mercoledì 25 aprile 2012

Un tassista muy caliente capitolo 1








Titolo: Un tassista muy caliente
Autore: Lipsialove-Sokogirl
Paring: Jan/Miguel- Vince/Jan
Rating: NC 17
WARRING: sesso senza protezione, slash, 3some, famale slash
Genere: commedia, erotico, romantico
Disclaimer: la fiction è liberamente ispirata ai protagonisti della serie Squadra speciale Lipsia, ma la storia è di nostro pugno e senza scopo di lucro, solo per divertimento



Era una fredda sera di novembre, nell’aria lo strombazzare dei clacson e il fischietto del vigile fermo all’incrocio della strada completamente intasata. La pioggia cadeva fitta sui parabrezza delle auto e sembrava non avere alcuna voglia di smettere. Miguel Alvarez sedeva sconsolato nel suo taxi. Le mani poggiate sul volante, lo sguardo fisso sui tergicristalli che si muovevano da una parte all’altra e il pensiero a tutti clienti potenziali che stava perdendo, bloccato in quel cavolo di ingorgo. Gli occhi nocciola saettavano da una parte all’altra alla ricerca di una ipotetica via di fuga, perché si sentiva come una sardina in una scatola.
Rassegnato a restare lì ancora per molto,  guardò l’enorme orologio al polso e sbuffò “Dannazione! Che cazzo ci sta a fare il vigile in mezzo alla strada se non risolve niente? Che incompetente!”
Esasperato, abbassò il finestrino e cacciò la testa per urlare qualcosa, ma concluse solo di bagnare il berretto da baseball “Cavolo come piove” se lo tolse per sgrullarlo. Lo considerava un vero portafortuna tanto da non toglierlo quasi mai.

Un lampo squarciò il cielo e Miguel imprecò, certo che il tempo non sarebbe potuto che peggiorare. Cominciava anche a fare piuttosto freddo. Intirizzito, infilò le mani nelle tasche del giubbotto che per disdetta era senza maniche. Sospirò immaginando di trovarsi nella sua terra d’origine, la Spagna, in una spiaggia assolata, magari su una sdraio con un variopinto cocktail, in compagnia di una conturbante fanciulla in perizoma.
Era ancora assorto nei suoi pensieri, quando sentì la portiera posteriore chiudersi con un botto. Sorpreso, si voltò di scatto, appena in tempo per vedere un uomo sedersi e sgrullarsi l’acqua dall’impermeabile.
“Diamine, sono completamente zuppo” imprecò questi con voce profonda.
Miguel lo fissò stranito. Del nuovo cliente poteva vedere solo la testa bionda, perché continuava a tenere lo sguardo basso nella speranza di asciugare i pantaloni con un fazzolettino. “Dannazione!”
“Tutto bene?”
“Sì, alla grande” replicò ironico senza neanche guardarlo “Mi porti in Leibniz strasse” ordinò.
Miguel si schiarì la voce: “Non so se ha notato ma c’è un ingorgo indistricabile”
“Come?” Finalmente alzò gli occhi su di lui e Miguel si ritrovò ad annegare in due pozze limpide come il cielo mattutino. 
“Ho detto che siamo bloccati” balbettò indicando con il dito le auto accanto a loro. “Mi sa che ne avremo per un bel po’” si prese la libertà di osservare il suo compagno di sventure. Sui trentacinque, viso di una bellezza quasi irreale, zigomi che sembravano scolpiti, labbra sottili e naso delicato. Dai capelli bagnati cadevano gocce di pioggia che bagnavano le guance arrossate.
Miguel si sentì improvvisamente a disagio e quando la sua attenzione si spostò lungo il torace stretto in un maglione beige che sembrava non riuscire a contenere i muscoli, si ritrovò ad arrossire a sua volta.
“Oh” mormorò appoggiando la schiena. “Poco male, non ho fretta. È che sto correndo da due isolati, con questa pioggia mi sono ridotto come un biscotto inzuppato nel latte”.
A quel paragone, Miguel si lasciò scappare un sorriso che lo sconosciuto si affrettò a ricambiare.
