lunedì 3 ottobre 2011

Estasi 1

Titolo: Estasi
Autore: Sokogirl
Paring: Alessandra, Gabriel Merz, Lorenzo
Rating: NC 17
WARRING: sesso anche senza protezione,
Genere:
erotico, romantico
Disclaimer: Estasi è il seguito di Rome meine Liebe di Lipsialove

Gabriel Merz indubbiamente mi mancava. Tornare alla grigia realtà di tutti ogni giorno, dopo la notte insieme al Duca d’Aosta, si rivelò un incubo. Ogni giorno pensavo a lui, al fatto che da star della tv tanto bramato, fosse diventato il mio amante, l’uomo che mi aveva sverginato, fatto donna. Come detto pocanzi pensavo a lui in continuazione, a volte era piacevole, il ricordo dei momenti d’estasi, le coccole, la sua infinta dolcezza e capacità di dare amore, altre invece tutte quelle immagini che riaffioravano erano come una tortura. Rispondevo continuamente male a mia madre e nemmeno sfogarmi con Giusi serviva a placare la nostalgia che avevo di lui. soprattutto perché, dopo qualche sms e messaggio su face, Gabriel Merz era sparito dalla mia vita. Erano passati tre mesi quando una mattina, precisamente la mattina del quindici Giugno, contrariamente al parere di mia madre decisi di andare al mare. Lei non voleva, pensava che qualche balordo mi avrebbe violentata e lasciata in mezzo alla spiaggia, manco fossimo in un’isola deserta e io una bambina da proteggere! Sospirai pensando che non c’era nemmeno la mia tanto protetta verginità da proteggere visto che dopo la notte d’amore l’avevo ampiamente persa, e ripersa, e ripersa, in tutti i modi possibili! Anche se c’erano momenti in cui mi ero pentita di aver accettato la corte di Gabriel, di essere salita con lui nella sua alcova, di averci fatto l’amore perché poi mi ero ritrovata sedotta e abbandonata, ero grata a lui perché dopo il sesso fantastico mi sentivo più forte, in grado di  fronteggiare i miei e avvicinandomi sempre di più alla prospettiva di andarmene di casa. Mi si stava paventando infatti la possibilità di trasferirmi vicino Pisa. Mena mi aveva trovato un lavoretto come insegnante per ragazzi differentemente abili. I primi tempi mi avrebbe ospitato lei e poi avrei per forza di cose dovuto trovare un alloggio. Stavo in piena guerra perché sia mio padre sia mia madre non volevano, trovavano quel lavoro indecoroso e come sempre facevano di tutto per non farmi sentire all’altezza di qualcosa. Stavo sbuffando ancora per quel trattamento quando, appena cinque minuti aver steso l’asciugamano sulla battigia, mi resi conto che qualcuno seduto su un lettino poco distante da me, mi stava fissando con insistenza. Mi sentii adulata ma allo stesso tempo spaventata: le seghe mentali materne mi tornarono alla mente facendomi venire voglia di vestirmi e tornare a casa. Appena fui certa che lui non guardasse però, fui io a voltarmi. Lo sconosciuto era giovane, sui trenta, moro con i capelli quasi rasati. Un fisico scolpito dallo sport e un costume adamitico che non lasciava molto all’immaginazione. Mi sentii eccitare e questo mi confuse e rattristò: dopo Gabriel nessuno aveva avuto il potere di farmi sentire attratta. Tossicchiai e tirai su con il naso, cosa che mi succede quando sono nervosa. Si avvicinò l’ora di pranzo e mentre pensavo di poter prendere il sole in santa pace, alcuni bambini iniziarono a farsi dei gavettoni bagnando anche me. “Mazza che palle!” imprecai ad alta voce, in quella mi resi conto che due occhi celati dietro spesse lenti mi stavano scrutando intensamente. “Signorina tutto bene? Se danno fastidio chiamiamo il bagnino” mi sentii dire. Era proprio lo sconosciuto che mi aveva turbato! Bofonchiai qualcosa di incomprensibile poi cercai riparo nell’asciugamano. Essere mezza nuda di fronte ad un tipo così non aiutava di certo a sentirmi disinvolta. Lo sentii ridere prima di presentarsi e poi scusarsi. “Mi chiamo Lorenzo, sono da poco a Portici, per lavoro. Ho notato che siamo entrambi soli, ti va di farci compagnia?” e subito dopo: “Sono un vero maleducato! Ora penserai che ti sto importunando”
“Niente del genere” mi scappò. Lo osservai: era proprio un figo stellare! Che ci faceva con me? Sicuro doveva esserci uno sbaglio.
