Ottima visuale
Alex attese con impazienza il momento giusto, poi uscì in giardino, un bicchiere di limonata stretto in mano e un asciugamano nell’altra. La mattinata torrida era l’ideale per prendere il sole e magari fare un tuffo nella piscina. Adocchiato l’oggetto dei suoi pensieri o meglio dei suoi desideri, abbassò gli occhiali sul naso e sorrise maliziosa. Era dal suo arrivo nella cittadina catalana di Tarragona che lo guardava, bramava di nascosto e lui non si era mai accorto di nulla. O almeno era quello che lei credeva. Osservando quei muscoli tonici, i peli sul petto luccicanti di sudore, Alex si sentiva invadere da una frenesia tale che una volta in camera sua era costretta a darsi piacere. Considerò che l’ultima volta, era venuta almeno due volte. Si stese sul lettino, gli occhiali da sole di nuovo a celare gli occhi verdi e lo sguardo fisso sul cantiere dall’altra parte della strada dove tre uomini lavoravano. Era solo uno di loro a suscitare la sua attenzione: un giovane sui vent’otto anni, ricci scuri, e labbra carnose nelle quali affondare i denti. Il corpo non era meno attraente: gambe talmente sode da rischiare di far esplodere i pantaloni, braccia muscolose, torace ampio e villoso sul quale perdersi e un sedere di marmo. Ogni volta che lo vedeva dietro quel martello pneumatico Alex si sentiva rimescolare dentro e le mutandine si bagnavano talmente da dover lottare per non toccarsi immaginando la mano del bell’operaio. Non ne conosceva neanche il nome, ma di congetture ne aveva formulate parecchie. Da José a Pedro. La mente era ottenebrata dal desiderio di quelle mani grandi e possenti sul suo corpo e delle labbra carnose impegnate a stimolarla in ogni suo punto più sensibile. Purtroppo, essendo lei di una timidezza quasi cronica, si limitava a rimirarlo da lontano, a fantasticare su di lui. Si diceva che un ragazzo così bello non l’avrebbe neanche notata, tanto meno trovarla attraente. In quella mattina assolata, Alex se ne stava stesa sul lettino, nel suo due pezzi rosso, i lunghi capelli ricci raccolti con un paio di forcine e le gambe snelle piegate. Sulle ginocchia era aperto un libro, ma di cui non aveva letto ancora neanche una riga. Ben altre storie la interessavano. Sospirando di frustrazione, si leccò le labbra secche prima di sorseggiare la limonata ghiacciata.
In un attimo di pausa, Gabriel si asciugò il sudore dalla fronte con un braccio. Lui e i suoi compagni lavoravano senza sosta da più di tre ore e cominciava ad essere stremato. Quel caldo asfissiante poi non aiutava affatto. Ormai lavorava in quel cantiere da quasi una settimana e si sentiva come in famiglia. A volte si ritrovava in un bar a bere una birra o a sfidare i suoi colleghi in gare a suon di sangria dalle quali usciva quasi sempre vincitore e barcollante. Gabriel adorava le sfide, ma ciò che amava di più era vincere. Affrontava ogni gara come se da quella dipendesse la sua stessa vita e quando otteneva la vittoria provava un vero e proprio piacere fisico. Le donne erano il suo punto debole, ma anche uno dei suoi passatempi preferiti. Ghignando si voltò verso la villetta dall’altra parte della strada. La sua prossima preda era la brunetta che occupava da qualche giorno quella casa. All’inizio non l’aveva notata, ma non appena lei era uscita in giardino con il suo costumino striminzito, non era più riuscito a staccarle gli occhi di dosso. La trovava deliziosa con il suo corpo minuto, il seno piccolo, lunghi ricci scuri, occhi da cerbiatta e le labbra poggiate sulla cannuccia del drink che stava bevendo. Immaginandole sul suo membro, avvertì un immediato turgore. Appoggiandosi una mano tra le gambe, si disse che doveva averla altrimenti avrebbe rischiato di impazzire di desiderio. Così diversa dalle ragazze che era solito conquistare, rappresentava una vera sfida per lui. Ripensò alla sua ultima fiamma, una focosa infermiera e che forse avrebbe dovuto richiamarla. È troppo che non mi faccio una sana scopata!
Lasciandosi sfuggire un brontolio tornò a fissare la bambolina stesa sul lettino. Quante volte aveva immaginato di prenderla su quello stesso lettino e possederla. Perlustrare il suo corpicino con le labbra, farla gridare sotto i sui colpi possenti fino a farle provare l’orgasmo più intenso di tutta la sua breve vita. In quel momento si accorse che sotto quegli occhiali da sole scuri lei lo stava fissando. Sì. Il suo sguardo era rivolto nella sua direzione. Bene! Hai fatto colpo, stallone iberico! Le sorrise malizioso. La ragazza dapprima stupita restò con la bocca socchiusa, poi cacciando la piccola lingua tra le labbra, ricambiò quel sorriso.
