martedì 25 ottobre 2011

Attrazione incontenibile

Autore: Lipsialove
Pairing: Alessandra- Gabriel Merz
Seguito di 'Insaziabile'
NC 17 vietato ai minori di 18 anni
Gabriel Merz non mi appartiene affatto, è tutto finalizzato ad un puro divertimento, non è a scopo di lucro


La giornata è calda e assolata. Sulla spiaggia i bagnanti si crogiolano al sole. Alessandra percorre il bagnasciuga, ai piedi degli zoccoletti rossi. Alla vita un pareo del medesimo colore. Indossa un bikini nero a triangolino. Ha solo un’ora di pausa e desidera trascorrerla su un lettino a sorseggiare un Mojito anche se da quando ha conosciuto Gabriel Merz non pensa altro che a cercare un pretesto per stare con lui. Rassegnata a trascorrere quel tempo libero da sola, si avvia verso l’ombrellone, ma giunta nei pressi delle cabine, due braccia forti e muscolose l’afferrano trascinandola all’interno. Scalciando cerca di liberarsi, ma una mano le tappa la bocca “Shh, sei una gatta selvaggia” riconoscendo l’accento tedesco avverte un languore al basso ventre e immediatamente il costume s’inumidisce.
“Gabriel” lo rimprovera una volta soli.
“Ciao tesorino” le sorride cacciando la lingua tra i denti. “Ti sono mancato?”
“Mi hai fatto morire di paura!” gli sferra uno scahiaffetto sul petto nudo.
“Povero il mio tesoro” l’attira in un abbraccio. “Il tuo Gabriel si farà perdonare” le bacia il collo.
“Smettila!” mormora senza convinzione.
“Fatti vedere! Sei uno splendore” indietreggia di un passo per osservarla, lasciandosi poi andare ad un fischio di approvazione. “Che tentazione. Vieni da me”
“Gabriel, se ci scoprono…”
“Alexa, ti piace se ti chiamo così, vero?” si avvicina spingendola contro la parete di legno. “Quando imparerai ad osare?” le scosta i capelli dal collo
“Gabri” ansima, anche il solo contatto con il suo corpo la rende infiammabile.
“Lo sento che mi vuoi” la blocca allargandole le gambe con il ginocchio “e non vedo l’ora di mostrarti quanto mi sei mancata” la mano scivola lungo il fianco, accarezzando il bordo del pareo.
Alessandra trattiene il fiato, tirando indietro il ventre.
“Sei così desiderabile” con estrema lentezza scioglie il nodo che lega l’indumento, che immediatamente cade al suolo.
Lei gli accarezza il petto villoso, soffermandosi sui peli, poi prosegue verso il capezzolo scuro. “Cavolo, sempre più sexy. Questa abbronzatura poi ti rende ancora più bello” con il dito percorre la peluria fino al costume bloccandosi a giocare con il laccetto.
“Lo sai che detesto quando fai così?”
“Ma io sono cattivella, voglio farti soffrire” sbatte le ciglia.
“Ah, è così?” ghignando, le blocca le braccia sopra la testa, poi la bacia con violenza. I loro ansiti si diffondono nella piccola cabina di legno. Allacciandogli una gamba alla vita lo avvicina a sé. I corpi strusciano l’uno all’altro. A dividere la loro pelle accaldata e umida un sottile tessuto. Il desiderio li consuma rendendoli impazienti. Gabriel la libera, scendendo a vezzeggiare il collo. Lo lambisce con la punta della lingua, gustando il sapore della salsedine mista a quella del suo bagnoschiuma alla frutta.
“Voglio proprio scoparti!” le sussurra sentendola vibrare sotto il suo tocco.
“Non ho pensato ad altro!” confessa la cameriera chiudendo gli occhi.
“Anche io, alla tua ciliegina succosa, che non vedo l’ora di gustare e al tuo culetto sodo nel quale affondare”
“Non perdere tempo!”
Gabriel scosta lo slip solleticando le labbra esterne che si schiudono a mostrare il bottoncino duro per l’eccitazione. Lo cattura tra le dita torcendolo, per poi spingere il medio nella fessura grondante.
Alessandra muove il bacino per incontrare il suo tocco, ma quando sente di non resistere più, gli abbassa il costume cacciando l’enorme erezione. La massaggia con la mano, poi se la porta vicino alla spaccatura pronta ad accoglierlo.
“Prendimi! Fammi sentire quanto mi vuoi!”
Con un colpo deciso è in lei, la riempie completamente. Senza lasciarle neanche il tempo di abituarsi a quell’intrusione, comincia a muoversi come una furia, un animale feroce.
Il corpo possente la schiaccia contro la sottile parete di legno escoriandole il sedere, ma quasi non se ne rende conto con quel pezzo di carne che si spinge violento nei meandri della sua femminilità.
Il piacere è immenso, lo incita a darle di più, a farle sentire tutta la sua potenza. Allaccia anche l’altra gamba ai fianchi. Gabriel la solleva mantenendola per le natiche. Alessandra alza le braccia per tenersi all’attaccapanni.
“Sei un toro, Gabriel! Scopami!” lo incita inappagabile. Ogni colpo la manda in estasi.
“Shhh” le tappa la bocca con un bacio “non vorrai mica farci scoprire”
Gemendo senza controllo, si spinge contro Gabriel circondandogli la schiena con le braccia.
“Sei una bambolina insaziabile” entra ed esce da lei.
Per non urlare, Alessandra affonda il volto nella spalla mordendola.
Gabriel fa una smorfia di dolore poi si muove verso la panca trascinando la ragazza con sé. “Cavalcami!” siede.
“Com’è bello” geme lei aumentando il ritmo. “Sì, adoro il tuo modo di fare l’amore, così animalesco” succhia il labbro inferiore, poi scende a lambire la cicatrice celata dalla barbetta, raggiungendo il mento. “Non mi stancherei mai del tuo sapore”
“Così stretta e ricettiva. Sembri fatta per il mio cazzo”sussurra accendendola.
“Parla ancora! Dimmi qualcosa!”
“Lo prendi così bene! Voglio scoparti anche qui!” scostato il costume, solletica il buchino tra i glutei che si contrae. Spinge il dito facendola ansimare.
“Mi farai impazzire!” si alza, posizionando il membro tra le natiche per poi prenderlo fino in fondo.
Una mano di Gabriel scivola tra le gambe a stimolarla “Sei una tigre, piccola!”
Un fremito la pervade “Adoro le tue dita” muove il bacino per incontrare il suo tocco. “Sanno sempre dove sfiorarmi” Sentendo sopraggiungere l’orgasmo, inarca la schiena. “Ci sono quasi”
“Mi piaci quando godi” aumenta il ritmo fino a quando lei non viene con un gemito soffocato.
Boccheggiante si stringe a lui “È stato fantastico, Gabriel”
Il tedesco cerca le labbra affamato, poi alzatosi ribalta le posizioni facendola sedere sul bordo della panca.
“Che hai in mente?” vogliosa Alessandra lascia vagare lo sguardo lungo il corpo sudato ed eccitato dell’amante.
“Di farti godere come meriti” inginocchiatosi, le sfila lo slip. Allargandole le gambe, giocherella con i peli del pube ormai fradici dei suoi umori. Le dita scivolano nella femminilità scostando le labbra esterne. La penetra con due dita, sforbiciando dentro e fuori.
Per non urlare lei si morde la lingua. L’ultima cosa che vuole è essere sorpresa in atteggiamenti equivoci con un cliente, anche se ormai, non può più considerarlo tale. I loro incontri si susseguono da parecchi giorni.
Quando avverte la sua bocca su di lei, un calore immenso l’attraversa “Ancora” lo supplica.
Gabriel assapora il nucleo del suo piacere, succhiandolo vorace. Si nutre goloso dei succhi che ormai gli inondano la lingua.
“È meraviglioso” mormora in preda all’estasi “ma non possiamo continuare a vederci così”
“Perché? Lo rende ancora più eccitante” agguanta il bottoncino ciucciandolo.
“Mi manderai al manicomio” gli infila le dita nei ricci tirandogli le ciocche.
“Io sono già pazzo di te, gattina” confessa passando la lingua lungo la fenditura.
Fremendo gli spinge la testa per indurlo ad aumentare il ritmo dei suoi attacchi. “Gabriel” mormora ondeggiando. L’orgasmo è vicino, ma lei tenta di allontanarlo per godere ancora della sua bocca carnosa. “Divorami!”
“Sei così appetitosa!” senza smettere il suo trattamento, alza lo sguardo verso di lei. In quel momento, l’estasi la coglie. Socchiude le labbra, le gote sono arrossate e il corpo velato da un sottile strato di sudore. Le gambe si contraggono, ma lui tenendole ferme, affonda in lei come un’ape in un fiore per catturare il polline.
