Lipsialove
Pairing: Gabriel Merz- Alessandra
Vietato ai minori di 18 per sesso esplicito
Gabriel abitava poco distante, in una via alberata, in un palazzetto a due piani del quale occupava il superiore. Dopo esser saliti per un paio di rampe ci fermammo davanti alla porta del suo appartamento. Ero agitata, tremavo come una foglia, ma lui sembrava non farci caso. Forse credeva tremassi per il freddo. Una volta che ebbe aperto la pesante porta blindata, mi introdusse in un ingressino che conduceva al salone. L’ambiente era caldo e arredato con un gusto che alternava mobili antichi come una libreria che occupava l’intera parete e oggetti moderni come una lampada a stelo accanto al divano e un divano di pelle bianco addossato ad una parete. Terminava il quadro d’insieme un enorme televisore al plasma posto dall’altra parte della stanza.
“Ti va qualcosa da bere?” la sua voce alle mie spalle mi fece sobbalzare.
“No, grazie” mi tolsi il piumino, la sciarpa e i guanti appoggiandoli sul divano “mi piace, sai che è proprio come immaginavo casa tua?”
Le mani si posarono sui miei fianchi, il respiro caldo sulla pelle mi scombussolò “E cosa altro immaginavi?”
Invece di rispondere, mi alzai in punta di piedi, sfiorando le labbra con le sue. Bastò quel leggero contatto per scatenare il fuoco in entrambi. Avvertii la sua forza e la potenza delle sensazioni mi investì. Mai prima d’ora mi ero mai sentita in quel modo e non potei fare altro che soccombere. Avventandosi come un animale affamato, mi baciò con tutta la passione di cui era capace esplorando l’interno della mia bocca e giocando con la lingua. Mi sollevò senza il minimo sforzo e deponendomi sul divano ricominciò a baciarmi.
“Sei così bella, piccola” ansimando si spostò verso il collo. Lo succhiò rumorosamente, poi risalì lungo la gola.
“Gabriel” gemetti buttando la testa all’indietro.
“Guardami!”
E quando lo feci mi persi in quelle pozze scure che fin dal primo momento mi avevano fatto innamorare.
“Sei sicura?” mi chiese.
Come un automa mi ritrovai ad annuire “Certo che sono sicura, Gabriel! Credo di volerti da tutta la vita!” e tentai di sbottonare il maglioncino, ma le mani mi tremavano talmente che non riuscii a slacciare neanche un bottone. Dopo avermi rivolto un sorriso dolcissimo mi aiutò sfilandomelo dalla testa, poi passò ad aprire la camicia. Una volta che fui semi nuda davanti a lui, si prese qualche istante per osservarmi prima di spingersi contro di me e affondare il volto nel mio collo. Con la punta della lingua sfiorò la pelle risalendo lungo la gola. Lambì il mento, planò sulle mie labbra socchiuse, baciandomi con ardore. Portandogli una mano dietro la nuca lo attirai più vicino.
Le sue mani scivolarono lungo il mio corpo e quando i polpastrelli carezzarono i piccoli seni, boccheggiai “Gabriel”
“Lasciati andare, piccola” sussurrò ad un niente dalla mia bocca “sei troppo tesa”
“Mi piaci troppo, temo di…” balbettai.
“Ehi” mi costrinse a guardarlo “che succede?”
“Niente” scossi la testa “ho solo paura di non essere all’altezza”
“Che sciocchina” mi baciò a lungo, dolcemente, fino a quando non sentì i miei muscoli rilassarsi. “Ecco, brava” sorrise malizioso, prima di scivolare verso il basso.
Il mio ultimo pensiero coerente fu che quell’uomo era proprio come lo avevo immaginato: dolce, passionale ma anche molto premuroso con la sua partner.
