ero trasferita in Germania da sola e stavo cercando di dare un senso alla mia vita.
“Tutto bene?” la sua voce mi riscosse da quello stato di trance.
“Sì, è tutto perfetto” lo guardai.
“Eri così immersa nei tuoi pensieri, ma ora ti faccio risvegliare io!” un ghigno maligno gli apparve sul viso, prima di ricominciare con entusiasmo.
Gli circondai le spalle e pressai il petto contro il suo torace madido. I movimenti divennero lenti e sinuosi. In quella posizione lo sentivo fino in fondo. Incontrai i suoi occhi scuri come la notte e sorrisi dolcemente “Mi fai impazzire, lo sai?”
“Anche tu” le mani si chiusero a coppa sui seni. “Il tuo sorriso mi riscalda il cuore”
Mi alzai leggermente poi ripiombai sul suo sesso ancora perfettamente eretto. Gemetti, quando lo sentii penetrare fino alla cervice dell’utero.
“Più veloce!” Il suo respiro divenne affannoso e la schiena si arcuò fino a quando raggiunse l’apice del piacere riversandosi in me con un grido soffocato. Lo seguii poco dopo. I miei muscoli si contrassero avvolgendo il suo sesso come un guanto. Restammo per qualche istante abbracciati. Lui era ancora piantato al caldo nel mio corpo. Baciai la pelle nuda della sua spalla, poi raggiunto il lobo sussurrai “Sei un amante fantastico!”
Le dita s’insinuarono tra i ricci selvaggi della mia capigliatura “Lascia che mi riprenda e vedrai…”
“Siamo stati dei pazzi! È la prima volta che non uso il preservativo” il cervello mi inviava messaggi di pericolo.
“La foga del momento, ma non preoccuparti, sono apposto” tentò di rassicurarmi, ma non era solo la possibilità di prendere qualche malattia a intimorirmi, ma anche il problema gravidanza. Scossi la testa per scacciare quel pensiero malsano e mi dedicai all’uomo che mi era davanti.
Con il palmo tracciai i lineamenti mascolini che tanto mi piacevano in lui: le sopracciglia folte, le basette nelle quali si potevano intravedere dei peli grigi e le labbra carnose semi celate dalla barba.
“Cavoli, sei davvero bello”
“Figurati” negò “sono sulla media per essere tedesco”
“Solo perché non hai i capelli biondi e gli occhi azzurri?” lo fissai interrogativa, per me era uno degli uomini più attraenti che avessi mai visto.
Gabriel mi osservò attentamente “Sei davvero fuori del comune.”
Scoppiai a ridere e in quel momento la mia attenzione fu attirata dall’orologio al suo polso, erano le sei. Alle sette avrei dovuto incontrare una collega della galerie. “Merda!” imprecai scattando.
“Che succede?” mi fissò incredulo per quella reazione.
“Devo scappare!” mi districai dal suo abbraccio.
“Perché?”
“Ho un appuntamento tra un’ora dall’altra parte della città!” gli spiegai raccogliendo gli abiti alla rinfusa.
“Capisco” divenne improvvisamente pensieroso.
Notando il suo mutamento d’umore tornai da lui “Preferirei restare qui con te” mi abbassai a posargli un bacio sulla bocca carnosa.
“Non vorrai dare buca al cascamorto!”
Risi di gusto “Scemo! Se proprio vuoi saperlo, si tratta di una collega di lavoro”
“Carina almeno?” sghignazzò.
“Vediamo!” finsi di rifletterci “Sulla sessantina, capelli bianchi e un’aria da signorina Rottermeier!”
Nel sentire quella descrizione scoppiò a ridere, poi mi afferrò trascinandomi su di sé “Allora fanculo l’appuntamento! Sei mia prigioniera” mi strinse tra le sue braccia muscolose.
“Sei impossibile, lo sai?” mi finsi offesa.
Spingendomi supina scoppiò a ridere “Lo so” cercò le labbra.
Risposi al bacio con trasporto, lasciandomi andare. Inesorabilmente l’appuntamento fu dimenticato.