Leccatosi le labbra imbrattate, si sporge verso di lei. La bacia allacciando la lingua alla sua. Sembra quasi che il desiderio invece di affievolirsi, aumenti d’intensità. I corpi bruciano e la voglia di amarsi esplode prepotente.
Sorridendo Alessandra lo attira a sé e lasciate scivolare le dita sull’asta ancora perfettamente eretta, la solletica.
“Così piccola.” Geme.
“Alzati! Mettiti in piedi davanti a me! Voglio vederti!” ordina lei.
Gabriel obbedisce ergendosi in tutta la sua prestanza. Alessandra lo guarda vogliosa.
“Amore” solletica il membro per poi avvicinare il viso.
Sentendole usare quel termine, lui sorride stranito.
Alessandra si rende conto di averlo turbato “Mi è scappato, scusa”
“No, piccola” si abbassa a prenderle il viso tra le mani “non scusarti. È questo che mi piace di te, sei così impulsiva e piena di sorprese”
“Davvero?”
“Ne dubiti?” e la bacia con dolcezza “Mi fai sentire bene, piccola” le lambisce il mento con piccoli baci risalendo di nuovo verso la bocca socchiusa.
“Meriti un premio” ridacchia maliziosa.
“Ci speravo” avvicina il membro eccitato al volto di lei “Eccoti il lecca lecca, tesorino”
circondatolo con le dita, sfiora il prepuzio con la punta della lingua.
Sentendolo fremere di piacere, lo lecca lungo tutta la superficie risalendo poi verso l’alto.
Impaziente Gabriel si morde il labbro. “Sei grandiosa! Prendilo tutto!”
“Adoro il tuo tronchetto, Gabriel” lo accoglie tra le labbra “così grosso, lungo e saporito” assapora il gusto salato dei loro umori.
“Sì, così! Me lo sai succhiare così bene” chiudendo gli occhi butta la testa all’indietro.
Lei lo spinge fino in gola, ciucciandolo con foga. Gabriel le artiglia i ricci premendole la testa verso il basso.
“La tua bocca è una fornace, gattina. Non ti fermare” la supplica ansimando.
Alessandra prosegue il suo pompino, giocherellando con i testicoli. È decisa a farlo impazzire di piacere, di regalargli uno dei più grandiosi orgasmi della sua intera esistenza.
“Mi farai morire” e quando lei viola il suo buchino tra le natiche, lui muove il bacino all’indietro per assecondare il suo tocco.
Sorpresa da quella reazione, lei aggiunge un secondo dito e sempre senza smettere di succhiare, le sforbicia all’interno.
Gabriel geme e un attimo i glutei si contraggono, segno che sta per venire. Alessandra invece di scostarsi, lascia che lui le inondi la gola con il suo seme. Lo ingoia vorace, per poi pulire l’uccello dai residui vischiosi.
“Sai di buono, Gabriel” gli dice perdendosi nei suoi occhi scuri.
Il tedesco la tira su, abbracciandola “Sei stata favolosa, piccola” incontra le sue labbra, assaggiando il suo stesso sapore “Dove hai imparato quella cosa con le dita? È stupendo sentirsi violare.”
“Ma le dita non sono grosse come il tuo…” la mano scende a sfiorare il membro “cazzo”
“Ottimo argomento, ma una volta di queste potremmo provare, non so…” la bacia dietro l’orecchio “qualcosa di diverso”
“A cosa pensavi? Sai che mi piace sperimentare” gli porta le braccia alle spalle attirandolo più vicino.
“Vedrai” dice vago, deciso a mantenere il più completo riserbo.
“Non vuoi anticiparmi proprio niente?” mette il broncio.
“Non fare i capricci” Gabriel la fa voltare. Alessandra appoggia la schiena contro il suo torace scolpito e si lascia andare. Lui le posa una scia di piccoli baci sulla nuca, percorrendo la colonna vertebrale “Ti desidero ogni momento di più. Mi ha lanciato un incantesimo”
“Gabri” ansima “devo tornare a lavoro”
“No” protesta lui circondandole la vita per timore che possa scappare via. “Non sono ancora pronto a lasciarti andare, micetta” torna a lambirle il collo.
“Mio dio” geme.
“Stanotte ho un programmino che ti farà perdere la testa” le comunica mordicchiando la pelle.
“Sei fortunato, non lavoro!”
“Lo so”
Si lascia coccolare. “Mi spii forse?”
“Ho le mie fonti” la mano scivola tra le gambe stimolando il clitoride arrossato per i continui assalti.
“Gabriel” le spalanca per concedergli maggiore accesso. “Di più”
“Sei sempre bagnata” portatosi il dito alle labbra succhia il suo nettare.
“Solo per te. Non vuoi anticiparmi nulla?”
”Sappi solo che ti porterò in un posto che ti piacerà da matti”
“Ora mi stuzzichi” caccia la lingua tra i denti.
“Preparati perché ti terrò occupata tutta la notte” le sussurrò all’orecchio “mi dirai tutto quello che vuoi che ti faccia”
“Sembra interessante”
“Voglio conoscere ogni tua fantasia” continua accendendola. “anche la più proibita”
“Non ne vedo l’ora, Gabriel” si districa dalla sua stretta e indossato lo slip, stringe il pareo alla vita.
“Che fai?” lui aggrotta la fronte.
“Devo lavorare, tesoro” si alza in punta di piedi e gli stampa un rumoroso bacio sulla bocca “Sai che il mio capo mi detesta. Scommetto che non aspetta altro una mia mossa falsa per mandarmi via”
Gabriel sorride malizioso “Anche dopo quel piccolo menage a trois?” la voce la calda ha sempre il potere di farla rimescolare dentro.
“Soprattutto. Credo sia gelosa che tu abbia scelto me!”
“Preferisco le more” l’agguanta prima che possa avvicinarsi alla porta. La bacia con ardore spingendola contro la parete. “Quanto sei bella Alexa! Eccitante e soprattutto insaziabile”
“Vorrei essere molto di più per te”
“Lo sei. Sappi che tra noi c’è molto più del sesso” le confessa mandandola in confusione.
Imbarazzata da quella confessione inaspettata, abbassa la testa “Che cialtrone sei” si blocca poi aggiunge “ma tanto dolce”
Piegando la testa di lato Gabriel sfiora le labbra con le sue. Alessandra le socchiude lasciandolo entrare.
Il bacio si prolunga per qualche secondo, poi a malincuore, la lascia andare “A stasera, passerotto”
Alessandra cerca di rendersi presentabile, poi esce dalla cabina. Nessuno la nota, almeno così pensa. Si avvia verso l’hotel, le gambe le tremano leggermente per quella sessione prolungata di ginnastica.
“Ma bene!” una voce femminile a lei familiare la costringe a voltarsi.
Riconoscendo Erika, la sua superiore s’irrigidisce.
“Posso fare qualcosa per lei?” cerca di sembrare il più naturale possibile.
La bionda le si avvicina scrutandola con attenzione “Ti sei fatta scopare per bene, a quanto vedo e sento” l’annusa “odore di sesso e maschio”
“Ero in pausa. Nel mio tempo libero posso fare e farmi chi voglio!” risponde a tono, detesta l’aria di sufficienza con cui la tratta.
“No, se chi ti scopi è un cliente!” replica incrociando le braccia al petto.
“Non mi sembra ti sia interessato quando era il momento di darti da fare” sussurra lanciandole un’occhiata densa di significati. “Hai goduto numerose volte o sbaglio?”
Erika si schiarisce la gola “Era una situazione estrema e…” gli occhi fiammeggiano “ in ogni caso, la pausa è finita da dieci minuti”
“Certo” sorride maliziosa, ma quando fa per allontanarsi, il suo capo la blocca. “Deve dirmi qualcos’altro?”
“Quell’uomo è un dio del sesso, vorrei tanto fare un altro giro!”
“Spiacente, è occupato e non ho intenzione di dividerlo” la guarda sentendosi finalmente superiore a lei.
“Perché non lo facciamo decidere a lui?”
“Mi ha fatto capire fin troppo bene chi vuole!”
“Che sgualdrina!” la fissa con una smorfia.
“Non credo di dover giustificare le mie azioni con lei!” Alessandra replica piccata.
“Posso licenziarti!”
“E io raccontare quello che è successo e il comportamento poco professionale tenuto da un mio superiore. Non mi minacci, non le conviene!” da quando ha cominciato la relazione con Gabriel il suo carattere si è rafforzato, ha cacciato una grinta che non credeva neanche di possedere.
“Il sesso con quello stallone ti ha fottuto il cervello!”
Alessandra alza le spalle “Mi ha reso diversa” e si avvia verso l’albergo, avvertendo il suo sguardo colmo d’ira su di lei.
“Non credere che rinunci a lui!” quando l’avvertimento la raggiunge, lei continua per la sua strada senza curarsene.