Imprecando mentalmente Gabriel si voltò per nascondere l’eccitazione ormai evidente attraverso i calzoni, mentre immaginava le sue mani scivolare lungo la pelle setosa, le dita tra i capelli, la bocca raggiungere i suoi punti più sensibili. La sera precedente, una volta tornato nel suo piccolo appartamento si era fatto una sega sotto la doccia pensando a lei.
Cercando di non far cadere la brocca con i bicchieri, Alex camminò a passo lento, ma le gambe le tremavano. Aveva deciso che non poteva continuare a guardarlo da lontano come un’adolescente alla prima cotta. Aveva quasi trent’anni e doveva agire. Con la scusa della giornata afosa, aveva portato a quegli uomini così provati da tante fatiche, della limonata dissetante. Quando si avvicinò tutti gli operai alzarono la testa e lei sentendosi nuda sotto quel pareo semi trasparente, tremò leggermente. Gli occhi del bel moro, che scoprì essere del colore delle castagne autunnali, si posarono sul suo viso per poi scendere verso il seno nascosto dal triangolino imbottito giù fino alla vita sottile.
Fischi d’apprezzamento la fecero sentire ancora più in imbarazzo di quanto non fosse già, ma tentò di fare finta di niente e cercando di non balbettare troppo disse: “Limonata?”
“Perché no!” disse in spagnolo un rossetto con il viso tempestato di lentiggini e gli occhi piccoli e ravvicinati.
Alex era troppo agitata per comprendere anche una sola parola così si limitò a sorridere.
L’oggetto della sua ammirazione si fece avanti per aiutarla con il vassoio: “Dia a me” e le rivolse un sorriso così dolce da rimescolarla tutta. Pur senza aver capito cosa le avesse detto, lasciò che lui prendesse il vassoio.
“Che pensiero carino” aggiunse lui appoggiandolo sul muretto.
“Ehm, con questo caldo” balbettò cercando di mettere insieme le parole spagnole che conosceva. Lo sguardo indugiò sulla bocca carnosa. Si accorse di una lunga cicatrice che donava a quel viso per niente perfetto, ma terribilmente attraente, qualcosa di particolare, di unico.
Quando Alex allungò la mano per prendere la brocca, anche il giovane fece lo stesso. Le dita si sfiorarono provocando nella ragazza una scarica elettrica. Lei ritirò la mano facendo rovesciare un po’ di limonata. “Maledizione” imprecò.
“Faccio io” e lui la precedette versando la bevanda nei bicchieri.
Rossa come un gambero, Alex si affrettò a cercare una via di fuga da quello che provava. “Beh, io vado” mormorò continuando a mangiarselo con gli occhi. Una gocciolina di limonata gli scivolò lungo il collo andandosi a perdere tra i peli del petto. Come ipnotizzata, Alex deglutì per poi trovare un minimo di autocontrollo. “Godetevi la limonata” e si voltò per andare via, ma lui l’afferrò per un braccio.
Mentre il cuore sembrava volerle schizzare fuori dal petto, lei fissò le labbra del giovane muoversi, senza però riuscire a comprendere cosa le stesse dicendo. Il cervello si era ormai scollegato. “Mi scusi, ma devo andare” e scappò verso il suo giardino dandosi della codarda.
“Come ti chiami?” le urlò, ma lei aveva ormai oltrepassato la soglia di casa.
Una volta al sicuro da quell’uomo che aveva la facoltà di farle perdere la ragione, tornò a respirare normalmente. Si diresse in cucina e agguantata una bottiglia di acqua gelata dal frigo, se l‘appoggiò sul collo rovente. Il braccio le bruciava dove lui l’aveva toccata. Per un attimo era stata tentata di aggrapparsi a lui, di baciarlo con tutta la passione di cui era capace, ma il buon senso l’aveva fermata prima di rendersi ridicola davanti a degli sconosciuti. Sospirando frustrata, si appoggiò al tavolo.
Non si era ancora ripresa che sentì suonare alla porta. Ancora in trance, l’aprì trovandosi davanti proprio il bell’operaio, un sorriso maliardo sulle labbra e tra le mani il vassoio con la brocca vuota.
Con gli occhi sgranati e la bocca spalancata, Alex lo fissò impalata: “Salve”
“Ciao” le disse avanzando nel piccolo ingresso e chiudendosi la porta alle spalle. “Ti ho riportato questo” lo appoggiò sul tavolinetto alla sua destra.
“Grazie” balbettò la ragazza mentre le gambe le tremavano pericolosamente. Era in trappola, ma stranamente non le importava.
“Sei scappata senza dirmi neanche il tuo nome, bambolina” le palò in inglese ed Alex si rese conto che doveva aver capito che lei era una forestiera.
“Alex” ansimò rendendosi conto che nei suoi occhi c’erano delle pagliuzze dorate che in un primo momento non aveva notato. “Alex Rhodes”
“Che splendido nome” le carezzò il braccio facendole rizzare la peluria per la pelle d’oca.
