sabato 30 luglio 2011

Il toro e la mezza mela

Autore: Sokogirl
Fandom: Squadra Speciale Lipsia
Pairing: Jan Maybach/Leni Trautzschke
Genere: romantico-erotico
Storyline (stagione 8)
WARRNING NC 17 per i contenuti altamente erotici


Baciandosi con foga, varcarono la soglia della casa di Jan Maybach. “Mi fai impazzire!” sussurrò lui a labbra unite.
“Anche tu amore, non sai quanto mi sei mancato” rispose Leni piegando la testa da una parte. “Ogni notte a pensarti, dopo la rottura. E l’incidente! Mi sembrava di impazzire!”
“Ma non pensare a quello. Ora esistiamo solo noi e il nostro amore... che è grande, forte!” insinuò le dita tra i capelli biondissimi. Lei tornò a reclamare le labbra. A piccoli passi giunsero fino al divano. Lei si adagiò lasciandosi andare al bacio sempre più violento, sessuale. “Hai avuto altri?” la domanda del suo non più ex, trovò la donna spiazzata.
“Solo un’uscita, ma non è accaduto nulla. E tu?”
“Prima dell’incidente naturalmente, sì, sono stato con una ragazza, conosciuta durante un’indagine”
“Al solito” si mostrò lei stizzita.
“Amore è stato solo sesso”
“Buon o cattivo sesso?”
“Che importa! Sai che in ogni caso nessuna potrebbe uguagliare la nostra intesa”
Quella risposta soddisfò pienamente l’esigenza di Leni di essere rincuorata. “Ti amo, anche se sei un fottuto traditore. Se hai in testa sempre quella cosa là” mormorò.
“Non è che la mia propensione a ‘quella cosa là’ ti dispiaccia tanto” fece sornione mentre la mano s’insinuava tra le cosce. “E non sai quanto mi è mancata... ”
“In generale o intendi...”
“La tua Leni. Non sai quante volte ho passato le mie sere a masturbarmi ripensando alle nostre magnifiche scopate” nel frattempo le dita trovarono il sesso già umido. “Sei già tutta bagnata!”
“E ti sorprende?” A Leni si strozzò la voce. “Ti desidero e non faccio l’amore da mesi”
“Non ti preoccupare, bocconcino. Intendo in una sola notte recuperare tutto quello che ti sei persa”
“E cosa ti fa pensare che mi accontenterò di una sola notte?”
Jan tamburellò il polpastrello sul nucleo del piacere, compiendo cerchi concentrici. “Ogni notte amore mio. Due week-end al mese di pura passione. Due vacanze all’anno senza dimenticare che...”
“Ah... sì... cosa” gemé lei.
“Che dobbiamo darci da fare per procreare il nostro cucciolo”
“Sì Jan, è così romantico! Ma ammetto che in questo momento non ho intenzione di voler restare subito incinta, ma di prolungare quanto possibile i tentativi”
“Tesoro ti seppellirò di tanto e tale piacere che perderai di vista la realtà. Non ti ricorderai nemmeno il tuo numero di telefono dopo! Ne tanto meno dove abiti!”
“E cosa ci sarebbe di nuovo Jan? Non c’è stata una notte che non mi hai scopata fino a farmi perdere il controllo di me. Nessuno mai c’era riuscito”
Jan tirò fuori il dito medio dalla fessura per portarselo alle labbra. “Mi è mancato da morire il tuo sapore”
“E la donna con la quale hai fatto i tuoi porci comodi? Scommetto che l’hai assaggiata...” incrociò le braccia gelosa.
“Leni è stato solo sesso ti ripeto! E in ogni caso mentre la mangiavo pensavo a te, alla tua deliziosa mezza mela”
Leni adorava quando definiva la sua vagina mezza mela! Una valanga di ricordi surclassò tutto il resto. “Quanto mi piace quando la chiami così, dimmelo ancora!”
“La mia mezza mela. Voglio assaporare la dolce e succosa mezza mela” le solleticò il collo con le labbra. Raggiungo un boccolo biondo lo scostò con la bocca. Leni si adagiò meglio tra i cuscinetti del divano. La gonna fino alla vita, le gambe divaricate in una richiesta implicita. Jan non la fece attendere: le tirò giù gli slip logori e la mise finalmente a nudo. Osservò il sesso esposto in estasi. A parte un leggero ciuffo biondiccio, le grandi labbra già gonfie, erano esposte, contornando il resto delle pieghe e l’oliva inventante che sembrava pulsare già.