lunedì 10 ottobre 2011

Odore di femmina

Titolo: Odore di femmina
Autore: Sokogirl
Paring: Francesco, Sergei e la vicina
Rating: NC 17
WARRING: sesso anche senza protezione, slash
Genere:
erotico, romantico
Disclaimer: la fiction è liberamente ispirata a “Doppia Anima”


Francesco entrò trafelato nella casa che divideva ormai da cinque mesi a Padova con Sergei. Appena varcata la soglia capì che il compagno aveva ricevuto visite. “Cos’è quest’odore di femmina che si sente nell’aria?” sbottò maligno e un tantino effeminato. Il bellissimo bielorusso, si voltò. Era seduto sulla sua poltrona, un braccio piegato sul poggiolo e un drink in mano. Indosso solo una vestaglia di sera, e null’altro.
“Cazzo sei perspicace! Ti è rimasto il piglio del detective”
“Ci sei ricascato!” bastardo, di nuovo! Pensò mordendosi il labbro inferiore. Appena due settimane prima l’aveva beccato nel suo ufficio a farsi spampinare da un’infermiera, e ora...
“Di nuovo quella vacca della Prisco?”
“No, la vicina. Da quando è arrivata ho capito subito che voleva entrarmi nella mutande”
“Quella timidina riccioluta? Ma se nemmeno riesce a sostenere il mio sguardo”
“Beh, hai ragione, Alessandra è davvero timida ma a letto diventa un vulcano, così vogliosa e appetitosa”
“Te la sei scopata di santa ragione immagino” Francesco si fingeva indignato ma il Leonardo che era dentro di lui si stava eccitando.
“Da morire, mi ha consumato l’uccello a furia di strizzarlo con quella meravigliosa passerina stretta”
“A me ha dato l’impressione che fosse una specie di topo da laboratorio ma se mi dici che è tanto esplosiva vuol dire che hai intenzione di tradirmi di nuovo” mise il broncio. Sergei ne approfittò per alzarsi e abbracciarlo da dietro.
“Ma quale tradire! È solo sesso. Lo sai che non resisto alle labbra verticali. È come una droga e non farmi la morale, so che la patata piace a te quanto me”
“Ma io posso farne a meno”
“Io non faccio mai a meno di ciò che mi delizia” gli diede una rumorosa tastata alla natica destra. A quelle parole non meno il gesto lascivo, il cazzo dell’italiano ebbe un guizzo. “Nemmeno a te, mio bellissimo Francesco resisto. Pensi che abbia finito tutte le mie energie con la ricciolina? Beh ti sbagli, il mio cazzone scalpita per dilatarti il culo per bene”
“Sei insaziabile!”
“Sì, e ora ti dimostrerò quanto” con foga lo liberò degli indumenti. Una volta piegato spalle alla poltrona, dalla vestaglia spuntò il suo enorme batacchio eretto. Voglioso Francesco sporse il bacino.
“Inculami dai, spaccami in due!”
“Sei una troia in calore amore”
“Sì, ti prego!” lo supplicò. “Mandami in paradiso”
“Come il signorino comanda” e con una spinta di reni si spinse il lui completamente. Francesco si adattò subito all’intrusione. Anzi, per sistemarsi al meglio fece una torsione coi fianchi in direzione dell’amante.
“Cazzo come ti sento bene! È fantastico. Muoviti feroce”
“Ti ho mai scopato non feroce?”
Francesco gemette forte: “Cazzo mai, che bello” ma mentre si godeva gli assalti, percepì di nuovo l’odore piccante di donna.
“Anche la ricciolina l’hai scopata così, a sangue?”
“Puoi giurarci, domani non potrà alzarsi per come lo sbattuta per bene, amore”
quelle parole infiammarono ulteriormente Francesco. Sergei, altrettanto infoiato, si abbassò per baciarlo. Si scambiarono un bacio focoso che però fece sussultare l’italiano.
“Eh, sai di fica! Tantissimo. Potevi lavarti almeno i denti dopo il bagno!”
“E perdermi questo magnifico sapore subito? Ma non senti che meraviglia?” si leccò le labbra voglioso. Poi tornò a baciarlo, a fargli sentire l’essenza femminile.
“Cazzo sì, deve avere una fighetta davvero sugosa”
“A dir poco, le ho tolto le mutandine, erano tutte bagnate”
“Ah ah” gridò incontrollato. “Continua ti prego, è così arrapante quando parli così”
“Vuoi sapere come è andata?”
“Tutto!”
La narrazione di Sergei si rivelò molto esauriente nonostante stesse sbattendo il suo ragazzo alla grande.