Con la lingua disegnò una serie di piccoli cerchi intorno all’ombelico, poi scese fino al bordo dei jeans. Sentendo le sue mani armeggiare con i bottoni, trattenni il respiro e quando finalmente riuscì a sbottonarli, li abbassò scoprendo le gambe lisce e toniche grazie ai corsi di pilates e di fit boxe. Mi tolse le scarpe e i calzini, poi sfilò i pantaloni lanciandoli lontano. Mi ammirò, coperta solo da un minuscolo slip grigio di microfibra, poi mi prese il piede. “Sentiamo” baciò il dorso
Mi scappò un risolino, ma lui lo prese come un invito a continuare. Sfiorò la caviglia, risalendo lentamente lungo il polpaccio. Era intenzionato a farmi impazzire, a farmi penare prima di soddisfarmi. Raggiunto il ginocchio, lo mordicchiò.
“Sei tutto matto” gli dissi ridacchiando, ma la realtà superava di tanto l’immaginazione. Gabriel Merz si stava rivelando un vero esperto di come dare piacere ad una donna. E non era ancora arrivato alla sua meta.
“Bambolina, sei così appetitosa” scivolò verso la coscia riempiendola di baci. Il suono dei miei gemiti si unì a quello degli schiocchi delle sue labbra sulla mia pelle. Ero in estasi, il cuore sembrava volermi schizzare fuori dalla gola.
Quando la bocca si posò sulla biancheria, allargai di scatto le gambe e lui sorridendo, mi sfiorò anche con un dito. Solleticò la mia femminilità attraverso il tessuto.
“Cazzo” imprecai mordendomi la lingua.
“Non vedo l’ora di affondare dentro di te, piccolina” il pollice si mosse facendomi bagnare.
“Non ti fermare” lo supplicai e alzai la testa.
Con i denti abbassò lo slip togliendolo con decisione. Mi solleticò fino a quando il bocciolo non si schiuse come un fiore. Era talmente bello quello che mi stava facendo provare, che mi lasciai sfuggire una serie di mugolii. Con il crescere dell’estasi si trasformarono in vene e propria grida, nel momento in cui la bocca sostituì le dita. Lo sentii succhiare con vigore, aiutandosi anche con la lingua.
“Sì, continua!” lo implorai in preda al godimento più completo. “Com’è bello!” mi contorsi sotto di lui.
“Adoro la tua ciliegina, così succosa e saporita” la mano libera scivolò lungo il torace celato dal maglione, planando sul pacco ormai fin troppo evidente attraverso il tessuto dei pantaloni. Senza smettere di succhiare la sorgente del mio piacere, cominciò a toccarsi sempre con maggiore intensità tanto ben presto la stanza era pregna dei nostri gemiti.
“È magnifico” lo incitai a non fermarsi.
Leccando gli umori che grondavano dalla fessura, Gabriel mosse due dita dentro e fuori piegandole ad uncino, in modo da raggiungere i punti più sensibili. L’estasi che mi colpì fu talmente intensa e scioccante che in pochi istanti mi portò al picco. Gli inondai la bocca e le dita con i succhi dei quali sembrava tanto chiotto.
Stremata da quell’orgasmo, appoggiai la testa su un cuscino e ansimando tentai di riprendermi, ma dal suo sguardo da monello compresi che aveva altro in serbo per me.
Risalendo lungo il mio corpo si trovò ad un soffio dalla mia bocca socchiusa. “Non mi stancherei mai di gustare la tua bella patatina” insinuandosi tra le gambe, mi baciò con trasporto. Strusciò il bacino contro il mio rinnovando il desiderio.
“Sei troppo vestito” boccheggiante mi scostai per riprendere fiato.
Ghignando Gabriel si staccò per spogliarsi. Sfilò il maglione dalla testa e lo lasciò cadere sul pavimento dando bella vista del petto villoso. Decisa a restituirgli il favore, presi il sopravvento, ribaltando le posizioni. Lo spinsi sulla schiena e mi sporsi a baciare il torace.
“Quanto sei maschio, Gabriel” solleticai il ciuffo di peli scuri, per poi tornare ad affondarci il viso. Mordicchiai la pelle, spostandomi verso il capezzolo. Quando lo catturai tra i denti, sospirò eccitato. “Birichina”
Continuai a vezzeggiarlo, passando a succhiare l’altro. Lo sentii trattenere il respiro e il cuore cominciare a rimbombare con violenza nel suo petto.