Tu sei splendido! Pensò lei accaldata ed eccitata dalla sua vicinanza. Arrossì diventando come un pomodoro maturo.
“Di dove sei?” accorciò maggiormente la distanza che li separava. Alex avvertì il profumo della sua pelle sudata.
“Inghilterra, Bath” rispose, mentre lui continuava ad avanzare verso di lei.
“Io invece sono Gabriel” invece di stringerle la mano se la portò alle labbra. Quel contatto la mandò completamente in tilt abbattendo il muro di difese che aveva innalzato. Mentre un fiotto caldo le bagnava lo slip si chiese cosa avrebbe provato ad essere sfiorata da quella bocca in altri luoghi. Quasi come se lui avesse capito la sua eccitazione l’operaio accorciò la distanza che li separava e tornò all’attacco: “Eri così appetitosa li al sole, coperta solo da questo minuscolo pezzettino di stoffa” sfiorò il cordoncino legato intorno al collo. “appetitosa e bramosa di attenzioni”
Impaurita dall’esplosione di emozioni che in un attimo si impadronirono di lei, indietreggiò di un passo, ma Gabriel le circondò la vita con un braccio. “Non scappare, micetta”
“Che fai?” ansimò Alex, ma invece di allontanarlo si spinse verso di lui, saggiando con mano la prestanza del suo corpo. Immagini di loro due aggrovigliati su un letto la fecero restare senza fiato. Appoggiò le mani sul torace muscoloso coperto da una canottiera bianca. Un ciuffetto di peli scuri faceva capolino dalla scollatura. Vogliosa di affondarvi il viso, Alex si leccò le labbra.
“Noto che non sono il solo a volere qualcosa” le scostò un ricciolo dalla fronte. “Adoro questo in una donna”
“E chi ti dice che voglio te?” barare non era mai stato il suo forte e lui ormai si era reso ben conto del suo stato.
Per tutta risposta Gabriel rise di gusto: “Il tuo corpo, piccola”
La sua risata cristallina ebbe il potere di calmarla, quasi come se fosse una tisana alle erbe, ma quando le carezzò il fianco con i polpastrelli il fuoco divampò feroce dentro di lei.
“Lo sento come ardi di desiderio” la mano libera del giovane vagò indisturbata alla ricerca di pelle da accarezzare. Alex gemette di piacere e lui continuò: “Non frenare quello che provi, sei come lava incandescente”
“Toccami!” lo supplicò lei inarcando la schiena. Gabriel si rese conto che stava quasi facendo le fusa. Ghignando soddisfatto cercò la bocca fremente e la baciò con vigore. Un bacio rude e colmo di passione che ebbe l’effetto di farle perdere completamente il controllo. Il sapore di limone e sigaretta, uniti a quello di maschio, inebriarono Alex, la quale, afferrandogli il viso con entrambe le mani, ricambiò con la stessa intensità. Gli morse la lingua fino a farla sanguinare.
Gabriel la spinse contro la parete facendole sbattere la schiena con violenza: “Non vedo l’ora di essere dentro di te. Sei una vera tigre con le sembianze di una gattina”
“Sì, ti voglio! Ora!” gli slacciò la cinta dei jeans, sbottonando anche un bottone dopo l’altro.
“Scommetto che sei già bagnata” e dopo aver scostato lo slip verde acqua, cercò il nucleo bollente, fonte del suo piacere. Un leggero tocco e lei stava già miagolando.
“Dimmi, piccola, sei una gattina o una tigre?” e senza smettere di stimolarla, affondò il volto nel suo collo.
“Sono tutto ciò che vuoi, ma non smettere!” ormai era in preda all’estasi. Le bastava poco per raggiungere il picco, ma non voleva. Avrebbe dato tutto per far durare quel paradiso il più a lungo possibile.
Senza incontrare alcuna resistenza lui spinse due dita all’interno della femminilità. “Sei talmente zuppa che potrei spingermi fino al tuo punto più nascosto”
“Fallo! Ti prego” lo supplicò in preda alla frenesia.
“Ti farò venire così forte che i vicini temeranno per la tua vita” le promise leccandole la pelle.
Un gridolino non fece altro che aumentare il desiderio di esplorarla, di affondare in lei. “Così, dai, vieni per me, urla il mio nome”
Il piacere rischiava di sommergerla, di farla annegare, ma Alex era felice. Non si era mai sentita così bene come con quel ragazzo. Tutti i suoi blocchi, le fobie e la paura di lasciarsi andare sembravano essersi sgretolati come un castello di sabbia.
“È meraviglioso!” continuò a mormorare lei come una cantilena così come anche il suo nome.