“Appena l’ho vista mi sono subito avveduto che lei fosse attratta da me. E non ho resistito. Abbiamo preso l’ascensore insieme e una volta giunti sul pianerottolo le ho proposto di entrare per un aperitivo. Lei ha accettato sorridendo timida. Poco dopo ho iniziato a provarci, lei inizialmente faceva la sostenuta, la difficile. Ma poi le ho intrappolato le labbra nelle mie e lei si è letteralmente sciolta. Prima di assaltargli la fragolina tra le gambe, le ho tolto maglietta e reggipetto. Il seno piccolo ma ben fatto, i capezzoli duri, le areole piccole e chiare, da bambina. Mi sono piegato per leccarli e succhiarli. Lei gemeva come una matta allora io le ho spiegato di mantenersi un po’ di voce per quando l’avrei scopata a fondo. È diventata rossa di piacere, allora l’ho finita di spogliare in camera da letto. Si è stesa e a quel punto le ho tirato giù un paio di slippini bianchi. Erano arrapanti da morire amore, completamente fradici di quella roba vischiosa che perdono le donne quando si eccitano. Ma in abbondanza come se se la fosse fatta sotto. Ma non era pipì te l’assicuro. Ho preso le mutandine e le ho leccate e mi sono spazzolato tutto. Mentre mi guardava era così vogliosa che ha cominciato a togliermi il cazzo dai pantaloni. Io non portavo biancheria intima e lei ha apprezzato. Glielo fatto succhiare per un po’ ma poi l’ho tolta, non resistevo più! Volevo assaggiare direttamente da quella pozza di miele quella magnifica sostanza gelatinosa che mi aveva inebriato il palato. Le ho allargato le gambe e mi sono immerso nella sua deliziosa fighetta. Prima di assaltarle le grandi labbra ho succhiato i suoi peli leggermente arruffati. Cazzo era così odorosa, probabilmente non si lavava dalla mattina. Sai quanto adoro le donne quando sanno di ormoni e basta, e pure il suo adorabile buchino tra le chiappe emanava un profumino fantastico. Così mentre ho iniziato a succhiargli il grilletto, le ho infilato un dito nel culo. Lei ha iniziato a spingersi addosso a me incitandomi a scoparla così. Ma io le ho detto che avrei potuto darle di meglio e lei mi ha chiesto di aggiungere un altro dito. E l’ho accontentata, ma non soddisfatto le ho infilato dentro anche due dita nella spacca bagnata e tutto senza smettere di succhiare il pistillo dell’amore. L’ho fatta venire così forte che le è venuto un crampo al piedino. Così io l’ho massaggiato dolcemente fino a quando la circolazione non ha ripreso a scorrere pure lì. Di nuovo eccitato gli ho succhiato e baciato entrambi i suoi deliziosi piedini e poi mi sono di nuovo sporto con il viso sulla sua passerina per sentire se aveva altro miele per me. Lei però ha preteso di succhiarmi il cazzo. Con le dita mi ha accarezzato il tatuaggio dicendomi che lo trovava tremendamente arrapante, come trovava sexy il mio pelo scuro. Poi mi è salita sopra per cavalcarmi. Amore sembrava posseduta, non ho mai visto una donna godersi il cazzo così! Credimi, e di donne che si sono gustate il mio cazzone ce ne sono una stregua”
“Matto non hai usato precauzioni?” riuscì a blaterale Francesco nonostante fosse un passo dal culmine.
“Scusa tesoro non ho resistito. Ma sta tranquillo, penso fosse alla sua seconda esperienza massimo. Una brava ragazza”
“Sì ma porca puttana amore!”
“Vuoi sapere il resto?”
“Ti prego”
“Dopo averla fatta venire due volte, mi sono occupato del suo culetto. Prima leccandolo e insalivandolo per bene. Era dilatata dal piacere ma sempre nervosa per via che non si era mai fatta prendere da un uomo”
“E l’hai sverginata tu? Con quel mostro che ti ritrovi? Non ci credo”
“Per questo ti ho detto che domani non camminerà amore, l’ho rovinata penso ma poi mi ha ringraziato. Alla fine mi ha detto che non si è mai sentita così donna come tra le mie braccia”
“Anche a me fai quell’effetto”
“Ti senti donna quando ti scopo, eh?” lo provocò.
“Come ti dissi a suo tempo, vorrei essere donna per poter godere con te con entrambi i buchi”
e a al ricordo della scopata feroce sul tappeto del biliardo, Francesco si abbandonò a un grido d’estasi e venne. Sergei attese che si fosse svuotato del tutto per venire a sua volta direttamente nell’intestino. “Voglio nutrirmi della tua essenza” il russo si piegò a leccarlo sul torace liscio e scolpito. “Ti amo”
“Anch’io” poi tossicchiò in un ripensamento. “Devo prometterti che non scoperò più con un’altra donna?”
Lo vide sogghignare. “Al contrario, non vedo l’ora di guardarti di sottecchi mentre sei con Alessandra e chissà... partecipare”
Sergei avvampò di gioia. “Cazzo sarà fantastico, la spaccheremo per bene, sarà la miglior scopata della sua vita”
“Allora fatto, organizza”
“Ok” dopo si lasciarono andare solo al riposo e alle coccole.

(continua)

lunedì 3 ottobre 2011

Estasi 1

Titolo: Estasi
Autore: Sokogirl
Paring: Alessandra, Gabriel Merz, Lorenzo
Rating: NC 17
WARRING: sesso anche senza protezione,
Genere:
erotico, romantico
Disclaimer: Estasi è il seguito di Rome meine Liebe di Lipsialove

Gabriel Merz indubbiamente mi mancava. Tornare alla grigia realtà di tutti ogni giorno, dopo la notte insieme al Duca d’Aosta, si rivelò un incubo. Ogni giorno pensavo a lui, al fatto che da star della tv tanto bramato, fosse diventato il mio amante, l’uomo che mi aveva sverginato, fatto donna. Come detto pocanzi pensavo a lui in continuazione, a volte era piacevole, il ricordo dei momenti d’estasi, le coccole, la sua infinta dolcezza e capacità di dare amore, altre invece tutte quelle immagini che riaffioravano erano come una tortura. Rispondevo continuamente male a mia madre e nemmeno sfogarmi con Giusi serviva a placare la nostalgia che avevo di lui. soprattutto perché, dopo qualche sms e messaggio su face, Gabriel Merz era sparito dalla mia vita. Erano passati tre mesi quando una mattina, precisamente la mattina del quindici Giugno, contrariamente al parere di mia madre decisi di andare al mare. Lei non voleva, pensava che qualche balordo mi avrebbe violentata e lasciata in mezzo alla spiaggia, manco fossimo in un’isola deserta e io una bambina da proteggere! Sospirai pensando che non c’era nemmeno la mia tanto protetta verginità da proteggere visto che dopo la notte d’amore l’avevo ampiamente persa, e ripersa, e ripersa, in tutti i modi possibili! Anche se c’erano momenti in cui mi ero pentita di aver accettato la corte di Gabriel, di essere salita con lui nella sua alcova, di averci fatto l’amore perché poi mi ero ritrovata sedotta e abbandonata, ero grata a lui perché dopo il sesso fantastico mi sentivo più forte, in grado di  fronteggiare i miei e avvicinandomi sempre di più alla prospettiva di andarmene di casa. Mi si stava paventando infatti la possibilità di trasferirmi vicino Pisa. Mena mi aveva trovato un lavoretto come insegnante per ragazzi differentemente abili. I primi tempi mi avrebbe ospitato lei e poi avrei per forza di cose dovuto trovare un alloggio. Stavo in piena guerra perché sia mio padre sia mia madre non volevano, trovavano quel lavoro indecoroso e come sempre facevano di tutto per non farmi sentire all’altezza di qualcosa. Stavo sbuffando ancora per quel trattamento quando, appena cinque minuti aver steso l’asciugamano sulla battigia, mi resi conto che qualcuno seduto su un lettino poco distante da me, mi stava fissando con insistenza. Mi sentii adulata ma allo stesso tempo spaventata: le seghe mentali materne mi tornarono alla mente facendomi venire voglia di vestirmi e tornare a casa. Appena fui certa che lui non guardasse però, fui io a voltarmi. Lo sconosciuto era giovane, sui trenta, moro con i capelli quasi rasati. Un fisico scolpito dallo sport e un costume adamitico che non lasciava molto all’immaginazione. Mi sentii eccitare e questo mi confuse e rattristò: dopo Gabriel nessuno aveva avuto il potere di farmi sentire attratta. Tossicchiai e tirai su con il naso, cosa che mi succede quando sono nervosa. Si avvicinò l’ora di pranzo e mentre pensavo di poter prendere il sole in santa pace, alcuni bambini iniziarono a farsi dei gavettoni bagnando anche me. “Mazza che palle!” imprecai ad alta voce, in quella mi resi conto che due occhi celati dietro spesse lenti mi stavano scrutando intensamente. “Signorina tutto bene? Se danno fastidio chiamiamo il bagnino” mi sentii dire. Era proprio lo sconosciuto che mi aveva turbato! Bofonchiai qualcosa di incomprensibile poi cercai riparo nell’asciugamano. Essere mezza nuda di fronte ad un tipo così non aiutava di certo a sentirmi disinvolta. Lo sentii ridere prima di presentarsi e poi scusarsi. “Mi chiamo Lorenzo, sono da poco a Portici, per lavoro. Ho notato che siamo entrambi soli, ti va di farci compagnia?” e subito dopo: “Sono un vero maleducato! Ora penserai che ti sto importunando”
“Niente del genere” mi scappò. Lo osservai: era proprio un figo stellare! Che ci faceva con me? Sicuro doveva esserci uno sbaglio.
“Posso sapere il tuo nome deliziosa moretta?”
“Alessandra” risposi titubante. Lui venne a sdraiarsi accanto a me con il suo telo. Iniziò a raccontare di sé senza freni. Mi disse che era di Salerno ma che era stato trasferito qui ad una filiale della sua azienda di software. Mi disse pure il nome della società ma io mi schermii dicendo che non la conoscevo. Poco dopo mi invitò a pranzare con lui alla piccola tavola calda della spiaggia. Io mostrai il mio panino timida sperando che desistesse il suo tentativo di arpionaggio. Poi finisce sempre male, come con Gabri, pensi desistendo al desiderio recondito di lasciarmi andare, di divertirmi una volta tanto. Ma Lorenzo sorrise e mi propose di dividere il panino lasciandomi di stucco. “Quello non sfamerebbe manco una quindicenne anoressica, lo mangiamo io e te e dopo ti pago un bel risotto allo scoglio o, se preferisci un fritto di pesce, quello che vuoi mia regina” fu galante. Io ancora a bocca aperta acconsentii a dividerei il panino. Finito ci avviammo al ristorante. Una volta consumato il lauto pasto, fui avvinta da dei violenti crampi allo stomaco: “Ho mangiato troppo!” mi lamentai toccandomi la pancia. Mi sentivo tutto sottosopra.
“Colpa mia! Scommetto che di solito pranzerai con niente e un po’ d’acqua”
“Non ti credere. Ma perché pensi che non mangio?”
A quella lui si avvicinò con il viso al mio facendomi sentire il suo alito, provocandomi una scossa al basso ventre. Mi resi conto che senza occhiali da sole, assomigliava a Gabriel molto di più di quanto mi era sembrato all’inizio.
“Hai un fisico pazzesco. Appena ti ho vista arrivare non sono riuscito a staccarti più gli occhi di dosso. Ma ti mandano in giro da sola?” sorrise convinto di farmi un complimento, io invece mi incupii.
“Mai, è già tanto che mia madre non sia qui” a quella frase impietrii. Pensai che se davvero le fosse saltato in mente di raggiungermi e mi avesse vista pranzare con un estraneo, come minimo mi avrebbe ammazzata!
“A sì? Beh se fossi il padre di un bocconcino simile anch’io starei preoccupato”
Sbuffai nervosa. Era irritante tutta quella manfrina.
“Che c’è, cosa ho detto che non va?”
Titubai ancora un attimo prima di dire: “Finiscila Lorenzo, lo so che non sono Belen Rodriguez, perché ti comporti come se... se fossi uno schianto?”
La sua espressione allibita mi fece comprendere che non scherzava.
“Cazzo Ale! Sicuro di essere normale? Tu non sei Belen, ok lo ammetto, però secondo me sei uno schianto! E se non te ne sei accorta fino ad ora è perché non hai mai messo il naso fuori di casa, non è così?”
“Figurati, infatti se esco dietro ho la fila! Stole di ammiratori”
Lui si sporse per accarezzarmi un boccolo dietro l’orecchio. Proprio come ciccino! Pensai avvampando e muovendomi scomposta sulla sedia per l’eccitazione.
“Senti cara, a me piaci, tantissimo! Forse penserai che sono solo un galletto che ci prova con tutte per un po’ di sesso. Ma ti assicuro che non è così. Forse tu pensi che visto che sono bello e ho un bel fisico posso avere ogni donna che voglio...” la sua voce si fece più roca: “Ma in questo momento, questo pomeriggio l’unica che voglio sei tu. Uno stupendo bocconcino che fa tanto la sostenuta ma che invece nasconde dentro un vulcano!” esternò. Arrossii fino alla radice, non c’era da ribattere, era tutto vero! Pure con Gabriel dopo essermi sentita fuori luogo, avevo dissetato la mia sete di amore, passione e sesso come un pellegrino nel deserto! E ora, la possibilità di tornare ad avere un uomo tra le mie braccia. Ero così in bambola che non mi resi conto che Lorenzo aveva chiesto il conto. “Non torniamo in spiaggia Alessandra”
“Io si”  ribattei spavalda ma tuttavia timorosa.
“No piccola, io ho un progettino più interessante per entrambi, seguimi” impossibilitata a rifiutare per l’emozione mi lasciai trascinare fuori dal locale. Lorenzo mi aveva preso per mano. Con la borsa del mare a tracolla sia mia sia sua, lui mi spinse fino ad una via che non avevo mai fatto, a me sconosciuta: “Abito in quell’attico vista mare, non è male l’unico inconveniente è che non c’è ascensore, quando saremo su avrai un po’ di fiatone. Quattro piani!”
“Ma io non ci vengo” puntai fermamente i piedi. Lui paziente si avvicinò a me. Con tatto mi lasciò entrare tra le sue braccia cingendomi in un abbraccio innocente. Ma quando il mio volto si scontrò contro i suoi pettorali tonici coperti solo da una misera t-shirt, non potei fare a meno di ansimare.
Lui mi mise un dito sotto al mento: “Come immaginavo! Sei calda piccola, hai bisogno di un uomo che si occupi di te a lungo e con grande impegno. E Lorenzo non vede l’ora di sentirti palpitare sotto ogni mio tocco”
“Mah...” stavo per svenire da quel trattamento.
“Non te ne pentirai passerotto. Quando ti contorcerai di piacere, sarai grato di avermi conosciuto” incapace di replicare, mi limitai a seguirlo in silenzio.