Incredula ma anche felice per avergli procurato quel genere di reazioni, scivolai verso il ventre seguendo la scia di peluria che si perdeva all’interno dei pantaloni. Pizzicai la carne in più del fianco, ma con mio rammarico Gabriel era molto più in forma di quanto pensassi. La famosa pancetta che avevo notato in Rote rosen era quasi del tutto sparita lasciando il posto a degli addominali scolpiti.
Quando raggiunsi il bordo dei pantaloni, il suo respiro divenne affannoso. L’erezione premeva vistosamente contro il tessuto e già da vestito potevo capire quanto fosse grossa.
Sbottonai con estrema lentezza il bottone, poi abbassai la lampo. Appoggiato il palmo sui boxer bianchi avvertii tutta la sua prestanza e deglutii intimorita. Con lo sguardo mi supplicò di andare avanti e io lo lasciai sgusciare fuori dal suo involucro. Aprii la bocca per poi richiuderla senza emettere suono: era enorme. Un vero biscione, abbastanza lungo, grosso e venoso. Restai lì per qualche istante senza agire, continuando a fissarlo fino a quando le sue parole non arrivarono alle mie orecchie “Prenditi cura di lui, piccola” sussurrò con desiderio.
Con la punta delle dita lo sfiorai leggermente, risalendo verso il prepuzio. Nella mia poca esperienza non avevo mai visto un uomo così dotato e ora non sapevo come comportarmi. Lui dovette rendersi conto che qualcosa in me era cambiato perché mi guardò stupito e non vedendomi reagire tornò seduto.
“Che succede?” aggrottò la fronte ansioso.
“Non so cosa…” abbassai la testa. Non volevo confessargli che ero impaurita e che soprattutto non sapevo come comportarmi.
“Tesoro” mi attirò verso di lui, alzandomi il mento “hai un ripensamento? Se non vuoi non importa. Aspetteremo”
“No, lo voglio!” scossi violentemente il capo.
“E allora, come mai ti sei fermata?” abbozzò un sorriso e la buttò sullo scherzo “Ti ha spaventato la bestia?”
“Scemo!” sorrisi, ma ci aveva preso. “Io ho avuto solo due uomini e nessuno era…” lanciai un’altra occhiata alla sua asta che poggiava sul ventre.
“Così grosso?”
Annuii e lui mi prese tra le braccia “Cucciola” mi baciò la guancia “vedrai che non ti farò male, anzi, te lo renderò bellissimo e piacevole”
“Sei proprio come ti immaginavo” sussurrai “forte, gentile e terribilmente dolce”
Quando ci staccammo sulle sue guance era apparso un leggero rossore. Ero riuscita ad imbarazzarlo. Per ringraziarlo lo baciai, lasciando vagare la mano lungo il suo corpo fino a quando non raggiunsi il sesso pulsante. Mossi le dita lungo l’asta.
“Così piccola” fremente di desiderio alzò il bacino per incontrare il mio tocco.
Preso coraggio aumentai il ritmo, poi mi abbassai appoggiando la lingua sulla punta. Assaporai il suo sapore acre, accogliendolo nella mia bocca calda. Gabriel affondò le dita nei miei capelli ricci e mi spinse verso il basso.
“Succhialo!” ansimando socchiuse le labbra e buttò la testa all’indietro. “bambina, sei fenomenale”
Nonostante io non fossi mai stata una fan del sesso orale, lo accontentai. Desideravo ricompensarlo per il piacere che mi aveva fatto provare e in fin dei conti, il suo bell’uccello mi attirava come una farfalla con un fiore. Passai la lingua sulla superficie venosa, scendendo fino alle palle. Tornai a succhiarlo con foga e Gabriel si lasciò sfuggire un gemito soffocato, seguito da una serie di ansiti.