“Posso sapere il tuo nome deliziosa moretta?”
“Alessandra” risposi titubante. Lui venne a sdraiarsi accanto a me con il suo telo. Iniziò a raccontare di sé senza freni. Mi disse che era di Salerno ma che era stato trasferito qui ad una filiale della sua azienda di software. Mi disse pure il nome della società ma io mi schermii dicendo che non la conoscevo. Poco dopo mi invitò a pranzare con lui alla piccola tavola calda della spiaggia. Io mostrai il mio panino timida sperando che desistesse il suo tentativo di arpionaggio. Poi finisce sempre male, come con Gabri, pensi desistendo al desiderio recondito di lasciarmi andare, di divertirmi una volta tanto. Ma Lorenzo sorrise e mi propose di dividere il panino lasciandomi di stucco. “Quello non sfamerebbe manco una quindicenne anoressica, lo mangiamo io e te e dopo ti pago un bel risotto allo scoglio o, se preferisci un fritto di pesce, quello che vuoi mia regina” fu galante. Io ancora a bocca aperta acconsentii a dividerei il panino. Finito ci avviammo al ristorante. Una volta consumato il lauto pasto, fui avvinta da dei violenti crampi allo stomaco: “Ho mangiato troppo!” mi lamentai toccandomi la pancia. Mi sentivo tutto sottosopra.
“Colpa mia! Scommetto che di solito pranzerai con niente e un po’ d’acqua”
“Non ti credere. Ma perché pensi che non mangio?”
A quella lui si avvicinò con il viso al mio facendomi sentire il suo alito, provocandomi una scossa al basso ventre. Mi resi conto che senza occhiali da sole, assomigliava a Gabriel molto di più di quanto mi era sembrato all’inizio.
“Hai un fisico pazzesco. Appena ti ho vista arrivare non sono riuscito a staccarti più gli occhi di dosso. Ma ti mandano in giro da sola?” sorrise convinto di farmi un complimento, io invece mi incupii.
“Mai, è già tanto che mia madre non sia qui” a quella frase impietrii. Pensai che se davvero le fosse saltato in mente di raggiungermi e mi avesse vista pranzare con un estraneo, come minimo mi avrebbe ammazzata!
“A sì? Beh se fossi il padre di un bocconcino simile anch’io starei preoccupato”
Sbuffai nervosa. Era irritante tutta quella manfrina.
“Che c’è, cosa ho detto che non va?”
Titubai ancora un attimo prima di dire: “Finiscila Lorenzo, lo so che non sono Belen Rodriguez, perché ti comporti come se... se fossi uno schianto?”
La sua espressione allibita mi fece comprendere che non scherzava.
“Cazzo Ale! Sicuro di essere normale? Tu non sei Belen, ok lo ammetto, però secondo me sei uno schianto! E se non te ne sei accorta fino ad ora è perché non hai mai messo il naso fuori di casa, non è così?”
“Figurati, infatti se esco dietro ho la fila! Stole di ammiratori”
Lui si sporse per accarezzarmi un boccolo dietro l’orecchio. Proprio come ciccino! Pensai avvampando e muovendomi scomposta sulla sedia per l’eccitazione.