“Maledizione Leni, sei una cosa pazzesca!” Perso il controllo sulle sue emozioni, il commissario si inginocchiò tra le gambe. Annusò l’essenza lievemente acre e fruttata per poi appoggiare il viso sul sesso.
“Sì, amore fammi godere!”
“Puoi giurarci” rispose planando tra le pieghe. Scostò con la lingua la carne a cercare un attraente rigagnolo che fuoriusciva dallo spacco. “Adoro come grondi piccola. E ancora non ti ho mangiata per bene”
“Jan mangia la mela! Succhia!”
“Al tuo servizio” trovato il clitoride, iniziò a ciucciare con vigore e allo stesso tempo dolcezza. Gli assalti erano intervallati da generose leccate in lungo e largo. La vulva si contraeva come un fiore marzolino. “Ti amo Jan!” Gridò cercando la forza di non soccombere all’orgasmo troppo presto. Ma Jan era intenzionato a dilatare l’esperienza il più che poteva. Abbandonò il piccolo interruttore di piacere per passare allo spacco. Martellò la lingua dentro e fuori e quando ebbe trovato la posizione ottimale, si poggiò le cosce femminili sulle spalle. Leni si spinse sulla sua bocca vogliosa, questo permise a lui di aderire perfettamente alla vagina che succhiò avidamente. Nel frattempo le dita della mano destra titillavano il clitoride. “Cazzo Jan! Sto venendo, non resisto... ”
Per Jan non era una notizia. Il corpo della sua ragazza gli aveva mandato segnali ben precisi: un arrossamento diffuso della pelle, il clitoride ridotto verso l’interno e le piccole labbra di un bel rosso scuro. Per renderlo ancora più intenso, spinse due dita all’interno del canale del piacere e iniziò a sforbiciare lentamente. Questo raddoppiò il piacere della donna, già di per sé intensissimo.
“Oh Jan, Jan! Sei un demonio Jan”
“Godi piccolo, lasciati andare” Leni ubbidì e un caldo nettare investì la bocca del commissario il quale si godette appieno le contrazioni ritmiche. “Ottimo!” sussurrò gustandosi i succhi con cupidigia. “Il tuo sapore è delizia, nessuna donna ha un nettare così buono”
“Succo di mela...” rispose lei quando fu in parte tornata in sé.
“Penso che potrei nutrirmi del succo della tua mezza mela amor mio” Jan tornò a sedere sul divano accanto a lei. L’abbracciò piegandosi sui seni. “Ti amo da impazzire Leni! Sei la mia ragione di vita”
“Jan, che dici! Tu hai un figlio io... io sono solo la tua donna”
“La donna che mi darà un figlio... correggi”
“Ok” sorrise lei: “la donna che ti renderà di nuovo padre”
“A questo proposito, che ne dici di lasciar andare il carico di piccoli Maybach che trattengo nei boxer?”
“Dico che è la seconda idea migliore, dopo quella di volerti nutrire del mio succo!”
“Piccola” la baciò con dolcezza e sensualità. “Dio mio, l’idea di essere di nuovo dentro di te mi manda fuori di testa. Non sai quanto bisogno ho di sentire la tua
calda fessura attorno al mio uccello. Di godere con te”
“Jan, tiratelo fuori. Lo voglio quanto te, e forse più”
“Pensaci tu”
Leni ubbidì. Il pene sgusciò fuori dal suo involucro. Una baldanzosa erezione non lasciava adito a dubbi: Jan era pazzamente innamorato di Leni, e la desiderava incredibilmente. Voleva vivere con lei, avere figli da lei. E passare ogni notte a fare l’amore fino a perdere il conto degli orgasmi. Tutto questo era stato realtà per diversi mesi, prima di perdersi per una banale scappatella. Jan non aveva resistito al fascino di una bella moretta dominicana: aveva passato una notte d’amore con lei e subito dopo lo aveva rivelato alla sua donna. Leni non era riuscita a perdonarlo e così la loro storia perfetta era naufragata al primo scoglio. Il secondo in verità se si pensava ad un’altra bella donna, la proprietaria di una galleria d’arte. In quel caso Jan non era planato tra le gambe della graziosa ragazza solo perché lei lo aveva tenuto a distanza. Per essere un teutonico, Leni sapeva che Jan Maybach aveva un temperamento fin troppo passionale. La sua resistenza al gentil sesso era l’equivalente alla tenacia di un goloso di fronte ad una piramide di frittelle! Le donne, il sesso con loro, nutriva ogni fantasia del bel commissario. Si eccitava con facilità e ogni volta che una fanciulla dava segno di essere disponibile, lui si comportava come un toro di fronte al drappo rosso. Il suo sesso si erigeva e a stento riusciva a non bruciare le tappe. Jan sapeva sedurre una donna con cenette a lume di candela, regalini, telefonate dolci e quant’altro. Ma dentro di sé bruciava. Bramava il momento in cui avrebbe attentato l’intimo della donna, quando finalmente sarebbe stato dentro di lei, a sfinirla e sfinirsi di orgasmi, cavalcate interminabili dove lui dava il meglio di sé. La natura lo aveva fatto ben dotato, non solo dal punto di vista del sesso, lungo ben 24 centimetri e pure piuttosto largo, un autentico tronchetto della felicità femminile! Ma anche per il fiato che proprio non gli mancava. Riusciva a mantenere un’erezione salda per ore. L’allenarsi costantemente migliorava la prestazione sulla lunga. Jan tornò vigile. Si soffermò ad osservare la bocca attorno al suo membro che lo stuzzicava. “Brava tesoro, sei deliziosa”
“Jan, andiamo in camera tua”
Lui non se lo fece ripetere. La prese di peso e la trascinò fino al letto dove l’appoggiò tra cuscini e petali. “Hai fatto tutto da solo?”