“Cazzo, se continui così mi farai venire in un attimo”
Ridacchiando, alzai lo sguardo verso dl lui e dopo aver dato un’ultima leccata mi fermai. “Che con te è tutto più bello e naturale. Prima d’ora mi aveva sempre fatto un po’ senso”
“Davvero? Io invece adoro farlo” gli occhi brillarono “Non c’è niente di meglio che sentire quel sapore afrodisiaco invaderti le papille e vedere la partner contorcersi sotto di te”
“Sei un poeta” risalii fino alle sue labbra carnose. Sfiorai con un dito la cicatrice celata dalla barbetta “Sapessi quanti pensieri erotici ho fatto su questa” percorsi i contorni dello sfregio, accarezzando anche il labbro inferiore. “Sei talmente bello, Gabriel che ancora non riesco a credere di essere qui con te”
Il tedesco mordicchiò il dito “Tesorino, ora esageri”.
“Per niente. Sei l’uomo che ogni donna vorrebbe”
“Sei così dolce” mi spinse seduta, insinuandosi tra le mie gambe “voglio affondare dentro di te”
Dopo essersi strusciato per un po’, lo sentii scivolare aiutato dalla mia vagina ben lubrificata e accomodarsi quasi come se fosse la sua casetta. Lo accolsi felice, le braccia sulle sue spalle. Quando cominciarono le spinte, gli strinsi le cosce ai fianchi per attirarlo più vicino e spostai le braccia sulla schiena muscolosa. Gabriel si puntellò con i gomiti e mutò l’angolazione in modo da penetrare più profondamente. I suoi ansiti non fecero che aumentare la mia eccitazione e la voglia di sentire la sua potenza. Ogni colpo andava a stimolare i miei punti più sensibili, provocandomi una serie di fiamme fino a quando non sfiorò il posticino centro del mio piacere. Investita dall’intensità delle sensazioni non riuscii a bloccare la successione di gemiti e gridolini.
“Ti piace, vero piccola come ti scopo?”
“Sì, o sì!” gli agguantai le natiche con le mani spingendolo contro di me. “Gabriel, mio dio, mi riempi tutta! Ancora, ti prego”
“Sei così arrapante, bambolina!” mi baciò con ardore, il sudore imperlava i nostri corpi, le gote arrossate e i capelli arruffati.
“Non ti fermare!” lo supplicai gemendo sommessamente.
Mettendosi in posizione eretta, Gabriel si sganciò le mie gambe dai fianchi allargandole maggiormente verso l’alto. Potevo vedere la sua bella asta entrare e uscire e d’istinto spostai le mani dal suo sedere e mi solleticai il clitoride gonfio.
“Toccati, così!” m’incitò scrutando ogni reazione del mio viso e quando avvertii arrivare l’orgasmo aumentai il ritmo urlando il suo nome.
“Quanto sei bella quando godi” si sporse a baciarmi. La lingua accarezzò la mia, ingaggiando poi una guerra che si risolse con la sconfitta di entrambi. Ci staccammo boccheggianti.
“Adoro baciarti, Gabriel” lo guardai adorante.
Mi solleticò il naso con il suo “Invece, sai cosa adoro io?” si morse il labbro voglioso. “La tua pesca matura” sussurrò sostituendo le dita con le sue “sugosa e saporita”
Gemetti eccitata “Di più! Toccami!”
“Ti piace, vero, micetta?” con il pollice stimolò il pezzettino di carne.
Chiusi gli occhi, ero appena venuta, ma sentivo che non avrei resistito a lungo con quel trattamento.
“Non venire ancora!” ordinò lui.
“Ci sono quasi”
“Aspetta ancora un po’!” e uscì da me il tempo necessario per attirarmi sul suo grembo e poi come una talpa tornò a rifugiarsi nella sua calda tana. Quando ricominciò a spingersi feroce e l’orgasmo si abbatté su di me inesorabile, stremandomi, affondai il viso nel suo collo. In preda alle contrazioni lo morsi.
“Cazzo” imprecò dolorante, ma anche terribilmente eccitato dal fiotto che aveva investito il suo membro. “Tesorino, sei aggressiva”
Rendendomi conto di avergli fatto male, gli posai un leggero bacio sul punto che avevo morso dove era rimasto il segno dei miei canini. “Scusa” repressi un sorriso pensando al mio amore per i vampiri. Mi sentii quasi Drusilla, la compagna del mio adorato Spike. Riflettei su quanto mi sembrava ora futile e lontana quella mia passione. Ero cresciuta molto in quell’anno. Avevo lasciato la mia famiglia, mi ero trasferita in Germania da sola e stavo cercando di dare un senso alla mia vita.