Imbarazzato e turbato, il tassista si voltò di nuovo limitandosi a sbirciare i suoi movimenti dallo specchietto retrovisore.
“Che giornata schifosa” mormorò il cliente mettendosi comodo.
Dalla sua espressione, Miguel intuì che non si stesse riferendo solo al tempo. Cominciò a tamburellare sul volante, cosa che faceva sempre quando si sentiva a disagio. E in quel momento, bloccato in quello spazio fin troppo angusto con quello sconosciuto, si sentiva non solo a disagio, ma terribilmente inquieto.
“Degna conclusione di una giornata cominciata di merda” blaterò il biondino incontrando i suoi occhi attraverso lo specchietto.
“E questo tempo non migliora di certo le cose. Vuole sentire un po’ di musica?” dovendo restare con quell’uomo per un tempo indefinito, Miguel ritenne opportuno metterlo a suo agio.
“Come vuole” alzò le spalle. “Ma non sono dell’umore adatto”
“Vedrà che un po’ di ritmo ridarà gioia alla sua vita…” notando la sua espressione sconsolata si corresse “per un po’” e accese la radio sintonizzandola su una stazione di musica vintage. In quel momento stavano tramettendo una trasmissione sulla musica spagnola. Un’allegra melodia si diffuse nell’abitacolo, salvando il bruno da una conversazione che non sarebbe stato in grado di condurre. Si trattava di una canzone d’amore e Miguel si lasciò trasportare dal ritmo e dalle parole strazianti di un amante abbandonato. Canticchiando, sbirciò nello specchietto e notò che il suo cliente aveva un’espressione abbattuta. Stava per domandargli cosa gli fosse accaduto, ma si morse la lingua. Non sono affari miei! Scosse la testa.
Intanto la pioggia aveva aumentato d’intensità e il vento la sbatteva contro il parabrezza rendendo pressoché impossibile guardare oltre il vetro.
Miguel abbassò un po’ la radio. “Finirà mai!” sospirò appoggiandosi alla spalliera.
“A me piace la pioggia, mi rilassa, ma oggi…” il biondo si bloccò come se non riuscisse a  terminare la frase.
L’altro lo fissò attraverso lo specchietto: “Oggi, cosa?”
“Mi rende triste” concluse gelido e Miguel si pentì di essersi intromesso.
“Mi scusi, non sono affari miei” tossicchiò nervoso.
“Non si scusi, è che sto passando un brutto momento” abbassò la testa, le mani strette tra loro come in una morsa. “La persona che amo è andata via” quasi come se trovarsi davanti ad un estraneo lo rendesse più semplice, cominciò a confessarsi “e io ora non so che fare. Vivevamo insieme, mangiavamo insieme, ci svegliavamo insieme e ora io devo tornare nell’appartamento che abbiamo condiviso. Mi sa dire dove lo trovo il coraggio? Come potrò dormire nello stesso letto? Un letto vuoto e privo del suo calore” singhiozzò disperato.
Vedendolo in quello stato pietoso, Miguel provò un improvviso desiderio di abbracciarlo, di stringerlo forte ma prudentemente represse quel pensiero malsano nei meandri della sua mente. Avrebbe solo rischiato un pugno in faccia.
Continuò a tenere lo sguardo fisso su quell’uomo che ormai se ne stava in un angolino del sedile, il viso tra le mani e i singhiozzi a coprire la musica proveniente dalla radio. “Non faccia così” Miguel agguantò un pacchetto di fazzolettini e gliene porse uno.
“Mi scusi, la sto deprimendo” Jan si soffiò il naso rumorosamente “Starà pensando che sono un pazzo che parla a vanvera dei suoi problemi con uno sconosciuto” abbozzò un sorriso.
“No” scosse la testa “La capisco, sono stato lasciato anch’io, appena qualche settimana fa”
“Davvero?” con il fazzoletto si asciugò le lacrime. “E come l’ha superata?”
Miguel si grattò la nuca: “Ho cercato di trovare dei difetti e sa che le dico? Ha funzionato!” ghignò malizioso, “I difetti superavano i pregi, tanto che alla fine ero sollevato di non averla più intorno.”
“Per esempio?”