Gabriel alzò la testa, gli occhi erano foschi di lussuria. Desiderava andare oltre, assaggiare il suo bocciolo, nutrirsi del suo dolce nettare, ma in quel momento aveva un urgente bisogno di entrare nel suo dolce rifugio che, a giudicare da come intrappolava le sue dita, doveva essere terribilmente stretto. Immaginare il suo cazzo imprigionato dentro di lei lo fece diventare immediatamente di marmo. Continuò a sforbiciare dentro di lei, fino a quando non la sentì contrarsi intorno alle sue dita. “Gabriel” L’orgasmo la travolse talmente che per un attimo dimenticò perfino dove fosse. Urlando si aggrappò a lui. “Vengo!” e lo inondò con il suo nettare.
Gabriel estrasse le dita luccicanti di umori e se le portò alle labbra: “Adoro la tua essenza, speziata, ma allo stesso tempo dolce”
Alex intontita dal piacere, chiuse gli occhi, le gambe le tremavano e il cuore sembrava volerle schizzare fuori dalla gola. “Mio dio, credo di essere morta e poi resuscitata”
“Addirittura!” la prese in giro, ma in fondo, era quello che aveva provato anche lui fin dal primo contatto.
“Cazzo, Gabriel, le tue mani sono…” non riuscì a terminare la frase perché lui tornò a baciarla con una frenesia tale che lei lo allontanò poggiandogli le mani sul petto, ma le gambe cedettero. Senza quasi accorgersene si ritrovò con il sedere sul pavimento di marmo. “Ahi” si massaggiò una natica.
“Attenta, piccola” ridacchiando, s’inginocchiò. “Tutto bene?”
Alex alzò la testa perdendosi nell’oscurità dei suoi occhi. Annuì.
Gabriel le aggiustò un ricciolo dietro l’orecchio, il viso della ragazza era rosso, le labbra tumide e lucide. “Sei così bella” carezzò il lobo
“Smettila” Alex si voltò lasciando ricadere i capelli in avanti in modo da nascondere il suo stato d’animo, ma lui le alzò il mento le sfiorò il labbro inferiore con un bacio leggero. “Credimi, micetta, sei uno splendore” poi scese verso il mento.
“E tu pericoloso!” mormorò ansimando.
Guardandola bramoso, Gabriel l’attirò in un ennesimo bacio. Sembrava non esserne mai sazio. Boccheggiando in cerca d’aria, si staccò: “Sì, davvero pericoloso e …” lo fissò con gli occhi lucidi “troppo vestito”
“Spogliami!” ordinò, gli occhi di brace.
Lei gli sfilò la canotta e la lanciò sul tavolino. Perlustrò con i polpastrelli quel torace scolpito, poi giocherellò con un ciuffetto di peli. “Il tuo corpo mi fa impazzire. Sono giorni che desidero averlo sopra di me, toccarlo, vezzeggiarlo…” l’ultima parola fu quasi un sussurro
Senza perdere altro tempo prezioso, Gabriel si calò i jeans calciandoli lontano. Non indossava la biancheria e il suo arnese svettava fiero sullo stomaco. Alex lo osservò ammaliata. Non molto lungo ma largo e tozzo. Incuriosita lo carezzò con la punta delle dita, poi lo circondò con la mano. Cominciò a muoverla su e giù e non fu soddisfatta fino a quando anche lo sentì gemere e implorare.
A malincuore, Gabriel decise di interrompere quella dolce tortura e usando solo una mano, le bloccò le braccia contro la parete.
Quando lei protestò agitandosi, le si pressò contro e avvicinando le labbra all’orecchio, mormorò: “Vorrei tanto che mi facessi un bel servizietto con la tua bella bocca, per poi allargarti le gambe ed ingozzarmi per ore con la tua patatina unta, ma…” ansimando impaziente le alzò una gamba. “Non ce la faccio più, devo scoparti!” e senza neanche toglierle il costume la penetrò con un colpo deciso.
Alex urlò per quella intrusione, da tempo non aveva un uomo e lui era anche più dotato di quanto pensasse. Vedendola sofferente, Gabriel si bloccò per qualche secondo: “Tutto ok?” sfiorò il naso con il suo, l’alito caldo le solleticò il viso. “Troppo violento?” non intendeva essere così impetuoso, ma il desiderio lo aveva sopraffatto.
Lei scosse la testa, portando il bacino in avanti in una supplicante richiesta. “No, è stupendo. Non ti fermare!”
A quella richiesta, sulle labbra carnose del giovane spagnolo apparve un ghigno maligno e dopo averla baciata, a lungo e con una urgenza che non credeva neanche d’avere, Gabriel ricominciò a muoversi dentro di lei. Le spinte divennero violente, esigenti. Alex gemeva senza sosta, la schiena sbatteva contro il muro e sui polsi che lui stringeva apparvero dei segni rossi. Temendo di ferirla, le lasciò andare le mani la liberò e lei ebbe la possibilità di agguantargli le natiche sode per attirarlo a sé. “Più forte! Ancora!” si mosse in modo da cambiare l’angolazione della penetrazione e fu allora che lui arrivò fino in fondo, stimolandole un punto particolarmente sensibile.