“Veramente mi ha aiutato Ina”
“Sul serio?”
“No, ho fatto da solo” finì di togliersi gli indumenti e, una volta nudo, Leni lo guardò con bramosia. “Che schianto sei Jan. Come nuovo...”
“Come ero prima... vorrai dire”
“Ora devo controllare per bene” la ragazza si mise in posizione fetale. Jan la raggiunse dietro. Era la loro posizione preferita, per iniziare. Ma sicuramente quella notte erano intenzionati a dare fondo a tutta la loro fantasia. Il bel commissario, prima di spingere il sesso nel suo nido, accarezzò i seni della sua bella. Baciando il collo leggermente salino, tornò a confidare: “Quanto ti amo Leni! Ho proprio perso la testa come un quindicenne per te”
“Jan, non farmi soffrire troppo! Impalati dentro di me. Voglio sentirti fino in fondo”
“Certo tesoro, non c’è cosa che voglio di più, credimi” si fece perno sui gomiti e, poggiata la punta sulla cavità schiusa e desiderosa, con una botta di reni si seppellì in lei. “Cazzo Jan!” lei gemé per l’intrusione.
“Oddio” Jan era in paradiso. Non riusciva a pensare più, travolto da quell’estasi infinita.
“Scopati in me Jan”
“Tesoro sì” dopo una dozzina di vigorose spinte, la fece voltare, voleva farle l’amore guardandola negli occhi blu che tanto amava. Una volta che lei fu sotto il corpo maschio, la penetrò di colpo.
“Oh Jan che bello!”
“L’eden, l’immortalità, l’ultimo pasto del mondo, non varrebbero ciò che provo ora: essere dentro di te... è impagabile!”
“Per me è lo stesso! Lo sento così bene” il peso del corpo di Jan la faceva sentire così piccola, fragile, così donna! “Mi arriva fino all’utero!”
“Meglio, così ci sono più probabilità di concepimento”
“Io so solo che stai deliziando ogni centimetro della mia spacca! Potrei fare qualsiasi cosa in questo momento Jan” ammise gemente. “Con il tuo cazzo che mi riempie, sono completamente in balia di te!”
“Girati, ora voglio prenderti da dietro”
Leni obbedì ma si liberò del fulcro che la stava soddisfacendo così bene con disappunto. “Scopami Jan. Entra! Non voglio stare nemmeno un secondo di più senza di te!”
“Eccomi piccola, non essere impaziente” una volta unito il torace alla schiena di lei, come attirato dalla vagina pulsante tipo calamita, il pene tornò ad accucciarsi nella fondina. “Cazzo piccola, come sei stretta!”
“Sto per venire!” ansimò lei. Desiderò urlare, sbattere la testa sulla testa. Piangere. I secondi che anticipavano l’orgasmo era sempre così. Una sorta di marasma sembrava travolgerla. Incapace di trovare sfogo nel pianto, iniziò a ululare come un cane di notte. Implacabile, Jan continuava a spingersi senza sosta. Più deciso, più veloce, una manna per il punto G ormai esasperato. Dopo un lunghissimo ululato strozzato, Jan fu completamente sbalzato fuori. Dal corpo di Leni fuoriuscirono tre lunghi schizzi di liquido che lo investirono. “Piccola, amore... sì... godi così” commentò infilando tre dita nella canale vaginale. “Ti amo!” gridò lei infinitamente grata per ciò che le stava facendo provare. Lui non rispose e tornò a sprofondare in lei. Dopo essersi mosso per cinque minuti tornando a stimolare il punto speciale della donna, la fece voltare. Una volta petto a petto, lui si mise in ginocchio e la fece sedere su di sé. “Cavalcami come se fossi il tuo stallone!”