A Miguel sfuggì un risolino:“Una cosa che proprio non riuscivo a sopportare erano degli strani grugniti che faceva nel sonno. Mi mandavano al manicomio”
“Grugniti?” sgranò gli occhi.
“Sì, poi mentre eravamo a letto, non la smetteva mai di parlare. Anche mentre facevamo l’amore, era così fastidiosa” al ricordo scoppiò a ridere di cuore tanto che ben presto coinvolse anche il povero affranto.
“Ti ringrazio, sei riuscito a farmi ridere” lo guardo intensamente, poi gli porse la mano. “Io sono Jan” si presentò.
“Miguel” mentre la stringeva con vigore uno strano calore lo avvolse.
“Sei simpatico, Miguel” trattenne la mano nella sua, “la giornata non è poi così disastrosa come pensavo”
“Grazie” arrossì leggermente. Non solo per quel complimento ma anche perché egli era passato a dargli del tuo, quasi come se fossero vecchi amici “sei gentile”
“Il gentile sei tu. Sono stato fortunato ad incappare nel tuo taxi” finalmente lo lasciò andare.
“Avanti!” Miguel gli sferrò una leggera pacca sulla spalla “Elencami i suoi difetti. Scommetto che dopo ti sentirai subito meglio”
Jan lo fissò sorpreso, ma un attimo dopo alzò lo sguardo in aria “Vediamo…”
Miguel l’osservò divertito, ma anche estremamente turbato. Non riusciva a capire perché la sua vicinanza gli creasse tanta tensione. “Su non dirmi che non ha alcun difetto”
“Certo che ne ha! È solo che non so da quale iniziare. Disordinato…” cominciò a contare sulla punta delle dita “egocentrico…”
Nel sentirgli parlare al maschile, il cuore di Miguel si fermò per qualche istante. Si disse che forse aveva capito male, che quell’uomo non poteva essere gay. Era abbastanza virile, per niente effemminato. Ma soprattutto estremamente attraente. Nel suo immaginario i gay erano quasi sempre o degli sfigati timidi con un fisico non adeguato, o dei rasati barbuti grassi, come la coppia che viveva nel suo palazzo. Mentre Jan continuava a esporre tutti i difetti del suo ormai ex, lo fissò incredulo.
“Quando si fa la doccia lascia asciugamani bagnati ovunque e pozze d’acqua, per non parlare di quando mangia con la bocca aperta e…” sentendosi osservato, si bloccò: “Che hai?”
“Come? No, niente” Miguel scosse la testa.
“Ogni volta che si rasava lasciava un casino nel lavandino. Mi mancheranno i suoi capelli dopo che si è rasato”. Sospirò.
“Ne ha di lati negativi” buttò la cosa sullo scherzo.
È sì. Vince è più giovane di me, scapestrato. Mesi fa si è arruolato nell’esercito senza dirmi niente e questa mattina è partito per la Somalia. Bastardo egoista” mormorò a denti stretti. “Non capisce che è andato lì per farsi ammazzare?”
“O cazzo” imprecò Miguel.
“Io gli ho detto che l’avrei aspettato, che non volevo perderlo, ma per lui conta solo la sua missione e soprattutto la prospettiva di fare carriera rendersi indipendente, andare via da Lipsia. Forse solo allontanarsi da me, non so...” tornò a rabbuiarsi.
“Un bell’egoista. Da quanto tempo stavate insieme?”
“Un anno” gli occhi s’inumidirono di nuovo: “giovedì sarebbe stato il nostro anniversario” sospirò pesantemente.
“Mi dispiace, Jan” sfiorò il dorso della mano con le dita e Jan annuì.
“Non so che fare” gli occhi brillarono.
“Presto andrà meglio, vedrai” gli sorrise con dolcezza.
Jan ricambiò e gli solleticò le dita provocandogli un brivido lungo la schiena. “Ti ringrazio. Tu puoi capirmi, ci sei passato”
“Già” ritrasse la mano.
“Sai che sto già un po’ meglio? Il tuo rimedio funziona” si asciugò le guance umide.
Intanto fuori dall’abitacolo, la situazione sembrava quasi tornata alla normalità. Vedendo le auto muoversi, Miguel fu costretto a voltarsi e a mettere in moto.