Alex si sentì invadere da una corrente che la attraversò diffondendosi ovunque. La mente si annebbiò per poi esplodere in mille colori. Non si accorse neanche di avere urlato. Non ancora lontanamente sazio, Gabriel la costrinse a voltarsi ed entrò di nuovo in lei, il petto villoso si pressò contro la schiena umida e la schiacciò contro l’intonaco. Si spinse in profondità per poi ritrarsi e rientrare sempre con maggiore foga.
Gabriel sembrava insaziabile. Alex era la sua oasi nel deserto, la sua bistecca dopo una settimana di digiuno. I gemiti di piacere della ragazza sotto di lui non facevano che aumentare la voglia che aveva di lei. Le scostò i capelli dal collo e le baciò la pelle setosa. “Mi accogli così bene” la mano scivolò a solleticare il bottoncino roseo. “Resterei dentro di te per sempre”
“Non voglio farti uscire!” mormorò lei prima di soccombere sotto una stilettata più violenta delle precedenti.
“Non ci pensare! Ora voglio solo sentirti gemere. Anzi, urla il mio nome!” la incitò sempre più eccitato da quella ragazza che aveva avuto il potere di ammaliarlo con la sua semplicità e dolcezza.
“Gabriel!” obbedì in preda all’euforia.
“Ancora!” catturò il lobo tra i denti.
“Gabriel!”
Ghignando maligno, la fece di nuovo voltare, poi la baciò, l’erezione le premeva contro lo stomaco ancora svettante e piena di vigore.
In quel momento Alex si rese conto di quanto era stata ingenua e soprattutto sprovveduta. Il panico le impedì di respirare normalmente.
“Che hai piccola? Stai male?” vedendola impallidire, la strinse a sé.
“Cazzo” si divincolò.
“Mi fai paura, cosa è successo?”
“Sei uno stronzo!” lo fissò furiosa.
“Eh? Ti sei già pentita? Grande!” scosse la testa deluso oltre che arrabbiato.
“No! Il preservativo, brutto coglione!” avvertì le lacrime premerle sulle palpebre, ma lei non poteva permettere che uscissero, che lui la vedesse piangere.
“Merda” imprecò. “Mi spiace, ma non sono ancora venuto. E poi, sono pulito, piccola”
“Ho perso la testa ed ho agito come una stupida” si prese il viso tra le mani.
“Tesoro, no” in un moto di tenerezza la circondò con le braccia. “L’idiota sono io, non avrei dovuto dimenticarmene” sentì qualcosa di umido bagnargli il petto e si rese conto che stava piangendo.
“E se resto incinta?”
“Non accadrà. Non ti sono venuto dentro, ora basta lacrime” la costrinse a guardarlo e le asciugò le gote, poi la baciò con dolcezza.
Inizialmente la sentì irrigidirsi, ma ben presto, cominciare a fare le fusa.
“Non ti accadrà niente di male, bambolina, te lo giuro. Voglio solo farti stare bene” Gabriel la prese tra le braccia deciso a portarla in camera. Lei affondo il volto nell’incavo del collo.
“Scusa, sono una cretina. Non dovevo reagire così”
“Non scusarti, avrei dovuto pensarci io” le baciò la fronte
Sbagliò due volte porta, poi alla terza finalmente riuscì a trovare la camera della ragazza. Addossato ad una parete il letto a due piazze con lenzuola di cotone bianco. Ai lati due comodini di vimini bianchi.
Senza soffermarsi a notare i particolari di quell’arredamento minimale, Gabriel la lasciò cadere sul letto. Alex emise un gridolino, poi sedette con le gambe socchiuse, il triangolino del costume ancora a coprirle il seno, mentre la femminilità faceva capolino dal minuscolo slip che era stato scostato per avere maggiore accesso. Gli occhi erano lucidi, le guance bagnate, i capelli un po’ arruffati, ma la trovò ancora più attraente di prima: ”Sei appetitosa come un Miguelitos” e si leccò le labbra.
“Cosa sono?” tirò su con il naso
“Non ti hai assaggiati? Sono dei piccoli pasticcini con crema e tu sei dolce e speziata proprio come un dolcetto”
Lei arrossì e lui continuò a parlare: “Non sai che voglia ho di ricominciare” la voce roca dal marcato accento le mise i brividi. Se era possibile, bramava quell’uomo anche più di prima e si sentiva una sciocca per aver pianto davanti a lui. Il suo corpo l’attirava come una farfalla con un fiore. Lo trovava talmente seducente, virile e desiderabile che averlo per una sola volta non le bastava più. Non era mai stata più contenta di aver preferito quel paesino della Catalogna alla vacanza in Grecia con le amiche. Ridacchiò pensando a come sarebbero state invidiose quando avrebbe raccontato la sua avventura.
“Non preoccuparti, questa volta faremo le cose per bene” e sparì dietro la porta. Un minuto dopo tornò mostrandole un involucro quadrato.
