1
Lipsialove
Rating V.M: 18
Questa storia è solo frutto della mia fantasia
La neve cadeva lenta coprendo i marciapiedi e le auto di un sottile strato bianco. Il freddo pungente costringeva i passanti a rintanarsi nei Starbuck alla ricerca di un po’ di riparo e di qualcosa di caldo. Mi trovavo a Berlino già da una mese e un gelo del genere a novembre non lo avevo mai sentito, ma venendo da Napoli era più che naturale. Sedevo in disparte, durante il mio giorno di riposo dal lavoro al museo. Davanti a me una cioccolata con panna e tra le mani Maurice, uno dei miei romanzi preferiti, che stavo rileggendo per l’ennesima volta. Ero immersa nella storia quando ebbi la strana sensazione che qualcuno mi stesse osservando. incuriosita alzai lo sguardo dal libro e mi guardai intorno, ma tutti mi sembravano assorti nei loro pensieri o impegnati a lavorare al portatile. Stavo quasi per riabbassare la testa sul romanzo, quando il mio sguardo incontrò due grandi occhi scuri. il fiato mi mancò e il cuore cominciò a galoppare. Appartenevano ad un bell’uomo sui trentacinque, seduto poco distante da me. Arrossendo guardai altrove, ma avvertendo lo sguardo bruciante, mi azzardai ad osservarlo meglio. I ricci scuri gli incorniciavano il volto non perfetto, ma attraente, mentre le labbra carnose erano atteggiate ad un mezzo sorriso. Completava il quadro una barba di un paio di mesi.
Improvvisamente ebbi una folgorazione: quell’uomo lo avevo già visto. Rendendomi conto di chi fosse in realtà, deglutii. Gabriel Merz. Cazzo! Non riuscivo a capacitarmi della coincidenza. Incontrarlo in una città grande come Berlino era davvero destino. Sorrisi pensando a quanto solo pochi mesi prima avrei fatto carte false per poterlo conoscere e che se lo avesse saputo la mia amica Giusi avrebbe rosicato per la fortuna accadutami. Feci per prendere il cellulare dalla borsa appesa alla sedia per mandarle un sms quando sentii la sedia accanto alla mia spostarsi.
“Hallo” salutò con una voce roca e profonda che bastò a rimescolarmi lo stomaco e a bloccarmi la digestione della cioccolata.
“Hi” balbettai incredula. Si era seduto al mio tavolo.
“Ti sembrerò invadente, ma…” parlò in tedesco e io, nonostante la mia non perfetta dimestichezza con quella lingua, lo compresi e attesi che lui continuasse. “Mi sembra di conoscerti”
“Come?” di certo avevo capito male, ma lui ripeté.
“Credo di conoscerti, come ti chiami?” il sorriso dolce e gli occhi da cucciolo mi fecero venire voglia di coccolarmelo, ma tentai di restare con i piedi per terra.
“Funziona questo approccio?” scossi la testa certa volesse solo rimorchiarla, ma quelle pozze erano una calamita.
Finalmente, quasi come se avesse ricevuto una folgorazione, il suo sorriso si aprì “Certo! Alexandra, vero?”
Impallidii incredula e lui continuò “Mi hai scritto per la foto!”
“Ti ricordi?” mi sciolsi davanti a quelle labbra e alla cicatrice che la barba semi nascondeva. “Non pensavo che tu, famoso come sei, potessi ricordarti di una che ti ha perfino tampinato per avere una tua foto da usare per un romanzo” balbettai quasi.
“Certo che mi ricordo” si sporse in avanti accorciando la distanza tra noi. “Un gesto molto dolce, l’ho apprezzato. Dimmi, è andato bene…?” tentò di ricordare il titolo del romanzo. Negli occhi una luce che mi provocò un formicolio al basso ventre.
“Lezioni di tango. Ha venduto parecchio, ne siamo fiere”
“Sarete contente” con i polpastrelli mi accarezzò il dorso della mano. “Qualche altro libro in cantiere?”
“Veramente sì, ma è presto per parlarne. Tu invece? ” sorrisi anche io, ma dentro mi sentivo morire. “Hai in programma qualcosa? Un nuovo progetto?”
“Forse, mi hanno anche proposto di tornare in Rote” sporgendosi maggiormente lo sguardo gli cadde sul libro aperto sulle mie ginocchia. “Forster” lesse.
“Lo conosci?” rendendomi conto della gaffe mi morsi la lingua. “Ma certo che lo conosci”
“Mi piace molto, ma questo romanzo non l’ho letto” allungò la mano prendendolo, ma rendendosi conto che era scritto in italiano lo poggiò sul tavolino.
“Uno dei miei preferiti. Me lo porto sempre dietro” gli dissi con entusiasmo.
“Dovrò leggerlo anche io allora”
Deglutendo notai che il suo sguardo era focalizzato sulle mie labbra e io temendo di averle sporche di cioccolata tentai di pulirne con noncuranza.
“Sei davvero carina” mi disse spiazzandomi “Non me ne ero reso conto dalla foto del profilo”
“Grazie” con le dita mi tormentai una ciocca di capelli, gesto che facevo sempre quando ero nervosa o a disagio.
“Ti va qualcosa da bere? O da mangiare?” mi chiese.