“Sei il mio stallone Jan! Sei uno scopatore nato!”
“Non è esatto: sono nato per scopare te”
“Eccome se mi scopi! Sono la donna più fortunata del mondo!”
Jan addentò un seno e subito dopo gli tornò alla mente un lite motiv della loro scatenata vita sessuale all’inizio del loro rapporto. “Ti ricordi quando Haio non sapeva? E tu ti preoccupavi tanto... ”
“Sì! Bastardo!”
Jan rise disarmandola. “Non riuscivo a capacitarmi. Ti sbattevo come un matto tutte le notti. E poi mi ritrovavo il mattino dopo al suo cospetto! Che imbarazzo pensare a quante volte sua figlia mi aveva chiesto di spaccarla in due, di schizzarle in bocca!”
“Però era anche eccitante no?” Leni continuava a trottare come una fantina.
“Cazzo se lo era! A volte ero costretto a masturbarmi nel bagno del commissariato per calmarmi”
“Questo non me lo avevi mai detto!” Leni era sbalordita.
“Avevo paura pensassi male di me”
“Jan scusa, sicuro di non soffrire di sesso dipendenza?”
“L’unica cosa di cui sono dipendente ce l’ho e sì, te lo assicuro: non posso farne a meno” si mosse vigoroso spostando i fianchi verso di lei. Ormai era allo stremo. Stava pure lui per toccare il picco e guardando la donna che amava negli occhi.
“Dio Leni! Ti amo talmente tanto che se mi chiedessi di uccidere per te lo farei!”
“Jan non bestemmiare!”
“Dico sul serio! Sto... oh... oh sì” stirò le gambe compitamente annientato dal piacere. Lo sperma uscì dal suo corpo per infrangersi dentro quello della giovane. “Non ti muovere piccola, mi volterò e sarò di nuovo su di te. Non te ne deve uscire nemmeno una goccia”
“Ma Jan non è così importante! Posso restare incinta pure il mese prossimo”
“Non importa” lui la girò di scatto e non si mosse. Il sesso restava duro nonostante avesse appena eruttato. Una cosa che Leni, e tutte le numerose amanti di Jan Maybach ricordavano bene era che il suo sesso non sapesse dove stesse di casa il ‘periodo refrattario’.  “Jan sei un toro, fammi godere come una vacca”
“Faccio tutto quello che vuoi”
Jan uscì dal corpo di Leni solo dopo averle procurato altri tre orgasmi ravvicinati. Una volta tolto il pene luccicante di umori, tornò a vezzeggiare il sesso femminile. Appoggiò la bocca sulla vulva succhiando e leccando con avidità. “Montami sopra, scopati sulla mia faccia. Voglio essere il tuo portacenere”
“Spegnerò il mio fuoco su di te, posacenere” squittì lei andandosi a porre calacioni sul suo ragazzo. Jan amava farsi dominare così, lo trovava talmente eccitante che non poteva resistere senza masturbarsi. Spesso riusciva a venire con orgasmi di enorme intensità quasi paragonabili ad un rapporto completo. Leni si mosse vivace su bocca, naso, mento. Jan leccava, succhiava, muoveva la testa verso la patata aperta e vogliosa. La sua mano smanettava veloce sul cazzo eretto. L’altra a coccolare i testicoli. “Jan sei un dio del sesso! Sto venendo di nuovo”
“Inondami! Voglio il tuo nettare!” proferì in un linguaggio difficoltoso a causa della bocca otturata. Leni tremò prima di rilasciare una quantità di succo che Jan raccolse avido come un’ape su un fiore.
“Adoro la tua fighetta Leni! Vivrei solo per leccartela! Essere il tuo zerbino. Ti prego Leni fammi  tuo schiavo!” pronunciare quelle parole portò a Jan uno stato di eccitazione impressionante. Leni comprese e si fece maliziosa. “Sei il mio schiavo Jan e se non ti comporti bene non potrai mangiare la mia passare per... una settimana intera!”
“No! Impazzirei! Chiedi qualsiasi cosa e la farò!”
“Leccami i piedi!”