“Senti cara, a me piaci, tantissimo! Forse penserai che sono solo un galletto che ci prova con tutte per un po’ di sesso. Ma ti assicuro che non è così. Forse tu pensi che visto che sono bello e ho un bel fisico posso avere ogni donna che voglio...” la sua voce si fece più roca: “Ma in questo momento, questo pomeriggio l’unica che voglio sei tu. Uno stupendo bocconcino che fa tanto la sostenuta ma che invece nasconde dentro un vulcano!” esternò. Arrossii fino alla radice, non c’era da ribattere, era tutto vero! Pure con Gabriel dopo essermi sentita fuori luogo, avevo dissetato la mia sete di amore, passione e sesso come un pellegrino nel deserto! E ora, la possibilità di tornare ad avere un uomo tra le mie braccia. Ero così in bambola che non mi resi conto che Lorenzo aveva chiesto il conto. “Non torniamo in spiaggia Alessandra”
“Io si”  ribattei spavalda ma tuttavia timorosa.
“No piccola, io ho un progettino più interessante per entrambi, seguimi” impossibilitata a rifiutare per l’emozione mi lasciai trascinare fuori dal locale. Lorenzo mi aveva preso per mano. Con la borsa del mare a tracolla sia mia sia sua, lui mi spinse fino ad una via che non avevo mai fatto, a me sconosciuta: “Abito in quell’attico vista mare, non è male l’unico inconveniente è che non c’è ascensore, quando saremo su avrai un po’ di fiatone. Quattro piani!”
“Ma io non ci vengo” puntai fermamente i piedi. Lui paziente si avvicinò a me. Con tatto mi lasciò entrare tra le sue braccia cingendomi in un abbraccio innocente. Ma quando il mio volto si scontrò contro i suoi pettorali tonici coperti solo da una misera t-shirt, non potei fare a meno di ansimare.
Lui mi mise un dito sotto al mento: “Come immaginavo! Sei calda piccola, hai bisogno di un uomo che si occupi di te a lungo e con grande impegno. E Lorenzo non vede l’ora di sentirti palpitare sotto ogni mio tocco”
“Mah...” stavo per svenire da quel trattamento.
“Non te ne pentirai passerotto. Quando ti contorcerai di piacere, sarai grato di avermi conosciuto” incapace di replicare, mi limitai a seguirlo in silenzio.


La mansarda di Lorenzo era semplicemente deliziosa. Tetti con travi a vista, un grande finestrone dal quale si vedeva la baia, tanti arazzi e un divano di pelle rosso vintage al centro della stanza.
“Ti sei piazzato bene” commentai guardandomi intorno.
“Era già tutto così, cinquecento euro al mese, ma camera sola, vieni” lo seguii facendo piccoli passi, come se andando piano mi fossi data la possibilità di scappare. Proprio in quel momento Lady gaga mi fece tornare alla realtà:
“Sarà mia madre, le ho detto che tornavo dopo pranzo”
“Dille che hai incontrato un’amica...”
“Ma quale amica!” stavo per rispondere al telefono quando lui mi sfilò il cellulare dalle mani e lo spense.
“Non dovevi” il labbro inferiore mi tremò, stavo per piangere quando lui venne ad abbracciarmi di nuovo proprio come all’androne del palazzo, ma questa volta non ci limitammo ad un dolce abbraccio: mi prese il volto tra le mani e dopo avermi strizzato le guancie mi baciò. Fu dolce e passionale. Quando ci staccammo per riprendere fiato, lui disse:
“Non mi sbagliavo per niente, tu bolli, sei piena di risorse, e io tirerò fuori tutto quello che celi dentro”
“Sono stata ferita” ammisi quasi senza pensare. A quel punto non riuscii a trattenermi più: irruppi in un pianto. Lorenzo, anziché spaventarsi e mandarmi mia come pensavo di meritare, mi coccolò accarezzandomi e cullandomi tra le braccia forti fino a quando non mi calmai.
“Non so come è andata ne se ti va di parlarne ma sono certo che lui ti ha spezzato il cuore perché tu finalmente sei stata pronta a darlo a qualcuno” mi frastornò la sua saggezza: “Se tu me lo concederai sono pronto a riprendermi quel cuoricino spezzato e occuparmene, passerotto, fidati di me”
“Non penso mi fiderò più di un uomo” fui teatrale, come sempre.