La mansarda di Lorenzo era semplicemente deliziosa. Tetti con travi a vista, un grande finestrone dal quale si vedeva la baia, tanti arazzi e un divano di pelle rosso vintage al centro della stanza.
“Ti sei piazzato bene” commentai guardandomi intorno.
“Era già tutto così, cinquecento euro al mese, ma camera sola, vieni” lo seguii facendo piccoli passi, come se andando piano mi fossi data la possibilità di scappare. Proprio in quel momento Lady gaga mi fece tornare alla realtà:
“Sarà mia madre, le ho detto che tornavo dopo pranzo”
“Dille che hai incontrato un’amica...”
“Ma quale amica!” stavo per rispondere al telefono quando lui mi sfilò il cellulare dalle mani e lo spense.
“Non dovevi” il labbro inferiore mi tremò, stavo per piangere quando lui venne ad abbracciarmi di nuovo proprio come all’androne del palazzo, ma questa volta non ci limitammo ad un dolce abbraccio: mi prese il volto tra le mani e dopo avermi strizzato le guancie mi baciò. Fu dolce e passionale. Quando ci staccammo per riprendere fiato, lui disse:
“Non mi sbagliavo per niente, tu bolli, sei piena di risorse, e io tirerò fuori tutto quello che celi dentro”
“Sono stata ferita” ammisi quasi senza pensare. A quel punto non riuscii a trattenermi più: irruppi in un pianto. Lorenzo, anziché spaventarsi e mandarmi mia come pensavo di meritare, mi coccolò accarezzandomi e cullandomi tra le braccia forti fino a quando non mi calmai.
“Non so come è andata ne se ti va di parlarne ma sono certo che lui ti ha spezzato il cuore perché tu finalmente sei stata pronta a darlo a qualcuno” mi frastornò la sua saggezza: “Se tu me lo concederai sono pronto a riprendermi quel cuoricino spezzato e occuparmene, passerotto, fidati di me”
“Non penso mi fiderò più di un uomo” fui teatrale, come sempre.
“Sei troppo passionale per fare a meno degli uomini... e del sesso” tornò a farsi provocante e l’aria a frizzante e piena di sensualità. Mi si avvicinò al punto che tornare a baciarci di gusto sembrò naturale. A poco a poco ci spostammo nella sua stanza. Mi spinse sul grande letto alto e con la spalliera ottocentesca. Si respirava un’atmosfera d’altri tempi e questo contribuì ad eccitarmi. Quando la mano di Lorenzo si addentrò tra le mie cosce, istintivamente le allargai per concedergli il miglior accesso possibile.
“Piccola hai ancora il costume”
“Forse dovrei fare una doccia” tornai razionale ma lui sorridendo mi catturò il labbro inferiore tra le sue torturandomi. “Non ti mando via piccola, ti lavo io con la mia bocca se vuoi”
bruciante di desiderio buttai avanti il bacino in segno di assenso. Dopo Gabriel nessuno mi ha più amata, nessuno mi ha più divorata. E ora questo sconosciuto vuole me... sospirai. Le dita superarono il costume introducendoci agitate. “Come immaginavo” ghignò mettendo la lingua tra i denti, proprio alla Gabriel! “Cosa?” il cuore mi sembrò fermarsi, che fosse rimasto deluso? Magari perché non sono depilata?
“Sei molto bagnata, lo adoro in una donna e tu mi hai dato subito l’impressione di un tipino che si bagna con facilità” tirò fuori il dito e se lo portò alla bocca succhiandolo. Questo contribuii ad accendermi. Avevo voglia della sua bocca, e delle sue mani! Ma anche del... come se mi avesse letto nel pensiero Lorenzo iniziò a spogliarsi. Ci mise pressoché un attimo: tolto costume e  maglietta mi si parò davanti mostrandomi in tutta la sua brutale bellezza, l’erezione che spingeva in alto. Il secondo uomo nudo che vedevo in vita mia. Scorgendomi così stupita, sorrise. “Tutto ok?”
“Diciamo” tirai su con il naso pensando che quel pene non avesse niente da invidiare all’asta pazzesca di Gabriel, altrettanto lungo e robusto. Una lanugine scura gli partiva dal centro del petto fino al pube. Non c’erano però rotolini mordicchiosi essendo molto ben allenato, gli addominali si potevano contare.
“Hai la tartaruga”
“E ci tengo anche!” fu sfrontato.
“Però un po’ di pancia in un uomo non mi dispiace” ammisi mentre lui tornava a sdraiarsi al mio fianco.
“Allora mi lascerò andare a tavola, oggi abbiamo già iniziato, no?”
Feci di sì con la testa mentre lui iniziava a togliermi prima il caftano poi il sopra del costume.
“Hai dei seni meravigliosi. I capezzoli due chiodi” mi guardò con lussuria. Si sporse per accarezzarne uno con le dita e poi fare cerchi intorno ad esso. Mi sfuggì un gemito che lo spinse a proseguire la tortura. “Sei una favola Alessandra” così dicendo si chinò a baciarmi i capelli, la fronte, il naso per poi leccarmi le labbra prima di introdursi con la lingua. Disegnò diverse pennellate sul mio palato facendomi sentire la sua irruenza, mentre le dita giocavano con i capezzoli. Ansiti e sospiri, risucchi e il rumore dei nostri corpi che si strusciavano, risuonavano nella stanza. “Sei desiderabile davvero piccola” mi disse guardandomi colmo di desiderio. Mi scappò un sorriso ebete e poi lo osservai scendere a dar manforte alle dita. Mi succhiò i due chiodi eretti uno per volta, poi si spostò al centro della pancia. “Sai di sale”
“Ma non ho nemmeno fatto il bagno oggi... ”
“Sciocchina, è l’aria”
Mi sentii una stupida ma l’insicurezza durò poco. Quando la bocca di Lorenzo raggiunse il mio monte di venere feci un lungo sospiro. Tirò giù il costume e in maniera irruente mi denudò del tutto. Mi ritrovai a gambe aperte sotto il suo sguardo ammaliato. “Sei una cosa pazzesca!” gli sfuggì. L’erezione sembrava tendersi ancora di più. Si piegò di nuovo tre le mie cosce. Come se mi avesse letto nel pensiero, infilò le dita tra la peluria.
“Adorabile”
“Davvero?” lo guardai stupita.
“Sì, mi fanno stare male da quanto mi piacciono le donne come te, nature! Per me è un’aberrazione la depilazione totale” si piegò per annusarmi. “Adoro il tuo odore, proprio perché sei come la natura ti ha fatta bambolina”
“Mazza che gusti!”
Lui non rispose e la sua mano continuò a mapparmi. Schiuse le grandi labbra con il pollice e il medio e osservò lubrico il clitoride sporgere luccicante. “Irresistibile” gli sfuggì prima di abbassarsi. Dapprima si limitò a baci rasenti rapidi tra l’ombelico e la fessura. Poi iniziò a tamburellare con la lingua il clitoride lasciandomi in balia del piacere. “Oh si, ancora!” ansimai.
“Bella Alessandra così tenera tra le mie braccia” smesso di parlare tornò ad occuparsi della mia patatina. Succhiò il nocciolo eretto fino a quando non iniziai ad ondeggiare i fianchi verso la sua bocca come in una danza antica. Questo diede a Lorenzo il là per iniziare a penetrarmi con due dita. “Sei pronta per ricevermi” disse lasciandomi un po’ interdetta.
“No, ora mi fai venire!” gli imposi spingendogli la testa semi rasata verso la mia vulva insoddisfatta. Sorridendo mi rispose: “Con piacere, non vedo l’ora di sentire le tue contrazioni nella mia bocca” a quelle parole avvampai, nemmeno Gabriel era così schietto e per via delle diverse lingue c’era meno feeling. E il piacere che provai con Lorenzo non fu da meno rispetto al primo orgasmo con Gabriel, anzi... libera dai tabù e consapevole di quello che mi stava succedendo, mi lasciai andare completamente in balia della bocca esperta. Venni con un grido acuto. Lorenzo non smise di limonare con la mia femminilità nemmeno dopo che le contrazioni si furono placate del tutto. “Smetti, ho fastidio” mi lagnai sorridendo però.
“Non mi stancherei mai di mangiarti” ammise riemergendo. Un minuto dopo era tra le mie cosce, armeggiando con il suo pene verso l’apertura di nuovo gronda e pronta per accogliere.
“Ma che fai?”
“Secondo te? Voglio farti godere e godere insieme a te”
Ero esterrefatta e pure arrabbiata: “Senza preservativo no!” sbiancai all’idea. Già essere là era pericoloso, che sarebbe stato di me se fossi rimasta incinta o avessi preso HIV?
“Tesoro non ti preoccupare, starò attento” la sua voce suadente ebbe il potere di calmarmi. “Ma se vuoi facciamo da dietro” mi propose.
“Non l’ho mai fatto” ripensai a Gabriel, stranamente non me lo aveva proposto, e forse io avrei voluto, probabilmente avrei pure accettato. Lorenzo sia accorse che ero distratta:
“Bambolina sei con me?”
“Sì ma...”
“Tranquilla, non ho intenzione di farcirti come il tacchino del ringraziamento” sorrise ludico.
“Finiscila” ma lo dissi con poca enfasi. Le sue dita che sforbiciavano dentro di me mi stavano facendo di nuovo perdere il controllo. “Ancora” mi sfuggì dopo un colpo particolarmente profondo.
“Dimmi che mi vuoi, che vuoi che ti entro dentro”
“Ti voglio ti voglio!” gemetti. Lorenzo non se lo fece ripetere, in piedi fuori dal letto, si appoggiò le mie cosce tese sul torace. Il sesso turgido trovò la fenditura, vi entrò e facilitato dal fatto che ero bagnatissima si assestò per bene proprio come un’ascia nella fondina. Il piacere che provai fu immediato tanto che dopo dieci affondi stavo già per venire.
“Di più, più veloce!” lo implorai.
“Sei così stretta” mi disse mentre sudava copiosamente. Io mossi il bacino verso il suo per assecondare le spinte. Dopo essermi irrigidita alzai i fianchi e lui li afferrò così da lasciarmi a mezz’aria, a circa venti centimetri dal letto. “Sto venendo!” blaterai in un grido.
“Sei una favola” mi disse lui godendosi il massaggio ritmico del mio orgasmo. Annientata dal piacere mi lasciai andare sul letto. Le mie gambe ancora rigide e i piedi a martello. Lui uscì un attimo per baciarmi un piede, solleticando la pianta. “Sei una tigre piccola Alessandra, ma questo è solo l’inizio” mi promise tornando ad affondare in me. Salì anche lui sul letto e mi mise di fianco, lui davanti a me. Attorcigliai le gambe attorno alla sua vita e fu questa volta più lungo e più dolce. Ci guadavamo negli occhi e lui continuava a dirmi quanto stava bene dentro di me, che non avrebbe voluto essere da nessuna parte. Io non dicevo niente convinta che avrei dovuto sgattaiolare via e non godermi un altro orgasmo che si avvicinò di lì a poco. “Stai di nuovo venendo vero?” sfiorò le labbra con le mie. Gemendo ammisi che ci aveva preso.
“Non devi vergognarti, è naturale. Quanto tempo era che...”
“Tre mesi”
“E ti stupisci?” dopo un colpo particolarmente violento, venni urlando frasi sconnesse. Lui mi scosse stringendomi i fianchi e poco dopo uscì da me per riversarmi il seme sulla pancia.
“Assolutamente fantastico” commentò per poi riempirmi la faccia di piccoli baci.
“Ora devo andare” scappai in bagno per rinfrescarmi.
“Fatti una doccia se vuoi”
“La farò da me. Abito a poi passi da qui” sperai di essere capace di tornare a casa. Dopo quel trattamento non mi sarei stupida di perdermi. Trovai il kaftano e il reggipetto. Ma il sotto del costume non lo vedevo da nessuna parte. “Scusa Lorenzo” chiesi imbarazzata. “Hai visto il sotto del mio costume?”
Lui ghignò furbo. “Non lo troverai, mi piace conservare l’intimo delle donne che mi interessano particolarmente”
Lo guardai con disprezzo: “Trofei?”
“Forse, ma solo nel caso le perdessi di vista” questa risposta non mi convinse e insistetti di ridarmi il costume, anche perché come potevo andare in giro tutta nuda?
“Ok promettimi che tornerai da me e che la prossima volta mi regalerai le tue mutandine bagnate e io ti dico dove è il costume” io voltai la testa dall’altra parte. Non cederò al ricatto, pensai mentre prendevo la via della porta. “Tienilo pure e spero ti sia utile per...” trattenni la frase volgare che avrei voluto dire. Per farti le seghe. E scappai via dalla mansarda.
Una volta in strada tremai dal freddo e dalla paura. Si era fatta un’arietta quasi gelida e io mi sentivo più nuda che mai. Cosa avrei detto a mia madre del fatto che ero stata fuori tutto il pomeriggio? E del costume perso? Una volta a casa fui accolta da urla e imprecazioni. Risposi con frasi rabbiose per poi andarmi a chiudere in bagno. Delusa e amareggiata per quanto accaduto, pensai che il lavoro di Mena veniva a proposito. Dovevo non solo allontanarmi dai miei ma pure da quel poco di buono, playboy da strapazzo di Lorenzo. Eppure, mentre mi lavavo tra le gambe, la mia vagina ancora dolorante e accaldata, mi ricordò il piacere immenso provato sotto il corpo possente del salernitano fascinoso.