venerdì 25 novembre 2011

Berlin story capitolo 1

1

Lipsialove
Rating V.M: 18
Questa storia è solo frutto della mia fantasia


La neve cadeva lenta coprendo i marciapiedi e le auto di un sottile strato bianco. Il freddo pungente costringeva i passanti a rintanarsi nei Starbuck alla ricerca di un po’ di riparo e di qualcosa di caldo. Mi trovavo a Berlino già da una mese e un gelo del genere a novembre non lo avevo mai sentito, ma venendo da Napoli era più che naturale. Sedevo in disparte,  durante il mio giorno di riposo dal lavoro al museo. Davanti a me una cioccolata con panna e tra le mani Maurice, uno dei miei romanzi preferiti, che stavo rileggendo per l’ennesima volta. Ero immersa nella storia quando ebbi la strana sensazione che qualcuno mi stesse osservando. incuriosita alzai lo sguardo dal libro e mi guardai intorno, ma tutti mi sembravano assorti nei loro pensieri o impegnati a lavorare al portatile. Stavo quasi per riabbassare la testa sul romanzo, quando il mio sguardo incontrò due grandi occhi scuri. il fiato mi mancò e il cuore cominciò a galoppare. Appartenevano ad un bell’uomo sui trentacinque, seduto poco distante da me.  Arrossendo guardai altrove, ma avvertendo lo sguardo bruciante, mi azzardai ad osservarlo meglio. I ricci scuri gli incorniciavano il volto non perfetto, ma  attraente, mentre le labbra carnose erano atteggiate ad un mezzo sorriso. Completava il quadro una barba di un paio di mesi.
Improvvisamente ebbi una folgorazione: quell’uomo lo avevo già visto. Rendendomi conto di chi fosse in realtà, deglutii. Gabriel Merz. Cazzo! Non riuscivo a capacitarmi della coincidenza. Incontrarlo in una città grande come Berlino era davvero destino. Sorrisi pensando a quanto solo pochi mesi prima avrei fatto carte false per poterlo conoscere e che se lo avesse saputo la mia amica Giusi avrebbe rosicato per la fortuna accadutami. Feci per prendere il cellulare dalla borsa appesa alla sedia per mandarle un sms quando sentii la sedia accanto alla mia spostarsi.
“Hallo” salutò con una voce roca e profonda che bastò a rimescolarmi lo stomaco e a bloccarmi la digestione della cioccolata.
“Hi” balbettai incredula. Si era seduto al mio tavolo.
“Ti sembrerò invadente, ma…” parlò in tedesco e io, nonostante la mia non perfetta dimestichezza con quella lingua, lo compresi e attesi che lui continuasse. “Mi sembra di conoscerti”
“Come?” di certo avevo capito male, ma lui ripeté.
“Credo di conoscerti, come ti chiami?” il sorriso dolce e gli occhi da cucciolo mi fecero venire voglia di coccolarmelo, ma tentai di restare con i piedi per terra.
“Funziona questo approccio?” scossi la testa certa volesse solo rimorchiarla, ma quelle pozze erano una calamita.
Finalmente, quasi come se avesse ricevuto una folgorazione, il suo sorriso si aprì “Certo! Alexandra, vero?”
Impallidii incredula e lui continuò “Mi hai scritto per la foto!”
“Ti ricordi?” mi sciolsi davanti a quelle labbra e alla cicatrice che la barba semi nascondeva. “Non pensavo che tu, famoso come sei, potessi ricordarti di una che ti ha perfino tampinato per avere una tua foto da usare per un romanzo” balbettai quasi.
“Certo che mi ricordo” si sporse in avanti accorciando la distanza tra noi. “Un gesto molto dolce, l’ho apprezzato. Dimmi, è andato bene…?” tentò di ricordare il titolo del romanzo. Negli occhi una luce che mi provocò un formicolio al basso ventre.
“Lezioni di tango. Ha venduto parecchio, ne siamo fiere”
“Sarete contente” con i polpastrelli mi accarezzò il dorso della mano. “Qualche altro libro in cantiere?”
“Veramente sì, ma è presto per parlarne. Tu invece? ” sorrisi anche io, ma dentro mi sentivo morire. “Hai in programma qualcosa? Un nuovo progetto?”
“Forse, mi hanno anche proposto di tornare in Rote” sporgendosi maggiormente lo sguardo gli cadde sul libro aperto sulle mie ginocchia. “Forster” lesse.
“Lo conosci?” rendendomi conto della gaffe mi morsi la lingua. “Ma certo che lo conosci”
“Mi piace molto, ma questo romanzo non l’ho letto” allungò la mano prendendolo, ma rendendosi conto che era scritto in italiano lo poggiò sul tavolino.
“Uno dei miei preferiti. Me lo porto sempre dietro” gli dissi con entusiasmo.
“Dovrò leggerlo anche io allora”
Deglutendo notai che il suo sguardo era focalizzato sulle mie labbra e io temendo di averle sporche di cioccolata tentai di pulirne con noncuranza.
“Sei davvero carina” mi disse spiazzandomi “Non me ne ero reso conto dalla foto del profilo”
“Grazie” con le dita mi tormentai una ciocca di capelli, gesto che facevo sempre quando ero nervosa o a disagio.
“Ti va qualcosa da bere? O da mangiare?” mi chiese.
“No, ho preso una cioccolata e un brownie. Meglio non strafare”