Guardò Jan dallo specchietto, lo stava fissando con grande insistenza. Improvvisamente, immaginò di baciare quelle labbra, di accarezzare i capelli biondi e di lasciar scivolare le dita lungo il torace muscoloso fino a farlo gemere di piacere. I jeans divennero terribilmente stretti tanto da costringerlo ad aggiustarseli. Sentire il suo sguardo su di sé, non contribuiva certo a migliorare le cose. Non era mai stato attratto da un uomo e non riusciva a capacitarsi che quel tipo, solo perché belloccio, potesse fargli venire dei dubbi sulla sua sessualità.
“A cosa pensi?”
La voce del suo passeggero lo riportò alla realtà.
“Ehm…” cercò qualcosa da dire “alla strada da prendere per non trovare un altro blocco” pensoso aggiunse: “Cosa ti porta a Leibnizstrasse?”
“Sto tornando a casa dal lavoro, ma è l’ultimo posto dove vorrei andare”
“Deve essere dura”
“Sì” si sporse in avanti, le labbra ad un soffio dal suo orecchio: “scusa se ti sto dando tutti questi fastidi”
“Che fastidi! È il mio lavoro questo e poi, mi fa piacere la tua compagnia”
“Il mio capo ha visto che ero distratto e mi ha costretto ad andare a casa prima, altrimenti, a quest’ora sarei ancora in ufficio”
“Che lavoro fai?” domandò Miguel fermandosi ad un semaforo rosso. L’averlo così vicino lo eccitava. Pregò che lui non se ne accorgesse
“Addetto marketing per una società di comunicazioni”
“Impegnativo” commentò il tassista.
“A me piace. Dimmi di te, piuttosto. Da quando porti il taxi? Sembri così giovane. Ventitré o ventiquattro anni” appoggiò un gomito sul poggiatesta del sedile del passeggero.
“Quasi venticinque e da due anni faccio questo lavoro... o forse sono tre. Boh. Sai che ho perso il conto?” ridacchiò nervoso Miguel stava per chiedergli di passare avanti, ma non voleva sembrare sfacciato e poi, non era permesso. Se lo avessero visto con un cliente accanto gli avrebbero fatto una ramanzina.
.“Forse perché lo ami!” esclamò “E allora, non ti accorgi del tempo che passa”
“Sarà così” svoltò ad un incrocio e poco dopo accostarono davanti al palazzo di Jan. “Eccoci”
In quel momento il crepitio della radio ruppe quell’atmosfera ovattata. “Lipsia 17, Lipsia 17”
“Scusa” e rispose alla chiamata. “Lipsia 17”
“Schlossenplatz 68” riferì la voce metallica dall’altra parte.
“Ricevuto. Vado subito” e chiuse la comunicazione.
Rendendosi conto che non poteva continuare a restare nel taxi, Jan si mosse per pagare, ma Miguel lo bloccò per un braccio. “Non importa”
“No, insisto. Hai perso un’ora” e dopo aver sbirciato il tassametro, gli passò un biglietto da 50 euro. “Tieni il resto”
“Cosa? Avevo chiuso il tassametro durante l’ingorgo”
“Vorrà dire che la prossima volta, me l’abbonerai” gli strizzò l’occhio e Miguel si sentì rimescolare dentro.
“Okay” balbettò fissando le sue labbra socchiuse.
“A presto, allora” aprì la portiera.
“Senti, prendi questo!” e gli porse un cartoncino bianco sul quale erano segnati dei numeri
Jan lo guardò senza capire e Miguel aggiunse.“Nel caso ti servisse un passaggio. Basta chiedere di Lipsia 17 o di Miguel. comunque c’è anche il mio cellulare” aggiunse tossicchiando.
“Grande. Ti chiamerò senz’altro” lo prese infilandolo poi nel portafogli. Dopo essersi salutati Jan scese dal taxi e si avviò verso il portone.
Mentre lo osservava allontanarsi, Miguel si chiese se l’avrebbe davvero richiamato. Lo vide aprire il pesante portone di legno ed entrare. Una volta che lo ebbe richiuso alle sue spalle, Miguel rimise in moto diretto verso il suo prossimo cliente.

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