“Sei un tesoro, Gabriel”
Sentendole pronunciare il suo nome, il giovane, ebbe un fremito. Dopo aver poggiato il condom sul comodino la raggiunse. “Micetta, voglio proprio divorarti”
Alex si leccò le labbra. Dai suoi precedenti amanti non aveva mai ottenuto grande soddisfazione e nessuno di loro era stato attento ai suoi bisogni, mentre Gabriel l’aveva fatta venire ben due volte. Un giramento di testa le ricordò che doveva ancora riprendersi dai precedenti orgasmi.
“Tutto bene?” in un attimo le fu accanto, carezzandole una guancia umida. “Vuoi riposare?”
Scuotendo la testa energicamente Alex lo attirò a sé legandogli le cosce ai fianchi. “No, non sono ancora pronta a riposare e poi, non voglio che vai via!” mettendo il broncio come una bambina gli circondò possessiva le spalle con le braccia. Il suo calore la fece gemere di piacere.
“Non ho alcuna intenzione di andarmene, piccola” Gabriel le carezzò il collo con il palmo :”Non sono ancora sazio di te”
Lei sorrise e strofinò il viso contro il petto villoso: “Bene perché neanche io lo sono” e baciò un capezzolo.
Gabriel le alzò il mento lambendole una guancia con il pollice. Ansimando la ragazza buttò la testa all’indietro. Lui le sfiorò la gola con la punta delle dita, poi vi affondò il viso succhiando la pelle umida. “La tua pelle sa di frutta”
“Mio dio” una tempesta di emozioni la travolse. Gabriel la stava leccando come un ghiacciolo.
“Adoro il tuo sapore, micetta, così inebriante” slacciato il cordoncino del costume glielo sfilò per poi avventarsi sui piccoli seni. Morse un capezzolo, tirandolo con i denti, poi si concentrò sull’altro. Da come gemeva senza sosta si convinse che mai nessuno doveva averle riservato un trattamento del genere. Bene! Ci penso io a farla contorcere dal piacere.
“Non ti fermare!” lo supplicò lei agguantandogli i ricci.
Dopo averla spinta supina, Gabriel continuò il suo cammino lungo quel tempio inesplorato. Sapeva che la piccola non era di certo vergine, ma non doveva aver avuto degli amanti esperti o attenti alle sue necessità. Ghignando decise che era più che mai orgoglioso di poter essere lui il primo a farle provare quelle sensazioni così intense. Lasciandole una scia umida sulla pelle accaldata, scese verso il ventre piatto. Una goccia di sudore si perse nell’ombelico e lui si affrettò a raccoglierlo con la lingua. Sentendola fremere, ghignò raggiungendo il bordo del costume ormai fradicio di umori: “Voglio proprio assaporarti” lo tirò giù con i denti, scoprendo la sua intimità. Appoggiato il naso sulla peluria scura ispirò il suo odore pungente.
Imbarazzata dal suo gesto, lei tentò di coprirsi, ma Gabriel le schiaffeggiò le mani. “Ferma! Lascia che mi prenda cura di te, bambolina”
“Non ti da fastidio?”
Lo spagnolo la guardò come se non avesse compreso la sua domanda, poi tornò ad occuparsi di lei. Con le dita allargò le labbra esterne e diede una leccata veloce.
“Cazzo” d’istinto Alex allargò maggiormente le gambe.
“Sei uno splendore” lasciò scivolare la lingua sul bottoncino, fonte del suo piacere. “Sembra una caramella tutta da succhiare e mordere” e si avventò su quel pezzettino di carne ormai gonfio da farle male.
Buttando la testa all’indietro Alex urlò e lo supplicò di continuare.
“Ti piace, vero?” lo succhiò tirandolo con le labbra, poi spinse la lingua nella spacca grondante.
“Non ti fermare! Divorami!” Gli agguantò i ricci spingendolo verso il basso.
Gabriel sorrise e continuò a spingersi all’interno, mentre con le dita solleticava il bottoncino duro come una perla.
Vedendola contorcere sotto di lui, aumentò il ritmo fino a quando sentì che stava per raggiungere l il picco. “Sto per…” e inarcando la schiena urlò inondando del suo succo. Non riuscì a riprendersi dall’orgasmo perché Gabriel, usando la lingua come un pennello, raccolse tutto il nettare dissetandosene.
Infastidita dal contatto tentò di sfuggire al suo tocco, ma lui la bloccò poggiandole una mano sulla pancia. “Ferma!”
“Gabriel, no” piagnucolò mordendosi un dito.
Lo spagnolo non l’ascoltò e continuò a nutrirsi della sua essenza fino a quando non ne ebbe raccolta anche l’ultima goccia. “Non volevo andasse perso”
“Non lo trovi disgustoso?” fece una smorfia, a lei non era mai venuto in mente di fare lo stesso con il seme.
“Perché? È divino!” risalì lungo il suo corpicino fremente. La baciò lasciando che lei assaggiasse il proprio sapore.