“Sei troppo passionale per fare a meno degli uomini... e del sesso” tornò a farsi provocante e l’aria a frizzante e piena di sensualità. Mi si avvicinò al punto che tornare a baciarci di gusto sembrò naturale. A poco a poco ci spostammo nella sua stanza. Mi spinse sul grande letto alto e con la spalliera ottocentesca. Si respirava un’atmosfera d’altri tempi e questo contribuì ad eccitarmi. Quando la mano di Lorenzo si addentrò tra le mie cosce, istintivamente le allargai per concedergli il miglior accesso possibile.
“Piccola hai ancora il costume”
“Forse dovrei fare una doccia” tornai razionale ma lui sorridendo mi catturò il labbro inferiore tra le sue torturandomi. “Non ti mando via piccola, ti lavo io con la mia bocca se vuoi”
bruciante di desiderio buttai avanti il bacino in segno di assenso. Dopo Gabriel nessuno mi ha più amata, nessuno mi ha più divorata. E ora questo sconosciuto vuole me... sospirai. Le dita superarono il costume introducendoci agitate. “Come immaginavo” ghignò mettendo la lingua tra i denti, proprio alla Gabriel! “Cosa?” il cuore mi sembrò fermarsi, che fosse rimasto deluso? Magari perché non sono depilata?
“Sei molto bagnata, lo adoro in una donna e tu mi hai dato subito l’impressione di un tipino che si bagna con facilità” tirò fuori il dito e se lo portò alla bocca succhiandolo. Questo contribuii ad accendermi. Avevo voglia della sua bocca, e delle sue mani! Ma anche del... come se mi avesse letto nel pensiero Lorenzo iniziò a spogliarsi. Ci mise pressoché un attimo: tolto costume e  maglietta mi si parò davanti mostrandomi in tutta la sua brutale bellezza, l’erezione che spingeva in alto. Il secondo uomo nudo che vedevo in vita mia. Scorgendomi così stupita, sorrise. “Tutto ok?”
“Diciamo” tirai su con il naso pensando che quel pene non avesse niente da invidiare all’asta pazzesca di Gabriel, altrettanto lungo e robusto. Una lanugine scura gli partiva dal centro del petto fino al pube. Non c’erano però rotolini mordicchiosi essendo molto ben allenato, gli addominali si potevano contare.
“Hai la tartaruga”
“E ci tengo anche!” fu sfrontato.
“Però un po’ di pancia in un uomo non mi dispiace” ammisi mentre lui tornava a sdraiarsi al mio fianco.
“Allora mi lascerò andare a tavola, oggi abbiamo già iniziato, no?”
Feci di sì con la testa mentre lui iniziava a togliermi prima il caftano poi il sopra del costume.
“Hai dei seni meravigliosi. I capezzoli due chiodi” mi guardò con lussuria. Si sporse per accarezzarne uno con le dita e poi fare cerchi intorno ad esso. Mi sfuggì un gemito che lo spinse a proseguire la tortura. “Sei una favola Alessandra” così dicendo si chinò a baciarmi i capelli, la fronte, il naso per poi leccarmi le labbra prima di introdursi con la lingua. Disegnò diverse pennellate sul mio palato facendomi sentire la sua irruenza, mentre le dita giocavano con i capezzoli. Ansiti e sospiri, risucchi e il rumore dei nostri corpi che si strusciavano, risuonavano nella stanza. “Sei desiderabile davvero piccola” mi disse guardandomi colmo di desiderio. Mi scappò un sorriso ebete e poi lo osservai scendere a dar manforte alle dita. Mi succhiò i due chiodi eretti uno per volta, poi si spostò al centro della pancia. “Sai di sale”
“Ma non ho nemmeno fatto il bagno oggi... ”
“Sciocchina, è l’aria”
Mi sentii una stupida ma l’insicurezza durò poco. Quando la bocca di Lorenzo raggiunse il mio monte di venere feci un lungo sospiro. Tirò giù il costume e in maniera irruente mi denudò del tutto. Mi ritrovai a gambe aperte sotto il suo sguardo ammaliato. “Sei una cosa pazzesca!” gli sfuggì. L’erezione sembrava tendersi ancora di più. Si piegò di nuovo tre le mie cosce. Come se mi avesse letto nel pensiero, infilò le dita tra la peluria.