Rome meine Liebe


Titolo: Roma, meine Liebe
Autore: Lipsia Love
Paring: Alessandra, Gabriel Merz,
Rating: NC 17
WARRING: sesso anche senza protezione,
Genere: erotico, romantico

Dopo mesi di telefonate, mail e contatti con l’agenzia ero riuscita nel mio scopo: avere Gabriel Merz, mio attore preferito e volto della copertina di Lezioni di tango a Roma in occasione della presentazione. Quella sera, in attesa del suo arrivo, non stavo nella pelle. Ancora pochi minuti e l’avrei incontrato. Lo avevo chiamato in albergo per definire i dettagli, poi un’auto era andata a prenderlo. Giusi ed io lo avremmo visto direttamente al locale: un ristorante argentino nel centro della città. Per l’occasione avevo scelto con estrema cura il mio look: un top blu scuro con una leggera scollatura e una gonnellina azzurra con dei fiorellini. Un velo di trucco e i capelli ricci sciolti sulle spalle. Giusi mi venne a prendere a casa e insieme ci recammo fino al Caffè corrientes, un ristorante argentino nella zona di Monteverde. Anche lei era molto elegante, camicia bianca e pantaloni beige. Parcheggiare fu un’impresa ma alla fine un posticino per l’auto venne fuori e  tremanti per l’eccitazione ci avviammo verso il ristorante. Io ero particolarmente nervosa, le mani mi sudavano e una leggera nausea cominciava a farsi strada. Neanche riuscivo a capacitarmi del mio stato. Finalmente la Mercedes fece la sua apparizione in fondo alla strada e io strinsi il braccio di Giusi “Spero di non vomitare quando lo vedo”
“Non sarà peggio di quando abbiamo visto Gede!” replicò lei con un sorriso “Stavo per collassare, ricordi?”
“Ricordo, per questo ho paura!” deglutii.
Quando l’enorme auto nera si fermò davanti all’entrata e ne uscì, lui, Gabriel Merz, il mio cuore si fermò per un istante. Era di una bellezza devastante, con i ricci ribelli, due occhi scuri e le labbra leggermente imbronciate. Lo fasciava una maglietta rossa a maniche lunghe e dei jeans intrappolavano le gambe sode. Mi lasciai sfuggire un gemito e strinsi più forte il braccio di Giusi, la quale taceva. Entrambe non riuscivamo a staccargli gli occhi di dosso. Il suo sguardo si posò su di noi e dalla sua espressione, compresi che ci aveva riconosciuto. Probabilmente dalle foto su facebook.
Sorridendo si avvicinò e io mi affrettai a stringergli la mano “Sera Gabriel, benvenuto a Roma” lo salutai in inglese.
Lui rispose al sorriso e mi attirò in un abbraccio baciandomi su entrambe le guance “Alexandra, piacere di conoscerti”
Nel sentirgli pronunciare il mio nome, avvampai talmente che non riuscii a replicare.
“Ciao, Gabriel” intervenne Giusi stringendolo a sua volta.
“Tu devi essere Giusi” mormorò guardandola negli occhi.
Lei annuì “Siamo felici di averti qui”
“Grazie per avermi invitato” lo sguardo si posò su di me e sentii le gambe tremare.
Nell’entrare nel ristorante lui mi poggiò una mano dietro la schiena sfiorandola. Provai un brivido di piacere, la sua mano era terribilmente calda. Accorgendosi di quel gesto, Giusi mi lanciò un’occhiata complice.
Una musica romantica ci accolse avvolgendoci. Il locale era molto caratteristico con archi in mattoni e pareti con pietre a secco. Su ogni tavolo, sistemato in modo che tutti i presenti potessero seguire la presentazione, una candela. Il luogo si presetava soprattutto per una cenetta a due. Fantasticai immediatamente di poterci tornare da sola con Gabriel.
Non essendo ancora arrivato nessuno, ne approfittammo per fare due chiacchiere con il nostro ospite. Lui sembrava molto a suo agio in quell’ambiente e io ne ero completamente affascinata. I suoi occhi scuri cercavano spesso i miei.
Nonostante l’ostacolo della lingua a volte rendesse difficile la comunicazione, la conversazione fu molto piacevole e Gabriel si dimostrò molto simpatico, dolce ed anche estremamente disponibile. Ci chiese anche di insegnargli qualche frase della nostra lingua e quando la sala cominciò a riempirsi, Giusi si allontanò lasciandomi da sola con il bel tedesco.
Imbarazzata dalla sua vicinanza, mi guardai intorno nella speranza di vederla tornare. Gabriel si sporse verso di me: “Finalmente ci conosciamo!”
“Non ne vedevo l’ora” gli confessai candidamente. “Sai, per noi sei una continua fonte d’ispirazione”
“Davvero?” scoppiò a ridere “Sono così interessante?” appoggiò la mano sullo schienale della mia sedia, accarezzandomi i ricci.
“Può sembrare sciocco, ma per quasi tutto quello che scriviamo prendiamo come modelli te e Marco Girnth o i vostri personaggi di Soko”
Gli occhi brillarono “Sarei curioso di leggere qualcosa, allora”
“Meglio di no!” arrossii violentemente.
“Perché?” il viso fu ad un soffio dal mio.
“Mi vergogno, ma mi piacerebbe darti una copia di tango” mi morsi un labbro “peccato che tu non conosca l’italiano”
“Già, un vero peccato” le dita risalirono ad accarezzarmi la nuca “ma potresti insegnarmelo tu”
In quel momento Giusi tornò per avvertirmi che la presentazione stava per cominciare ed io scattai in piedi seguendola. Nonostante cercassi di concentrarmi sulle parole del relatore, il mio pensiero andava a Gabriel, il quale continuava a mantenere il suo sguardo su di me fino a quando non fu chiamato sul palco. Prese il microfono e in un perfetto inglese si presentò ringraziando entrambe per l’opportunità che gli avevamo fornito di esssere parte del nostro progetto e di partecipare a quell’evento così importante. La presentazione durò per più di un’ora e dopo aver parlato entrambe di Lezioni di tango e di progetti futuri, le luci si oscurarono per lasciare il palco a un’esibizione di tango.
La musica e i movimenti dei due ballerini erano talmente coinvolgenti che non riuscii a staccare gli occhi dalla coppia che volteggiava, fino a quando Giusi non si sporse verso di me: “Hai fatto colpo, cicci”
“Come?” l’oscurità della sala celò il mio rossore.
“Gabri è cotto, ma non lo vedi come ti guarda?”
“Figurati” replicai scettica, ma avevo notato i suoi approcci.
“Fidati, il nostro tedescone vorrebbe stare da solo con te” ridacchiò felice “approfittane!”
“Ora Gabriel Merz si interessa a me” borbottai lanciando una fugace occhiata al nostro ospite, il quale seguiva con mal celato interesse il nostro confabulare. Sembrava quasi sapesse che stavamo parlando di lui.
“Gabriel ti mangia con gli occhi”
“Sì, come no” borbottai.
Al termine della rappresentazione, fu servita una cena tradizionale argentina, della quale Gabriel apprezzò particolarmente la grigliata mista, un tortino ripieno al cioccolato e un vino Piedra Negra. La sua vicinanza e i continui sfioramenti fecero sì che mi si chiudesse lo stomaco. Per il nervosismo cominciai a blaterare senza sosta sui monumenti che avrebbe dovuto visitare durante il suo soggiorno nella capitale. Spiazzandomi, Gabriel mi fissò e con la sua voce profonda e sensuale mi chiese: “Sarai tu a mostrarmi Roma?”
“Certo, ne sarà felice” rispose Giusi al mio posto “ha studiato Arte, sarà la tua guida!”
La fissai fulminandola, ma lei fece finta di niente “Ti mostrerà tutte le sue bellezze”
A quel punto Gabriel, senza staccare gli occhi dai miei replicò “Ne ho già due davanti”
La mia reazione fu di panico più totale. Non ero di certo preparata ad una simile frase. Giusi gongolava, mentre io ero terrorizzata, non mi sarei mai aspettata di fare così colpo su di lui. Certo, ci speravo, ma erano solo sogni.
Imporvvisamente Giusi si alzò “Io devo andare. Mauri sarà sul piede di guerra!”
“Okay” mi alzai a mia volta. “E lui? Mica possiamo lasciarlo qui!”
“Ha la sua Mercedes. Se vuoi accompagnarlo in albergo…”
“E poi, come torno a casa?”
Gabriel si alzò a sua volta, appoggiandomi poi una mano dietro la schiena.
“Problemi?” domandò il tedesco.
“No, nessun problema” rispose lei prontamente.
“Andiamo in albergo?” propose lui con fare malandrino. “È ancora presto!”
“Io non posso!” disse la mia amica prontamente “Devo tornare, ma Ale sarà felice di venire con te”
“Da sola?” strabuzzai gli occhi. Ero troppo intimidita anche solo per considerare l’ipotesi di restare da sola con lui. Per giunta nella sua camera.
Il volto di Gabriel s’illuminò e un sorriso apparve sulle labbra carnose.
“Osa, Ale!” mormorò Giusi.
“Eh? Sei matta? Come ci torno a casa dopo?”
“Sono sicura che Gabriel avrà un posticino per te, questa notte” mi strizzò l’occhio.
“Sì, certo”
“Non vuoi passare la notte con l’uomo dei tuoi sogni?” per impedire a Gabriel di sentire, abbassò il tono.
Non sapendo cosa replicare, restai a bocca aperta  “Io…” balbettai in preda al panico.
Gabriel mi circondò la vita con un braccio e mi sussurrò qualcosa in inglese.
“Non fare la cretina!” insistette Giusi.
“Non posso non tornare! Mio fratello come minimo lo spiffera a mia madre!”
“Che stronzo se lo fa”
“Ma lo sai che lo farà! Cazzo, che situazione di merda”
“Digli che dormi da me!”
“Dici che se la beve?”
“Sti cazzi, cicci! Devi vivere la tua vita, non pensare a loro!”
“Okay” la salutai abbracciandola.
Dopo che Giusi fu andata via, salii sulla Mercedes di Gabriel e cercai di lasciarmi andare, di non sembrare troppo tesa e sprovveduta. Mandai un messaggio a mio fratello per avvertirlo che avrei dormito da Giusi, poi mi voltai verso Gabriel.
Lui mi fissava, giocando con un mio riccio ribelle. “Non sei felice di stare con me?”
“Certo, ma non pensavo che…” balbettai, in quel momento tutta la mia conoscenza dell’inglese andò a farsi benedire. Non ricordavo neanche una parola.
“Cosa?” il suo alito caldo mi sfiorò il volto.
“Che sarei finita qui con te” balbettai.
Lui sorrise facendomi totalmente sciogliere. Benchè non perfetto, il suo sorriso era talmente sensuale da disarmarmi.
“Ti seguo da anni, sono una tua fan e non avrei mai pensato di conoscerti, figuriamoci venire in albergo con te”
“Forse era destino. Da quando mi hai chiesto la foto desideravo conoscerti e ora che ti vedo di persona…” mi accarezzò una guancia. Tremai sotto il suo tocco e lui continuò “Mi pento di non averlo fatto prima”
“Vivi in Germania e poi, eri fidanzato” mi sfuggì. Mi maledii mentalmente per avergli ricordato la sua relazione precedente. “Scusa”
“E di cosa?” mi prese il mento con due dita e avvicinò il viso al mio. Le labbra s’incontrarono. Fu come se mi avesse colpito un fulmine. Una scarica mi attraversò la schiena e il cuore fece un balzo tanto che ringraziai d’essere seduta. Mi lasciai sfuggire un lamento e lui ne approfittò per spingersi all’interno della bocca socchiusa e approfondire il bacio. Gli strinsi il braccio e lui mi pressò leggermente contro il sedile.
Assaporai fino in fondo il suo gusto misto a quello del vino e mi lasciai andare a quello che era decisamente il bacio più bello e coinvolgente che avessi mai dato. La mano scivolò lungo il corpo, sollevando la gonna fino alla coscia. Accarezzò la pelle liscia, senza avventurarsi oltre.
Solo il bisogno di respirare ci costrinse a staccarci. Gabriel mi scostò una ciocca dalla fronte e guardandomi con i suoi grandi occhi scuri, tornò a lambire le labbra con le sue.
Lo sentii mormorare qualcosa in tedesco, ma la sua vicinanza mi rendeva difficile anche ragionare.
In quel momento l’auto si fermò. Conclusi che dovevamo essere arrivati in albergo. Lui aprì la portiera e scesi seguita da Gabriel, ma prima che potessi raggiungere le porte girevoli mi attirò  a sé “Aspetta!”
Sbattei contro il suo petto muscoloso. Toccai con mano quanto fosse massiccio e ricordai le volte che lo avevo visto a torso nudo in televisione o sul computer. Non ci credo che sto per vederlo dal vivo.
Sorrisi ebete. “Resta con me, stanotte!” negli occhi una passione bruciante.
In quel momento non avrei potuto dirgli di no neanche se avessi voluto. Annuii e lui trionfante mi circondò la vita con un braccio.