Mugugnando di piacere, Alex allacciò la lingua alla sua. Tirando una ciocca tra le dita lo attirò più vicino. Gli strinse le cosce ai fianchi e quando i sessi frizionarono si eccitarono entrambi.
“Come sei arrapante, bambolina” Gabriel sembrò pronto ad entrare di nuovo in lei, ma Alex era decisa a ricambiare il favore. Spingendolo di lato, si ritrovò seduta sul suo grembo. “Ora tocca a me!” e si abbassò solleticandogli il viso con i capelli.
“Alex” mormorò lui afferrandole i fianchi.
“Voglio proprio succhiartelo!” un lampo le illuminò gli occhi verdi. Si lasciò scivolare lungo il suo corpo, la bocca lambì il petto leccando i peli sudati.
Sentendolo ansimare, lei continuò a mapparlo con la bocca. Scese verso il ventre.
“Alex” ripeté il suo nome “Tu sì che sai come far impazzire un uomo” le portò una mano dietro la nuca.
Orgogliosa, raggiunse la sua meta. L’erezione svettava sulla pancia di Gabriel, in attesa di ricevere le cure adeguate.
Alex non era mai stata un’amante del sesso orale, ma dopo quello che lui le aveva fatto provare non vedeva l’ora di ringraziarlo. Con il pollice lo tirò in modo che rimbalzasse, poi ridacchiando come una bambina, prese a giocarci. Lo solleticò, stuzzicando la pelle in eccesso della punta.
Con il fiato rotto, Gabriel imprecò a bassa voce.
Temendo di aver fatto qualcosa di sbagliato, Alex si bloccò a fissarlo.
“Perché ti sei fermata?” si morse la lingua “Voglio la tua bocca su di me!”
Contenta di aver frainteso, Alex gli rivolse un sorrisetto malizioso: “Sei impaziente”
L’operai l’attirò a sé, i visi si sfiorarono: “Puoi giurarci, dolcezza. Sono certo che le tue labbra mi faranno venire in pochi istanti” e la baciò facendola stendere su di sé.
Lasciandosi sfuggire un gemito, Alex si strusciò contro di lui per fargli percepire quanto il suo centro pulsante fosse umido e caldo.
Le dita di Gabriel scesero tra le natiche, solleticandola.
“Ehi” si lamentò, ma quando la penetrarono, non riuscì a protestare. Poté solo supplicarlo di darle di più.
“Se non proviamo non lo scopriremo mai” e scivolò lungo il suo corpo fino a trovarsi con la bocca all’altezza dell’enorme membro. “Mi piace sai il tuo bel cazzo. Un trapano che sa dove e come colpire”
“Ehi, ma che linguaggio scurrile la nostra inglesina” Gabriel la prese in giro, ma in realtà, sentirla parlare in quel modo, gli incendiava il sangue nelle vene, rendendolo sempre più ansioso.
“Lo voglio!” e appoggiò la lingua.
“Tutto tuo, piccola. Ormai ti appartiene!” il respiro era affannoso, il torace si mosse su e giù.
“Mio” e lo sferzò con una leccata.
Lui sospirò di piacere ed Alex continuò leccandolo come un gelato al cioccolato, il suo gusto preferito. Dalla punta fino alla radice, lambì anche le palle, poi risalì.
Gabriel represse un gemito, poi alzò la testa in modo da seguire ogni suo movimento. “Sei fantastica”
Alex lo catturò tra le labbra spingendolo fino in gola. Lo succhiò con estrema lentezza, poi sentendo il suo cuore accelerare, aumentò il ritmo. Voleva farlo esplodere come una bottiglia di coca cola quando viene agitata.
Come se avesse capito le sue intenzioni, la fermò: “Non ancora. Prima voglio che mi cavalchi!”
“Non sei ancora sazio” attenta a non fargli male morse leggera la punta.
“No!” grugnì in preda al piacere, rischiava di perdere davvero la testa. Quel pensiero lo fece sorridere.
Ridacchiando, Alex si allontanò il tempo necessario per agguantare il preservativo, poi tornò da lui.
Strappato l’involucro con i denti l’avvolse sul membro eretto.
“Mi stai davvero torturando, piccola” le disse carezzandole i fianchi con i polpastrelli. “Scopati su di me”
Sedette sul suo grembo e dopo averlo preso dentro di sé sospirò di piacere.
“Muoviti!” la incitò Gabriel, gli occhi scuri di passione, con le mani le dava il ritmo.
Alex ondulò prendendolo fino in fondo, per poi allungare le braccia all’indietro e appoggiarle sulle sue ginocchia. “Mi fai impazzire, non ti fermare!”
“Più veloce!” la incitò, mentre lei cominciava la sua corsa. Le mani di Gabriel si spostarono sulle natiche agguantandole per indurla ad aumentare la velocità dei suoi movimenti.
Man mano che il piacere si propagava in lei, Alex si lasciava andare a ciò che provava. Gabriel alzò il bacino per approfondire la penetrazione, le dita conficcate nella carne. “Più veloce, ci sono quasi!”