Lui si mosse per raggiungere il piedino affusolato ma lei lo bloccò. “Stai quattro zampe. E non azzardarti a succhiarlo, solo leccate”
“Sì padrona!” Jan si diede da fare leccando ogni centimetro fino alla caviglia.
“Guardami tra le gambe Jan, la vedi? Vedi come è bella?”
“Padrona lasciamela assaporare”
“Sei un ingordo! Ti sono appena venuta in faccia e vuoi di nuovo mangiare fica?”
“Ti prego sì! Voglio sbranarti la fica per ore Leni... ops, volevo dire: padrona... ”
“Sei troppo sfacciato. Ti concedo di leccarmi i piedi e tu subito pensi alla fica. Leccami il culo piuttosto!”
“Ti amo Leni... padrona!”
Leni sorridendo smorfiosa allargò le gambe. Sempre a carponi Jan prese a leccare la fessura dilatata dal piacere. “Ora succhia!”
“Agli ordini padrona!” Prese a succhiare con intensità, mentre con le dita solleticava il clitoride.
“La prego padrona si lasci succhiare anche il clitoride”
“Concesso” sospirò.
Lasciato lo spacchetto Jan planò di nuovo a vezzeggiare il pistillo femminile. Nel pugno il sesso eretto e rosso orami pronto a schiumare. Era deciso a raggiungere il picco insieme a lei, con la sua essenza tra i denti. Tamburellò la lingua sul clitoride, poi infilò un dito nel sedere. Leni s’irrigidì prossima a venire ancora. “Sto venendo!” Avvisò in un urlo strozzato. Jan pompò con forza, dimentico di doverle eiaculare dentro il suo carico di DNA, lo sparò invece sul lenzuolo mentre dalla vagina di Leni fuoriuscivano abbondanti gli umori, pronti a soddisfare l’infinita sete del commissario.
“Non ti sei ancora stancato di mangiare fica?” Chiese lei sorridendo in estasi.
“Sai già la risposta” risalì lui sorridendo fino a raggiungere la bocca schiusa. Si baciarono con dolcezza guardandosi negli occhi, facendo naso naso e dopo essersi giurati amore eterno un paio di volte, si addormentarono sfiniti.
Dopo quasi tre ore, Leni sentì l’indice di Jan intrufolarsi nel suo sesso. “Jan”
“Piccola ne ho bisogno, e pure tu”
“Stavo sognando che facevamo l’amore”
“Allora era un sogno premonitore” la sentì ridere. Un attimo dopo spinse il cazzo su per la fessura già molto umida. “E come ti scopavo amore”
“Così da dietro! Era stupendo!”
“Sì?”
“Ci guardavano tutti!”
“Tutti?”
“Sì, pure mio padre”
Jan avvampò, la sola idea lo atterriva.
“Era eccitante”
“Sei un po’ perversa”
“Ti dispiace?”
“Se mi lasci farti godere ogni volta che voglio, sono disposto a sopportarti perversa” ammise lui ansimando man mano che la sensazione di piacere lo avviluppava. Leni piegò la testa per lasciarsi baciare il collo.
“Ho di nuovo perso il conto degli orgasmi Jan!”
“Perché li conti, non sei mica una ragioniera” sogghignò.
“Perché ho avuto uomini che era già tanto uno, massimo due! Mi fa paura che tu mi abbia così in potere” ammise. Questa volta non scherzava.
“Tesoro io ti amo, da impazzire lo sai! Perché pensi che ci sia qualcosa di sbagliato se pure tu mi ami così, con passione ed impegno?”
“Io non penso ci sia qualcosa di sbagliato nell’amare, ma nel far diventare l’amore una droga. Jan tu sei la mia droga” ammise frastornata. Lui la fissò estasiato.
“E tu la mia amore. Tu sei la mia droga, la mia sola e unica droga!”
Leggermente rinfrancata Leni si lasciò baciare. Solo dopo altri due orgasmi incredibilmente intensi, si arrese alla consapevolezza che era schiava del piacere che Jan gli procurava. E che non c’era nessuna forza della natura che avrebbe potuto cambiare le cose.
Quando il mattino la colse tra le braccia virili, schiuse gli occhi. Strizzò un ciuffo di peli del suo uomo baciandolo piano nell’incavo del braccio. “Ti amo” gli disse semplicemente. Lui rispose mugugnando. Un attimo dopo erano di nuovo l’uno sopra l’altro, ridendo e scambiandosi baci, dando così il benvenuto ad un nuovo giorno d’amore.

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