“Adorabile”
“Davvero?” lo guardai stupita.
“Sì, mi fanno stare male da quanto mi piacciono le donne come te, nature! Per me è un’aberrazione la depilazione totale” si piegò per annusarmi. “Adoro il tuo odore, proprio perché sei come la natura ti ha fatta bambolina”
“Mazza che gusti!”
Lui non rispose e la sua mano continuò a mapparmi. Schiuse le grandi labbra con il pollice e il medio e osservò lubrico il clitoride sporgere luccicante. “Irresistibile” gli sfuggì prima di abbassarsi. Dapprima si limitò a baci rasenti rapidi tra l’ombelico e la fessura. Poi iniziò a tamburellare con la lingua il clitoride lasciandomi in balia del piacere. “Oh si, ancora!” ansimai.
“Bella Alessandra così tenera tra le mie braccia” smesso di parlare tornò ad occuparsi della mia patatina. Succhiò il nocciolo eretto fino a quando non iniziai ad ondeggiare i fianchi verso la sua bocca come in una danza antica. Questo diede a Lorenzo il là per iniziare a penetrarmi con due dita. “Sei pronta per ricevermi” disse lasciandomi un po’ interdetta.
“No, ora mi fai venire!” gli imposi spingendogli la testa semi rasata verso la mia vulva insoddisfatta. Sorridendo mi rispose: “Con piacere, non vedo l’ora di sentire le tue contrazioni nella mia bocca” a quelle parole avvampai, nemmeno Gabriel era così schietto e per via delle diverse lingue c’era meno feeling. E il piacere che provai con Lorenzo non fu da meno rispetto al primo orgasmo con Gabriel, anzi... libera dai tabù e consapevole di quello che mi stava succedendo, mi lasciai andare completamente in balia della bocca esperta. Venni con un grido acuto. Lorenzo non smise di limonare con la mia femminilità nemmeno dopo che le contrazioni si furono placate del tutto. “Smetti, ho fastidio” mi lagnai sorridendo però.
“Non mi stancherei mai di mangiarti” ammise riemergendo. Un minuto dopo era tra le mie cosce, armeggiando con il suo pene verso l’apertura di nuovo gronda e pronta per accogliere.
“Ma che fai?”
“Secondo te? Voglio farti godere e godere insieme a te”
Ero esterrefatta e pure arrabbiata: “Senza preservativo no!” sbiancai all’idea. Già essere là era pericoloso, che sarebbe stato di me se fossi rimasta incinta o avessi preso HIV?
“Tesoro non ti preoccupare, starò attento” la sua voce suadente ebbe il potere di calmarmi. “Ma se vuoi facciamo da dietro” mi propose.
“Non l’ho mai fatto” ripensai a Gabriel, stranamente non me lo aveva proposto, e forse io avrei voluto, probabilmente avrei pure accettato. Lorenzo sia accorse che ero distratta:
“Bambolina sei con me?”
“Sì ma...”
“Tranquilla, non ho intenzione di farcirti come il tacchino del ringraziamento” sorrise ludico.
“Finiscila” ma lo dissi con poca enfasi. Le sue dita che sforbiciavano dentro di me mi stavano facendo di nuovo perdere il controllo. “Ancora” mi sfuggì dopo un colpo particolarmente profondo.