Qualche minuto più tardi varcammo la soglia della sua suite all’hotel Duca l’Alba. Si chiuse la porta alle spalle e mi spinse contro la parete intrappolando le labbra in un bacio ardente. Afferrato il volto con le mani, risposi con altrettanto trasporto. Sentivo che non sarei potuta essere più felice come in quel momento. Ero con l’uomo dei miei sogni e lui desiderava trascorrere la serata con me.  Dopo esserci sbaciucchiati per qualche secondo, Gabriel mi lasciò andare, per dirigersi verso il piccolo frigo. Stordita barcollai, ma riuscii a restare in piedi. Guardandomi intorno mi mossi verso il letto matrimoniale. Accarezzai distrattamente il copriletto blu scuro con dei piccoli rombi dorati, poi mi avvicinai alla finestra, il panorama era da mozzare il fiato: il Colosseo illuminato si ergeva in tutta la sua imponenza.
“Bellissimo” aprii la porta a vetri ed uscii sul terrazzino.
Mi raggiunse, in mano una bottiglia di Champagne e due calici “Tu sei bellissima!” mormorò in italiano.
“Se ti va domani ci andiamo. voglio farti visitare il Colosseo di notte, è magico”
“Mi sembra stupendo! Entriamo, fa un po’ freddo” la sua voce sensuale mi rimescolò dentro.
Arrossendo lo seguì all’interno della camera.
“Perché arrossisci?” appoggiato il tutto sul tavolino al centro della stanza, mi alzò il volto con il palmo. “Nessuno ti ha mai detto che sei bellissima?”
“Non di recente”
“Questi italiani sono davvero ciechi” con il pollice massaggiò la guancia, poi si abbassò a stappare la bottiglia.
“Cazzo” mormorai in preda al panico. Respirando profondamente cercai di calmarmi. Il cuore batteva come un pazzo, le mani sudavano e mi sentivo come se dovessi svenire da un momento all’altro. Mi maledii per aver accettato di commettere quella follia. Non avevo alcuna esperienza ed ero andata ad impelagarmi con uno che aveva avuto di certo decine di amanti. Ero ancora immersa nei miei dubbi quando Gabriel mi porse un calice.
“Grazie” arrosssii allungando la mano, le dita si sfiorarono.
“Un brindisi” propose sorridendo.
“A Lezioni di tango”
“A noi” aggiunse senza smettere di guardarmi.
Il vetro tintinnò e io bevvi tutto d’un fiato, un po’ per darmi coraggio e un po’ anche perché ero terribilmente accaldata. Lasciai il bicchiere sul tavolino.
“Sei diversa dalle ragazze che ho conosciuto”
“Non capisco” aggrottai la fronte.
“Sei timida, riservata e non cerchi di…” si bloccò.
“Sedurti?” compresi finalmente quello che tentava di dirmi.
Gabriel annuì e io indietreggiai di un passo. Tentando di trovare le parole giuste, mi morsi il labbro inferiore.
“Che c’è? Non era un rimprovero, anzi” sorrise malizioso “non ti va di restare?”
“Vedi, io…” strinsi i pugni “non sono mai stata con un ragazzo” lo sputai tutto d’un fiato e chiusi gli occhi in attesa di una sua replica o quanto meno una risata. Ma non accadde nulla.
“Questa è una sorpresa” restò interdetto.
“Scusa, dovevo dirtelo subito invece di farti perdere tempo” feci per avviarmi verso la porta, ma lui mi bloccò “Non ho perso tempo. Tu mi piaci” mi confessò.
“Anche tu, da impazzire” cercai le sue labbra baciandole con ardore. Lo desideravo con tutta me stessa, ma il timore di non essere all’altezza delle aspettative mi bloccava.
Gabriel mi prese in braccio e senza smettere di baciarmi, mi portò sul letto. Una volta stesa sul copriletto di raso, lo attirai a me. Tornò a divorarmi le labbra e il suo odore naturale misto a quello di un leggero dopobarba, mi inbriò.
Si scostò solo il tempo necessario per sfilarmi il top che finì sul pavimento. La bocca si spostò sul collo scendendo verso il seno coperto dal push up nero. Con le dita cincischiò con il gancetto fino a quando non riuscì ad aprirlo. Titillò i capezzoli con i pollici.
“Ti piace, meine kleine?”
“Non ti fermare, Gabriel” lo incitai, le sue mani calde mi stavano facendo impazzire.
Sorrise maligno. Lasciò scivolare i polpastrelli verso il ventre liscio, percorrendo gli addominali appena pronunciati. “Sei uno splendore” Posò una scia di baci intorno all’ombelico, per poi risalire lungo i fianchi.
“Non è vero” negai, non mi ero mai considerata bella, ma sentirmelo dire da Gabriel Merz faceva uno strano effetto.
“Sì, lo sei”
“Sei troppo vestito”
“Spogliami!” ordinò fissandomi con occhi di brace.
Impacciata gli tolsi la maglia che finì ammonticchiata accanto agli altri indumenti. Osservai il petto villoso, la scia di peluria che spariva all’interno dei jeans e le braccia muscolose. Desiderai stringermi a lui, lasciare che mi coccolasse. Mi spinsi contro di lui e gli circondai le spalle con le braccia, affondando il viso nel suo collo. Inspirai il suo profumo e pressandomi contro il suo torace maschio strofinai il naso contro la sua pelle. “Sei così maschio, Gabri” Gli tempestai la gola di baci, poi mi bloccai.
Avvertii le sue braccia intorno alla vita “Tutto bene?”
“Sì, mi sto solo godendo il tuo corpo” sussurrai lambendogli il lobo con le labbra.
“Sei dolce. Non ho mai conosciuto una ragazza come te” le mani affondarono nei miei capelli.
“Facciamo l’amore, Gabriel!”
Lui rise “Mi sembra che siamo a buon punto”
Ci guardammo. Le bocche ad un niente. Mi sporsi a baciarlo, ubriacandomi del suo sapore.
Gabriel mi spinse nuovamente supina, schiacciandomi contro il materasso. Si mosse su di me, facendomi avvertire la sua eccitazione. Le sue dita s’insinuarono sotto la gonna, solleticandomi attraverso la biancheria. “Ich will dich” * sussurrò ansimante.
“Prendimi” lo accolsi tra le gambe, ma lui si scostò per sbottonare i jeans.
Li calò velocemente scalciandoli via, poi fece lo stesso con i boxer bianchi dal bordo firmato Armani.
Osservai il suo corpo tornito, gli addominali scolpiti. Lo trovai in splendida forma, ancora più bello di come appariva nei video.
“Rilassati, gattina” ghignando abbassò la gonna. Mi copriva solo un paio di slip.
Gabriel partì dalla caviglia ricoprendola di piccoli baci, poi risalì lungo il polpaccio. Mordicchiò la pelle raggiungendo il ginocchio. Lo leccò con la punta della lingua e proseguì lambendo l’interno coscia. Quando si trovò con il viso all’altezza della mia femminilità ormai irrimediabilmente bagnata, trattenni il respiro nell’attesa. Volevo sentire la sua bocca talentuosa su di me.
Mi sfiorò con il pollice attraverso il tessuto, poi appoggiò le labbra stuzzicandomi giusto il tempo necessario per farmi supplicare di darmi di più. Bramavo il suo tocco.
Sfilò le mutandine, ma invece di lasciarle cadere sul pavimento, le infilò nella tasca dei jeans. Quel gesto contribuì ad aumentare la mia eccitazione. Gli lanciai uno sguardo colmo di desiderio e lui cacciò la lingua tra i denti.
Ridendo allargai le gambe per consentirgli un maggiore accesso. Finalmente dopo essersi limitato a carezzare il clitoride, cominciò a stimolarlo con la bocca. Catturò tra le labbra il centro del mio piacere, tirandolo. Lo assaporò come una fragola matura, succhiandolo e leccandolo. In preda agli spasmi, mi contorsi sotto di lui. Quando una vampata mi investì, il piacere si propagò fino al cervello staccando la spina e impedendomi di ragionare lucidamente. Non esistevano altro che Gabriel e la sua bocca. I gemiti incontrollati lo incitarono a continuare. Inarcai la schiena e buttai la testa all’indietro. Il godimento era immenso, anche oltre le mie aspettative. Pronunciai senza sosta il suo nome e quando l’orgasmo mi travolse, arricciai le dita dei piedi tanto che per qualche secondo non riuscii a muovermi. Gabriel si dissetò del mio nettare fino a quando ne fu ebbro. Cercando di riprendermi, ansimai. Le gambe mi dolevano e quando Gabriel sfiorò il pezzettino di carne gonfio urlai.
Risalì verso la mia bocca, la baciò solleticandola con la punta della lingua. “Hai un buon sapore”
“È stato…” boccheggiai “grandioso”
Gabriel ghignò e io allungai la mano verso il suo pene ormai semi eretto.
Il tedesco era eccitato e restai impressionata dalle dimensioni. Deglutii e cominciai a muovere le dita strappandogli un gemito dopo l’altro.
“Alexandra”sospirò chiudendo gli occhi, il naso mi sfiorò una guancia. I suoi gemiti mi infiammarono spingendomi ad osare di più
Lo spinsi con la schiena contro il lenzuolo e gli sedetti in grembo. Abbassai la testa, i capelli gli solleticarono il petto. Lambii la pelle sudata con le labbra, gustandone il sapore salato. Risalii verso i peli. Il suo corpo era bellissimo, massiccio e muscoloso. Le dita mapparono il ventre, strizzando un lembo di carne. Lui si agitò sotto di me e io insistetti. Da sempre desideravo farlo. In quel momento mi venne in mente Giusi e quando le avrei detto della notte trascorsa con Gabriel. Un sorrisetto mi illuminò il viso.
Mi accarezzò i capelli “Sei raggiante, piccola. Voglio vederti sempre così!”
“Sono felice di fare questa esperienza con te” confessai solleticando il ventre con le labbra.
Percorse la mia colonna vertebrale con i polpastrelli, raggiungendo le natiche. “Sarò il tuo insegnante. Puoi chiedermi tutto”
“Fermo, non distrarmi” lo rimproverai quando mi stimolò la fessura.
Invece di fermarsi, aumentò il tocco e io cominciai a gemere sommessamente “Non è valido. Ora tocca a me”
Portandomi una mano dietro la nuca, mi spinse verso il basso, fino a quando non mi trovai all’altezza della sua asta. Titubante, lo sfiorai, passando prima un dito sul prepuzio e poi tracciando tutta la lunghezza. Alzai lo sguardo verso di lui e sorridendo lo sferzai con una leccata decisa.
“Scheisse” mormorò quando ripetei l’operazione.
“Vado bene?”
“Sì, continua!” incitò “Appoggia la bocca, spingilo dentro”
Obbedii, facendolo scivolare tra le labbra. Lo accolsi e cominciai a ciucciare fino a quando non lo sentii aumentare di volume, diventare sempre più grosso. Non fu disgustoso come temevo. Mi piacque, ma soprattutto mi piaceva perché si trattava di Gabriel.
“Ti piace?” Alzai lo sguardo.
“Ne dubiti?” Gabriel era rosso in viso, la bocca socchiusa e gli occhi lucidi “Vieni qui” mi attirò a sé e pressandomi contro il materasso, ribaltò le posizioni. “Ci sai fare, gattina” s’insinuò tra le gambe.
Tornò a cercarmi la bocca, a divorarmi. Mi lasciai sfuggire un lamento e per avvicinarlo a me, gli circondai le spalle con le braccia.
“Fammi tua!” mi mossi sotto di lui. “Ce l’hai il…?” mi vergognavo a chiedergli di usare il preservativo, ma per un attimo il buo senso prevalse sull’istinto.
“Certo che ne ho, bambolina” si districò dal mio abbraccio e si sporse dal letto. Arraffati i jeans cercò nelle tasche. “Non preoccuparti”
Lo attesi mentre indossava il profilattico, accogliendolo poi di nuovo tra le mie braccia. “Quando ti voglio, Gabriel”
“Ti farò impazzire di piacere, Alexandra”
“Mi piace quando dici il mio nome con quel tuo accento sexy” cercai ancora le labbra carnose. Le solleticai con le mie “tu sei sexy”
“A me piacciono le donne come te, semplici e terribilmente dolci” mi accarezzò una guancia, scendendo verso il mento.
Gli presi la mano e baciai un dito alla volta. Se penso a quante volte ho fantasticato sulle sue dita.
“Sei pronta per me?” mi scrutò nel timore di leggere nei miei occhi un qualche ripensamento, ma io non ne avevo. Non avrei mai potuto averne, non dopo tutto quello che era accaduto tra noi.
“Sempre, ma…” balbettai “fai piano” allargai le gambe per permettergli di infilarsi in mezzo.
“Non temere” mi rivolse un sorriso dolcissimo che contribuì a calmarmi.
Dolcemente si spinse in me. Il dolore esplose rendendomi pressocché impossibile godermi il momento. “Fermati!” poggiai le mani sul suo petto. “Fa troppo male”
“Vedrai che ora passa, tesoro” si bloccò riempiendomi il volto di piccoli baci. Mi sussurrò qualcosa nell’orecchio. “dura solo per un attimo, poi ti piacerà da matti”
“Lo spero perché per adesso, non è granchè” ironizzai, ma ero seriamente preoccupata.
Continuando a parlarmi, Gabriel tornò a muoversi entrando sempre più in profondità. “Sei splendida, piccola”
“Gabriel” ansimai allacciando gli occhi ai suoi. “adoro la tua voce, ma soprattutto adoro il tuo corpo” gli circondai le spalle muscolose con le braccia per attirarlo più vicino. Ero così eccitata che ben presto il dolore si attenunò fino a sparire del tutto.
“Ancora! È stupendo!” le mie mani scesero ad agguantargli le natiche sode. Lo supplicai di continuare, di non fermarsi.
I colpi si susseguirono duri e potenti. Lo sentii implacabile dentro di me, tanto che in pochi istanti, Gabriel mi portò al picco, ma continuò a muoversi fino a quando le contrazioni non si esaurirono.
Il sudore gli imperlava il petto. Desiderai affondare il viso nei suoi peli, assaporare il gusto maschio della sua pelle madida. “Oh, signore, sei un dio del sesso”
“Cavalcami!” negli occhi un lampo di lussuria.