“Mmmm, buoni” si leccò istintivamente le labbra e io come ipnotizzata fissai la sua lingua immaginandola su di me. A quel pensiero dovetti arrossire violentemente perché lui stupito alzò un sopracciglio. “Io quasi quasi prenderò un cappuccino con panna e caramello”
La sua scelta mi stuzzicò curiosità, così decisi di imitarlo “Sai che ti dico? Ne prendo uno anche io” e mi mossi per andare al bancone, ma lui mi fece segno di bloccarmi. Senza aggiungere altro si fiondò verso la cassa a fare le due ordinazioni.
Una volta terminato di consumare i cappuccini mi propose di camminare e io noncurante della neve e del gelo accettai. Mi dissi che non mi sarebbe ricapitata un’occasione del genere e non potevo sprecarla.
Usciti dallo Starbuck mi resi conto che la neve non aveva ancora smesso di cadere, ma che aveva aumentato d’intensità. “Cavoli” mi strinsi nel piumino.
“Hai freddo?” chiese preoccupato voltandosi verso di me. Mi aggiustò la sciarpa intorno al collo e il mio cuore perse un battito.
“Un po’” confessai “Noi napoletani siamo abituati al caldo e al sole” gli sorrisi minimizzando e poi bastava la sua vicinanza a procurarmi delle vampate.
“Forse dovevamo restare dentro”
“Non importa” scossi la testa e c’incamminammo per il centro senza una meta precisa.
Lui rise “Mi piacerebbe venire in Italia, non ci sono mai stato”
“Peccato, c’è così tanto da vedere” indossai anche i guanti.
“Mi faresti da guida per le strade della tua bella città?” cacciò la lingua tra i denti  e per un attimo mi sembrò di rivedere Miguel Alvarez.
“Se non sarò ancora a Berlino, certo, Gabriel” per la prima volta pronunciai il suo nome.
“Come mai in questa città da sola?” mentre camminava mi lanciava continue occhiate. “Senza fidanzato o amici?”
“Lavoro. Ho un contratto a progetto alla Alte Nationalgalerie” risposi orgogliosa, era qualcosa che avevo sempre voluto fare.
“Sei nel campo dell’arte?” sembrò molto interessato e io mi gasai continuando a parlare a ruota libera e raccontando del mio lavoro. Scoprii che Gabriel era molto colto e interessato all’arte. La sua simpatia poi era contagiosa e ci ritrovammo a ridere come due ragazzini per qualunque cosa.
Chiacchierando come due vecchi amici eravamo giunti nei pressi del parco e guardandomi intorno, mi resi conto che non ero ancora mai stata in quella zona della città.
“Che bello! Si sente già l’aria natalizia!” ispirai a pieni polmoni.
Gabriel avvicinandosi, mi accarezzò una guancia arrossata dal freddo “Sei bella anche come un ghiacciolo”
Risi ma un attimo dopo lui si abbassò a incontrare le mie labbra. La sorpresa fu talmente forte che dovetti resistere alla tentazione di pizzicarmi il braccio nel timore che stessi solo sognando. Lui ne approfittò per prendere il sopravvento e approfondire il bacio.
Mi lasciai sfuggire un gemito e mi pressai contro il suo torace massiccio che tanto avevo desiderato. La barba mi pizzicava il viso, ma la dolcezza e allo stesso tempo passione che lui mise in quel bacio mi fecero dimenticare ogni cosa.
“Gabriel” sussurrai una volta che la mancanza di aria ci costrinse a staccarci.
Ansimando il tedesco mi scostò un ricciolo dal viso, poi tornò a cercare la mia bocca fremente e socchiusa.
Le gambe mi tremarono e se lui non mi avesse circondato la vita con un braccio io mi sarei di certo ritrovata con il sedere sul terreno.
“Andiamo da me!” esclamò improvvisamente con voce roca. “Abito qua vicino”
A quella richiesta per poco non ci restai secca. “Come? Da te?” deglutii rumorosamente. “Ma io…”
Rendendosi conto che forse poteva avermi offeso, si affrettò a scusarsi “Corro troppo?”
“No, è che…” balbettai in preda al panico “è accaduto tutto così in fretta che non ho avuto modo di pensare, riflettere”
Gabriel mi accarezzò il labbro inferiore con il pollice “Mi piaci da quando ho visto la tua foto in costume su facebook, poi quella con il libro che avete fatto alla…” tentò di ricordare “fiera?”
“Sì,” gli occhi mi brillarono “a Torino. Un’esperienza fantastica”
“Eri raggiante e terribilmente sexy”
“Tu sì che sai adulare una donna” ero completamente fusa, ogni sua parola non faceva che accrescere il desiderio che provavo per lui.
“Sai, Alexandra” sussurrò piegandosi di nuovo verso di me “non penso ad altro che a baciarti, toccarti e…” sfiorandomi il lobo dell’orecchio aggiunse “fare l’amore con te”
Bam! Quell’ultima frase mi esplose in testa rendendomi difficile ragionare lucidamente.  Gabriel vuole fare l’amore con me! Solo a quello riuscivo a pensare. E a come le mie fantasie più sfrenate stavano per avverarsi.
“Anche io” sentii la mia voce confessare qualcosa di cui solo Giusi era a conoscenza.
Le labbra carnose si allargarono in un sorriso radioso e io mi strinsi a lui.
“Andiamo” e tenendomi stretta ci dirigemmo verso casa sua.