“Tutto bene?” la sua voce mi riscosse da quello stato di trance.
“Sì, è tutto perfetto” lo guardai.
“Eri così immersa nei tuoi pensieri, ma ora ti faccio risvegliare io!” un ghigno maligno gli apparve sul viso, prima di ricominciare con entusiasmo.
Gli circondai le spalle e pressai il petto contro il suo torace madido. I movimenti divennero lenti e sinuosi. In quella posizione lo sentivo fino in fondo. Incontrai i suoi occhi scuri come la notte e sorrisi dolcemente “Mi fai impazzire, lo sai?”
“Anche tu” le mani si chiusero a coppa sui seni. “Il tuo sorriso mi riscalda il cuore”
Mi alzai leggermente poi ripiombai sul suo sesso ancora perfettamente eretto. Gemetti, quando lo sentii penetrare fino alla cervice dell’utero.
“Più veloce!” Il suo respiro divenne affannoso e la schiena si arcuò fino a quando raggiunse l’apice del piacere riversandosi in me con un grido soffocato. Lo seguii poco dopo. I miei muscoli si contrassero avvolgendo il suo sesso come un guanto. Restammo per qualche istante abbracciati. Lui era ancora piantato al caldo nel mio corpo. Baciai la pelle nuda della sua spalla, poi raggiunto il lobo sussurrai “Sei un amante fantastico!”
Le dita s’insinuarono tra i ricci selvaggi della mia capigliatura “Lascia che mi riprenda e vedrai…”
“Siamo stati dei pazzi! È la prima volta che non uso il preservativo” il cervello mi inviava messaggi di pericolo.
“La foga del momento, ma non preoccuparti, sono apposto” tentò di rassicurarmi, ma non era solo la possibilità di prendere qualche malattia a intimorirmi, ma anche il problema gravidanza. Scossi la testa per scacciare quel pensiero malsano e mi dedicai all’uomo che mi era davanti.
Con il palmo tracciai i lineamenti mascolini che tanto mi piacevano in lui: le sopracciglia folte, le basette nelle quali si potevano intravedere dei peli grigi e le labbra carnose semi celate dalla barba.
“Cavoli, sei davvero bello”
“Figurati” negò “sono sulla media per essere tedesco”
“Solo perché non hai i capelli biondi e gli occhi azzurri?” lo fissai interrogativa, per me era uno degli uomini più attraenti che avessi mai visto.
Gabriel mi osservò attentamente “Sei davvero fuori del comune.”
Scoppiai a ridere e in quel momento la mia attenzione fu attirata dall’orologio al suo polso, erano le sei. Alle sette avrei dovuto incontrare una collega della galerie. “Merda!” imprecai scattando.
“Che succede?” mi fissò incredulo per quella reazione.
“Devo scappare!” mi districai dal suo abbraccio.
“Perché?”
“Ho un appuntamento tra un’ora dall’altra parte della città!” gli spiegai raccogliendo gli abiti alla rinfusa.
“Capisco” divenne improvvisamente pensieroso.
Notando il suo mutamento d’umore tornai da lui “Preferirei restare qui con te” mi abbassai a posargli un bacio sulla bocca carnosa.
“Non vorrai dare buca al cascamorto!”
Risi di gusto “Scemo! Se proprio vuoi saperlo, si tratta di una collega di lavoro”
“Carina almeno?” sghignazzò.
“Vediamo!” finsi di rifletterci “Sulla sessantina, capelli bianchi e un’aria da signorina Rottermeier!”
Nel sentire quella descrizione scoppiò a ridere, poi mi afferrò trascinandomi su di sé “Allora fanculo l’appuntamento! Sei mia prigioniera” mi strinse tra le sue braccia muscolose.
“Sei impossibile, lo sai?” mi finsi offesa.
Spingendomi supina scoppiò a ridere “Lo so” cercò le labbra.
Risposi al bacio con trasporto, lasciandomi andare. Inesorabilmente l’appuntamento fu dimenticato.

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