“No, ho preso una cioccolata e un brownie. Meglio non strafare”
“Mmmm, buoni” si leccò istintivamente le labbra e io come ipnotizzata fissai la sua lingua immaginandola su di me. A quel pensiero dovetti arrossire violentemente perché lui stupito alzò un sopracciglio. “Io quasi quasi prenderò un cappuccino con panna e caramello”
La sua scelta mi stuzzicò curiosità, così decisi di imitarlo “Sai che ti dico? Ne prendo uno anche io” e mi mossi per andare al bancone, ma lui mi fece segno di bloccarmi. Senza aggiungere altro si fiondò verso la cassa a fare le due ordinazioni.
Una volta terminato di consumare i cappuccini mi propose di camminare e io noncurante della neve e del gelo accettai. Mi dissi che non mi sarebbe ricapitata un’occasione del genere e non potevo sprecarla.
Usciti dallo Starbuck mi resi conto che la neve non aveva ancora smesso di cadere, ma che aveva aumentato d’intensità. “Cavoli” mi strinsi nel piumino.
“Hai freddo?” chiese preoccupato voltandosi verso di me. Mi aggiustò la sciarpa intorno al collo e il mio cuore perse un battito.
“Un po’” confessai “Noi napoletani siamo abituati al caldo e al sole” gli sorrisi minimizzando e poi bastava la sua vicinanza a procurarmi delle vampate.
“Forse dovevamo restare dentro”
“Non importa” scossi la testa e c’incamminammo per il centro senza una meta precisa.
Lui rise “Mi piacerebbe venire in Italia, non ci sono mai stato”
“Peccato, c’è così tanto da vedere” indossai anche i guanti.
“Mi faresti da guida per le strade della tua bella città?” cacciò la lingua tra i denti e per un attimo mi sembrò di rivedere Miguel Alvarez.
“Se non sarò ancora a Berlino, certo, Gabriel” per la prima volta pronunciai il suo nome.
“Come mai in questa città da sola?” mentre camminava mi lanciava continue occhiate. “Senza fidanzato o amici?”
“Lavoro. Ho un contratto a progetto alla Alte Nationalgalerie” risposi orgogliosa, era qualcosa che avevo sempre voluto fare.
“Sei nel campo dell’arte?” sembrò molto interessato e io mi gasai continuando a parlare a ruota libera e raccontando del mio lavoro. Scoprii che Gabriel era molto colto e interessato all’arte. La sua simpatia poi era contagiosa e ci ritrovammo a ridere come due ragazzini per qualunque cosa.
Chiacchierando come due vecchi amici eravamo giunti nei pressi del parco e guardandomi intorno, mi resi conto che non ero ancora mai stata in quella zona della città.
“Che bello! Si sente già l’aria natalizia!” ispirai a pieni polmoni.
Gabriel avvicinandosi, mi accarezzò una guancia arrossata dal freddo “Sei bella anche come un ghiacciolo”
Risi ma un attimo dopo lui si abbassò a incontrare le mie labbra. La sorpresa fu talmente forte che dovetti resistere alla tentazione di pizzicarmi il braccio nel timore che stessi solo sognando. Lui ne approfittò per prendere il sopravvento e approfondire il bacio.
Mi lasciai sfuggire un gemito e mi pressai contro il suo torace massiccio che tanto avevo desiderato. La barba mi pizzicava il viso, ma la dolcezza e allo stesso tempo passione che lui mise in quel bacio mi fecero dimenticare ogni cosa.
“Gabriel” sussurrai una volta che la mancanza di aria ci costrinse a staccarci.
Ansimando il tedesco mi scostò un ricciolo dal viso, poi tornò a cercare la mia bocca fremente e socchiusa.
Le gambe mi tremarono e se lui non mi avesse circondato la vita con un braccio io mi sarei di certo ritrovata con il sedere sul terreno.
“Andiamo da me!” esclamò improvvisamente con voce roca. “Abito qua vicino”
A quella richiesta per poco non ci restai secca. “Come? Da te?” deglutii rumorosamente. “Ma io…”
Rendendosi conto che forse poteva avermi offeso, si affrettò a scusarsi “Corro troppo?”
“No, è che…” balbettai in preda al panico “è accaduto tutto così in fretta che non ho avuto modo di pensare, riflettere”
Gabriel mi accarezzò il labbro inferiore con il pollice “Mi piaci da quando ho visto la tua foto in costume su facebook, poi quella con il libro che avete fatto alla…” tentò di ricordare “fiera?”
“Sì,” gli occhi mi brillarono “a Torino. Un’esperienza fantastica”
“Eri raggiante e terribilmente sexy”
“Tu sì che sai adulare una donna” ero completamente fusa, ogni sua parola non faceva che accrescere il desiderio che provavo per lui.
“Sai, Alexandra” sussurrò piegandosi di nuovo verso di me “non penso ad altro che a baciarti, toccarti e…” sfiorandomi il lobo dell’orecchio aggiunse “fare l’amore con te”
Bam! Quell’ultima frase mi esplose in testa rendendomi difficile ragionare lucidamente. Gabriel vuole fare l’amore con me! Solo a quello riuscivo a pensare. E a come le mie fantasie più sfrenate stavano per avverarsi.
“Anche io” sentii la mia voce confessare qualcosa di cui solo Giusi era a conoscenza.
Le labbra carnose si allargarono in un sorriso radioso e io mi strinsi a lui.
“Andiamo” e tenendomi stretta ci dirigemmo verso casa sua.

Nessun commento:
Posta un commento