“Dimmi che mi vuoi, che vuoi che ti entro dentro”
“Ti voglio ti voglio!” gemetti. Lorenzo non se lo fece ripetere, in piedi fuori dal letto, si appoggiò le mie cosce tese sul torace. Il sesso turgido trovò la fenditura, vi entrò e facilitato dal fatto che ero bagnatissima si assestò per bene proprio come un’ascia nella fondina. Il piacere che provai fu immediato tanto che dopo dieci affondi stavo già per venire.
“Di più, più veloce!” lo implorai.
“Sei così stretta” mi disse mentre sudava copiosamente. Io mossi il bacino verso il suo per assecondare le spinte. Dopo essermi irrigidita alzai i fianchi e lui li afferrò così da lasciarmi a mezz’aria, a circa venti centimetri dal letto. “Sto venendo!” blaterai in un grido.
“Sei una favola” mi disse lui godendosi il massaggio ritmico del mio orgasmo. Annientata dal piacere mi lasciai andare sul letto. Le mie gambe ancora rigide e i piedi a martello. Lui uscì un attimo per baciarmi un piede, solleticando la pianta. “Sei una tigre piccola Alessandra, ma questo è solo l’inizio” mi promise tornando ad affondare in me. Salì anche lui sul letto e mi mise di fianco, lui davanti a me. Attorcigliai le gambe attorno alla sua vita e fu questa volta più lungo e più dolce. Ci guadavamo negli occhi e lui continuava a dirmi quanto stava bene dentro di me, che non avrebbe voluto essere da nessuna parte. Io non dicevo niente convinta che avrei dovuto sgattaiolare via e non godermi un altro orgasmo che si avvicinò di lì a poco. “Stai di nuovo venendo vero?” sfiorò le labbra con le mie. Gemendo ammisi che ci aveva preso.
“Non devi vergognarti, è naturale. Quanto tempo era che...”
“Tre mesi”
“E ti stupisci?” dopo un colpo particolarmente violento, venni urlando frasi sconnesse. Lui mi scosse stringendomi i fianchi e poco dopo uscì da me per riversarmi il seme sulla pancia.
“Assolutamente fantastico” commentò per poi riempirmi la faccia di piccoli baci.
“Ora devo andare” scappai in bagno per rinfrescarmi.
“Fatti una doccia se vuoi”
“La farò da me. Abito a poi passi da qui” sperai di essere capace di tornare a casa. Dopo quel trattamento non mi sarei stupida di perdermi. Trovai il kaftano e il reggipetto. Ma il sotto del costume non lo vedevo da nessuna parte. “Scusa Lorenzo” chiesi imbarazzata. “Hai visto il sotto del mio costume?”
Lui ghignò furbo. “Non lo troverai, mi piace conservare l’intimo delle donne che mi interessano particolarmente”
Lo guardai con disprezzo: “Trofei?”
“Forse, ma solo nel caso le perdessi di vista” questa risposta non mi convinse e insistetti di ridarmi il costume, anche perché come potevo andare in giro tutta nuda?
“Ok promettimi che tornerai da me e che la prossima volta mi regalerai le tue mutandine bagnate e io ti dico dove è il costume” io voltai la testa dall’altra parte. Non cederò al ricatto, pensai mentre prendevo la via della porta. “Tienilo pure e spero ti sia utile per...” trattenni la frase volgare che avrei voluto dire. Per farti le seghe. E scappai via dalla mansarda.
Una volta in strada tremai dal freddo e dalla paura. Si era fatta un’arietta quasi gelida e io mi sentivo più nuda che mai. Cosa avrei detto a mia madre del fatto che ero stata fuori tutto il pomeriggio? E del costume perso? Una volta a casa fui accolta da urla e imprecazioni. Risposi con frasi rabbiose per poi andarmi a chiudere in bagno. Delusa e amareggiata per quanto accaduto, pensai che il lavoro di Mena veniva a proposito. Dovevo non solo allontanarmi dai miei ma pure da quel poco di buono, playboy da strapazzo di Lorenzo. Eppure, mentre mi lavavo tra le gambe, la mia vagina ancora dolorante e accaldata, mi ricordò il piacere immenso provato sotto il corpo possente del salernitano fascinoso.

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