Desiderosa di sperimentare tutto, annuii districandolo dalla mia stretta. Gabriel si stese trascinandomi su di sé. Gli sedetti in grembo e quando fui pronta, mi mossi con estrema lentezza. “Ti sento così bene. Riempimi tutta” mormorai abbassandomi a cercare le sue labbra. Catturai il labbro inferiore tra i denti e lo tirai leggermente, spostandomi sul collo. Proseguii verso il torace villoso. Mentre la lingua vezzeggiava in lungo e largo, gustandone golosa il sapore “Il mio torello”
“Il tuo toro ora ti monterà per bene!” Gabriel mi afferrò per la vita e dopo avermi fatto stendere su un fianco si posizionò alle mie spalle “Voglio proprio mostrarti tutto” Scostati i capelli umidi, affondò il volto nel mio collo. “Sperimentare ogni cosa”
“Non vedo l’ora”
“Che birichina. Mi piace in una donna”
“Sono felice di avere aspettato. Adoro fare l’amore con te, è perfetto” confessai con estrema sincerità.
“Tesorino, l’amore si fa in due” solleticò la pelle con il naso, “Siamo in sintonia, due parti di una mela” Sentendolo nuovamente dentro di me, mi lasciai andare a dei gemiti incontrollati. “Non ti fermare! Più forte!” piegai la testa di lato per dargli maggiore accesso. Con la punta della lingua leccò la pelle umida, spostandosi verso la nuca “Sai di agrumi, mi fai impazzire”
“Bagnoschiuma al pompelmo” chiusi gli occhi “ma ora toccami, fammi godere!”
Gabriel percorse il mio corpo con i polpastrelli, sfiorando delicatamente il ventre “Così?”
“Più giù”
Le dita raggiunsero il monte di Venere, si soffermarono sulla peluria “E ora?”
“Fuochino” gemetti “non torturarmi”
Ridacchiando lasciò scivolare il medio nella mia femminilità ormai bagnata.
“Sì, di più”
“Siamo insaziabili” ogni colpo del suo pene toccava un punto erogeno tanto che ad un certo punto persi la ragione mormorando frasi senza senso.
Quando solleticò il nucleo del mio piacere con il pollice, mossi il bacino per incontrare il suo tocco.
“Voglio farti venire ancora e ancora”
“Mi porterai alla follia, Gabriel. Le tue carezze sono una droga, ne desidero sempre di più” agognavo a farlo durare il più a lungo possibile, ma sentivo imminente l’ennesimo orgasmo.
“Cazzo quanto sei sexy mentre vieni e la tua patatina si contrae” e aumentò la violenza delle spinte fino a quando il godimento non mi travolse come un tornado. “Bambolina” si spinse con forza un’ultima volta e con un gemito soffocato venne a sua volta.
Boccheggiante appoggiai la schiena contro il suo petto. Ero stremata, ma felice. Gabriel si portò alle labbra le dita impiastricciate succhiando i miei umori, poi uscì da me per sfilarsi il preservativo.
Indolenzita mi voltai a guardarlo, le sue labbra erano lucide, nella barba delle goccioline di sudore misto alla mia essenza. Mi sporsi a baciarla, spostandomi verso la bocca carnosa. Lambii la cicatrice che tanto mi aveva attratto fin dal primo momento in cui l’avevo notata in Lipsia, ma che era celata dalla peluria.
“Ti da un’aria da duro questa cicatrice” sussurrai percorrendola con la punta della lingua.
Lui mi attirò tra le braccia, intrecciando le gambe con le mie “Un duro dal cuore tenero. Quando incontro una ragazza come te divento il più inguaribile dei romantici.” Mi scostò un riccio dalla fronte.
“Davvero?” vezzeggiai il mento con il naso “Potrei anche perdere la testa per te, Gabriel e la cosa sarebbe davvero pericolosa”
“Perché? Sei una stalker psicopatica?” si finse spaventato.
“Scemo!” gli sferrai un buffetto sul petto “No, è che…” divenni improvvisamente triste “apparteniamo a due mondi opposti, tu sei un attore famoso, io…” in un attimo di sconforto mi strinsi a lui, circondandolo con le braccia. “scusami, sono una cretina. Dimentica che ho parlato”
“E con questo? Sono sempre un uomo, zuccherino” mi alzò il mento, il tono di voce divenne profondo “e poi, posso sempre tornare a trovarti o tu venire a Berlino” le bocche si unirono riaccendendo il desiderio.
Dopo avermi fatto stendere a pancia su, si lasciò scivolare lungo il mio corpo, lasciando una scia di piccoli baci e carezze. Ansimando, inarcai la schiena. Quell’uomo era davvero il sogno di ogni donna. Il piacere della partner sembrava il suo obiettivo primario e io ero più che felice di usufruire di quel trattamento privilegiato.
“Gabriel” mormorai quando ricominciò ad occuparsi del bottoncino roseo che al tocco delle sue labbra si schiuse come un bocciolo. “Mio dio”
“Adoro il tuo grilletto, sembra una ciliegia matura, pronta per essere colta e mangiata”
“Grilletto” ripetei trattenendo una risata “mi piace”
Lo catturò con le labbra tirandolo.
“Divorami!” lo supplicai
Lui obbedì affondando il volto tra le mie gambe e assaporandomi con solerzia. Succhiò, mentre con le dita si spingeva dentro e fuori. Artigliai il lenzuolo e buttando la testa indietro mi lasciai andare a gridolini di estasi. “Sei fantastico! Mangiami! Di più!” Lo incitai spalancando le cosce.
“Potrei anche annegare nel tuo nettare”. Sostituì le dita con la lingua penetrandomi.
“Sì, ancora!” l’estasi mi sommerse. Ero certa che l’indomani sarebbe stato faticoso perfino camminare dopo quel trattamento.
“Vieni, piccola!” insistette fino a quando non sentìì arrivare l’orgasmo. Incapace di bloccarmi, gridai.
La contrazione mi provocò un crampo nel polpaccio. “Dannazione!” imprecai.
Gabriel si leccò le labbra imbrattate, poi strofinò il naso contro la mia femminilità dolorante, ispirandone l’odore. Si spostò verso la coscia sfregando il mento contro la pelle liscia.
“Smettila” mi lamentai della sua barba “Pizzica!”
“Dimmi che non ti piace” continuò risalendo di nuovo verso il nocciolino gonfio.
Al tocco della sua barba ispida, gemetti. “Sei sadico”
“Mi piace che non sei depilata” passò il palmo sul monte di venere “sei più donna così”
“Credevo agli uomini non piacessero i peli” infilai le dita nei suoi ricci.
“A me piacciono” con i denti ne tirò un ciuffetto facendomi scattare.
“Ehi!” protestai
Lui si lasciò scappare una risata, poi tornò a tormentarmi con la sua bocca talentuosa tanto che  presto fu di nuovo pronta e bagnata per lui.
“Ancora non ne hai avuto abbastanza?” in realtà, non mi stavo lamentando. La sua prestanza e fantasia mi aveva contagiato talmente che gli chiesi di mostrarmi qualcosa di nuovo.
Negli occhi apparve una luce malandrina e compresi che aveva in mente una posizione particolarmente divertente.
“Vieni con me” si alzò dal letto, il pene era di nuovo sull’attenti. D’istinto mi leccai le labbra e lo seguii al centro della stanza. Dopo aver indossato il guanto protettivo, mi tirò su, mettendomi le mani sotto le ascelle.
“Mettimi le braccia intorno al collo” e io obbedii, mentre lui mi agguantava le natiche. “E le gambe, stringimele in vita”
Obbedii e quando mi abbassò sulla sua asta gemetti per la sorpresa. Aiutandomi con le braccia, mi mossi in modo da approfondire il più possibile la penetrazione. Volevo sentirlo tutto dentro.
“Adoro questa posizione” mi confessò premendomi contro di lui.
“Ce la fai a tenermi?” lo strinsi di più per paura di cadere, ma le braccia muscolose di Gabriel mi sorreggevano.
“Sei uno scricciolo, tesoro” cercò le labbra. Lo baciai carezzandogli la lingua con la mia. Indietreggiando mi pressò contro la parete. I colpi ricominciarono sempre più secchi e decisi. Mi stava letteralmente sgusciando come una noce.
“Gabriel, oh, sì” gli conficcai le unghie nella schiena “non ti fermare! Più forte” non riuscivo a pensare ad altro che a lui e a come la mia fantasia di come sarebbe stato fare l’amore con Gabriel, non si era neanche avvicinata alla realtà. Gabriel Merz era uno stallone da monta e io ero la sua giovenca.
Urlando il suo nome, raggiunsi l’apice. Un ultimo impatto tra i nostri colpi e anche Gabriel raggiunse l’orgasmo. Restammo immobili per un po’, ansimanti ed esausti, poi lui mi lasciò andare. Ma quando provai a stare in piedi non ci riuscii, le gambe mi vennero meno. Scivolai sul pavimento e Gabriel si accovacciò accanto a me. “Stai bene?” mi baciò la fronte sudata.
“Non mi sento più le gambe” appoggiai il viso sul suo petto.
“Ci credo” ridacchiò compiaciuto.” È stato fenomenale!”
“Ma è sempre così?” domandai perdendomi negli occhi scuri del mio amante.
“Tu che dici?” lambì le labbra con un piccolo bacio, poi mi prese in braccio per condurmi a letto.
Il mio sguardo cadde sull’orologio che aveva al polso: le 2 e mezzo. Ci avevamo dato dentro per quasi tre ore. Il tedesco scostò il copriletto e mi aiutò ad infilarmi sotto le lenzuola. Dopo essersi accoccolato accanto a me, mi accarezzò una spalla con i polpastrelli. Gli baciai il petto, giocherellando con un ciuffetto di peli per poi abbandonarmi ad un sonno ristoratore.
Il mattino seguente un raggio di sole mi colpì il viso disturbando un sogno bellissimo. Ero con Gabriel al Circeo e facevamo l’amore in riva al mare, al chiarore della luna. Sorridendo riaprii gli occhi. La schiena muscolosa di Gabriel occupava metà del letto, mentre le braccia erano sotto il cuscino. Dormiva sommessamente. Mi avvicinai sfiorandolo. Quasi non credevo che avevo trascorso la notte con lui. Solleticai la pelle con le labbra, spostandomi verso la spina dorsale. Lo sentii muoversi, così continuai il mio cammino fino a quando lui non ruotò il viso a guardarmi.  “Ben svegliata bambolina”
“Ciao”
“Non ti fermare”
Il mio stomaco brontolò.
“Hai fame tesoro?” si girò del tutto per poi attirarmi in una stretta.
“Da morire. Stanotte ho perso un paio di chili, sicuro”
“Ora ordino una bella colazione così recuperiamo le energie” mi prese la mano e portatosela alle labbra mi mordicchiò le dita.
“Gabri, tu sì che sai come coccolare una ragazza” sorrisi.
In quel momento il cellulare vibrò, era un sms di Giusi. Non lo lessi. Avevo intenzione di chiamarla più tardi per ragguagliarla sulla notte appena trascorsa. Non feci neanche in tempo ad appoggiare l’apparecchio sul comodino che la musica familiare di Lady Gaga si diffuse nella stanza. Sentii Gabriel scoppiare a ridere e lanciandogli un’occhiataccia, mi affrettai a rispondere, allontanandomi da lui. Era mio fratello. Lo liquidai con poche parole. Non volevo certo potesse capire con chi ero.
“Susse, komme hier*” mi richiamò.
Chiusa la comunicazione tornai dal mio tedescone, il quale dopo avermi chieso cosa volessi per colazione, chiamò il servizio in camera.
Quando arrivò il carrello, Gabriel prese il vassoio e lo portò a letto. C’era un po’ di tutto, compresa frutta fresca, panna e altre ghiottonerie.
“Ti tratti bene, tesoro” gli dissi sgraffignando uno spicchio d’arancia.
“Questo è il bello di essere delle star” mi strizzò l’occhio, poi si buttò sulla pancetta mangiando con le mani.
Lo osservai eccitata succhiarsi l’olio dalle dita e attaccare le uova strapazzate.
“Che c’è?” alzò la testa fissandomi interrogativo.
“Sei così arrapante”
Sorridendo maligno raccolse un po’ di panna montata e me la porse. La succhiai disegnando dei piccoli cerchi con la lingua. “Scheisse, meine Liebe” mormorò “Me lo fai rizzare”
“Vedo” l’erezione svettava poggiandosi sul ventre. Mi sporsi a incontrare le sue labbra unte. Lo baciai con ardore, pressandomi contro il suo torace. Senza staccarmi dalla sua bocca talentuosa, gli sedetti in grembo
“Alexandra” si spinse in me vigoroso. Muovendomi a prenderlo in profondità, lo abbracciai stretto. Affondai il volto nel suo collo e mormorai il suo nome fino a quando l’orgasmo non mi sommerse. Ormai sapeva che punti sfiorare per farmi godere. Gabriel alzò il bacino un’ultima volta, poi uscì da me e venendomi sulla pancia. Sgranai gli occhi. ero talmente presa dalla passione da non rendermi conto che non avevamo usato alcuna precauzione. Per fortuna, lui era un uomo prudente e attento ai bisogni altrui.
Il cellulare ruppe l’atmosfera ovattata. Sospirando, mi districai dalla sua stretta e per la prima volta da quando avevo varcato quella soglia, tornai alla realtà. Mi resi conto che era giunto il momento di tornare alla mia vita, alla routine di tutti i giorni e soprattutto di lasciare Gabriel.
Al solo pensiero avvertii una fitta al petto. Restai in piedi, accanto al letto, il cellulare stretto in mano e lo sguardo perso nel vuoto.
“Tutto bene?” domandò Gabriel raggiungendomi. Mi avvolse nel suo abbraccio al quale mi abbandonai. Lasciai che lui mi coccolasse poi ci rifugiammo nella doccia dove ricominciammo ad amarci.
Prima che lasciassi la suite, Gabriel mi tenne stretta a sé, poi mi sussurrò in italiano “Non ti dimenticherò e quando leggerò il tuo libro penserò a te”
Misi il broncio “Non mi va di andarmene” 
“Ci vediamo stasera? Una cenetta solo noi due in un ristorantino qui intorno”
“Non vedo l’ora” lo baciai con trasporto e quando fu il momento dell’arrivederci, gli lasciai scivolare in mano un bigliettino col mio numero.
Uscendo dall’albergo, mi voltai un’ultima volta a guardare la finestra della sua camera, poi mi avviai verso la fermata della metro.