Un’ultima spinta e lui venne riempiendo il preservativo. Ansimante e con lo sguardo annebbiato dall’estasi, Gabriel lasciò scivolare una mano tra le pieghe della ragazza stimolandola. Gli bastò un leggero tocco a portarla all’orgasmo. Inarcando la schiena, gemette. Gli occhi rivolti verso il soffitto e le labbra aperte in una muta richiesta. “Ne vuoi ancora?”
“Sì, toccami!” si mosse in modo da assecondare le sue carezze.
“La mia inglesina insaziabile” Gabriel insinuò un dito nella fenditura bagnata e spinse.
“Adoro le tue mani, Gabriel” ondeggiò avanti e indietro fino a quando i muscoli del suo sesso non si contrassero intorno al suo dito. Alex venne con un lungo gemito e stremata si accasciò sul petto villoso del suo amante, il quale era ancora dentro di lei. Il cuore dello spagnolo che batteva come un tamburo le sembrò un suono bellissimo. Anche lei poteva sentire il proprio martellare come impazzito e considerò come fosse una novità provare quel genere di sensazioni anche dopo il sesso. Restare tra le sue braccia la fece sentire protetta ed amata, ma subito dopo tornò alla realtà: quella era stata solo un’avventura, niente più.
Era ancora immersa nei suoi pensieri da non rendersi che Gabriel era uscito da lei e si era tolto il preservativo. Restò in silenzio ed Alex si rese conto che forse stava cercando un modo carino per andarsene. Si scostò in modo da lasciarlo libero, ma lui non accennò ad alzarsi, così Alex si rilassò. Accoccolatasi di nuovo contro di lui, disegnò dei disegni intorno al capezzolo destro.
“Forse dovrei andare”
“Okay” mormorò la ragazza cambiando espressione.
“Non vorrei” le prese il mento guardandola dolce.
“Non devi restare per forza, lo capisco” si alzò dal letto e dalla sedia agguantò una maglia che le ricadeva morbida sul corpo minuto.
Invece di alzarsi a sua volta, Gabriel la fissò con desiderio crescente: “Non voglio scappare dal tuo letto dopo aver fatto i miei comodi!” disse sempre in inglese.
“Com’è che parli così bene l’inglese?” gli chiese come se non avesse sentito una parola.
“Ho studiato un anno ad Oxford, poi…” gli occhi scuri divennero tristi. “ho dovuto mettermi a lavorare e non ho più continuato gli studi”
“Peccato. Sai, anche io ho studiato ad Oxford, Arte”
“Dovevo capirlo che eri un’artista” le prese una mano, era lunga ed affusolata, le dita sottili. Gliele baciò una dopo l’altra. Alex si sentì immediatamente avvampare. “Meglio che vada, la pausa è finita, devo rimettermi a lavoro”
Restando in piedi davanti al letto, lo osservò come se volesse memorizzare ogni suo particolare. Gabriel si alzò mostrandosi in tutta la sua prestanza costringendola ad arrossire imbarazzata.
“Che c’è” la raggiunse stringendola tra le braccia. “Dopo quello che abbiamo fatto arrossisci davanti al mio corpo nudo?”
Lei distolse lo sguardo, ma lui le cercò le labbra ormai gonfie per i ripetuti assalti. circondandole la vita con il braccio muscoloso, la tenne ferma mentre si nutriva del suo sapore.
La baciò con ardore crescente, tanto che Alex fu costretta ad allontanarlo per evitare che il desiderio potesse prendere di nuovo il sopravvento sulla ragione. “Vai prima che ti licenzino!”
“Mi stai cacciando?” sorrise malandrino.
“No” scosse energica la testa. “Ma non voglio che tu perda il lavoro”
“Okay, me ne vado!” rise divertito.
“Sei nudo” gli fece notare mentre lui si dirigeva verso l’ingresso.
“Lo so, tesoro, ma i miei vestiti sono sparsi qui in giro” e individuata la canotta, la raccolse per infilarsela.
Mentre indossava i jeans, Alex lo scrutò vogliosa. Avrebbe voluto chiedergli di rivedersi, ma temendo di risultare una ragazzina idiota tacque.
“Quanto resti in Spagna?” le domandò lui a bruciapelo.
“Altri tre giorni” rispose a malincuore, non aveva alcuna voglia di tornare alla sua vita noiosa.
“Stasera ti porto in giro, okay?” le sorrise dolce.
Quella sua frase la lasciò talmente stupita che non riuscì a fare altro che annuire. Il cuore non si era ancora quietato dopo quella maratona di sesso che già gli donava un’altra scarica di emozioni.
“A stasera, piccola” e trovandosi ad un niente dal suo viso, le donò un ultimo bacio colmo di passione.
Una volta che se ne fu andato le si annusò la maglia con impregnato il suo odore. Sorridendo felice tornò in camera da letto. Meritava un po’ di riposo, ma sapeva che Gabriel avrebbe popolato i suoi sogni.

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